mercoledì 30 agosto 2017

Coppie librose, parte VI :Raskolnikov e Sonja

Cari lettori, benvenuti alla sesta puntata di “Coppie librose”….
Questa puntata, a differenza delle precedenti, sarà un pò particolare.

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Non sarò solo io raccontarvi di una bella coppia, 
con me c'è Alessio, lettore infaticabile, grande amatore della letteratura.
Nei mesi precedenti abbiamo letto / riletto insieme Delitto e Castigo e oggi, ci soffermiamo sulla storia di  Raskolnikov e Sonja.




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Da quando Delitto e castigo è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale, oltre che russa, si è sempre discusso del suo valore e del suo personaggio principale ma, sebbene Raskolnikov sia il perno di Delitto e Castigo e se ne sia a lungo dibattuto, Sonja non è affatto un personaggio minore. 


La loro storia non ha nulla di simile a quelle che vivono tra le righe di un romanzo rosa, ma non per questo è meno degna di essere narrata in questa rubrica. anzi, proprio per la natura di questo amore, completamente diversa dal senso comune, ha più diritto delle altre di essere raccontata.


La natura del loro amore? Ha radici profonde nell'empatia, nella sinergia con cui due anime umane riescono a trovarsi in un punto dell'universo e a completarsi. 
Detto così, sembra un pò filosofico. 
Ma la sensazione che avverto ancora adesso quando penso a Raskolnikov e Sonja è di completezza. 
Non è amore nel senso più "banale" del termine. Perchè non è amore il loro, é di più. 
È presenza, costanza, essenza.
Nasce dalla necessità, da un dolore, da una sofferenza morale e fisica delicata e profonda.
Entrambi sono consci del dolore dell’altro e anche se Sonja non parla apertamente delle sue sventure, Raskolnikov la sente vicina e si confida a lei, solo con lei, cercando il suo aiuto e il suo consiglio.
Ed è meraviglioso come una figura minuta  e smunta, quale  Dostoevskij descrive Sonja, possa essere da sostegno al "grande" Raskolnikov.


Sonja è un personaggio che esordisce in sordina ma acquista vigore e vitalità nella seconda metà del romanzo fino alla fine dove la ritroviamo, dopo essersi trasferita in Siberia, in veste di sartina. E' una figura piena di carità, di compassione e di amore per il prossimo. Nel diventare la sartina, credo ci sia la stessa conversione di Sonja. Perché attraverso il perdono degli ultimi nel senso profondamente evangelico del termine, credo ci sia la sua catarsi. 
È come se perdonando sia a sua volta perdonata di quel doloroso fardello che porta in spalla.

Ci sarebbe davvero da chiedersi se la più grande creazione di Dostoevskij sia stata Raskolnikov o Sonja ma probabilmente la risposta è più semplice di quanto sembri. Nessuna delle due figure sarebbe stata grande se non ci fosse stata accanto l'altra!

Sonja è la conversione, la redenzione di Raskolnikov.
Senza di lei, probabilmente il "castigo" sarebbe stato più aspro e duro di quel che è narrato. il grande scrittore vuol bene al suo  Raskolnikov e con la sua penna crea una figura femminile bassa, ultima tra gli ultimi, ma ricca di energia positiva e misticismo. 




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Vorrei condividere il paragone, a mio avviso bellissimo, che suggerisce Alessio: 

Sonja è il Vangelo.

La partenza di Sonja per la Siberia è una cosa emblematica perchè oltre al perdono c'è la pratica del perdono. Sonja dimostra di essere veramente il Vangelo. Va in mezzo alla Siberia e diventa la balia di tutti i detenuti, non solo di Raskolnikov ma non c'è in lei amore in senso comune, come ciò che ci si aspetterebbe da un romanzo come Delitto e castigo.
Nonostante ciò, l'amore è fondamentale all'epilogo del romanzo, la condizione interiore di Raskolnikov e Sonja è estremamente vicina.  Raskolnikov ha la psiche a pezzi dopo l'efferato delitto e Sonja non ha un passato facile alle spalle. 

