lunedì 31 luglio 2017

Coppie librose, parte V - Paolo e Francesca







Paolo e Francesca sono due personaggi realmente esistiti, ma il loro amore entra
a pieno titolo tra le coppie librose grazie a Dante Alighieri che nel canto V dell'Inferno della Divina Commedia ci permette di conoscerli attraverso le sue rime!




Francesca racconta, dietro richiesta del poeta, la vicenda che la coinvolse insieme al suo amante, parla del loro peccaminoso amore, causa della loro morte. 

Francesca narra, Paolo piange e Dante ascolta.
Un triangolo di emozioni contrastanti, eppur connesse.

Dante è particolarmente interessato a capire come questo amore sia iniziato e Francesca racconta che tutto nacque leggendo dell’amore tra Lancillotto e Ginevra.

Qui, nel girone riservato ai lussuriosi, Dante condanna quella forma d'amore di cui parla Francesca, quella che contrasta con la legge di Dio e si sviluppa come amore-passione piuttosto che come amore-virtù.









Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense".

Queste parole da lor ci fuor porte.




Chi erano Paolo e Francesca e quale è stata la loro vicenda?


Francesca da Polenta è figlia di Guido Minore,Signore di Ravenna e Cervia, e attende che il padre scelga per lei uno sposo gradevole e gentile. La famiglia dei da Polenta da Ravenna stringe alleanza, grazie al vincolo matrimoniale, con la famiglia  dei Malatesta da Rimini ed è esattamente il 1275 quando Guido da Polenta decide di dare la mano di sua figlia a Giovanni (Giangiotto)Malatesta.



Il matrimonio è combinato.



I familiari di Francesca sanno che la ragazza potrebbe rifiutare dato l'aspetto del giovane promesso sposo anziano, zoppo e rozzo . Allora, per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane, i potenti signori di Rimini e Ravenna tramano l’inganno e mandano Paolo il Bello, cognato di Francesca.

Francesca accetta con gioia ed il giorno delle nozze sposa Paolo ignara dell'inganno che scoprirà solo il giorno successivo:
"la mattina seguente al dì delle nozze levare da lato a sè Giangiotto…”
Ben presto, Francesca si rassegna al suo matrimonio.


Paolo, però, continua a far visita alla cognata, complici alcuni possedimenti terrieri nelle vicinanze, forse pentito di essersi prestato all’inganno.

Un giorno del settembre 1289, durante una delle solite visite di Paolo, Giangiotto sorprende i due amanti in un bacio durante la lettura della storia di Lancillotto e Ginevra.

Noi leggiavamo un giorno per dilettodi Lancialotto come amor lo strinse;soli eravamo e sanza alcun sospetto. 129
Per più fïate li occhi ci sospinsequella lettura, e scolorocci il viso;ma solo un punto fu quel che ci vinse. 132
Quando leggemmo il disïato risoesser basciato da cotanto amante,questi, che mai da me non fia diviso, 135
la bocca mi basciò tutto tremante.Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:quel giorno più non vi leggemmo avante". 138




Accecato dalla gelosia, Giangiotto  estrae la spada e li finisce entrambi.



In realtà, secondo la vera documentazione storica dei fatti, sono pochi i dati veramente riscontrabili: i dati anagrafici dei protagonisti e la loro discendenza. Pare che l'alleanza tra le due famiglie fosse vantaggiosa per entrambe per cui il fatto di sangue diventò un fatto da mettere a tacere il più presto possibile. Non si sa per esempio dove sia accaduto realmente il duplice omicidio: alcune ipotesi indicano il Castello di Gradara, altre la Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna, ma si tratta solo di congetture. 







Come sempre, trovate la coppia proposta da Cry QUI!!!













venerdì 28 luglio 2017

Blogtour "Il valore delle piccole cose" -Marco Vozzolo





Cari lettori, 
benvenuti alla seconda tappa del blogtour dedicato al romanzo di Marco Vozzolo dal titolo "Il valore delle piccole cose". Se avete seguito la presentazione fatta ieri su "Un lettore è un gran sognatore", adesso ci dedicheremo a un approfondimento fornito dallo stesso autore.


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Nella fase di acquisizione delle fonti storiche e della documentazione, ho intervistato alcune persone. Ascoltare la loro testimonianza è stata la cosa più difficile da portare a termine.
Quando davanti ai loro occhi, velati dal tempo, passavano quei terribili ricordi, vedevo i tratti del viso tirarsi e sfidare le rughe. Ogni volto la stessa scena. Poi la voce cambiava e si faceva vibrante di risentimento e paura. Sì, perché era chiaro che avessero paura nonostante fossero trascorsi tutti quegli anni.
Per loro era come se il tempo fosse fermo al 1944.
Da quel momento in poi, ogni anno aveva sostituito quello precedente ma quel maledetto 1944 era sempre stato lì.
Ricordo che uno degli intervistati, il signor Guido, nel corso della sua intervista mi aveva mostrato l’orologio che indossava rimasto fermo alle ore 04:57 nella notte del 21 gennaio 1944 quando una cannonata per poco non lo ammazzava. Fu uno dei pochi superstiti a quell’evento. Quella notte le truppe tedesche lanciarono all’attacco le famigerate divisioni 29a e 90a  Panzergrenadier, riuscendo a respingere l’avanzata degli alleati colti alla sprovvista mentre ricollocavano l’artiglieria.
Le cronache dicono che Kesserling lanciò un’occhiata al proprio orologio un istante prima di lanciare l’attacco per poi assistere dal proprio quartier generale sorseggiando del caffè.
Ecco… l’orologio di Guido adesso è mio. Me lo ha regalato ed è una delle cose che conservo nella parte dei ricordi preziosi.
È ancora fermo a quel punto, per lui il tempo è cristallizzato a quell’ora di quella notte del 1944. Il vetro è infranto e sul quadrante rimangono ancora i detriti di quell’esplosione.

