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Un salto nella cultura messicana...Rosario Castellanos.

Poetessa, romanziera, drammaturga, saggista, Rosario Castellanos nasce nel 1925 a Città del Messico e muore a Tel Aviv nel 1974.
Trascorre la sua vita con il desiderio di riscatto della donna all'interno della società. 

Vive l'infanzia in Chiapas, ovvero una delle regioni messicane nelle quali vi è una forte presenza indigena. La sua infanzia è segnata dalla presenza del tema della morte, infatti perde il fratello all'età di 7 anni, sentendosi colpevole della sua morte in quanto i genitori avevano una preferenza verso questo figlio maschio. 

Per fuggire alla sofferenza, si rifugia nella natura, nella lettura, e di conseguenza nella scrittura. Malgrado la morte dei genitori, ella prosegue gli studi e riesce a laurearsi nel 1950. Da questo momento in poi, viaggia per il mondo attraverso il Messico, gli U.S.A e il Canada. Questo le consente di diventare una persona molto famosa. A fianco i suoi incarichi politici, vi è il suo impegno femminista presente attraverso diverse manifestazioni. 

I temi fondamentali della sua narrativa sono legati alla condizione della donna, ma accanto al conflitto di genere è fondamentale il conflitto tra i ladinos e gli indigeni. E' questo un conflitto determinante per il Messico. Ella ha scritto moltissime opere, tra le quali: racconti, raccolte, saggi, poesie, opere teatrali. Nel Messico degli anni 50'- 60' la Castellanos crede sia ancora necessario scrivere per emancipare la figura della donna. 

Balún Canán

Uno dei romanzi più belli dell'autrice è "Balún Canán":
Il titolo è una parola indigena che significa "nove stelle", le quali nell'immaginario indigeno sono gli occhi del cielo, che guardano e raccontano ciò che vedono. Il romanzo è diviso in tre parti, nelle quali si alterna un narratore omodiegetico, che parla a partire dalla propria esperienza e parla di sé, e un narratore esterno. La struttura del romanzo è simmetrica, e tutte le parti di esso iniziano con delle epigrafi. La prima è presa dal "Popol Vuh" (antico testo maya dove si racconta la nascita del mondo e dell'uomo). Questo significa riconoscere le proprie origini. 
Si tratta di un romanzo molto autobiografico caratterizzato da una forte emotività. 
La sua particolarità sta nel fatto che, Rosario Castellanos decide di utilizzare un narratore di 7 anni, e a livello di scrittura questo risulta difficile perché un bambino non può raccontare e parlare di tutto. Il modo di vedere il mondo è meno logico e più buono. Infatti, il bambino (=narratore), viene spesso paragonato alla figura dell'indigeno. 

"Viaggio nella civiltà...Atene." - a cura di Martina Cutrì

Ciao a tutti, cari viaggiatori di emozioni...
Oggi voglio portarvi in una realtà non molto lontana da qui, la Grecia. Sono stata in Grecia un paio di anni fa, e seppur sto raccontando adesso ciò che ho potuto visitare, il ricordo è sempre vivo in me. Si tratta di una terra ricca di storia, arte e cultura tanto da essere definita la culla della civiltà occidentale. Atene e Delphi sono state le tappe dell'itinerario percorso, si tratta di siti archeologici unici, e che conservano ancora oggi i ricordi di un considerevole passato.


Bandiera della Grecia. In lingua greca:
Γαλανόλευκη
Κυανόλευκη

Avendo avuto la possibilità di confrontarmi con alcuni cittadini ateniesi, ho appreso che la bandiera greca è ricca di significati ai quali i greci danno un grande valore:

1) Il numero di righe corrisponde al numero di sillabe della frase "Eleftheria i Thanatos" che vuol dire "libertà o morte" parole pronunciate come motto durante la lotta per l'indipendenza della grecia dai 400 anni di schiavitù ed oppressione turco/ottomana.

2) L'alternanza dei colori (blu e bianco) è stata scelta per simboleggiare il mare e la schiuma bianca delle onde che si frangono sulle coste greche del mar Egeo.
3) La croce bianca su sfondo blu simboleggia la devozione del popolo greco nei confronti della chiesa Ortodossa ed il suo riconoscimento per l'importante contributo che quest'ultima ha dato per la lotta per la libertà e la costituzione della nazione greca.
La mia foto è stata scattata sulla "Città sacra", ossia l'Acropoli di Atene. 