Ma, se è vero, come abbiamo precedentemente sottolineato, che Sonja rappresenta la conversione, questo è profondamente contraddittorio con la sua figura dato che la ragazza, figlia di Marmeladov -l'uomo ubriaco che incontriamo nella parte I del romanzo-  è costretta a prostituirsi per provvedere al sostentamento della numerosa famiglia. Nonostante questa figura dai contorni scuri, Sonja mantiene una purezza e una dolcezza estremamente affascinanti. E, infatti, non si percepisce nulla di greve in Sonja nonostante sia machiavellica. Forse, il fine per cui fa quel che fa riesce ad elevarla. In un certo senso la nobilita.



Ma adesso, ci chiediamo... 
Raskolnikov ama Sonja?


Ed eccoci tra le strade di Pietroburgo, poco dopo la confessione di Raskolnikov a Sonja. 
Leggiamo insieme ad Alessio le parole del romanzo.


" Quel giovane era come fuori di sè. Non poteva star fermo un momento nè concentrare la sua attenzione su una cosa per volta; ogni suo pensiero correva dietro un altro pensiero, senza tregua; divagava, le mani gli tremavano leggermente."


Un altro passo importante del romanzo messo in luce da Alessio è lo scambio delle croci.

"Sònja, in silenzio, tirò fuori dal cassetto due croci, una di
cipresso e l'altra di rame, si segnò, fece il segno della croce
anche a Raskòlnikov e gli mise al collo la croce di cipresso.
«Questo, dunque, è il simbolo della croce che mi prendo
addosso. Eh! eh! Come se, fino a questo momento, non avessi
sofferto abbastanza! È di cipresso, cioè per gente da poco...
quella di rame, di Lizavèta, che ti metti tu, fammela un po'
vedere... Ce l'aveva addosso, in quel momento? Io ne conosco
altre due, di croci, una d'argento e una smaltata... Le ho gettate
sul petto della vecchietta, quel giorno... Ci vorrebbero adesso,
dovrei mettermi quelle, no?... Ma sto dicendo un mucchio di
sciocchezze, e dimentico l'essenziale; sono piuttosto distratto!...
Vedi, Sònja, in realtà sono venuto per avvertirti, perché tu
sappia... Be', ecco... A dir la verità, sono venuto proprio per
questo. (Ehm, però pensavo che avrei parlato un po' di più.)
Anche tu volevi che ci andassi, non è vero? E io, così, me ne
starò in prigione, e il tuo desiderio sarà esaudito. E allora,
perché piangi? Perché piangi anche tu? Smettila, basta! Oh,
quanto mi pesa tutto questo!» "


Raskolnikov in quel momento capisce di amare molto Sonja, sia perchè si addossa la sua croce e il peso che sente sulle spalle è minore, sia perchè sente che c'è un affetto da parte sua che in realtà non dovrebbe esserci dopo che lui ha confessato di aver ucciso una delle sue migliori amiche. 
Ma Sonja perdona come se fosse il Vangelo stesso.


" Il sentimento però cominciava a risvegliarsi in lui; il cuore gli si strinse. 
"Che ha? Che ha? pensava fra sè, guardandola. "che cosa sono io per lei? Perchè piange?Perchè s'occupa di me, come se fosse mia madre o mia sorella? Ha per me la tenerezza di una balia!"

Lì si risveglia un Raskolnikov  diverso da quello febbrile, in eterno stato di agitazione. Lì è un Raskolnikov in conversione. Lui non dà così importanza allo scambio delle croci, per lo meno in senso religioso, quanto alle lacrime di Sonja.

"Fatti il segno della croce!Dì almeno una preghiera!" supplicò Sonja con voce timida e tremante.
"Oh, sia pure, pregherò quanto vorrai tu! E con tutto il cuore Sonja,con tutto il cuore!"

Dall'amore di Sonja parte la conversione di Raskolnikov!



Sperando che questo articolo sia stato per voi un invito alla lettura del romanzo, una rilettura o semplicemente un approfondimento, vi lascio con le parole finali di uno dei più belli - meravigliosi, stupendi (e potrei continuare, ma mi fermo) - romanzi della letteratura internazionale. Non potrebbe essere diversamente.

" Ma qui già comincia una nuova storia, la storia del graduale rinnovarsi di un uomo, la storia della sua graduale rigenerazione, del suo graduale passaggio da un mondo in un altro, dei suoi progressi nella conoscenza di una nuova realtà, fino allora completamente ignota. Questo potrebbe formare argomento di un nuovo racconto; ma il nostro racconto odierno è finito. "



 E, non per ultimo, 
ringrazio Alessio 
per la sua 
preziosa collaborazione! 


