martedì 1 agosto 2017

Recensione "Le meraviglie del mondo antico" di V.M.Manfredi



Nuovo mese, nuova recensione!
Oggi vi parlerò di un saggio che ho letto lo scorso mese;
l'autore, Valerio Massimo Manfredi, è un grande nome della narrativa storica italiana.




Titolo: Le meraviglie del mondo antico
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Saggio storico
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Data di Pubblicazione: novembre 2014
EAN: 9788804644163
ISBN: 8804644168
Pagine: 180
Articolo di: Ilaria Cutrì




Descrizione:

La Grande Piramide di Cheope a Giza, immensa dimora di riposo eterno per il faraone e monumento di tale titanica complessione da sfidare sotto certi aspetti l’umana comprensione: la più antica fra le Sette Meraviglie e l’unica che sopravvive ancora oggi. I Giardini Pensili sospesi sul paesaggio di Babilonia, costruiti da un grande monarca per la sposa che aveva nostalgia delle sue montagne boscose: la più evanescente delle Sette Meraviglie, quella più fantasmatica, invano cercata e inseguita da archeologi e poeti, da epigrafisti e indagatori delle antiche fonti. E poi l’Artemision di Efeso, gigantesco tempio dedicato al culto della dea Artemide, voluto dal munifico re di Lidia Creso. Il Colosso di Rodi, l’enorme statua di bronzo che sorgeva su una piccola isola in mezzo al mare. E ancora, il Mausoleo di Alicarnasso, la monumentale tomba dove riposava il satrapo Mausolo, nell’attuale Bodrum, in Turchia. Il Faro di Alessandria in Egitto, che una volta indicava la via alle mille imbarcazioni che si avvicinavano a quel porto favoloso. E la statua di Zeus a Olimpia, grandiosa creazione del mitico scultore Fidia. Sono queste le Sette Meraviglie del mondo antico. Già indicate come tali diversi secoli prima della nascita di Cristo, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 300 e il 227 a. C.; successivamente andarono a una a una distrutte per cause diverse, salvo appunto l’inattaccabile Piramide di Cheope, scalfita soltanto dalle mani distruttrici degli uomini. Al canone classico Valerio Massimo Manfredi aggiunge la favolosa ipotesi di un’ottava meraviglia, regalandoci il racconto di come sia sorto e di che cosa abbia rappresentato il mausoleo di Commagene, la tomba-santuario del re Antioco, che utilizza come base una montagna intera, alta 2150 metri, nuda, aspra e solitaria: il Nemrut Dagi, nell’Anatolia orientale, vicino al confine con la Siria, la montagna dove secondo il mito Nemrot, il re della torre di Babele, andava a caccia. Lungo pagine avvincenti, dense di racconti favolosi, Valerio Massimo Manfredi si confronta con le massime realizzazioni dell’umanità, e le riporta in vita per noi nel modo più grandioso, raccontandoci i miti e le storie che accompagnarono questi monumenti destinati a entrare nella leggenda. E con il corredo di immagini preziose, la sua epica compie un esperimento strepitoso: restituisce ai nostri occhi, regalandoci l’emozione di visitarle, opere di straordinaria complessità e arditezza, meraviglie mitiche e perdute per sempre nella notte del tempo.








   
Le sette meraviglie del mondo antico mi hanno sempre affascinata e leggere questo libro di Manfredi mi ha fatto appassionare alla loro storia ancora di più. Alcune mie curiosità sono state soddisfatte, altre avrò il piacere di studiarle personalmente attingendo alla bibliografia riportata dallo stesso autore.


  • La Piramide di Cheope a Giza;
  • i Giardini pensili di Babilonia; 
  • lo Zeus di Fidia a Olimpia;
  • il Colosso di Rodi;
  • il Mausoleo di Alicarnasso;
  • L'Artemision di Efeso;
  • il Faro di Alessandria.