Per i personaggi del “Valore delle piccole cose”, il tempo assume un ruolo indispensabile. Sarà lui a dettare le regole. In particolare Lorenzo, che della storia è il protagonista, con il tempo dovrà fare i conti. Capitolo dopo capitolo il passato gli sbatterà in faccia tutti gli errori che ha commesso e gli lascerà una sola strada percorribile, ovvero ripercorrere le lancette contromano.
Stessa sorte toccherà al vecchio Antonio che potrà riscattare la propria vita solamente tornando nel suo passato e questo viaggio all’indietro lui e Lorenzo lo faranno insieme.
Quindi c’è un tempo fermo nell’istante in cui sul paesino di Castelforte incombe la più dura delle battaglie, che trascina verso di sé sia Lorenzo che Antonio. Lì troveranno ad attenderli Hans, il soldato tedesco buono che tante volte ha aiutato il piccolo Antonio e Maccio, il padre di Lorenzo.
Il tempo nel libro è quell’elemento che costringe tutti noi, proprio come i protagonisti della storia, a tornare sui nostri passi più di una volta. Quando si è ancorati al passato da qualcosa di negativo di cui, solamente tornando in quel punto, ci si può finalmente liberare. E mentre le lancette dei nostri orologi seguono il loro verso, noi si percorre la strada opposta, che si rivelerà piena di insidie. Solo pochi infatti riescono a riscattare il proprio passato e non è affatto una questione di scaltrezza. Ma solo questione di scelte.
Il tempo è puntuale nel ricordare quando abbiamo sbagliato. E, da quel momento in poi, ci si ritrova al punto in cui non si può fare altro che scegliere.
Pensate solamente a qualche azione commessa che ci possa far vergognare.. e poi il tempo passa e non si riesce a chiedere scusa. La sola soluzione possibile è tornare all’origine e farsi coraggio per dire “..scusa” e qualsiasi sia la reazione altrui, rimarrà una cosa bella che consiste nel coraggio avuto.
Bisogna esser capaci di reagire alla spietatezza del tempo e lo si fa con coraggio, appunto. Ognuno di noi dovrebbe imparare a farlo.
Fronteggiare il tempo è anche una questione di altruismo, si può salvare se stessi ma si potrebbero salvare anche gli altri. Antonio, nel libro, lo fa. Prende la mano di Lorenzo e lo porta con sé, nel proprio passato e lo fa per spingerlo fuori dai suoi guai.
Insomma, il tempo, alla fine si fonderà: passato e presente in un tutt’uno, con una sola finestra da cui guardare verso il futuro.
“Il valore delle piccole cose” fermerà il tempo, proprio come quell’orologio rimasto fermo alle ore 04:57 del 21 gennaio 1944. Sta al lettore poi riuscire a tornare nel proprio tempo facendo bagaglio di ogni opportunità colta riga dopo riga.  

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Per non perdere le altre tappe del blogtour, vi lascio il calendario con date e blog
e vi ricordo che potrete vincere una copia del romanzo grazie al giveaway!



Per il giveaway QUI


martedì 25 luglio 2017

Intervista a Cinzia Nazzareno, Lo scarabocchio

Cari lettori, oggi sono lieta di ospitare nel nostro blog Cinzia Nazzareno!
Autrice di “Il sole in fondo al cuore” e “Lo scarabocchio”, entrambi libri pubblicati dalla Casa Editrice siciliana Bonfirraro. 
“Lo scarabocchio”,  che ho avuto il piacere di leggere e recensire, ha conquistato un posticino di tutto rispetto nel mio cuore. 


E allora, perché non farlo conoscere anche a voi? E’ vero, QUI trovate la mia recensione, ma Cinzia è stata gentilissima nell’accettare l’invito a parlarne insieme.


E: Cara Cinzia, benvenuta! Per metterti a tuo agio, inizia tu stessa a raccontare qualcosa del tuo libro…

C.N.: Ciao Ilaria, grazie per avermi invitata a parlare della mia nuova fatica letteraria.

Lo Scarabocchio è il mio secondo romanzo che esce a distanza di appena due anni dal primo “Il sole in fondo al cuore”, edito, come questo dalla   Bonfirraro Editore.



E: Quanto c’è di te nella storia che hai scelto di raccontare? 

C.N.:In ogni romanzo che si scrive c’è sempre qualcosa di noi: sentimenti, emozioni, desideri realizzati o frustrati, voglia di comunicare e veicolare messaggi più o meno sottintesi, più o meno espliciti e soprattutto la possibilità di dire ciò che nella vita reale non sempre diciamo con naturalezza e spontaneità. La scrittura è per me il luogo ideale dove esprimere al meglio la mia complicata interiorità facendo parlare liberamente tutti quei personaggi che creo ad hoc.


E: Tra tutti i personaggi, quale senti più vicino a te e perché?

C.N.:  Ogni personaggio contiene almeno un frammento di me. Albina, la giovane e brillante studentessa di Sociologia, per esempio mi rappresenta nella curiosità di voler sapere tutto del  mondo e di come viene vissuto dai suoi attori : gli uomini che lo popolano e a volte indegnamente.

Nonna Camilla, un personaggio simpatico e fondamentale per gran parte della narrazione del romanzo, è la donna che ha vissuto la sua esistenza terrena con tutti i condizionamenti di una società bigotta e gretta e che allo scadere del suo tempo biologico sente di doversi liberare di tutti i lacci e lacciuoli che l’hanno resa schiava fino a quel momento e si apre come un libro verso la nipote Albina per raccontarle i segreti di un mondo che qualche volta sa essere ingrato e crudele. Nonna Camilla è quel pozzo o traccia di umanità e conoscenza che ognuno vuole essere. 



