mercoledì 31 maggio 2017

Coppie librose, parte III - Sayuri Nitta e il Presidente

Cari lettori, benvenuti alla terza puntata di “Coppie librose”….
Questa volta vi porterò in un mondo lontano, nella terra del Sol Levante e vi farò conoscere una delle storie d’amore più belle tra quelle di cui ho letto finora. Non è trascorso nemmeno un mese dalla lettura di “Memorie di una geisha” ma non vedevo l’ora di potervi parlare della storia tra.....


 Sayuri Nitta e il Presidente!







Sayuri Nitta è il nome da geisha di Chiyo Sakamoto, una bambina proveniente da un povero villaggio di pescatori sul Mar del Giappone. E’ proprio a seguito delle gravi condizioni familiari che Chyo viene venduta dal padre a un’okiya ed è da questa piccola casa nel quartiere Gion di Kyoto che Chyo diventa Sayuri.










Ciò che contraddistingue Chyo sono i suoi occhi grigio-azzurri, occhi magnetici che rivelano una personalità “piena di acqua”. Sono gli occhi di Chiyo ad attrarre lo sguardo di un uomo d’affari, colui che per anni lei chiamerà il Presidente.
Lei è solo una domestica, ma dopo quell’incontro il destino di Chyo sembra cambiare direzione e, dopo essere stata presa sotto la guida di Mameha, una famosa geisha di Gion, Chyo è finalmente Sayuri ed è destinata a incantare il Giappone con la sua bellezza.
Sayuri non è ancora una geisha quando è già contesa da due uomini importanti: Nobu Toshikazu, il presidente della Iwamura Electric Company, socio del Presidente e un medico di nobili origini.





Le speranze che Sayuri ripone nel poter intrattenere il presidente sembrano svanire giorno dopo giorno, finchè…
..ora non posso svelarvi tutta la storia, ma sappiate che la nostra Sayuri mette a punto un piano e sarà proprio grazie a questo che il romanzo si conclude con il primo bacio d’amore di Sayuri e il Presidente e il racconto del loro futuro rapporto.








Adesso che avete conosciuto un po’ i personaggi, vi lascio le citazioni più romantiche del romanzo e vi invito a leggerlo, a passeggiare tra i ciliegi in fiore ammirando grazie alla scrittura di Arthur Golden, una ricostruzione affidabile del Giappone del primo Novecento!






“Ero convinta che notasse gli alberi, il fango, i bambini per strada, ma non avevo motivo per credere che si fosse mai accorto di me”.







“..Ogni passo che ho compiuto nella mia vita da quando, bambina, sono arrivata a Gion, l'ho compiuto nella
speranza di avvicinarmi il più possibile a lei.»
«Guardami, Sayuri.» Volevo obbedirgli, ma non ci riuscivo.
«Che strano», continuò il Presidente a voce bassa, come se stesse parlando fra sé e sé, «la donna che da giovinetta mi guardava tanto sinceramente negli occhi, molti anni fa, ora non ne è più capace.»  “



“  …. il Presidente spostò di lato la bottiglia del saké e la tazza, poi allungò la mano e mi prese per il colletto dell'abito, attirandomi verso di lui. Un attimo dopo i nostri volti erano così vicini che potei sentire il calore della sua pelle. Mi tormentavo ancora per capire che cosa mi stesse succedendo e che cosa avrei dovuto fare o dire quando il Presidente mi tirò ancora più vicino e mi baciò. Forse la cosa vi sorprenderà, ma era la prima volta in vita mia che qualcuno mi baciava veramente.”



“Nelle folli speranze che avevo nutrito fin da quando ero poco più di una bambina, avevo sempre immaginato che la mia vita sarebbe stata perfetta se fossi diventata l'amante del Presidente. Era un pensiero puerile, eppure mi aveva accompagnato fin nell'età adulta.”

“ Nella primavera dell'anno successivo a quello in cui ero diventata la sua amante, il Presidente acquistò una lussuosa villa nella zona nordorientale di Kyoto e la chiamò Eishin-an, «Rifugio della verità propizia». Era destinata agli ospiti della sua azienda, ma in realtà la utilizzava più lui di chiunque altro. Era lì che ci incontravamo tre o quattro volte alla settimana, se non più, per passare insieme la notte. In certe occasioni i suoi tanti impegni lo facevano arrivare a ora così tarda che desiderava soltanto immergersi in un bagno bollente mentre io gli tenevo compagnia parlando del più e del meno, poi andava a dormire; ma la maggior parte delle sere giungeva prima del tramonto, o anche più presto, e cenava chiacchierando con me ed osservando i domestici che accendevano le lanterne in giardino.”


Come sempre, date un'occhiata alla coppia proposta da Cry!!! :)

http://ilmondodicry.blogspot.it/2017/05/coppie-librose.html?m=1


domenica 28 maggio 2017

Recensione "Il piccolo principe" di A. de Saint-Exupéry a cura di Martina Cutrì



Cari lettori, oggi vi parlerò di un libro che probabilmente conoscete tutti,

"Il piccolo principe " di Antoine de Saint-Exupéry 

è un romanzo che senza pretese cerca di essere d’insegnamento alle persone che lo leggono, evidenziando degli aspetti importanti legati a valori profondi quali la purezza, l’armonia e l’amore per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.