Come sempre, una nuova coppia proposta da Cry QUI 

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Nelle puntate precedenti:

Coppia librosa #1 :  Romeo e Giulietta

Coppia librosa #2 :  Sybil Vane e Dorian Gray

Coppia librosa #3 : Sayuri Nitta e il Presidente

Coppia librosa #4 : Amore e Psiche

Coppia librosa #5 :  Paolo e Francesca

Coppia librosa #6 : Raskolnikov e Sonja





Quale sarà la coppia #7???
Se vuoi suggerila scrivi  a 

emozionitralerigheblog@gmail.com













domenica 27 agosto 2017

Poesia "Amai trite parole" - Umberto Saba


Amai trite parole che non uno osava.

Mi incantò la rima fiore amore,

la più antica difficile del mondo.

sabato 26 agosto 2017

Recensione "Storie Fantastiche di Gente Comune" di Stefano Valente

Cari lettori,
vi presento un nuovo libro
fatto di tre interessanti racconti...




Titolo: Storie fantastiche di gente comune
Autore: Stefano Valente
Genere: Fiabe e libri per ragazzi
Numero pagine: 144
Edizione:1Anno
Pubblicazione: 2017

Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari. Un eroe è semplicemente una persona. Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta. Paolo, un militare devoto all'uniforme e fedele alla Patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene. Il secondo eroe è Chiara, un'affascinante ragazza dall'intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena. Infine c'è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare ad un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all'attuazione della giustizia.




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Un libricino, tre racconti e qualche ora -forse meno- di lettura.. è il primo libro di Stefano Valente e, dopo averlo letto, vorrei invitarvi a sedere accanto a Chiara, Matteo, Stefano e riflettere attraverso le loro vite.

Le loro vicende sono un pò simili alle nostre e potremmo sentirci estremamente vicini a un fatto o un'emozione tra quelle narrate.
La patria, l'onore, l'amore, l'amicizia, la lealtà sono elementi di un puzzle che parla di vita.
Una lettura adatta a tutti, nessuno escluso. Lo indicherei come lettura per i ragazzi tra i dodici e i sedici anni in particolar modo in quanto c'è uno sfondo educativo e degli insegnamenti da trarre da ciascuna delle storie.

Si intravede l'impegno di Valente e la voglia di indagare la sfera complessa dei comportamenti e dei sentimenti umani

Personalmente, non ho apprezzato il doppio punto di vista tra il personaggio e la voce narrante.
Ma è solo un mio gusto.
Complessivamente i racconti sono ben costruiti,il lessico curato e particolarmente vicino ad espressioni giovanili come "brother"  "sister" , "let's go to relax" (che non ho particolarmente gradito).





Un'ultima notizia: l'autore ci informa che una copia cartacea con dedica a tre persone che avranno scritto il miglior commento sul sito ilmiolibro e una copia con dedica al miglior reclutatore.
I commenti dovranno essere sinceri, veri e costruttivi.

Come vincere le copie?
Per partecipare bisogna supportare il libro oltre che commentare (il reclutatore può anche commentare, però basta anche solo il supporto). Ogni giorno sui social pubblicherò i criteri che utilizzerò per giudicare i commenti.


Per chi fosse interessato, può contattare l'autore per email garat90@gmail.com, su Instagram su @garat90, su Twitter su @stefanosfgc e su Facebook sulla pagina ufficiale del libro.
Chi mi contatta dovrà indicare il nome con cui si registra sul sito ilmiolibro (il link è quello che ti ho inviato l'ultima volta) e colui che gli ha consigliato il libro (contatto social o mail). Il 29 settembre alle 17 pubblicherò i vincitori.

mercoledì 23 agosto 2017

Recensione "La regina maledetta" di J.Kalogridis

Cari lettori, oggi vi racconto una storia avvincente  e appassionante
che ha come protagonista Caterina de' Medici, 
l'ultima regina della dinastia che rese grande Firenze in Italia e nel mondo.