E: Cosa ti ha portato a scrivere questa storia? Un fatto, una vicenda o una semplice scelta?

C.N.: Ci sono storie che per la loro bellezza e importanza sociale chiedono di essere scritte e diffuse, sottraendole alla deperibilità dei ricordi o della cronaca.

Lo Scarabocchio è un libro che mi vive dentro perché ho da sempre l’avversione per le ingiustizie e i pregiudizi.


E: Olmo è un piccolo paese della Sicilia, la storia fa riferimento ad una vicenda avvenuta negli anni Settanta e il tema centrale è l’omofobia. Quanto è cambiato lo scenario sociale riguardo a questa tematica? Quanto, secondo te, c’è da lavorare ancora?

C.N. : Lo Scarabocchio è un romanzo drammatico dai tratti qualche volta delicatamente esilaranti
 che narra di una vicenda umana alquanto delicata e scabrosa, ambientata negli anni ‘ 70 e in un luogo letterario non meglio identificato che ho voluto chiamare Olmo, pensando forse un po’ al paese in cui vivo e che di certo si trova Sicilia .

L’identità di genere, argomento centrale del romanzo continua, alle soglie del terzo Millennio, ad essere ancora al centro di numerosi dibattiti. Parecchie cose sono cambiate, soprattutto dal punto di vista giuridico, parecchie cose devono ancora cambiare dal punto di vista dell’accettazione del “diverso sessualmente”.




E: Il libro lancia un chiaro messaggio sociale, il tuo pensiero si nasconde tra le righe, ma è forte. Parlaci di Genny..

C.N. : Genny è una creatura davvero speciale di cui però, il mondo crudele, non abituato alle “eccezioni”, .ride del suo corpo sbagliato e spesso disturbante. Genny è il simbolo fiero e coraggioso di un essere capace di accettarsi così come la natura capricciosa lo ha creato senza angustiarsi più di tanto del suo corpo sbagliato e indeciso perché è un lui, ma nel suo intimo sentire c’è
 una lei, sì una donna intrappolata in un corpo sbagliato, quel corpo che come un errore di fabbricazione, per un capriccioso scherzo del destino lo costringe a non essere l’opera   completa e precisa che suo padre vorrebbe che fosse e che invece non è.

Genny è quel coraggioso essere che non ha bisogno di essere legittimato da nessuno per esiste, esiste tout court, a dispetto di quella perfezione mancata di cui tutti rideranno.



E: Albina scopre la vicenda di Genny grazie ad un lavoro di documentazione per la sua tesi di laurea. Anche tu, come lei, ti sei documentata nella fase pre- scrittura? Quanto è importate il momento della ricerca prima della stesura di un romanzo?

C.N. : Documentarsi prima della stesura di un romanzo è importante nella misura in cui si vuole essere attendibili, tuttavia capita non di rado che  la fantasia sormonti di molto la realtà quando si scrive di un romanzo che come sappiamo lascia la libertà di poter raccontare il reale e il fantastico, creando nel lettore l’illusione che tutto sia vero e possibile.  


E: La storia tra Filippo e Caterina è una finestra di luce su un romanzo che alterna abilmente chiaroscuri. Hai mai pensato di scrivere la loro storia? 

C.N. : Filippo e Caterina sono due protagonisti affascinanti a modo loro, così diversi, così lontani.
Amo le storie d’amore che fanno un po’ soffrire, che tengono sulle spine. Mi piace l’uomo bello, affascinante, un po’ bastardo che alla fine mostra il lato tenero e romantico che c’è in lui e che dona incondizionatamente alla donna che decide di avere al suo fianco per l’eternità alleggerendosi del peso, ammesso che lo sia, di “babbiare” con altre donne. Che fatica!
Ma di loro ho già parlato.


E. Una curiosità: se avessi la possibilità di trascorrere un’ora insieme ad un personaggio del tuo romanzo, chi vorresti incontrare?

C.N. : Con quale personaggio vorrei parlare? Senza ombra di dubbio con Genny. Lei merita attenzione e rispetto.
Grazie Ilaria, come sempre hai dimostrato di essere una lettrice attenta e sensibile, una competente blogger e come dico sempre…Ad maiora, ad maiora semper! Al prossimo romanzo che è già in cammino      



Note biografiche: 

Cinzia Nazzareno è laureata in Scienze Politiche e specializzata in Didattica del Sostegno. Dopo aver peregrinato in giro per l’Italia, attualmente insegna a Niscemi, dove vive con la sua famiglia. Nei suoi scritti il paese d’origine, dove ama rifugiarsi per concentrare i suoi pensieri, è divenuto Olmo, luogo di ispirazione per tante storie. Lettrice bulimica, risente dell’influenza delle grandi scrittrici siciliane - Simonetta Agnello Hornby, Giuseppina Torregrossa, Emanuela Ersilia Abbadessa - che portano sulla carta profumi e sapori dell’isola.
Il suo debutto letterario è legato a “Il sole in fondo al cuore”, romanzo d’esordio salutato da lusinghieri consensi della critica e dei lettori proprio per la sua impronta femminista e intimista.
“Lo scarabocchio” è la seconda prova d’autore.



Grazie per essere stata con noi e un augurio sincero per la tua carriera!
Come potete notare, Cinzia ci regalerà presto un nuovo ed emozionante romanzo!!! 
Se volete conoscere meglio Cinzia, l’avevamo incontrata qualche tempo fa e questa è stata la nostra prima chiacchierata sulla sua attività di scrittrice e sul suo romanzo di esordio!
(QUI) 



Voi che per li occhi mi passaste ‘l core -Guido Cavalcanti

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core
e destaste la mente che dormia ,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.
E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via :
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla  dolore.
Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.
Sì giunse ritto  ‘l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ‘l cor nel lato manco.