Partenone
Il Partenone è il simbolo di Atene e l’edificio più importante dell’Acropoli. Il tempio è in stile dorico ma presenta anche elementi in stile ionico. La sua costruzione è attribuita agli architetti Ictino e Callicrate, sotto la supervisione dello scultore Fidia responsabile dell’intero complesso, e fatta risalire al 447 a. C. Il tempio del Partenone è dedicato ad Atena Parthenos, la Vergine, protettrice della città. La cella è la parte centrale del tempio e qui era custodita la statua di Atena scolpita da Fidia in oro e avorio. La stanza sul retro della cella ha quattro colonne di ordine ionico che sostengono il suo tetto. L’introduzione di elementi di ordine ionico in un tempio prevalentemente dorico era raro nell’architettura greca me conferì al Partenone un delicato equilibrio tra le caratteristiche visive austeri e quelle delicate. 
Raggiungere l'edificio è stato molto facile e di gran lunga piacevole, attraverso scorci e percorsi pedonali, passando tra le bellezze architettoniche del sito. Avere di fronte una costruzione così maestosa è stata per me, fonte di stupore e meraviglia. 

Percorrendo questi sentieri, ci si trova davanti all'Antico Tempio di Atena Poliàs:

"Cariatidi", figure femminili utilizzate come colonne
L'antico tempio di Atena Poliàs fu un tempio greco arcaico situato sull'Acropoli di Atene. Fino alla sua distruzione da parte dei Persiani, fu il santuario di Atena Poliàs (o Poliade), la divinità protettrice della città, e venne in seguito sostituito dal Partenone. Fu dissotterrato nel 1885. Oltre alle sue fondazioni, sono stati rinvenuti numerosi elementi architettonici di ordine dorico appartenenti alle sue diverse fasi di costruzione. Il complesso è talvolta descritto come "fondazioni Dörpfeld", dal nome dell'archeologo Wilhelm Dörpfeld che per primo lo identificò e lo studiò.

Vista su Atene

E' con questa fotografia che voglio salutarvi, con la speranza di aver lasciato in voi un po' del mio bagaglio culturale appreso in questa terra. E' un viaggio che va, a mio avviso, compiuto. E' da lì che partono le nostre origini, è da lì che iniziano le storie e le avventure più importanti della storia. 

Intervista ad Adriana Assini a cura di Ilaria Cutrì

Cari lettori, oggi sono lieta di ospitare nel nostro blog Adriana Assini, scrittrice di bellissimi romanzi storici tra cui “Le rose di Cordova”, “La riva verde”, “Un caffè con Robespierre” e, ultimo di pubblicazione, “Giulia Tofana. Gli amori, i veleni”.

1.      

Cara Adriana, benvenuta! Ho letto il tuo “le rose di Cordova” e hai saputo conquistare il mio cuore. Ho amato molto lo stile delicato con cui hai intrecciato i fili della storia di Giovanna di Castiglia. Proprio per questo, mi incuriosiva sapere com’è nata l’ispirazione di scrivere su questo personaggio. Quanto tempo hai impiegato nella stesura del romanzo?

Bentrovata, Ilaria. Per un’autrice è sempre un piacere avere riscontri diretti da parte di chi ci legge! 
Per rispondere alla tua domanda: mi trovavo nella Biblioteca dell’Accademia Belgica, a Roma, per alcune ricerche. Nell’attesa che mi fosse consegnato il volume richiesto, ho sbirciato su quello – enorme – che stava aperto sul tavolo a me assegnato. Un librone scritto a caratteri gotici, in francese antico. Erano le cronache di Pietro Martire d’Anghiera, ciambellano di Isabella la Cattolica, madre di Juana…Da lì, ebbe inizio l’avventura.
Non so mai quanto tempo impiego per portare a termine un romanzo. A volte, mentre ne scrivo uno, accumulo documentazione per il prossimo. E in mezzo, ci sono presentazioni, conferenze, vita privata. Di sicuro, però, non me la cavo con tre mesi di lavoro…

2.      Un altro personaggio storico, una donna di cui hai scritto è Giulia Tofana. Il libro è stato pubblicato di recente dalla Casa Editrice Scrittura e Scritture.Parlaci di questo romanzo ..