Titolo: La regina maledetta
Autore: Jeanne Kalogridis
Traduttore: M. Visentin
Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 2010
Pagine: 534
EAN: 9788830426863



Trama:
La sovrana è sola nei suoi appartamenti. Ha congedato anche le dame di compagnia, contravvenendo a ogni etichetta di corte: l'incontro che sta per avvenire non deve avere testimoni. Perché l'ospite di Caterina de' Medici, quell'ometto zoppicante dai lunghi capelli grigi, è messer Nostradamus, maestro dell'occulto. A lui Caterina vuol chiedere l'interpretazione dei sogni di morte che la tormentano sin dall'infanzia, a lui vuol chiedere una rassicurazione per il futuro dei propri figli, ma soprattutto da lui vuole una spiegazione sulla trentacinquesima quartina delle Profezie, che, ne è sicura, riguarda suo marito, Enrico II di Francia, destinato a morire giovane «di crudele morte». La risposta dell'astrologo è criptica, come le sue quartine: lui scrive quello che deve, ma non pretende di comprenderne il significato. Dentro di sé però Caterina conosce la verità, chiusa in quella perla insanguinata posata sul suo cuore: il destino non può essere ingannato, e il sangue versato chiama solo altro sangue...





📚📚📚📚Recensione a cura di Ilaria Cutrì📚📚📚📚📚


E' solo una bambina quando, fatta prigioniera di ribelli fiorentini, vive tra le fredde mura di una convento di Firenze. La Repubblica è appena nata nella città che i Medici hanno portato all'eterna gloria e Caterina de' Medici non è che una prigioniera di infima importanza. Liberata dalle truppe pontificie e condotta a Roma, il Papa fa di lei una pedina politica e, poco tempo dopo, la corte del Re Francesco I di Francia si apre per lei.

E' solo l'inizio della storia di una donna forte, abile, scaltra.
Una donna misteriosa, che conosce la sofferenza e cerca la redenzione, una donna che merita stima e rispetto perchè, sebbene sappia come raggiungere i suoi obiettivi incarnando l'ideale machiavellico per cui il fine giustifica il mezzo, sa dove fermarsi. 

"La regina maledetta" è il romanzo con cui Jeanne Kalogridis celebra la figura di Caterina de' Medici. Il romanzo appare ben strutturato e i capitoli accompagnano l'infanzia e la giovinezza di Caterina, fino alla sua maturità in veste di regina di Francia. 


Non so quanti di voi conoscano questo personaggio, ma Caterina de' Medici è una figura di cui si parlò per molto tempo con accezione negativa. Il romanzo, pur non mettendo a tacere l'alone di mistero che circonda la de' Medici, le rende giustizia presentando il suo lato fragile accanto a quello forte.

Caterina non è solo una principessa, una regina; 
è una bambina fragile e indifesa, una donna, una moglie e una madre. 

Con la coscienza in bilico tra i desideri e i limiti, 
Caterina de' Medici macchia la propria vita di nero e
per difendere chi ama, 
uccide bene due volte.


Il sangue chiama sangue alla corte di Francia...
Ma Caterina sa quando deve fermarsi e sa che tutto ha un prezzo.




Una delle fosche nebbie che avvolge la figura storica di Caterina de' Medici si cela sotto il nomignolo di "regina nera".  Il romanzo non nega, anzi sembra fomentare questo aspetto e la storia si arricchisce magicamente di riti, talismani, di una componente esoterica che genera attrazione e fascino nel lettore.  
Tra i capitoli compaiono due personaggi che la regina ebbe modo di conoscere: 
Nostradamus e Cosimo Ruggeri.  
In particolare, i consigli di Cosimo Ruggeri ebbero grande influenza sulla regina fino a spalancare per lui, in qualità di astrologo, la corte di Francia e di far sporcare di rosso la coscienza di una donna il cui più alto desiderio era l'essere amata.
Enrico II di Valois, re consorte di Caterina de' Medici, raramente concedeva la sua compagnia notturna e che fece soffrire terribilmente la giovane Caterina che, invece, fu sempre follemente innamorata di lui fino alla fine dei sui giorni.




Édouard Debat-Ponsan – Davanti alla porta del Louvre, 1880


Il nome di Caterina de' Medici è anche legato ad una pagina sanguinosa della storia di Francia: quello che passò alla storia come la strage dei protestanti ugonotti, temuti dalla cattolica.
La notte di San Bartolomeo, ( notte tra il 23 e il 24 agosto del 1572) furono massacrati, a Parigi e in provincia, diverse migliaia di ugonotti. 

La strage fu ordinata dalla regina madre Caterina de' Medici, la quale temeva l'influenza del capo ugonotto Gaspard de Coligny sul figlio, il re   Carlo IX ed è la viva realtà delle ultime pagine del romanzo. 