Voi che con gli occhi mi trapassaste il cuore
e risvegliaste la mia mente assopita,
guardate la mia angosciosa vita,
che Amore distrugge a forza di sospiri.
E ferisce con così tanta forza
che gli spiriti vitali indeboliti fuggono:
rimane solo l’apparenza esterna,
e una voce flebile che esprime dolore.
Questa potenza d’amore che mi ha distrutto
si mosse veloce dai vostri occhi gentili:
mi tirò una freccia nel fianco.
Il colpo giunse così ben assestato al primo tiro,
che l’anima tremando si riscosse, vedendo
il cuore morto nel lato sinistro del corpo..


Metro: sonetto di endecasillabi con schema ABBA ABBA (con alcune assonanze).

Francesca di Ezra Pound

Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.

Histrion di Ezra Pound

Nessuno mai osò scrivere questo,
ma io so come le anime dei grandi
talvolta dimorano in noi,
e in esse fusi non siamo che
il riflesso di queste anime.
Così son Dante per un po’ e sono
un certo Francois Villon, ladro poeta
o sono chi per santità nominare
farebbe blasfemo il mio nome;
un attimo e la fiamma muore.
Come nel centro nostro ardesse una sfera
trasparente oro fuso, il nostro ‘Io’
e in questa qualche forma s’infonde:
Cristo o Giovanni o il Fiorentino;
e poi che ogni forma imposta
radia il chiaro della sfera,
noi cessiamo dall’essere allora
e i maestri delle nostre anime perdurano.

mercoledì 19 luglio 2017

#Blogtour:"Edward. Il mistero del Re di Auramala" di Ivan Fowler - Il mistero del Re di Auramala

Cari lettori, siamo giunti all’ultima tappa del nostro #blogtour!

In questa settimana molti blog hanno raccontato di Edward,
un romanzo uscito l'anno scorso per Piemme,
un libro che nessun amante di storia può farsi sfuggire! 

Nell’ultimo giorno del blogtour vi propongo un post per viaggiare insieme nei luoghi del romanzo..





Perché “Edward. Il mistero del re di Auramala” è  anche un viaggio!


Come vi avevo accennato nella recensione (leggi QUI), partiremo per un viaggio  insieme ai personaggi del libro! Attraverseremo l' Inghilterra, le Fiandre, Francia e, infine, alcune città dell' Italia.
Avete preparato i bagagli? Allora siamo pronti per metterci in cammino su vecchi sentieri, salire a bordo di grandi navi e attraversare l’Europa medievale !!


Fowler è attento alle ambientazioni, le ricerca, le studia, le descrive in modo dettagliato dimostrando grande interesse verso abbazie, monasteri, castelli e torri ma non solo. Il paesaggio trova spazio tra le righe della storia e il lettore si ritrova in grandi boschi, riesce a percepire gli odori e i colori dello spazio narrato trovandosi totalmente immerso dentro le vicende! Impossibile che non abbiate voglia di conoscere i luoghi descritti dal romanzo.
Tra le righe si susseguono diversi ambienti chiusi e questi coincidono sempre con spazi caldi. Ritroverete camini accesi, le candele, le cucine, piccole botteghe, una locanda.
Sono luoghi che indicano l’ospitalità, il riposo, la famiglia e sono ottimi spunti per rievocare il modo di vivere di un’epoca lontana.





 Iniziamo il nostro viaggio facendo tappa in tre bellissime città….


Avignone.
Tra tutte le città descritte nel romanzo, vorrei soffermarmi insieme a voi, e ad Edward ovviamente, su Avignone. Al capitolo 9 il lettore si troverà pronto ad entrare nella Avignone medievale. Ecco come Fowler descrive la città:


“Lo splendido ponte di Sant Beneset, con le sue pietre chiare luccicanti nel sole pomeridiano, attraversava il Rodano conducendo ad Avignone. Non avevo mai visto in vita mia un ponte simile: aveva diciannove arcate e numerosi piloni aggettanti. Un’elegante cappella romanica si ergeva all’altezza del secondo pilone contando a partire dalle mura della città. Il ponte brulicava di viaggiatori diretti in città attraverso grandi porte ad arco. In verità, era la cosa più stupefacente che avessi mai visto nel corso dei miei viaggi.
«Quella è la maggior risorsa di Avignone: da Lione al mare non esiste altro punto per attraversare il fiume in tutta sicurezza. Si narra che san Beneset fosse un pastorello che un giorno udì la voce di un angelo che
gli chiedeva di erigere qui un ponte. Be’, adesso i papi hanno udito qualche voce più profana, di certo non angelica, che ha suggerito loro di riscuotere una gabella per attraversarlo. Guarda dietro il ponte, su quello sperone di roccia. Vedi tutte quelle impalcature? E quelle pile di mattoni? Il nuovo papa sta ampliando la sua residenza, facendone un palazzo imponente, casomai qualcuno dubitasse che Avignone sia la nuova Roma. I locali lo chiamano “lo Palais dei Papas”, il palazzo del papa, e chiunque passa di qui lo sta finanziando con dazi e gabelle.» Si era formata una coda presso il ponte levatoio sull’ampio fossato che lambiva le mura. Prima di attraversare la Porta di San Lazzaro, a mercanti, pellegrini, avventurieri e chierici, riuniti tutti insieme, venivano lette le leggi cittadine ed era richiesto il pagamento della gabella per il transito. Alla fine riuscimmo a varcare la porta, dopo aver alleggerito sensibilmente la borsa dei denari del maestro, e a mettere piede sul ponte levatoio. La folla che si accalcava era tale che dovemmo smontare e condurre i cavalli a mano. Poco più tardi sigillammo il messaggio completo con la ceralacca, scendemmo in strada e aspettammo dinanzi alla porta della locanda il passaggio di una staffetta. Con tutti quei palazzi cardinalizi e uffici ecclesiastici, Avignone a quei tempi pullulava di messaggeri, come api operose in un alveare. “

E Fowler continua a regalarci bellissimi scorci di Avignone nel capitolo 11…



“Gli edifici nel cuore di Avignone incombevano sulle strade acciottolate strette e tortuose, e pendevano appoggiandosi gli uni agli altri come ebbri compagni di bevute che si sorreggono a vicenda. Il cielo occhieggiava raramente e persino il grande Palazzo dei papi, visibile ovunque da lontano, dato che si ergeva su una collina rocciosa, rimaneva nascosto alla vista.”


