venerdì 23 giugno 2017

Rosario Castellanos.

Poetessa, romanziera, drammaturga, saggista, Rosario Castellanos nasce nel 1925 a Città del Messico e muore a Tel Aviv nel 1974.
Trascorre la sua vita con il desiderio di riscatto della donna all'interno della società. 

Vive l'infanzia in Chiapas, ovvero una delle regioni messicane nelle quali vi è una forte presenza indigena. La sua infanzia è segnata dalla presenza del tema della morte, infatti perde il fratello all'età di 7 anni, sentendosi colpevole della sua morte in quanto i genitori avevano una preferenza verso questo figlio maschio. 

Per fuggire alla sofferenza, si rifugia nella natura, nella lettura, e di conseguenza nella scrittura. Malgrado la morte dei genitori, ella prosegue gli studi e riesce a laurearsi nel 1950. Da questo momento in poi, viaggia per il mondo attraverso il Messico, gli U.S.A e il Canada. Questo le consente di diventare una persona molto famosa. A fianco i suoi incarichi politici, vi è il suo impegno femminista presente attraverso diverse manifestazioni. 

I temi fondamentali della sua narrativa sono legati alla condizione della donna, ma accanto al conflitto di genere è fondamentale il conflitto tra i ladinos e gli indigeni. E' questo un conflitto determinante per il Messico. Ella ha scritto moltissime opere, tra le quali: racconti, raccolte, saggi, poesie, opere teatrali. Nel Messico degli anni 50'- 60' la Castellanos crede sia ancora necessario scrivere per emancipare la figura della donna. 

Balún Canán

Uno dei romanzi più belli dell'autrice è "Balún Canán":
Il titolo è una parola indigena che significa "nove stelle", le quali nell'immaginario indigeno sono gli occhi del cielo, che guardano e raccontano ciò che vedono. Il romanzo è diviso in tre parti, nelle quali si alterna un narratore omodiegetico, che parla a partire dalla propria esperienza e parla di sé, e un narratore esterno. La struttura del romanzo è simmetrica, e tutte le parti di esso iniziano con delle epigrafi. La prima è presa dal "Popol Vuh" (antico testo maya dove si racconta la nascita del mondo e dell'uomo). Questo significa riconoscere le proprie origini. 
Si tratta di un romanzo molto autobiografico caratterizzato da una forte emotività. 
La sua particolarità sta nel fatto che, Rosario Castellanos decide di utilizzare un narratore di 7 anni, e a livello di scrittura questo risulta difficile perché un bambino non può raccontare e parlare di tutto. Il modo di vedere il mondo è meno logico e più buono. Infatti, il bambino (=narratore), viene spesso paragonato alla figura dell'indigeno.