Giulia Tofana nacque a Palermo, ma si trasferì presto nella Roma barocca di Urbano VIII. Fu l’inventrice del veleno che all’epoca si considerava “perfetto”, perché – se somministrato secondo regole precise - non lasciava tracce, non destava sospetti. A dispetto di leggi severissime e dell’ingombrante presenza del Tribunale dell’Inquisizione, che dava sempre un gran da fare al boia capitolino, i commerci di Giulia con la sua “acqua” proliferarono. Ma a rendere più intrigante la storia è che lei, il veleno, lo vendeva soltanto alle donne.  Che fossero ricche o povere, analfabete o istruite, quelle sventurate avevano in comune la volontà di liberarsi di mariti odiosi e maneschi, che non amavano e che non avevano scelto…



3.       Di quale personaggio storico ti piacerebbe scrivere?
Farei prima a dire di quali personaggi non mi piacerebbe farlo. Sono davvero tante le figure affascinanti che hanno attraversato i secoli lasciando un segno del loro passaggio, nel bene o nel male.




4.      C’è uno dei tuoi libri cui sei particolarmente legata? Oppure un libro che ha accompagnato un momento particolare della tua vita?
Le rose di Cordova – pubblicato sempre con Scrittura&Scritture - è stato oggetto di laurea a Bergamo; tradotto e pubblicato in Spagna; inserito tra le letture obbligatorie dell’Università di Oviedo (Asturie); presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e di Barcellona, oltre che nelle maggiori università della penisola iberica, da Salamanca, passando per Almería, fino a Siviglia…




5.      Questa è un po’ una domanda di rito: come nasce la tua passione per la scrittura?
Non ne ho la minima idea. Scrivo da quando ho imparato a farlo. Il mio primo romanzo – ma sarebbe meglio definirlo un ‘polpettone’ – risale a quando avevo appena undici anni. Quando si dice avere l’inchiostro nelle vene...






6.      Come ho già premesso, ho ammirato il tuo stile narrativo. C’è un autore a cui guardi come riferimento dal punto di vista stilistico?

Una scrittrice che ho sempre ammirato molto è Marguerite Yourcenar.




7.      Sicuramente, oltre ad essere un’autrice sarai una grande lettrice! Ti andrebbe di suggerire alcuni romanzi ai nostri lettori?
In coerenza con la risposta alla domanda precedente: Memorie di Adriano e L’opera al nero di Marguerite Yourcenar.







8.      C’è qualche curiosità o qualche citazione che vuoi condividere con i lettori di emozioni tra le righe?

“Un buon timoniere continua a navigare anche con la vela rotta” Lucio Anneo Seneca



Grazie per essere stata con noi, leggerò molto presto “Giulia Tofana” e sono sicura che non mi deluderà! Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Un augurio per la tua carriera!
Grazie a te, Ilaria, per aver apprezzato il mio lavoro e per l’intervista.






Note biografiche
Adriana Assini, scrittrice e acquerellista romana, ha al suo attivo dieci romanzi storici e numerose mostre in Italia e all’estero. Tra i suoi romanzi, Le rose di Cordova – storia di Giovanna I di Castiglia, detta La Pazza – è stato tradotto e pubblicato in Spagna. Con Sogni diVini ha vinto il Verdicchio d’Autore nel 2005 e il Premio Cesare Pavese nel 2006. Un caffè con Robespierre (2016) ha ricevuto il premio Unicorno di Rovigo per il miglior romanzo storico e il secondo premio dell’Iguana, patrocinato dall’Istituto Filosofico di Napoli e dall’Associazione Eleonora Pimentel. Nel luglio 2015, l’Università di Siviglia ha dedicato un convegno di due giornate all’intera opera di Adriana Assini, che nel 2014, sempre a Siviglia, è stata oggetto di una tesi di dottorato, poi pubblicata nel 2016 (Adriana Assini. El universo femenino entre literatura y pintura).
I suoi acquerelli - esposti a Madrid, Londra, Bruxelles, Roma, Siviglia, ecc. -  illustrano la copertina di oltre cinquanta testi di saggistica, italiani e spagnoli.