E ancora:

“(..)  vagabondammo per il labirintico cuore di Avignone, stranamente malinconico ora che i vari artigiani stavano smontando le loro bancarelle per la sera. Infine, passammo davanti a un vicolo e in fondo a questo intravidi un campanile che mi parve di riconoscere. Entrambi pensammo che fosse la chiesa più vicina alla nostra taverna e decidemmo di proseguire in quella direzione. Mentre il crepuscolo allungava le sue inquietanti ombre sulla città, scoprimmo a malincuore di trovarci in una via parecchio malconcia: le pietre grigie degli edifici, tenute insieme con della malta ormai sbriciolata; i ganci arrugginiti per le briglie, che sporgevano dalle mura a diverse altezze e angolazioni, a ingombrare la visuale di tutto il vicolo; lo scolo al centro della via, completamente intasato da escrementi sia umani sia animali; a metà strada, il tugurio di una famiglia povera, mezzo diroccato, la struttura in legno consumata dal vento, dalla pioggia, dal tempo.”




Genova.

Da Avignone, il viaggio prosegue per Pavia passando per Genova e nel capitolo 16 ci si ritrova al palazzo degli Spinola e poi per le strade di Genova con tutte le sue torri, i campanili e i tetti, la sua cattedrale e il suo porto.

“Avevo visto poco della città dal nostro arrivo (…). Avevamo visitato molte città e alcuni dei monumenti più meravigliosi al mondo, ma spesso solo di notte e di sfuggita. E così andò a Genova: vidi una delle realtà più ricche del Mediterraneo soltanto alla luce di una torcia, osservandomi attorno da sotto al cappuccio di una prostituta. Tuttavia, l’atmosfera inquietante della città non mi sfuggiva. (..) Gli edifici si elevavano ad altezze apparentemente impossibili, le loro sommità erano così lontane da terra e così vicine tra loro che si riusciva a intravedere solo una scheggia di cielo stellato. (..) Di giorno, sapevo che brulicavano di bottegai, di merci e di clienti, ma nella quiete silenziosa della notte i recessi di quei palazzi sembravano oscure gallerie di una qualche favolosa città sotterranea.”




Pavia.
I capitoli 22, 23, 24, 25, 27 e 28 hanno da sfondo la bellissima città di Pavia.
Palazzo Bottigella, la basilica di San Michele Maggiore. la piazza antistante l’edificio sacro saranno regalate al lettore nella luce dorata di una sera di luglio. 



“ «Ma… Pavia è una foresta di torri!»In effetti, le torri che si ergevano a diverse altezze e con diverse tonalità di rosso mattone erano per lo più esili, senza aperture e con le vette affusolate in gara l’una contro l’altra, con nessun altro scopo, a quanto pareva, se non raggiungere il cielo.” 


 Spero non siate ancora stanchi, il viaggio nei luoghi del romanzo continua perché parlare del romanzo solo attraverso queste tre città è, credetemi, estremamente riduttivo! E’ per questo che ho deciso di continuare il nostro viaggio attraverso qualche cartolina e citazioni di Fowler relative alle ambientazioni descritte..








1.      Il porto di Yarmouth.

“Sir Thomas de Aldcliffe, Master John e io percorremmo uno dei moli, mentre i ragazzini ci saettavano attorno con le ceste colme. Le loro madri lavoravano sul lungomare alla riparazione delle reti, mentre un ispettore della Corona controllava che l’ampiezza delle maglie fosse conforme alle leggi. (..) Dal molo potevo scorgere i marinai indaffarati nei preparativi per la navigazione.”









2.      Chambéry, La Grande Chartreuse.

“Alla fine, in qualche modo, riuscimmo a riprendere la strada per il monastero. (…) Tutti osservammo il silenzio di san Bruno. A mano a mano che giungevamo nello spiazzo su cui sorgeva la Grande Chartreuse, noi e i nostri compagni di pellegrinaggio ci inginocchiammo dinanzi a un piccolo sacrario posto al di fuori delle mura del monastero, baciandone l’altare quasi fosse un reliquiario di san Bruno stesso.
(…)  Oltre la cortina di pietra dell’ingresso si poteva scorgere con sorpresa una costruzione dall’aspetto non concluso e, in alcuni punti di essa, le pietre e le tegole apparivano addirittura annerite o sporche. Master John più tardi mi rivelò che un incendio aveva devastato la Grande Chartreuse circa vent’anni prima.”






3.      Valle Staffora.

Parecchi i capitoli ambientati in questa valle tra boschi, sentieri in cui il Gallese, frate di origini britanniche, prende una scorciatoia che attraversa la parte più fitta del bosco e scende lungo il versante della montagna verso Pizzocorno.


“Sebbene i rami fossero ancora abbastanza frondosi da nascondere il cielo, il sentiero era già coperto da uno spesso strato di fogliame.”

“Non lontano, sulla riva opposta, c’era un grande villaggio dalle case in pietra grigia, chiuso all’interno della sua cinta fortificata, su un colle. Capimmo che era Bagnaria, l’abitato che ci aveva menzionato la donna dei boschi. Il fiume era ampio e scorreva violento, gonfio com’era delle nevi che si stavano sciogliendo sulle vette montane.”