L'elenco delle sette meraviglie del mondo antico è attribuito a Filone di Bisanzio (  I secolo a.C. ) e riporta alla memoria quel mondo ideale in cui tutto pareva possibile, persino la costruzione di opere straordinarie, monumentali e maestose come quelle sopra elencate.


Simboli di civiltà evolute nei millenni precedenti,
testimonianza del grado di progresso raggiunto senza l'ausilio della tecnologia.
Il mondo antico, una culla in fermento per idee, conoscenze e culture, crea opere di straordinaria magnificenza oggi scalfite e perse grazie alla "mania distruttiva degli uomini”. 


Mi ha colpito molto come l'autore colleghi la scomparsa e la distruzione delle opere del mondo antico a causa del fanatismo ( e dell'ignoranza) dei cristiani dopo il decreto di Teodosio, in cui si "ordinava di distruggere tutti i templi pagani esistenti e le immagini degli idoli".
L'impossibilità e l'incapacità di scindere un fatto artistico-culturale da un'idea spirituale segnò il destino dei santuari di Olimpia e al tempio di Artemide di Efeso, perché finalizzati al culto degli dei per cui visti come "opera seduttrice del demonio".



Un episodio da confinare nei millenni precedenti?
No!
Lo stesso destino hanno avuto le due statue di Buddha distrutte dalla furia dei talebani.
Era il 2001.
Corsi e ricorsi della Storia?
Ignoranza o fanatismo?
Preferisco lasciare aperte le domande.



Una lettura appassionante in cui Manfredi scrive non solo riportando i frutti di una ricerca personale al lettore ma riportando anche aneddoti e curiosità.
E' un lettore a metà quello cui si rivolge Manfredi, nè troppo colto, nè ignorante di storia ed arte.
Il testo risulta difficile da leggere solo al lettore che non abbia un minimo bagaglio culturale di storia, storia dell'arte, archeologia.

L'autore, infatti, non si occupa di fornire delle basi a colui che legge il suo libro, ma presuppone a priori la loro esistenza.

Ecco che, durante il libricino (-ino per dimensione e non per valore!), termini legati all'arte e all'archeologia si collocano accanto a termini latini e tecnici.

Questa scelta l'ho particolarmente apprezzata!


Da studentessa di ingegneria, oltre che appassionata di storia e storia dell'arte, sono stata colpita da come Manfredi si porti a spiegare dei fatti tecnici quali la stabilità di statue monumentali, il funzionamento dell'impianto idrico dei giardini di Babilonia, l'invenzione della prima turbina a vapore, la ruota idraulica...

E' da sottolineare che non sono spiegazioni essenzialmente tecniche anzi, risultano essere particolarmente rudimentali, finalizzate al minimo per la comprensione della fruibilità di un'opera (concetto già radicato negli antichi popoli), delucidazioni importanti per far capire quale fosse il grado di progresso delle antiche civiltà.





Informazioni sull'autore:

Valerio Massimo Manfredi è un archeologo specializzato in topografia antica. Ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all'estero e condotto spedizioni e scavi in vari siti del Mediterraneo pubblicando in sede accademica numerosi articoli e saggi. Come autore di narrativa ha pubblicato con Mondadori quindici romanzi: Palladion, Lo scudo di Talos, L'Oracolo, Le Paludi di Hesperia, La Torre della Solitudine, Il faraone delle sabbie (premio librai città di Padova), la trilogia Alèxandros pubblicata in trentanove lingue in tutto il mondo, Chimaira, L'ultima legione da cui è tratto il film prodotto da Dino De Laurentiis, L'Impero dei draghi, Il Tiranno (premio Corrado Alvaro, premio Vittorini), L'armata perduta (premio Bancarella), Idi di marzo (premio Scanno), Otel Bruni e il primo volume della saga di Odysseo Il mio nome è Nessuno ' Il giuramento; è autore anche, sempre per Mondadori, di alcune raccolte di racconti, e di saggi. Conduce programmi culturali televisivi in Italia e all'estero, collabora con 'Il Messaggero' e 'Panorama'.