《Va revoir les roses. Tu comprendras que la tiene est unique au monde. 
Tu reviendras me dire adieu et je te ferai cadeau d'un secret.》



EDIZIONE ORIGINALE CON LA STORICA TRADUZIONE DI NINI BOMPIANI BREGOLI

«Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d’affari erano dell’oro. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha» «Che cosa vuoi dire?» «Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!»







Quello di cui vi parlerò, rientra nei classici della letteratura mondiale più amati di sempre. 
Dal 1943 tutte le generazioni, dai più piccoli ai più grandi, sono attratti da questa storia e così si accostano alla lettura de "Le Petit Prince".


Sono dell'idea che si tratti di una lettura "per adulti" a causa delle morali che si celano dietro una semplice storia fantastica e che i bambini troppo piccoli non sarebbero in grado di comprendere da soli. Il protagonista dell'opera é il Piccolo Principe. Un bambino come tutti i bambini: curioso, dolce, attratto dal comportamento degli altri. 


Egli vive su un pianeta di cui è l'unico abitante, e possiede tre vulcani che "gli arrivano al ginocchio", uno dei quali é spento. Un giorno dalla terra del suo pianeta nasce una rosa rossa bellissima, e lui la protegge finché essa mentirà dicendo di essere autosufficiente. Credendo vere queste parole, il principe l'abbandona partendo per un lungo viaggio. Durante il suo cammino incontra individui ridicoli ai suoi occhi: un re dal carattere autoritario e supremo,ma solo nel suo pianeta e quindi "re di nessuno"; un ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere; un uomo che accende i suoi lampione la sera e li spegne la mattina. 




Egli segue solamente degli ordini e non ha tempo per sé stesso; un uomo che trascorre la sua vita a contare le stelle, credendo di esserne il padrone assoluto.
Le personalità dei personaggi nascondono i vizi e le virtù degli uomini: così impegnati nelle cose effimere, che non sono capaci di meravigliarsi di fronte la bellezza dei dettagli, come i tramonti del sole che il Principe osserva quando é triste. In uno degli ultimi capitoli, il piccolo principe incontra la volpe, animale indomabile ma che paradossalmente il principe addomestica. Ella le dirà che la rosa che possiede é unica, seppur nel mondo ne esistano tante simili. È questa una delle morali: in un mondo che corre rischiamo di farci sfuggire i dettagli delle cose che dovremmo amare.


Dobbiamo essere capaci di guardare le cose con il cuore, perché 《l'essentiel est invisibile pour les yeux.》





Curiosità sull'autore: 

Antoine de Saint-Exupéry era un pilota, proprio come l’amico del piccolo principe. Viaggiava su piccoli aerei per portare la posta da un punto all’altro del Sud America, e viaggiando pensava molto, e dopo aver pensato scriveva. Quando venne la guerra, diventò pilota di guerra. Un giorno del 1944, era luglio, si alzò in volo sul Mediterraneo e non tornò più.




Curiosità: 

Dal libro nel 2015 è stato tratto l’omonimo film, che ha partecipato al Festival di Cannes come film fuori concorso e che è comparso nelle sale cinematografiche italiane dell’1 gennaio 2016.


sabato 27 maggio 2017

Recensione "Lo scarabocchio" di Cinzia Nazzareno a cura di Ilaria Cutrì

Buongiorno lettori!!! 
Oggi vi parlo di un libro che mi ha regalato forti emozioni, si tratta del secondo romanzo di Cinzia Nazzareno dal titolo  “Lo scarabocchio” edito da Bonfirraro Editore uscito il 13 marzo 2017.



Titolo: Lo scarabocchio
Autore: Cinzia Nazzareno
Prezzo: € 16,90
Pagine: 244
Data di pubblicazione: 25/03/2017
Editore: Bonfirraro Editore
Genere: Narrativa


Sinossi ufficiale:

Olmo è un piccolo borgo della Sicilia degli anni ’70. È qui che vive la famiglia, apparentemente felice, di Filippo Aletta. Soltanto l’ultimogenito, lo strano e tormentato Gianni detto “Genny”, desta alcune preoccupazioni.
Quando una notte, nel fienile, il padre lo scorge in atteggiamenti equivoci con lo sgorbio del villaggio, prende coscienza con amarezza della sua vera identità sessuale di donna intrappolata nel corpo di un ragazzo e, in preda a una crisi di nervi, lo caccia da casa e gli intima l’immediato trasferimento a Roma. È lì che l’ingenuo Genny spera di incontrare il vero amore… Con una struttura a cornice che apre, pervade e chiude il racconto e che ne rivelerà il messaggio più profondo, la storia è il crudele affresco di una società cieca e bigotta, pervasa da infiniti pregiudizi nei confronti della “diversità”, e prosegue con travolgenti colpi di scena, fino a giungere a uno struggente finale mozzafiato.


Recensione:




Lo scarabocchio è un disegno dalle linee confuse, che si mescolano alle parole e ai pensieri...
Lo scarabocchio ha tratti marcati come solchi profondi, decisi, vivi...
Lo scarabocchio ha un nome, anzi due, è Gianni o Genny 
e sarà impossibile non
 emozionarsi per la sua storia!


Cari lettori, siamo negli anni '70 in un piccolo paese della Sicilia ed è qui che la nostra storia ha inizio...


Filippo e Caterina si amano e hanno una bellissima famiglia, non immaginano che uno dei loro figli, Gianni, non sia esattamente il figlio che si aspettavano.
E' in modo brusco e inaspettato che Filippo scopre Gianni in atteggiamenti indiscreti nel fienile con Ciro ed è da lì che, deluso, ferito, tradito, lo costringe ad andar via dal borgo.
Le vicende di Gianni, che ormai si fa chiamare Genny, si muovono da Olmo a Roma ed è qui che vi esorto a leggere il libro perchè a Roma le dinamiche cambiano e tutto si intreccia fino ad un epilogo sorprendente.


Il cuore della storia è questo che vi ho appena sintetizzato, ma è ben protetto da una cornice: Albina sta scrivendo la tesi ed è alla ricerca di un fatto sociale importante da analizzare. E' così che la nonna le racconta di questo fatto che aveva scosso il paesino qualche decennio prima, la nonna diventa la prima narratrice della storia, fornisce alla nipote tutte le informazioni che le necessitano per la tesi, ma poi cede il posto a Mila.
Con Mila la narrazione si sposta dal filone conoscitivo a quello emozionale. Mila racconta soffermandosi spesso per via del pianto, della rabbia e di qualche dolce parola per la sua Genny.
Mila racconta per dare un senso ai fatti, perchè si conosca il vero animo di quella che lei, senza vergogna, definisce la sua sorellina.


La Nazzareno porta in scena un'intera famiglia con le sue fragilità, la contestualizza prima nella mentalità di un borgo siciliano, poi nella capitale mettendo in luce come giudicare la  "diversità" non sia una questione di posizione geografica.
Il "diverso", purtroppo, è sempre al centro di giudizi. Ciò che cambia è il come il "diverso" è giudicato.


Il modo in cui la società si approccia a Genny è completamente diverso ad Olmo e a Roma ma, qualunque sia il modo, Genny risulta essere vittima di mostri senza scrupoli.
La mentalità chiusa e bigotta è quella di quaranta anni fa, ma oggi non è radicalmente cambiata e il romanzo risulta fortemente attuale.


"Gianni era delicato, poetico, Gianni era un sognatore, e i suoi sentimenti, anche quelli amorosi non erano mai sporchi."

- Citazione tratta dal romanzo-


Il tema della identità sessuale è colonna portate del romanzo, è trattato con delicatezza e cura mettendo in luce tutto ciò che accompagna la voglia e la necessità di portare Genny alla luce del sole.
Gianni sognava di librare le ali su un mondo che era troppo basso per lui, che non lo comprendeva e non lo accettava. Non gli importava quanto sarebbe costato diventare Genny, perchè il suo più profondo desiderio era essere Genny.



"...Lui avrebbe preso i colori più belli, la tela più grande e usando la fantasia più sfrenata avrebbe dipinto il suo mondo esattamente come voleva che fosse, diversamente e tutto al contrario rispetto a come gli altri volevano che lo vivesse"- Citazione tratta dal romanzo-

Con uno stile semplice  e scorrevole, intervallato da frasi dialettali che conferiscono intimità ai dialoghi tra i personaggi, tra le pagine del romanzo si muovono diversi narratori che forniscono al lettori punti di vista diversi con un unico obiettivo: rendere giustizia a Genny.


La denuncia sociale è forte, viva e 
il romanzo assume quasi le sfumature di un memoriale.


Ho rivisto in questa storia un'epopea familiare, una di quelle tradizionali, legate alla letteratura siciliana verghiana. E' visibile un certo collegamento con l'ideale dell'ostrica:  quando Mila si sposa e si trasferisce a Roma, quando i fratelli maggiori vanno via da Olmo per lavoro, quando Gianni arriva a Roma, si innesca un meccanismo che porta alla disgregazione.
Tutto nasce dalla famiglia, dal dolore, quello di Filippo, che deriva dal non riuscire a comprendere la diversità del figlio, mentre l'amore , quello di Caterina e Mila, anche se incondizionato e puro, non è sufficiente in quella mentalità intrisa di maschilismo e bigottismo.
Alla fine della storia la famiglia non esiste più.


«Sei uno scarabocchio, Gianni! Un difetto impossibile da correggere», aveva replicato Filippo. «Hai proprio ragione, papà, sono uno scarabocchio di cui adesso ti vergogni», rispose freddamente Gianni, apparentemente senza scomporsi. Ed era uscito in fretta dalla stanza, fiero, coraggioso, senza voltarsi.
- Citazione tratta dal romanzo-




Lacrime.


Alla fine saranno loro a terminare con voi la lettura perchè non si può rimanere insensibili alla storia di Genny, non si deve essere insensibili alla violenza!

Consiglio la lettura a chi ama letture che affrontano tematiche sociali, a chi soffre di bigottismo, a chi si sente legato alla bellissima Sicilia, a chi vuole conoscere l'anima gentile e pura che Cinzia Nazzareno ha creato.


sabato 13 maggio 2017

Recensione "Memorie di una geisha" di A.Golden a cura di Ilaria Cutrì

Cari lettori, ho deciso di scrivere le impressioni di questa lettura 
subito dopo averla conclusa. Solitamente attendo. 
Attendo che le sensazioni, le emozioni si depositino sul mio cuore prima di iniziare a raccontare. 
Questa volta però, ho come la sensazione che, 
se passerà molto tempo prima che ve ne parli, 
la magia sarà svanita e ritornerò alla mia quotidiana realtà troppo in fretta

Dimenticherei i ciliegi in fiore, il quartiere Gion di Kyoto, antica capitale imperiale del Giappone e Sayuri Nitta, il personaggio ( mai storicamente esistito) di cui tratta il romanzo.





Titolo: Memorie di una Geisha
Autore: Arthur Golden
Genere: Narrativa storica
Listino: € 10,00
Editore:TEA
Collana:I Grandi
Data uscita:09/10/2008
Pagine:571
Formato:Tascabile
Lingua:Italiano
Prima pubblicazione: 27 settembre 1997
Adattamenti cinema: Memorie di una geisha (2005)













"Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e che io vi dica: «Il pomeriggio in cui incontrai quell'uomo... fu il più bello della mia vita, e anche il più brutto». Sono convinta che mettereste giù la vostra tazza e replichereste: «Be', com'è possibile? Era il più bello o il più brutto? Una cosa esclude l'altra!». Di solito riderei di me stessa, dichiarandomi d'accordo con voi, ma la verità è che il pomeriggio in cui incontrai il signor Tanaka Ichiro fu al tempo stesso il migliore e il peggiore della mia vita. Mi era sembrato un uomo così affascinante che persino il sentore di pesce che proveniva dalle sue mani aveva un che di profumato. Ma, se non l'avessi conosciuto, sono sicura che non avrei mai fatto la geisha."-Incipit "Memorie di una geisha" di A.Golden.


Arthur Golden scrive di Sayuri Nitta, una geisha tra le più famose del primo Novecento, un personaggio di fantasia - come lo stesso autore precisa in postfazione - ma Sayuri si inserisce in un contesto storico, politico, sociale ricostruito con minuzia e precisione. 

La prima parola che mi viene in mente nel parlarvi del romanzo è “particolari”. Come un pittore fiammingo, innamorato dei dettagli, Golden descrive il mondo delle geishe di Kyoto facendolo apparire come un Eden nel momento in cui il mondo oscilla tra i due grandi orrori delle guerre mondiali.  All’opulenza dei particolari narrativi si contrappone uno stile molto semplice e comprensibile. 


Gion è un piccolo gioiello incastonato nel Giappone del primo Novecento, un paradiso popolato da ninfe vestite da splendidi kimono, che si muovono tra ruscelli, ciliegi e distese innevate.
Il mondo delle geishe è incontaminato, pulito, armonioso.


Inutile dirvi quanto sia stata affascinata dalle descrizioni dei paesaggi e, ancor più dalle tradizioni, dalle usanze di un mondo ormai perduto riportate alla luce dallo scrittore americano. 
Golden ripercorre la vita della sua protagonista dandole voce attraverso la sua scrittura e Chyno racconta lasciando il lettore affascinato e smarrito davanti a tanta bellezza, davanti a tanta raffinatezza.


Non avevo mai letto alcun romanzo ambientato in Giappone sebbene fossi sempre stata affascinata dalle loro tradizioni così lontane e diverse dalle nostre. Ebbene, questo romanzo vi fa entrare in punta di piedi in un mondo lontano e, pagina dopo pagina, vi sentirete persino a vostro agio nel leggere di obi e di sakè. 


La struttura del romanzo è come una matassa invisibile in cui ognuno dei due capi è un personaggio (Sayuri e il suo danna), i fili aggrovigliati sono la storia e, cosa geniale, non vi renderete conto della direzione in cui procedono i fatti narrati finchè non arriverete al penultimo capitolo. 
E’ qui che il lettore avrà chiaro tutto: su ogni singolo gesto, personaggio ed evento viene fatta luce e viene fatto emergere il motivo finora celato di ogni cosa.


E’ il romanzo dell’attesa, del piacere dell’attesa, una storia che da valore al tempo e alla pazienza. Concetti distanti da una civiltà occidentale sempre più frenetica, propensa a correre verso qualcosa di cui talvolta non si conosce neppure il valore. La contrapposizione tra le due civiltà è forte e viva 

Oltre ad apprezzare l’affresco di un mondo lontano, ci sono due sfumature che appaiono forti nel romanzo. La prima è legata al valore del denaro, al giro d’affari che muove l’intera giostra in cui la geisha e le persone al suo servizio si muovono. La seconda appare solo negli ultimi due capitoli e, come potrete immaginare, si tratta dell’amore. 
Cosa accade a una geisha quando si innamora? 
Nel mondo delle geishe non è permesso avere legami che non siano affari, non è mai messo in primo piano ciò che una geisha vuole, ciò che lei sente, ma solo ciò che fa. 

Sayuri è diversa.

Sayuri è ciò che fa!


…Ma non potrete capire se non leggerete la storia. 

Voglio solo lasciarvi una delle citazioni alla fine del romanzo in cui la stessa protagonista descrive la sua vita:


“La mia esistenza fu come un corso d’acqua che precipita su speroni di roccia prima di poter raggiungere l’oceano.”

Consiglio a tutti la lettura e corro a vedere il film, mi hanno detto che è una bellissima interpretazione!!! 

venerdì 12 maggio 2017

Intervista a Patrich Antegiovanni

Cari lettori, oggi sono lieta di ospitare nel nostro blog Patrich Antegiovanni,
 giovane scrittore emergente che ho avuto modo di conoscere recentemente sul nostro gruppo lettori. Patrich è autore del mystery Thriller  “L’altare dell’abisso “ e oggi sarà nostro ospite per farsi conoscere e parlarci del suo libro. 


1. Benvenuto su “Emozioni tra le righe”, Patrich. Parlaci un po’ di te…

Ciao Ilaria e grazie per l’ospitalità. Vediamo un po’, vi parlo di me, ok… a questa domanda permettimi di rispondere come mi piace. Per me sono IO, parte del tutto. La questione è chi sono per gli altri e questo è molto relativo... come il tutto di prima. Mi spiego, per mia moglie sono il marito con cui è cresciuta fin dall’università, per mia figlia di cinque mesi sono il padre, anzi per ora sono il giullare che la fa ridere e con cui giocare, per i miei genitori sono io il figlio oramai troppo cresciuto, per i nostri cinque gatti sono il distributore di cibo e coccole. Nel lavoro sono un naturalista, un consulente ambientale e un collaboratore dello studio bibliografico di mia moglie. L’ho lasciato per ultimo, ma per i lettori sono l’autore e spero l’amico che li accompagna aiutandoli a evadere dalla realtà e dallo stress, sperando di fornire spunti su cui ragionare. Adoro leggere e ancora più scrivere.


2. Quando e come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho sempre scritto, ma non mi ero mai cimentato con un romanzo, mancava l’inspirazione. Prima scrivevo storie o impressioni; poi relazioni per il lavoro, e anche istruttorie o ricerche, per me l’importante è sempre stato comunque scrivere di qualsiasi cosa. Alla fine mi sono accorto che scrivendo sento la pace interiore della meditazione, entrambe sono due modi di vivere il presente estraniandosi da passato e futuro. Così ho cominciato a studiare con più attenzione la scrittura creativa e trovata l’ispirazione ho “composto” il primo romanzo L’Altare dell’Abisso.


3. C’è un autore o un romanzo in particolare a cui guardi come riferimento nel mondo letterario?

Non riesco a indicare un romanzo su tutti, ne adoro troppi, come amo i loro inventori. Leggere per me è come scrivere, una cosa fondamentale. Negli anni molti scrittori sono passati sotto sotto i miei occhi, li ho apprezzati spaziando nei secoli e nei generi: da Hugo a Dumas, da Dickens a Tolstoj e Dostoevskij, da Tolkien a Martin, da Verne a Salgari, dalla Radcliffe a Poe, dalla Christie a Moravia, da Verga a Steinbeck, da Orwell a Eco, da Golding a Baricco, da Collins a Sue, da Zola a Balzac, da Huxley a Capote, da Hesse a Marquez, da Saint-Exupéry a Bach, da King a Carver e ancora potrei andare avanti a lungo, quelli citati sono solo una parte e gli autori non citati sono altrettanto importante per me, ma vorrei aggiungere altri che si sono occupati e si occupano di tematiche diverse, non romanzi, ma saggistica e che per me sono molto importanti parlo di Dawkins, di Darwin, della Carson, di Ajahn Sumedho, di Ajahn Chah, Tich Nath Han, Kalu Rinpoche e anche qui tanti altri.

4. Raccontaci del tuo romanzo…

Fedro Soli è un trentenne di Parma insoddisfatto della sua vita. Ha sposato Amalia e da lei aspetta un figlio che lo obbliga ad essere responsabile, ma Fedro vuole solo scrivere e ciò provoca continue liti con la moglie. Il protagonista no ha nemmeno un buon rapporto con la famiglia di origine per episodi del passato. Da un anno Fedro e Amalia vivono a Bevagna, in Umbria, perché rimasti affascinati dal borgo medioevale, dalla campagna e dal vivere sano. Conosce dei vicini produttori di vino, i Cecagallina, e diventa molto amico di Saverio, il figlio del capofamiglia Vareno. Saverio oltre a essere un ottimo vignaiolo ha la passione dell’archeologia e scava nelle campagne circostanti in cerca di reperti archeologici.
La trama si “slaccia” tra sogni onirici rivelatori e strani eventi, finché una notte un omicidio e una scomparsa daranno il via a una catena di avvenimenti che coinvolgeranno Fedro e il lettore in una serie di misteri, scomparse, riti alchemici, scontri di religioni e tradizioni legati agli antichi fasti degli Umbri e non solo. Fedro dovrà fare i conti anche con il suo passato.
Colpi di scena e sconcertanti verità accompagneranno Fedro nella sua catarsi. Ma attenzione nulla è ciò che sembra né per Fedro né tantomeno per il lettore.

5. Cosa ti ha ispirato nello scrivere questa storia? Un avvenimento, una situazione?

Quando nel 2012 io, mia moglie e tre gatti ci siamo trasferiti a Bevagna spesso mi trovavo a guardare dal giardino, o dalla finestra la campagna che mi circonda. All’inizio ho notato l’armonia, l’equilibrio e il lavoro nei campi, ma poi ho scoperto due luoghi interessanti a pochi passi da casa, due risorgive sconosciute ai più, una è un lago profondo tredici metri. Proprio il Lago Aiso, è tristemente famoso nella zona e in internet per le leggende, è circondato da un alone di mistero, ma è anche un SIC, ovvero un Sito di Interesse Comunitario dal punto di vista naturalistico un po’ colpito dall’incuria. Questo lago è citato nella cartografia antica a volte con il toponimo Aso proveniente dall’Umbro e sta per ara, altare, in altre carte come Abisso, come tutt’ora lo chiamano gli abitanti per la credenza che non ha fondo. Per il titolo del romanzo ho preso spunto proprio dal gioco dei due toponimi. L’altro luogo è l’Aisillo Fanelli, ovvero una piccola risorgiva che nasconde sotto le sue acque un luogo di culto romano e forse Umbro lasciato al buon cuore del proprietario. La prima ispirazione è nata così, poi ci sono i libri antichi con cui lavoriamo e così dallo studio dell’alchimia antica ha preso forma l’idea di far diventare una campagna bucolica e idilliaca l’ambientazione di un thriller.



6. Qual è il messaggio che si nasconde tra le righe di “L’altare dell’abisso “?


L’Altare dell’Abisso è un libro a strati. Il lettore, sfogliando le pagine virtuali o cartacee, ne sfoglia anche i livelli. È un libro dove ognuno può decidere dove “accomodarsi”, il primo strato è il mistery thriller, ma ci si può riparare nell’amore, è anche un’opera di alchimia che tratta l’esoterismo con studio e cognizione di causa. Il lettore può sostare nell’ambientazione contadina e storica del paesaggio umbro, nella natura, o nella vita godereccia ricca di ricette e di buon vino, può essere ammaliato dal livello musicale sia per quanto riguarda i brani citati che per la vera e propria musicalità del testo con cambi di ritmo e stile a seconda di dove si è nel processo di trasformazione del personaggio, fino ad arrivare alla narrativa pura, quella con cui confrontarsi: una sorta d’iniziazione catartica sia per Fedro che per il lettore; è anche un romanzo di denuncia verso il consumismo e a favore della sostenibilità sociale e ambientale.


7. C’è qualche curiosità o qualche citazione che vuoi condividere con i lettori di emozioni tra le righe?

Curiosità molte, ad esempio… ho scritto il romanzo con degli A4 davanti agli occhi, in ognuno di questi fogli c’era e c’è la foto e la firma di uno degli autori con cui ho iniziato ad adorare scrittura e lettura. Stupita? Non mi sono mai creduto alla loro pari, volevo che mi fossero d’ispirazione. Ho chiesto ai volti di Hugo, Dumas, Dickens, Tolstoj e Dostoevskij di essere la mia musa. Che pazzia, però un briciolo di loro silenti me lo hanno passato.

Un’altra curiosità? Durante la scrittura a volte ho dovuto lasciare il romanzo per non rischiare di essere travolto dagli eventi e dai personaggi quando chiudevo gli occhi o mi affacciavo alla finestra di casa. Ho trovato difficoltà perché i personaggi si muovono dove mi muovo io, la loro storia e la mia vita hanno la stessa ambientazione esterna.

Non posso dirti tutto, ma ti lascio un’ultima curiosità, la copertina. È nata da una foto.

Quando dovevo scrivere l’incipit del capitolo quattro dove ho descritto il centro storico di Bevagna come fosse un fiume ho girato per il paese con la macchina fotografica scattando foto di particolari, tra cui una grande finestra antica con una vetrata di quadrati di vetro a piombo e un’inferriata robusta ben saldata alla pietra calcarea del muro. Studiando la foto ho pensato ai secoli di segreti celati ai passanti e mi è tornata in mente quando dovevo scegliere una copertina, è diventata la finestra sui segreti e i misteri raccolti nel libro. A questa foto ho applicato un effetto fuoco, altro elemento fondamentale del romanzo insieme all’acqua, il fuoco che non brucia, il fuoco alchemico. Infine ho aggiunto un effetto vetro rotto dato che il lettore può rompere il vetro piombato della finestra e bearsi dei segreti contenuti. Così è nata la copertina…

Sono molti gli estratti che potrei citare, i lettori possono trovarli nella mia pagina autore Patrich Antegiovanni. 
Vorrei comunque concludere con due citazioni del libro di natura completamente opposta, forse indicative degli strati presenti: 

“Arrivarono per caso. […] si innamorò a prima vista della piccola pianura padana, come adoravano chiamarla, del vivere sano e della originalità del borgo, all’apparenza semplice e genuino. Fedro apprezzò da subito i pregi della campagna: comprare o barattare uova, carne e verdure dagli sparuti vicini, raccogliere i propri frutti e nutrirsi delle erbe spontanee che crescevano in giardino o lungo i greppi; gesti sostenibili in un mondo insostenibile. Riuscì ad apprezzare anche la relatività del tempo, il suo scorrere a tratti piacevolmente lento.”

“A bordo lago, l’acqua lambiva la suola delle scarpe da tennis e la disperazione aiutava le braccia a reggere il macigno bloccato contro il petto. La fune avvolgeva stretta il masso in un nodo al centro e da lì si srotolava contorcendosi e imbevendo le fibre nel liquido per poi risalire a riva e ridiscendere fino all’estremità opposta legata al piede destro dell’uomo. Il vento scompigliava i neri capelli ribelli, l’acqua del lago davanti a sé ribolliva per lo scroscio della pioggia.
Un rubino lampeggiava al cielo imbufalito. Un diluvio di fuoco. Un altro passo e sarebbe stato l’abisso ad accoglierlo nell’ultima danza.”


Grazie per essere stato con noi e un augurio per la tua carriera!

Ecco dove potrete acquistare “L’altare dell’abisso “:
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Leggi la genesi del libro al link http://bit.ly/2javHIK



Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l'aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede. In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.
Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, colpi di scena e ribaltamenti, finta stasi e strappi improvvisi, archeologia indigena e futuro universale. Il mix deflagrante che rende questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba.
“Mutamento, fuoco che non brucia né distrugge, putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà. Nero tramuterà in bianco prima, in giallo poi e partorirà rosso. Fuoco umido di quattro colori, le fiamme che compiranno l’Opera.”


Note biografiche autore:

Patrich Antegiovanni, naturalista, consulente ambientale, ricercatore in ambito scientifico per privati ed enti pubblici, inoltre collabora nella gestione di uno studio bibliografico. Nato a Rho, Milano, dopo aver vissuto in varie zone dell’Umbria da qualche anno risiede nella campagna di Foligno.

giovedì 11 maggio 2017

Nazim Hikmet, “Amo in te”

Amo in te
l’avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l’audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l’impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

mercoledì 10 maggio 2017

Ho sceso dandoti il braccio, Eugenio Montale



Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.


martedì 2 maggio 2017

Viaggi nel passato-Il Novecento




Cari lettori, come ormai sapete, nel nostro gruppo lettori si viaggia nel tempo! Al timone c'è un meraviglioso "Team Emozionine" e tra i partecipanti ci sono i nostri lettori..e  anche tu che stai leggendo! Siete tutti invitati!! 

Come partecipare? E' semplice! Basta iscriversi (QUI) al nostro gruppo lettori e partecipare a piccole discussioni, dibattiti culturali, proporre argomenti e curiosità su cui confrontarsi!


Il mese scorso abbiamo incontrato personaggi dell'Ottocento, invece il mese di maggio sarà interamente dedicato al Novecento! 

Di cosa parleremo? Ecco qualche nome....
Grazia Deledda, Daphne Du Maurier,Helen Hanff, Virginia Woolf, James Joyce, Flaubert, Zola, Montale, Svevo, Buzzati, Rodari, Levi, Pavese, Fenoglio, Morante, Moravia , Gozzano, Calvino, Marinetti , Palazzeschi , Samuel Beckett, Pirandello, Collodi, D'annunzio, Eco, Montale, Alda Merini, Pasolini e molti altri ancora....
Oltre i personaggi, letterati e artisti che hanno reso unico il secolo Novecento, cos'è stato dal punto di vista storico, culturale, politico e sociale? 

Le "Emozionine" rispondono così!




"Il Novecento fu un periodo storico denso di eventi significativi, come le due Guerre mondiali, l'avvento del Fascismo e del Nazismo, che produssero importanti cambiamenti nella letteratura e nell'arte. La perdita delle certezze ed il comune senso di disorientamento determinarono la nascita di nuovi temi letterari e artistici, come l'insensatezza della vita, la disgregazione dell'Io, e il senso di alienazione."









"Il 900 è stato un secolo ricco di innovazioni culturali e questo non dovrebbe sorprendere, dato che ogni secolo porta con sè una rivoluzione. Tuttavia, il XX secolo è essenzialmente segnato da due grandi eventi, la prima e la seconda guerra mondiale, che avranno una risonanza straordinaria non solo sulla società in senso stretto, ma sul modo di viverla e interpretarla da parte degli artisti e intellettuali del tempo. Basti pensare a "Guernica" di Pablo Picasso, "Testament of Youth" di Vera Brittain e a "The Waste Land" di T. S. Elliot, modi diversi di raccontare lo sgretolarsi delle certezze che sostenevano la vita dell'uomo. Il 900 è anche il secolo delle rivoluzioni sociali, del voto alle donne, della legge sull'aborto e sul divorzio, tutti elementi che trovano una risposta nella letteratura del tempo e che avranno un profondo impatto sul nostro presente."









"Hobsbawm noto storico inglese ha  definito il  900 " secolo breve"  (titolo  tra l'altro di uno dei  suoi saggi)  , questo secolo ha segnato la  storia in modo indelebile in  ambito letterario,  scientifico  ,  artistico filosofico.  Scoperte  come la psicanalisi,  struttura del DNA,  oppure  l'utilizzo di un linguaggio innovativo hanno  portato l'uomo a dubitare di sé,  perché l'uomo ora si interroga  e si  ribella . Il primo conflitto mondiale e sopratutto il  secondo dà nuovo assetto all'Europa,  non  solo autori come Svevo,  Joyce , hanno contribuito  decisamente nel cambiare il modo di fare letteratura.  Monologo interiore, discorso indiretto libero,  flusso di coscienza sono  le nuove tecniche narrative perfettamente in linea con la ribellione di  tutto il mondo culturale novecentesco. Secolo tumultuoso ma importante."









"Il ventesimo secolo è un epoca di cambiamento nella letteratura e negli stili letterari. C'è il rigetto di tutto ciò che appartiene al passato. Vi è in quest'epoca,il Modernismo che include in sé il naturalismo, il simbolismo, l'imagismo, il futurismo, il cubismo, il vorticismo, e il surrealismo. Questo è il risultato della diffusione delle idee di Freud nel campo della psicoanalisi. I nuovi scrittori cercano di rappresentare la vita come un fiume di pensieri, il cosiddetto "stream of consciousness". Per fare questo la tecnica è il monologo interiore.










"Dal punto di vista letterario nessun artista, nessuno scultore, pittore, scrittore, poeta potrebbe racchiudere il Novecento. E' un secolo troppo vasto, troppo vario. Tantissimi i mutamenti sociali, politici che si riflettono in letteratura ed arti. Non esiste più il poeta guida o il poeta romantico in grado di esprimere sentimenti difficilmente esprimibili per i più, ma il poeta ora è consapevole della crisi che vive. Come Montale stesso afferma, il poeta non è più  portatore di illuminazioni intellettuali e sentimentali, (“Non chiederci la parola che squadri l’animo nostro informe…non domandarci la formula che mondi possa aprirti,/sì qualche storta sillaba e secca come un ramo./ Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»). Vorrei riflettere sul fatto che forse questa crisi non è stata ancora superata e dare ancora una volta alla poesia, alla letteratura, ai romanzieri e agli artisti il compito di far risorgere la realtà umana. Il Novecento è il nostro passato prossimo, con conseguenze tangibili e il bisogno di speranza e di guardare oltre  guardare oltre il baratro della caducità umana è ancora vivo."


E per voi? Cos'è il Novecento?Quale personaggio di questo secolo amate? Se volete partecipare alla rubrica vi aspettiamo qui!!!





iscriviti!!!!


lunedì 1 maggio 2017

Grazia Deledda

Scrittrice italiana di fama internazionale, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, la narrativa di Grazia Deledda ha salde radici nel verismo a fondo regionale, nelle cronache e nelle leggende paesane ma mira a livelli più alti grazie al talento, alla tenacia e alla tecnica con cui la scrittrice si distinse sin dalle prime opere.




Cenni biografici e produzione artistica.



Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 ed è la quinta di sette figli. La famiglia appartiene alla borghesia agiata e la ragazza viene istruita fino al grado di quarta elementare.
Appena diciasettenne, invia alla rivista "Ultima moda" di Roma il primo scritto, chiedendone la pubblicazione: è "Sangue sardo", un racconto nel quale la protagonista uccide l'uomo di cui è innamorata e che non la corrisponde, ma aspira ad un matrimonio con la sorella di lei.

Tra il 1888 ed il 1890, la Deledda collabora intensamente con riviste romane, sarde e milanesi, incerta tra prosa e poesia. L'opera che segna più propriamente l'inizio della carriera letteraria è "Fior di Sardegna" (1892), che ottiene qualche buona recensione.

Per un periodo, la Deledda collabora alla "Rivista di Tradizioni Popolari Italiane" e il risultato più alto raggiunto sono le undici puntate delle "Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna".

Nel 1895 presso Cogliati a Milano, viene publicato "Anime oneste" e l'anno successivo esce "La via del male" che incontra il favore di Luigi Capuana.

Durante una permanenza a Cagliari, nel 1899, conosce Palmiro Madesani, con cui si sposerà l'anno successivo. I due si trasferiscono a Roma e Deledda realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda. Sebbene conduca vita appartata, nella capitale verrà a contatto con alcuni dei maggiori interpreti della cultura italiana contemporanea e, tra agosto e dicembre del 1900, su "Nuova Antologia", esce "Elias Portolu".
Nel 1904 viene pubblicato il volume "Cenere", da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonora Duse (1916). Nel 1910 vengono pubblicati Il nostro padrone" e "Sino al confine".

Al ritmo sostenuto di quasi due testi all'anno compaiono i racconti di "Chiaroscuro" (1912), i romanzi "Colombi e sparvieri" (1912), "Canne al vento"(1913), "Le colpe altrui" (1914), "Marianna Sirca" (1915), la raccolta "Il fanciullo nascosto" (1916), "L'incendio nell'uliveto" (1917) e "La madre" (1919).

Si tratta della stagione più felice e i romanzi hanno tutti una prima pubblicazione su riviste di respiro nazionale. Nel 1912 esce "Il segreto di un uomo solitario", dieci anni dopo esce "Il Dio dei viventi".

E' il settembre del 1926 quando Grazia Deledda riceve il Nobel per la Letteratura: è il secondo autore in Italia, preceduta solo da Carducci vent'anni prima; resta finora l'unica scrittrice italiana premiata.

Tra gli altri scritti si ricordano "Annalena Bilsini" e l'ultimo romanzo "La chiesa della solitudine" del 1936 in cui la protagonista è, come l'Autrice, ammalata di tumore.

Il 5 agosto 1936 Grazia Deledda si spegne lasciando un'opera incompiuta che verrà pubblicata l'anno successivo a cura di Antonio Baldini con il titolo "Cosima, quasi Grazia".

“Ti meriti un amore” di Frida Kahlo
















Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,
che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,
che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

– Frida Kahlo