“Nei pressi di Coblenza le foglie avevano già cominciato a ingiallire quando eravamo partiti di là; di certo, in quelle terre imperiali del Nord, erano ormai cadute a terra, lasciando gli alberi spogli. Invece, a sud delle Alpi, il processo naturale era appena agli inizi, e i boschi intorno a noi si tingevano di rosso e oro al nostro passaggio.”








4.      Il borgo di Euskirchen

"(..) si autoproclamava “città”, anche se non era molto più di un paese di campagna cinto da mura, con l’aggiunta di una piazza del mercato e un municipio in pietra, il cui tetto di ardesia era crollato in più punti ed era stato rattoppato con alcune assicelle. Le strade erano di terra battuta e gli edifici minori stavano in piedi, o meglio, si sostenevano l’un l’altro, in vari gradi di sfacelo."






  

E con "I luoghi del romanzo" termina anche il nostro blogtour. 

Spero abbiate seguito le varie tappe, ma se non l'avete fatto o le volete rileggere, vi lascio i link di riferimento!


  • IL MISTERO DEL RE DI AURAMALA, Bookspedia
  • LA CHIAVE SEGRETA DEL DNA, Chiara In Bookland
  • RECENSIONE, La Stamberga D'Inchiostro
  • ILLUSTRAZIONE, The Room Tales
  • INTERVISTA, Thriller Storici EDintorni
  • I LUOGHI DEL ROMANZO, Emozioni Tra Le Righe





Adesso, tocca a voi viaggiare con Edward! Buona lettura! 



martedì 18 luglio 2017

Jane Austen - curiosità sull'autrice

Sono passati duecento anni dalla morte di Jane Austen,
eppure rimane una delle autrici più amate di sempre.
Oggi, in occasione di questo anniversario, riproponiamo la sua figura!




La scrittrice inglese Jane Austen nasce a Steventon il 16 dicembre 1775 e si spegne a Winchester il 18 luglio 1817 consegnando la sua figura alla letteratura internazionale.

Jane Austen oggi è una delle scrittrici più famose dell'Inghilterra e senza dubbio una delle più importanti del periodo preromantico, una tra le più amate e, ancora oggi, tra le più discusse.








I familiari furono tra i suoi primi e più fedeli lettori, e la aiutarono a pubblicare i propri scritti.
Tra le sue maggiori pubblicazioni:


  • Ragione e Sentimento, 1811;
  • Orgoglio e Pregiudizio, 1813;
  • Northanger Abbey, 1818;
  • Mansfield Park, 1814;
  • Emma, 1815;
  • Persuasione, 1818.



Invece di parlare dei suoi romanzi, che probabilmente avete letto, ci siamo promessi di scovare qualche curiosità sull'autrice sperando di regalarvi qualche notizia che ancora non conoscete!


1.  Da bambina, Jane Austen scriveva racconti che prendevano in giro la letteratura gotica dell'epoca, che pure leggeva e gradiva. Li recitava ad alta voce davanti alla famiglia, che si sbellicava dalle risate. Si faceva gioco soprattutto delle fanciulle in fiore sempre pronte a svenire alla prima sollecitazione.



2. Ebbe una relazione con Thomas Lefroy
Si dice che Jane Austen e il politico irlandese Thomas Lefroy abbiano avuto una storia d’amore,  ma si sa davvero poco di quello che accadde veramente. Lefroy ha anche chiamato la sua figlia maggiore Jane, ma se fosse un omaggio alla scrittrice o alla sua omonima madre non è del tutto chiaro.



3. Un suo corteggiatore morì misteriosamente
La famiglia Austen nel 1800 si trasferì a Bath. Durante la loro permanenza in quei luoghi, Jane incontrò e si innamorò di un giovane che voleva sposarla. Purtroppo per Austen, la loro relazione naufragò e il giovane è morto in circostanze misteriose prima che potessero stare insieme.



4. Nonostante si cerchi di far passare Jane Austen per una ragazza ribelle che lottava contro il retaggio culturale restrittivo dell'epoca, c'è da dire che Jane è stata sempre supportata dalla famiglia.
Tuttavia, anche se cercare di farla rientrare con sicurezza nella corrente di pensiero è una forzatura, è assai probabile che Jane Austen abbia letto la “Rivendicazione dei diritti della donna” di Mary Wollstonecraft.


5. La fama di Jane Austen era calata sensibilmente dopo la sua morte, ma è tornata a crescere grazie al nipote James Edward Austen-Leigh, che ha pubblicato nel 1869 “A memoir of Jane Austen”.

6.Uno dei suoi fidanzamenti durò un solo giorno
Quando visse a casa della famiglia Bigg con la sorella Cassandra, nel 1802, Harris Bigg – Wither chiese la mano di Jane per sposarla. Inizialmente, Jane accettò la sua proposta, ma dopo una notte insonne tornò sulla sua decisione, e rifiutò la proposta e abbandonò la loro casa. Rimase fidanzata per un solo giorno.

7. In tempi recenti, sia le opere che la vita di Jane Austen sono stati analizzati da un punto di vista psicologico. Una neuropsichiatra ha fatto notare come Mr. Darcy mostrasse chiari segni di Asperger, e un'altra, studiando lettere e memorie, ha ipotizzato che la madre di Jane soffrisse di disturbo borderline.

8. Il principe reggente Giorgio IV era un grande fan di Jane Austen, che fu invitata a visitare la biblioteca reale. Il bibliotecario le suggerì di scrivere sulla storia d'Inghilterra e sulla famiglia dei Coubourg, nonché della vita di un ecclesiastico. Jane Austen declinò con tutta la grazia possibile entrambe le proposte, ma dedicò Emma al principe reggente.