La personalità di Caterina de’ Medici è complessa, difficile da analizzare con precisione perché il confine tra storia e leggenda diventa quasi impercettibile.
La sua figura rimane legata a una leggenda nera e a pagine tragiche di storia.
Oggi la figura di Caterina de’ Medici è messa in discussione, riabilitata e questo romanzo va letto esattamente in questa ottica.
Nonostante la materia storica sia indagata con precisione, la narrazione è scorrevole e l'attenzione del lettore è alta fino alle ultime pagina. Colpi di scena si susseguono e ogni capitolo, di media lunghezza, lascia una scia di curiosità per cui chiudere il libro sarebbe un vero peccato!




Cosa manca per rendere indimenticabile il romanzo? 
Un viaggio nella Valle della Loira per visitare il magnifico castello di Chenonceau e i luoghi descritti dal romanzo!



Castello di Chenonceau, Loira, Francia






Informazioni sull' autrice

Jeanne Kalogridis, nata in Florida nel 1954, ha compiuto studi di letteratura russa e linguistica. Dopo aver pubblicato con successo I diari della Famiglia Dracula, si è dedicata al romanzo storico, scegliendo l'Italia del Rinascimento come fonte di ispirazione e sfondo per le sue storie abitate da personaggi femminili forti e passionali. Oltre a La Regina Maledetta, presso Longanesi sono apparsi Alla Corte dei Borgia e L'enigma della Gioconda (disponibili anche in TEA)

Voi cosa ne pensate? Avete già letto qualcosa di quest'autrice?
Se amate i romanzi storici, non potete perdere questa autrice! Ha scritto numerosi libri e li leggerò tutti nei prossimi mesi! come sempre, se qualcuno si vuole unire alle mie letture, scrivetemi su:
 emozionitralerigheblog@gmail.com




giovedì 17 agosto 2017

Recensione "Dell'amore e di altri demoni" di Gabriel Garcìa Màrquez a cura di Ilaria Cutrì


Il mio primo Marquez arriva nell'estate 2017
-mai troppo tardi per conoscerlo- 
e non è uno dei suoi famosissimi titoli 
“Cent’anni di solitudine” e “L’amore ai tempi del colera”,
titoli che sicuramente molti di voi avranno già letto. 

Questa è una storia d’altri tempi, 
meravigliosa e imperdibile....
conosciamola insieme!







Titolo: Dell'amore e di altri demoni
Autore:  García Márquez
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Pagine: 147
Prezzo: 9,00€

Trama:
 Da un'antica tomba nel convento delle clarisse di Cartagena emerge una lunghissima chioma rossa. Dal singolare evento, cui il giovane Garcia Màrquez, allora cronista alle prime armi, si trovò ad assistere, scaturisce questo affascinante racconto pubblicato nel 1994, con il quale Gabo torna alle atmosfere di "Cent'anni di solitudine" e ai temi dell'"Amore ai tempi del colera", la passione erotica che diventa malattia, metafora della letteratura e della vita. Al centro della vicenda, ambientata in una Cartagena de Indias perduta in un vago e oscuro passato coloniale, sospeso  tra il possibile e il misterioso, c'è la passione innaturale e distruttiva che vede protagonisti una bellissima bambina morsa da un cane rabbioso, un medico negromante e un giovane esorcista posseduto dal mal d'amore. Costruito con la logica di Calderón de la Barca e l'ironia di Cervantes, "Dell'amore e di altri demoni" vive di una prosa insolitamente scarna ed essenziale. Una scrittura decantata e limpida che dà vita a pagine di struggente poesia e di emozionato pudore con cui Gabriel Garcia Márquez riesce ad avvincere il lettore, trascinandolo in un enigmatico universo capace di travolgere i sensi e i sentimenti.




📚📚📚📚Recensione📚📚📚📚📚

Un piccolo, sottilissimo volume di Marquez mi guardava dal primo ripiano della mia libreria.
Era troppo tempo, anni, che attendeva mi accorgessi di lui.
Così,
in un giorno qualunque di una torrida estate,
decise di farmi compagnia... 


Rifiutereste la compagnia di un libro di Marquez?

Devo ammetterlo, io non lo conoscevo.
Ma dopo aver letto "Dell'amore e di altri demoni",
so che vorrò conoscerlo di più!