Non sto pensando a niente - Fernando Pessoa

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...

Gaio Valerio Catullo, “Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo“

Dipinto di John William Godward 
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille,
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.




Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

Non innamorarti di una donna che legge - di Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride
o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più,
di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose),
o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica,
lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere,
che rimanga con te oppure no, che ti ami o no,
da una donna così, non si torna indietro.
Mai.







Nata a Santo Domingo, il 19 gennaio 1960 Martha Rivera Garrido è pronipote del grande poeta dominicano Fernando Gaston Deligne. Poetessa, narratrice, saggista, ricercatrice e giornalista di opinione, ha tradotto diversi autori di lingua inglese come Anne Sexton e Sylvia Plath.

Recensione "Giulia Tofana" di A.Assini a cura di Ilaria Cutrì

Dopo aver letto "Le rose di Cordova" non potevo fare a 
meno di immergermi in una nuova storia narrata da Adriana Assini... 
Questa volta vi parlerò del personaggio misterioso e
 controverso che si cela tra le righe del suo ultimo libro dal titolo 
"Giulia Tofana. Gli amori, i veleni."


Titolo: Giulia Tofana. Gli amori, i veleni
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Genere: Romanzo storico
Collana: Voci
N.pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2017

Sinossi: 

Nella Roma barocca di Urbano VIII trionfa l’arte e imperano le feste, ma anche il Tribunale dell’Inquisizione lavora senza soste. Le leggi le fanno ancora gli uomini e le donne le subiscono, assieme ai matrimoni imposti e ai maltrattamenti non puniti, prepotenze a cui nessuno, nemmeno il Santo Padre, intende porre rimedio. La musica cambia, però, quando nella città sul Tevere approda una bella forestiera, Giulia Tofana, giovane plebea di dubbia morale e cuore schietto. Innamorata persa di un barone e amante di un bel frate, non ne sa di scienza né di lettere, ma a forza di trafficare con l’arsenico e l’antimonio, ha messo a punto la formula di un veleno che non lascia tracce, non desta sospetti. Un veleno perfetto, dunque, che però non è per tutti: paladina di giustizia, Giulia lo vende soltanto alle donne. Per liberarsi di mariti grevi e maneschi, che non hanno scelto.




Recensione

Cortigiana, conosciuta anche come fattucchiera, Giulia Tofana visse a Palermo nei primi anni del 1600. Di questa donna misteriosa ed enigmatica ci sono poche notizie, ma non c'è alcun dubbio che ella sia passata alla storia come la bellissima, affascinante e molto intelligente donna inventrice dell'acqua tofana.


Nel romanzo a lei dedicato, Adriana Assini ricostruisce in modo romanzato la storia dell’ ”acquaiola" di Palermo fornendo una prospettiva differente da quella che abbiamo ereditato dalla storia.


E' cosa ben nota che Giulia Tofana riuscì a creare una sostanza letale a base di arsenico, antimonio e piombo. La soluzione era limpida e trasparente, inodore ed insapore.




Ma chi utilizzava questa sostanza? E per quale scopo?



Erano le donne a rivolgersi a Giulia Tofana per uccidere i propri mariti , spesso prigioniere di matrimoni infelici e di situazioni violente. Le vittime dell'acqua tofana in poco tempo furono moltissime, circa 600. 
E Giulia? Potete immaginare quale sia stata la sorte della fattucchiera che operava proprio sotto il naso dell'inquisizione nella capitale della cristianità! 





Il personaggio di Giulia Tofana è sicuramente negativo (è un'avvelenatrice!) ma la Assini riesce a sollevare lo spesso strato di storia e svelarci l'altro volto di una donna di  estrema intelligenza.

Una donna che, in un'epoca pervasa di maschilismo e proibizioni, rendeva giustizia a suo modo.

In un modo discutibile, Giulia Tofana si spinge ad alleviare le sofferenze di quelle donne che come lei avevano subito maltrattamenti e soprusi, donne che vivevano in un momento storico in cui erano considerate esclusivamente un oggetto da parte di uomini nobili ed ecclesiastici.


Questo romanzo mi ha permesso di entrare nella vita di una donna che non conoscevo, di una figura storica che ho ammirato. Si, perchè se il mezzo e il fine sono discutibili da ogni punto di vista, emerge la forza di una donna che lotta per farsi spazio in una società dominata dall'uomo, che cerca di affermare la propria identità.

Al pari del romanzo su Giovanna di Castiglia (di cui vi invito a leggere la recensione QUI ), Giulia Tofana è una donna forte, che lotta contro il suo tempo, la storia, la società che le sta attorno. Una donna che diventa una paladina di giustizia tutta al femminile!


Dalla ricostruzione storica si evince la conoscenza e lo studio dell'autrice circa il periodo storico. Borghi, città, feste popolari e tradizioni prendono vita e popolano il romanzo facendo rivivere il Seicento Palermitano e Romano. Un romanzo in cui superstizione, spiritualità, mistero e alchimia si fondono per dare vita a un personaggio che attraverso i secoli, riuscirà ad affascinare ogni lettore!













Informazioni sull'autrice.

Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquarelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intinge i suoi pennelli. Ha pubblicato diversi libri, tutti a sfondo storico, tra cui i romanzi Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), Un caffè con Robespierre (2016) La Riva Verde (2014) e Le rose di Cordova che dalla sua prima edizione del 2007 ha visto la fortuna di due edizioni successive e tre ristampe.



Coppie librose, parte III - Sayuri Nitta e il Presidente

Cari lettori, benvenuti alla terza puntata di “Coppie librose”….
Questa volta vi porterò in un mondo lontano, nella terra del Sol Levante e vi farò conoscere una delle storie d’amore più belle tra quelle di cui ho letto finora. Non è trascorso nemmeno un mese dalla lettura di “Memorie di una geisha” ma non vedevo l’ora di potervi parlare della storia tra.....


 Sayuri Nitta e il Presidente!







Sayuri Nitta è il nome da geisha di Chiyo Sakamoto, una bambina proveniente da un povero villaggio di pescatori sul Mar del Giappone. E’ proprio a seguito delle gravi condizioni familiari che Chyo viene venduta dal padre a un’okiya ed è da questa piccola casa nel quartiere Gion di Kyoto che Chyo diventa Sayuri.










Ciò che contraddistingue Chyo sono i suoi occhi grigio-azzurri, occhi magnetici che rivelano una personalità “piena di acqua”. Sono gli occhi di Chiyo ad attrarre lo sguardo di un uomo d’affari, colui che per anni lei chiamerà il Presidente.
Lei è solo una domestica, ma dopo quell’incontro il destino di Chyo sembra cambiare direzione e, dopo essere stata presa sotto la guida di Mameha, una famosa geisha di Gion, Chyo è finalmente Sayuri ed è destinata a incantare il Giappone con la sua bellezza.
Sayuri non è ancora una geisha quando è già contesa da due uomini importanti: Nobu Toshikazu, il presidente della Iwamura Electric Company, socio del Presidente e un medico di nobili origini.





Le speranze che Sayuri ripone nel poter intrattenere il presidente sembrano svanire giorno dopo giorno, finchè…
..ora non posso svelarvi tutta la storia, ma sappiate che la nostra Sayuri mette a punto un piano e sarà proprio grazie a questo che il romanzo si conclude con il primo bacio d’amore di Sayuri e il Presidente e il racconto del loro futuro rapporto.








Adesso che avete conosciuto un po’ i personaggi, vi lascio le citazioni più romantiche del romanzo e vi invito a leggerlo, a passeggiare tra i ciliegi in fiore ammirando grazie alla scrittura di Arthur Golden, una ricostruzione affidabile del Giappone del primo Novecento!






“Ero convinta che notasse gli alberi, il fango, i bambini per strada, ma non avevo motivo per credere che si fosse mai accorto di me”.







“..Ogni passo che ho compiuto nella mia vita da quando, bambina, sono arrivata a Gion, l'ho compiuto nella
speranza di avvicinarmi il più possibile a lei.»
«Guardami, Sayuri.» Volevo obbedirgli, ma non ci riuscivo.
«Che strano», continuò il Presidente a voce bassa, come se stesse parlando fra sé e sé, «la donna che da giovinetta mi guardava tanto sinceramente negli occhi, molti anni fa, ora non ne è più capace.»  “



“  …. il Presidente spostò di lato la bottiglia del saké e la tazza, poi allungò la mano e mi prese per il colletto dell'abito, attirandomi verso di lui. Un attimo dopo i nostri volti erano così vicini che potei sentire il calore della sua pelle. Mi tormentavo ancora per capire che cosa mi stesse succedendo e che cosa avrei dovuto fare o dire quando il Presidente mi tirò ancora più vicino e mi baciò. Forse la cosa vi sorprenderà, ma era la prima volta in vita mia che qualcuno mi baciava veramente.”



“Nelle folli speranze che avevo nutrito fin da quando ero poco più di una bambina, avevo sempre immaginato che la mia vita sarebbe stata perfetta se fossi diventata l'amante del Presidente. Era un pensiero puerile, eppure mi aveva accompagnato fin nell'età adulta.”

“ Nella primavera dell'anno successivo a quello in cui ero diventata la sua amante, il Presidente acquistò una lussuosa villa nella zona nordorientale di Kyoto e la chiamò Eishin-an, «Rifugio della verità propizia». Era destinata agli ospiti della sua azienda, ma in realtà la utilizzava più lui di chiunque altro. Era lì che ci incontravamo tre o quattro volte alla settimana, se non più, per passare insieme la notte. In certe occasioni i suoi tanti impegni lo facevano arrivare a ora così tarda che desiderava soltanto immergersi in un bagno bollente mentre io gli tenevo compagnia parlando del più e del meno, poi andava a dormire; ma la maggior parte delle sere giungeva prima del tramonto, o anche più presto, e cenava chiacchierando con me ed osservando i domestici che accendevano le lanterne in giardino.”


Come sempre, date un'occhiata alla coppia proposta da Cry!!! :)

http://ilmondodicry.blogspot.it/2017/05/coppie-librose.html?m=1


Recensione "Il piccolo principe" di A. de Saint-Exupéry a cura di Martina Cutrì



Cari lettori, oggi vi parlerò di un libro che probabilmente conoscete tutti,

"Il piccolo principe " di Antoine de Saint-Exupéry 

è un romanzo che senza pretese cerca di essere d’insegnamento alle persone che lo leggono, evidenziando degli aspetti importanti legati a valori profondi quali la purezza, l’armonia e l’amore per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.



《Va revoir les roses. Tu comprendras que la tiene est unique au monde. 
Tu reviendras me dire adieu et je te ferai cadeau d'un secret.》



EDIZIONE ORIGINALE CON LA STORICA TRADUZIONE DI NINI BOMPIANI BREGOLI

«Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Per il mio uomo d’affari erano dell’oro. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha» «Che cosa vuoi dire?» «Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!»







Quello di cui vi parlerò, rientra nei classici della letteratura mondiale più amati di sempre. 
Dal 1943 tutte le generazioni, dai più piccoli ai più grandi, sono attratti da questa storia e così si accostano alla lettura de "Le Petit Prince".


Sono dell'idea che si tratti di una lettura "per adulti" a causa delle morali che si celano dietro una semplice storia fantastica e che i bambini troppo piccoli non sarebbero in grado di comprendere da soli. Il protagonista dell'opera é il Piccolo Principe. Un bambino come tutti i bambini: curioso, dolce, attratto dal comportamento degli altri. 


Egli vive su un pianeta di cui è l'unico abitante, e possiede tre vulcani che "gli arrivano al ginocchio", uno dei quali é spento. Un giorno dalla terra del suo pianeta nasce una rosa rossa bellissima, e lui la protegge finché essa mentirà dicendo di essere autosufficiente. Credendo vere queste parole, il principe l'abbandona partendo per un lungo viaggio. Durante il suo cammino incontra individui ridicoli ai suoi occhi: un re dal carattere autoritario e supremo,ma solo nel suo pianeta e quindi "re di nessuno"; un ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere; un uomo che accende i suoi lampione la sera e li spegne la mattina. 