9. Jane Austen e sua sorella non si sposarono mai . Come i personaggi dei suoi libri, anche Jane Austen era legata alla sorella. Hanno trascorso la maggior parte della loro vita insieme, ed erano l’una la migliore amica dell’altra, erano davvero strette confidenti. Anche se i loro fratelli si sposarono, nessuna delle sorelle fecero questo importante passo. Cassandra era  fidanzata, ma il suo ragazzo, Thomas Fowle , morì di febbre gialla all’estero prima che potessero sposarsi.

10. I soldi e il benessere economico influenzarono la sua vita amorosa
Mentre Jane Austen era uno scrittrice romantica, i propri atteggiamenti verso il matrimonio erano molto più pratici e concreti. In più di una occasione, Austen, nelle lettere che spediva alla sorella, ha chiarito che vedeva i benefici del matrimonio soprattutto da un punto di vista strettamente finanziario. E ‘stato anche ben noto che una delle ragioni per Austen non si sposò con Lefroy, fu perché non aveva i soldi per sposarsi. Un esempio di come, a volte, la ragione trionfi sul cuore.

Senza di te tornavo- Pierpaolo Pasolini

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.

Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.

Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.

E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.

lunedì 17 luglio 2017

Recensione: Edward. Il mistero del Re di Auramala di Ivan Fowler


Edward. Il mistero del re di Auramala.
Il romanzo che riporta luci e ombre sulla figura storica 
di re Edoardo II d’Inghilterra è una delle mie ultime letture. 
Mistero e storia si fondono in un nuovo romanzo,
venite a scoprire questa lettura!





Titolo: Edward. Il mistero del re di Auramala
Autore: Ivan Fowler
Editore: Piemme
Pagine: 516
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo copertina: 19,00 €


Trama: 

1338. La guerra tra Inghilterra e Francia sembra ormai imminente: il re inglese Edward III è pronto a scatenare l'attacco decisivo. Anche perché, misteriosamente, è entrato in possesso di enormi somme di denaro che gli permettono di avere al soldo l'imbattibile flotta genovese. Nessuno, tra i grandi Lord e i consiglieri reali, riesce a capire come mai l'ambiguo mercante genovese Niccolò Fieschi sia riuscito a entrare nelle grazie del sovrano e ora eserciti un potere così grande a corte.
È per questo che vengono ingaggiati una tra le più famose spie al servizio della Corona, Master John de Ulgham, e il suo giovane apprendista William de Tels. I due, nel lungo e pericoloso viaggio che li condurrà dall'Inghilterra alle Fiandre, da Avignone a Genova, fino ad arrivare a Pavia e a una valle sperduta tra gli Appennini lombardi, scopriranno il terribile segreto che permette ai Fieschi di tenere in pugno il re inglese. Ma in questo gioco di sangue e potere nulla è mai davvero come sembra...
In una lotta contro il tempo e contro uno spregiudicato assassino che pare conoscere in anticipo ogni loro mossa, Master John e William rischieranno la vita per ciò che al mondo hanno di più caro e sacro: l'onore della Corona d'Inghilterra.


La recensione:


La figura di re Edoardo II d’Inghilterra è avvolta nel mistero.
Dopo più di 600 anni Ivan Fowler riapre una pagina che divide la storiografia ufficiale.

Qual è la verità sulla morte del re Edoardo II? 

E’ stato realmente una congiura di corte
oppure 
il re è riuscito a scappare e a rifugiarsi nel nord della nostra penisola? 


Così, dalla partita storica aperta, ancora da chiarire, Ivan Fowler trae spunto per un romanzo con lo scopo di portare all’attenzione del pubblico il mistero della fine del re Edoardo II d’Inghilterra esplorando la vicenda dal punto di vista storico con la dovuta ricerca e documentazione.

Edward è un romanzo che fa parte di un vasto progetto internazionale di ricerca denominato ‘The Auramala Project’ , progetto che si impegna a chiarire se re Edoardo sia stato davvero ucciso nel castello di Berkeley nel 1327 o se abbai terminato i giorni della sua vita a Pavia in esilio, come risulterebbe da qualche documento.


Protagonista del romanzo è una coppia di detective medievali che sono stati incaricati di una missione segreta ma decisiva dal punto di vista politico.
I personaggi non sembrano possedere quello spessore psicologico tale da renderli reali e verosimili. Piuttosto, Fowler dà grande importanza a ciò che essi portano alla luce.
Lo scrittore non si sofferma molto sulle descrizioni caratteriali dei personaggi, non li esamina a fondo ma si concentra principalmente sul complesso aspetto politico su cui si fonda la vicenda.

Segreti e misteri si confondono con la storia, 
conferendo un alone di mistero che completa la valenza storica del romanzo.


E’ un giallo medievale, possiamo definirlo tale.
Parte dalla storia, muove verso il thriller e ritorna alla storia, lasciando il lettore affascinato ma, soprattutto curioso! Una storia di avventura in cui i personaggi si snodano in uno scenario storico ben descritto e caratterizzato in tutti i suoi aspetti.


“Edward, Il mistero del re di Auramala” è soprattutto un viaggio!
Preparate i bagagli e siate pronti ad intraprendere vecchi sentieri, viaggi in nave e ad attraversare l’Europa insieme ai due protagonisti.
Dall’Inghilterra alle Fiandre, dalla Francia all’Italia, Fowler non descrive in modo attento e preciso abbazie, monasteri, castelli e torri ma dimostra anche grande interesse verso i paesaggi freddi del nord Italia, i territori rocciosi dell’appennino della nostra penisola.
Impossibile che non abbiate voglia di conoscere i luoghi descritti dal romanzo, improbabile che non rimarrete affascinati dalla loro descrizione semplice, ma pienamente degna della loro storia e della loro importanza!
Tra tutti sono due le città le cui descrizioni mi hanno affascinata: Avignone e Pavia. Di queste due città e degli altri luoghi del romanzo vi parlerò molto, molto presto!