Pubblicato nel 1994, "Dell'amore e di altri demoni" non ha nulla da invidiare a grandi capolavori. 
E' una fusione di realismo, strumento di indagine sociale e di ferma critica verso alcune realtà ed istituzioni. Come una lama, Marquez affila le parole e dipinge le scene, talvolta crude, di un'America Latina lacerata e sofferente. Una terra intenta alla ricostruzione della propria identità, alla conservazione delle proprie radici, una terra in cammino verso l'accettazione -integrazione, per quanto possibile - di quelle istituzioni e di quella cultura che proprie non furono mai. 

Il personaggio principale, Sierva Maria, è affascinante e non c'è un aggettivo migliore per descriverlo. Vi accompagnerà pagina dopo pagina, sarete insieme a lei nel suo dolore, nelle sue incomprensioni, nei suoi rifiuti, nella sua "diversità" , nel suo essere il prodotto più autentico di un processo di trasformazione sociale, di integrazione e compenetrazione di culture che lascia poco spazio al suo avere una forte identità.

Il bene e il male si delineano, si rincorrono per poi finire con il coincidere e il fondersi in una forma non stereotipata, sconosciuta. Confusione, sfumature, la critica di Marquez si muove come la flebile fiamma di una candela. E' debole, viva, smorta e non ha la forza di tramutarsi in azione.

Un pizzico di atmosfera esotica insieme alle credenze e le superstizioni locali conferiscono al romanzo quel tocco di realismo magico che nella letteratura italiana potremmo ritrovare nella Deledda di Canne al vento.



Si sente caldo tra le righe del romanzo, si respira a fatica per via dell'afa e della polvere.


E' un libro che lascia una scia e, sebbene possa sembrare piccolo oppure minore rispetto ai capolavori dell'autore, riesce a lasciare un filo che il lettore curioso non potrà fare a meno di cogliere continuando il suo percorso tra le pagine di una letteratura molto lontana dalla nostra, ma altrettanto degna di essere conosciuta e raccontata.


Poche pagine di intensa bellezza,
poche pagine ricche di storia, tradizione, 
poche pagine dense di spessore e complessità.


Perchè è nei libri brevi, a mio avviso, che si riconosce l'abilità di uno scrittore.
La capacità di condensare i fatti, circondandoli di una cornice contestualizzante e rendendoli importanti, oltre che belli, da uno stile inconfondibile.

Marquez si è rivelato degno delle aspettative, ha confermato gli elogi di quanti mi avevano parlato dei suoi libri come imperdibili. 

Quanti hanno sentito parlare o letto le opere di questo autore, probabilmente conoscono i suoi capolavori. Nel mio piccolo, vi consiglio di leggere questo perchè grazie a "Dell'amore e di altri demoni" ho conosciuto Marquez, un pò per caso, un pò per fortuna. Ma è per volontà che lo sceglierò ancora.



mercoledì 9 agosto 2017

La bellissima poesia di Victor Hugo a Juliette Drouet


VICTOR HUGO - A Juliette Drouet

Faccio tutto ciò che posso
perché il mio amore
non ti disturbi,
ti guardo di nascosto,
ti sorrido quando non mi vedi.
Poso il mio sguardo
e la mia anima ovunque
vorrei posare i miei baci:
sui tuoi capelli,
sulla tua fronte,
sui tuoi occhi,
sulle tue labbra,
ovunque le carezze
abbiano libero accesso.

mercoledì 2 agosto 2017

T'adoro di Charles Baudelaire



T'adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!
 E tanto più t'amo quanto più mi fuggi,
o bella, e sembri, ornamento delle mie notti,
 ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.
Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
 fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
 che ti fa più bella ai miei occhi.




Lettere: G.Murat a C.Bonaparte


Al Castello di Pizzo (VV) è conservata la lettera scritta da Gioacchino Murat alla moglie Carolina Bonaparte.È l'ultima lettera del re di Napoli, firmata il 13 ottobre 1815.




Lettera di Murat a Carolina Bonaparte

«Cara Carolina del mio cuore,
l’ora fatale è arrivata, morirò con l’ultimo dei supplizi, fra un’ora tu non avrai più marito e i nostri figli non avranno più pa­dre. Ricordatevi di me e tenetemi sempre nella vostra memoria;

Muoio innocente e la vita mi è tolta da una sentenza ingiu­sta.

Addio mio Achille; Addio mia Letizia. Addio mio Luciano; Addio mia Luisa.

Mostratevi degni di me; vi lascio in una terra e in reame pie­no di miei nemici; mostratevi
superiori alle avversità e ricorda­tevi di non credervi più di quanto siete, pensando a ciò che
sie­te stati.
Addio, vi benedico; Non maledite mai la mia memoria; ri­cordatevi che il più grande dolore
che provo nel mio supplizio è di morire lontano dai miei figli, da mia moglie e di non avere
nessun amico che possa chiudermi gli occhi.
Addio, mia Carolina, addio figli miei; ricevete la benedizio­ne eterna, le mie calde lacrime ed i
miei ultimi baci.
Addio, Addio. Non dimenticate il vostro infelice padre!

Pizzo, li 13 ottobre 1815
Joachim Murat»

martedì 1 agosto 2017

Recensione "Le meraviglie del mondo antico" di V.M.Manfredi



Nuovo mese, nuova recensione!
Oggi vi parlerò di un saggio che ho letto lo scorso mese;
l'autore, Valerio Massimo Manfredi, è un grande nome della narrativa storica italiana.




Titolo: Le meraviglie del mondo antico
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Genere: Saggio storico
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Data di Pubblicazione: novembre 2014
EAN: 9788804644163
ISBN: 8804644168
Pagine: 180
Articolo di: Ilaria Cutrì




Descrizione:

La Grande Piramide di Cheope a Giza, immensa dimora di riposo eterno per il faraone e monumento di tale titanica complessione da sfidare sotto certi aspetti l’umana comprensione: la più antica fra le Sette Meraviglie e l’unica che sopravvive ancora oggi. I Giardini Pensili sospesi sul paesaggio di Babilonia, costruiti da un grande monarca per la sposa che aveva nostalgia delle sue montagne boscose: la più evanescente delle Sette Meraviglie, quella più fantasmatica, invano cercata e inseguita da archeologi e poeti, da epigrafisti e indagatori delle antiche fonti. E poi l’Artemision di Efeso, gigantesco tempio dedicato al culto della dea Artemide, voluto dal munifico re di Lidia Creso. Il Colosso di Rodi, l’enorme statua di bronzo che sorgeva su una piccola isola in mezzo al mare. E ancora, il Mausoleo di Alicarnasso, la monumentale tomba dove riposava il satrapo Mausolo, nell’attuale Bodrum, in Turchia. Il Faro di Alessandria in Egitto, che una volta indicava la via alle mille imbarcazioni che si avvicinavano a quel porto favoloso. E la statua di Zeus a Olimpia, grandiosa creazione del mitico scultore Fidia. Sono queste le Sette Meraviglie del mondo antico. Già indicate come tali diversi secoli prima della nascita di Cristo, furono contemporaneamente visibili solo nel periodo fra il 300 e il 227 a. C.; successivamente andarono a una a una distrutte per cause diverse, salvo appunto l’inattaccabile Piramide di Cheope, scalfita soltanto dalle mani distruttrici degli uomini. Al canone classico Valerio Massimo Manfredi aggiunge la favolosa ipotesi di un’ottava meraviglia, regalandoci il racconto di come sia sorto e di che cosa abbia rappresentato il mausoleo di Commagene, la tomba-santuario del re Antioco, che utilizza come base una montagna intera, alta 2150 metri, nuda, aspra e solitaria: il Nemrut Dagi, nell’Anatolia orientale, vicino al confine con la Siria, la montagna dove secondo il mito Nemrot, il re della torre di Babele, andava a caccia. Lungo pagine avvincenti, dense di racconti favolosi, Valerio Massimo Manfredi si confronta con le massime realizzazioni dell’umanità, e le riporta in vita per noi nel modo più grandioso, raccontandoci i miti e le storie che accompagnarono questi monumenti destinati a entrare nella leggenda. E con il corredo di immagini preziose, la sua epica compie un esperimento strepitoso: restituisce ai nostri occhi, regalandoci l’emozione di visitarle, opere di straordinaria complessità e arditezza, meraviglie mitiche e perdute per sempre nella notte del tempo.








   
Le sette meraviglie del mondo antico mi hanno sempre affascinata e leggere questo libro di Manfredi mi ha fatto appassionare alla loro storia ancora di più. Alcune mie curiosità sono state soddisfatte, altre avrò il piacere di studiarle personalmente attingendo alla bibliografia riportata dallo stesso autore.


  • La Piramide di Cheope a Giza;
  • i Giardini pensili di Babilonia; 
  • lo Zeus di Fidia a Olimpia;
  • il Colosso di Rodi;
  • il Mausoleo di Alicarnasso;
  • L'Artemision di Efeso;
  • il Faro di Alessandria.


L'elenco delle sette meraviglie del mondo antico è attribuito a Filone di Bisanzio (  I secolo a.C. ) e riporta alla memoria quel mondo ideale in cui tutto pareva possibile, persino la costruzione di opere straordinarie, monumentali e maestose come quelle sopra elencate.


Simboli di civiltà evolute nei millenni precedenti,
testimonianza del grado di progresso raggiunto senza l'ausilio della tecnologia.
Il mondo antico, una culla in fermento per idee, conoscenze e culture, crea opere di straordinaria magnificenza oggi scalfite e perse grazie alla "mania distruttiva degli uomini”. 


Mi ha colpito molto come l'autore colleghi la scomparsa e la distruzione delle opere del mondo antico a causa del fanatismo ( e dell'ignoranza) dei cristiani dopo il decreto di Teodosio, in cui si "ordinava di distruggere tutti i templi pagani esistenti e le immagini degli idoli".
L'impossibilità e l'incapacità di scindere un fatto artistico-culturale da un'idea spirituale segnò il destino dei santuari di Olimpia e al tempio di Artemide di Efeso, perché finalizzati al culto degli dei per cui visti come "opera seduttrice del demonio".



Un episodio da confinare nei millenni precedenti?
No!
Lo stesso destino hanno avuto le due statue di Buddha distrutte dalla furia dei talebani.
Era il 2001.
Corsi e ricorsi della Storia?
Ignoranza o fanatismo?
Preferisco lasciare aperte le domande.



Una lettura appassionante in cui Manfredi scrive non solo riportando i frutti di una ricerca personale al lettore ma riportando anche aneddoti e curiosità.
E' un lettore a metà quello cui si rivolge Manfredi, nè troppo colto, nè ignorante di storia ed arte.
Il testo risulta difficile da leggere solo al lettore che non abbia un minimo bagaglio culturale di storia, storia dell'arte, archeologia.

L'autore, infatti, non si occupa di fornire delle basi a colui che legge il suo libro, ma presuppone a priori la loro esistenza.

Ecco che, durante il libricino (-ino per dimensione e non per valore!), termini legati all'arte e all'archeologia si collocano accanto a termini latini e tecnici.

Questa scelta l'ho particolarmente apprezzata!


Da studentessa di ingegneria, oltre che appassionata di storia e storia dell'arte, sono stata colpita da come Manfredi si porti a spiegare dei fatti tecnici quali la stabilità di statue monumentali, il funzionamento dell'impianto idrico dei giardini di Babilonia, l'invenzione della prima turbina a vapore, la ruota idraulica...

E' da sottolineare che non sono spiegazioni essenzialmente tecniche anzi, risultano essere particolarmente rudimentali, finalizzate al minimo per la comprensione della fruibilità di un'opera (concetto già radicato negli antichi popoli), delucidazioni importanti per far capire quale fosse il grado di progresso delle antiche civiltà.





Informazioni sull'autore:

Valerio Massimo Manfredi è un archeologo specializzato in topografia antica. Ha insegnato in prestigiosi atenei in Italia e all'estero e condotto spedizioni e scavi in vari siti del Mediterraneo pubblicando in sede accademica numerosi articoli e saggi. Come autore di narrativa ha pubblicato con Mondadori quindici romanzi: Palladion, Lo scudo di Talos, L'Oracolo, Le Paludi di Hesperia, La Torre della Solitudine, Il faraone delle sabbie (premio librai città di Padova), la trilogia Alèxandros pubblicata in trentanove lingue in tutto il mondo, Chimaira, L'ultima legione da cui è tratto il film prodotto da Dino De Laurentiis, L'Impero dei draghi, Il Tiranno (premio Corrado Alvaro, premio Vittorini), L'armata perduta (premio Bancarella), Idi di marzo (premio Scanno), Otel Bruni e il primo volume della saga di Odysseo Il mio nome è Nessuno ' Il giuramento; è autore anche, sempre per Mondadori, di alcune raccolte di racconti, e di saggi. Conduce programmi culturali televisivi in Italia e all'estero, collabora con 'Il Messaggero' e 'Panorama'.