Egli segue solamente degli ordini e non ha tempo per sé stesso; un uomo che trascorre la sua vita a contare le stelle, credendo di esserne il padrone assoluto.
Le personalità dei personaggi nascondono i vizi e le virtù degli uomini: così impegnati nelle cose effimere, che non sono capaci di meravigliarsi di fronte la bellezza dei dettagli, come i tramonti del sole che il Principe osserva quando é triste. In uno degli ultimi capitoli, il piccolo principe incontra la volpe, animale indomabile ma che paradossalmente il principe addomestica. Ella le dirà che la rosa che possiede é unica, seppur nel mondo ne esistano tante simili. È questa una delle morali: in un mondo che corre rischiamo di farci sfuggire i dettagli delle cose che dovremmo amare.


Dobbiamo essere capaci di guardare le cose con il cuore, perché 《l'essentiel est invisibile pour les yeux.》





Curiosità sull'autore: 

Antoine de Saint-Exupéry era un pilota, proprio come l’amico del piccolo principe. Viaggiava su piccoli aerei per portare la posta da un punto all’altro del Sud America, e viaggiando pensava molto, e dopo aver pensato scriveva. Quando venne la guerra, diventò pilota di guerra. Un giorno del 1944, era luglio, si alzò in volo sul Mediterraneo e non tornò più.




Curiosità: 

Dal libro nel 2015 è stato tratto l’omonimo film, che ha partecipato al Festival di Cannes come film fuori concorso e che è comparso nelle sale cinematografiche italiane dell’1 gennaio 2016.


Recensione "Lo scarabocchio" di Cinzia Nazzareno a cura di Ilaria Cutrì

Buongiorno lettori!!! 
Oggi vi parlo di un libro che mi ha regalato forti emozioni, si tratta del secondo romanzo di Cinzia Nazzareno dal titolo  “Lo scarabocchio” edito da Bonfirraro Editore uscito il 13 marzo 2017.



Titolo: Lo scarabocchio
Autore: Cinzia Nazzareno
Prezzo: € 16,90
Pagine: 244
Data di pubblicazione: 25/03/2017
Editore: Bonfirraro Editore
Genere: Narrativa


Sinossi ufficiale:

Olmo è un piccolo borgo della Sicilia degli anni ’70. È qui che vive la famiglia, apparentemente felice, di Filippo Aletta. Soltanto l’ultimogenito, lo strano e tormentato Gianni detto “Genny”, desta alcune preoccupazioni.
Quando una notte, nel fienile, il padre lo scorge in atteggiamenti equivoci con lo sgorbio del villaggio, prende coscienza con amarezza della sua vera identità sessuale di donna intrappolata nel corpo di un ragazzo e, in preda a una crisi di nervi, lo caccia da casa e gli intima l’immediato trasferimento a Roma. È lì che l’ingenuo Genny spera di incontrare il vero amore… Con una struttura a cornice che apre, pervade e chiude il racconto e che ne rivelerà il messaggio più profondo, la storia è il crudele affresco di una società cieca e bigotta, pervasa da infiniti pregiudizi nei confronti della “diversità”, e prosegue con travolgenti colpi di scena, fino a giungere a uno struggente finale mozzafiato.


Recensione:




Lo scarabocchio è un disegno dalle linee confuse, che si mescolano alle parole e ai pensieri...
Lo scarabocchio ha tratti marcati come solchi profondi, decisi, vivi...
Lo scarabocchio ha un nome, anzi due, è Gianni o Genny 
e sarà impossibile non
 emozionarsi per la sua storia!


Cari lettori, siamo negli anni '70 in un piccolo paese della Sicilia ed è qui che la nostra storia ha inizio...


Filippo e Caterina si amano e hanno una bellissima famiglia, non immaginano che uno dei loro figli, Gianni, non sia esattamente il figlio che si aspettavano.
E' in modo brusco e inaspettato che Filippo scopre Gianni in atteggiamenti indiscreti nel fienile con Ciro ed è da lì che, deluso, ferito, tradito, lo costringe ad andar via dal borgo.
Le vicende di Gianni, che ormai si fa chiamare Genny, si muovono da Olmo a Roma ed è qui che vi esorto a leggere il libro perchè a Roma le dinamiche cambiano e tutto si intreccia fino ad un epilogo sorprendente.


Il cuore della storia è questo che vi ho appena sintetizzato, ma è ben protetto da una cornice: Albina sta scrivendo la tesi ed è alla ricerca di un fatto sociale importante da analizzare. E' così che la nonna le racconta di questo fatto che aveva scosso il paesino qualche decennio prima, la nonna diventa la prima narratrice della storia, fornisce alla nipote tutte le informazioni che le necessitano per la tesi, ma poi cede il posto a Mila.
Con Mila la narrazione si sposta dal filone conoscitivo a quello emozionale. Mila racconta soffermandosi spesso per via del pianto, della rabbia e di qualche dolce parola per la sua Genny.
Mila racconta per dare un senso ai fatti, perchè si conosca il vero animo di quella che lei, senza vergogna, definisce la sua sorellina.


La Nazzareno porta in scena un'intera famiglia con le sue fragilità, la contestualizza prima nella mentalità di un borgo siciliano, poi nella capitale mettendo in luce come giudicare la  "diversità" non sia una questione di posizione geografica.
Il "diverso", purtroppo, è sempre al centro di giudizi. Ciò che cambia è il come il "diverso" è giudicato.


Il modo in cui la società si approccia a Genny è completamente diverso ad Olmo e a Roma ma, qualunque sia il modo, Genny risulta essere vittima di mostri senza scrupoli.
La mentalità chiusa e bigotta è quella di quaranta anni fa, ma oggi non è radicalmente cambiata e il romanzo risulta fortemente attuale.


"Gianni era delicato, poetico, Gianni era un sognatore, e i suoi sentimenti, anche quelli amorosi non erano mai sporchi."

- Citazione tratta dal romanzo-


Il tema della identità sessuale è colonna portate del romanzo, è trattato con delicatezza e cura mettendo in luce tutto ciò che accompagna la voglia e la necessità di portare Genny alla luce del sole.
Gianni sognava di librare le ali su un mondo che era troppo basso per lui, che non lo comprendeva e non lo accettava. Non gli importava quanto sarebbe costato diventare Genny, perchè il suo più profondo desiderio era essere Genny.



"...Lui avrebbe preso i colori più belli, la tela più grande e usando la fantasia più sfrenata avrebbe dipinto il suo mondo esattamente come voleva che fosse, diversamente e tutto al contrario rispetto a come gli altri volevano che lo vivesse"- Citazione tratta dal romanzo-

Con uno stile semplice  e scorrevole, intervallato da frasi dialettali che conferiscono intimità ai dialoghi tra i personaggi, tra le pagine del romanzo si muovono diversi narratori che forniscono al lettori punti di vista diversi con un unico obiettivo: rendere giustizia a Genny.


La denuncia sociale è forte, viva e 
il romanzo assume quasi le sfumature di un memoriale.


Ho rivisto in questa storia un'epopea familiare, una di quelle tradizionali, legate alla letteratura siciliana verghiana. E' visibile un certo collegamento con l'ideale dell'ostrica:  quando Mila si sposa e si trasferisce a Roma, quando i fratelli maggiori vanno via da Olmo per lavoro, quando Gianni arriva a Roma, si innesca un meccanismo che porta alla disgregazione.
Tutto nasce dalla famiglia, dal dolore, quello di Filippo, che deriva dal non riuscire a comprendere la diversità del figlio, mentre l'amore , quello di Caterina e Mila, anche se incondizionato e puro, non è sufficiente in quella mentalità intrisa di maschilismo e bigottismo.
Alla fine della storia la famiglia non esiste più.


«Sei uno scarabocchio, Gianni! Un difetto impossibile da correggere», aveva replicato Filippo. «Hai proprio ragione, papà, sono uno scarabocchio di cui adesso ti vergogni», rispose freddamente Gianni, apparentemente senza scomporsi. Ed era uscito in fretta dalla stanza, fiero, coraggioso, senza voltarsi.
- Citazione tratta dal romanzo-




Lacrime.


Alla fine saranno loro a terminare con voi la lettura perchè non si può rimanere insensibili alla storia di Genny, non si deve essere insensibili alla violenza!

Consiglio la lettura a chi ama letture che affrontano tematiche sociali, a chi soffre di bigottismo, a chi si sente legato alla bellissima Sicilia, a chi vuole conoscere l'anima gentile e pura che Cinzia Nazzareno ha creato.