L'AUTORE
Ivan Fowler è australiano di Darwin, ma vive da molti anni a Pavia. È cantante lirico, compositore e cantastorie. Assieme alla squadra dell'Associazione Culturale Il Mondo di TELS, crea e cura i tour narrati del circuito The Original History Walks® (www.theoriginalhistorywalks.org). È inoltre il coordinatore di The Auramala Project, un progetto internazionale di ricerca che tenta di gettare luce, attraverso indagini d'archivio e genetiche, sul vero destino di re Edward II. I risultati sono resi disponibili e aggiornati sul blog in lingua inglese theauramalaproject.wordpress.com

domenica 16 luglio 2017

Ti amai, Aleksandr Puskin



Ti amai anche se forse
ancora non è spento
del tutto l'amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso,
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata
come Dio voglia un altro possa amarti.


Aleksandr Puskin

sabato 8 luglio 2017

100 libri da leggere almeno una volta nella vita!!!

Secondo la BBC, esistono ben 100 libri che un lettore che si rispetti deve aver letto! 
Personalmente, sebbene io pensi esistano tanti altri libri meritevoli di stare in questa lista, mi sono incuriosita e ho contato quanti ne ho letti (sono quelli evidenziati)!






Curiosi? Sono pochissimi:

16/100!

Voi?
Quale libro togliereste da questa lista? 




1 Orgoglio e Pregiudizio – Jane Austen
2 Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien
3 Il Profeta – Kahlil Gibran
4 Harry Potter – JK Rowling (per ora ho letto solo il primo volume)
5 Se questo è un uomo – Primo Levi
6 La Bibbia
7 Cime Tempestose – Emily Bronte
8 1984 – George Orwell
9 I Promessi Sposi – Alessandro Manzoni
10 La Divina Commedia – Dante Alighieri (l’Inferno l’ho letto quasi tutto, di Purgatorio e Paradiso solo alcuni canti)
11 Piccole Donne – Louisa M Alcott
12 Lessico Familiare – Natalia Ginzburg
13 Comma 22 – Joseph Heller
14. L’opera completa di Shakespeare
15 Il Giardino dei Finzi Contini – Giorgio Bassani
16 Lo Hobbit – JRR Tolkien
17 Il Nome della Rosa – Umberto Eco
18 Il Gattopardo – Tommasi di Lampedusa
19 Il Processo – Franz Kafka
20 Le Affinità Elettive – Goethe



21 Via col Vento – Margaret Mitchell
22 Il Grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald
23 Bleak House – Charles Dickens
24 Guerra e Pace – Leo Tolstoy
25 Guida Galattica per Autostoppisti – Douglas Adams
26 Brideshead Revisited – Evelyn Waugh
27 Delitto e Castigo – Fyodor Dostoyevsky
28 Odissea – Omero

29 Alice nel Paese delle Meraviglie – Lewis Carroll
30 L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera
31 Anna Karenina – Leo Tolstoj
32 David Copperfield – Charles Dickens
33 Le Cronache di Narnia – CS Lewis
34 Emma – Jane Austen
35 Cuore – Edmondo de Amicis
36 La Coscienza di Zeno – Italo Svevo
37 Il Cacciatore di Aquiloni – Khaled Hosseini
38 Il Mandolino del Capitano Corelli – Louis De Berniere
39 Memorie di una Geisha – Arthur Golden
40 Winnie the Pooh – AA Milne


41 La Fattoria degli Animali – George Orwell
42 Il Codice da Vinci – Dan Brown
43 Cento Anni di Solitudine – Gabriel Garcia Marquez
44 Il Barone Rampante – Italo Calvino
45 Gli Indifferenti – Alberto Moravia
46 Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar
47 I Malavoglia – Giovanni Verga
48 Il Fu Mattia Pascal – Luigi Pirandello
49 Il Signore delle Mosche – William Golding
50 Cristo si è fermato ad Eboli – Carlo Levi
51 Vita di Pi – Yann Martel
52 Il Vecchio e il Mare – Ernest Hemingway
53 Don Chisciotte della Mancia – Cervantes
54 I Dolori del Giovane Werther – J. W. Goethe
55 Le Avventure di Pinocchio – Collodi
56 L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon
57 Siddharta – Hermann Hesse
58 Il mondo nuovo – Aldous Huxley
59 Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
60 L’Amore ai Tempi del Colera – Gabriel Garcia Marquez


61 Uomini e topi – John Steinbeck
62 Lolita – Vladimir Nabokov
63 Il Commissario Maigret – George Simenon
64 Amabili resti – Alice Sebold
65 Il Conte di Monte Cristo – Alexandre Dumas
66 Sulla Strada – Jack Kerouac
67 La luna e i Falò – Cesare Pavese
68 Il Diario di Bridget Jones – Helen Fielding
69 I figli della mezzanotte – Salman Rushdie
70 Moby Dick – Herman Melville
71 Oliver Twist – Charles Dickens
72 Dracula – Bram Stoker
73 Tre Uomini in Barca – Jerome K. Jerome
74 Notes From A Small Island – Bill Bryson
75 Ulisse – James Joyce
76 I Buddenbroock – Thomas Mann
77 Il buio oltre la siepe – Harper Lee
78 Germinale – Emile Zola
79 La fiera delle vanità – William Makepeace Thackeray
80 Possession – AS Byatt

martedì 4 luglio 2017

Lentamente muore - di Martha Medeiros


Ph. Oleg Oprisco 
"Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;

emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!


Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità."













Altre poesie: