Coppie librose- Parte IV

Cari lettori, benvenuti alla quarta puntata di “Coppie librose”….
Oggi vi parlerò di una delle più belle leggende d’amore che ci sono state tramandate dal passato, una storia che nasce dalla tradizione orale, una favola che ancora oggi affascina lettori di ogni età...


Andrea Appiani, Psiche adorata dalle genti, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)


"Un tempo, in una città, vivevano un re e una regina che avevano tre bellissime figlie, le due più grandi, per quanto molto belle, potevano essere degnamente celebrate con lodi umane, ma la bellezza della più giovane era così straordinaria e così incomparabile che qualsiasi parola umana si rivelava insufficiente a descriverla e tanto meno a esaltarla."



Eh si, immagino abbiate già capito di quale coppia sto parlando, una delle coppie per eccellenza: Amore e Psiche. 

La storia è  narrata  da Apuleio all'interno della sua opera Le Metamorfosi (o L'Asino d'oro) ed è un racconto che fonde la cultura greco-latina, ed elementi della cultura nordafricana. La favola costituisce un racconto completo e autonomo all’interno dell’opera in cui è inserita (dal capitolo 28 del IV libro al capitolo 24 del VI libro.) e ha avuto grande fortuna.
Ripercorriamo insieme, attraverso alcune citazioni, questa storia meravigliosa che ancora oggi affascina i lettori di ogni età!

L’incipit del racconto è quello tipico delle fiabe popolari di tutti i tempi. Un re e una regina avevano tre figlie, delle quali l’ultima, Psiche, era la più bella. L’ammirazione di tutti per la fanciulla suscitò la gelosia di Venere, la quale, per punirla, chiese al figlio Cupido di farla innamorare di un uomo bruttissimo.




Andrea Appiani, Psiche vegliata da Amore, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)


"Nessuno andava più a Pafo o a Cnido o a Citera per visitare i santuari di Venere; alla dea non si facevano più sacrifici, i suoi templi erano lasciati nell’abbandono, i suoi sacri cuscini calpestati, le cerimonie trascurate, le sue statue restavano disadorne, vuoti i suoi altari e ingombri di cenere spenta. Alla fanciulla si innalzavano preghiere, e si placava il nume di una dea potente come Venere adorando un volto umano. Al mattino, quando la vergine usciva, a lei si apprestavano vittime e banchetti invocando il nome di Venere assente e, quando passava per via, il popolo le si affollava supplice intorno con fiori e ghirlande. Questo eccessivo tributo di onori divini a unafanciulla mortale suscitò lo sdegno violento della Venere vera."



 Cupido, invece, quando vide Psiche rimase tanto colpito dalla sua bellezza che la freccia, preparata per la fanciulla, gli cadde sul piede innamorandosene egli stesso.
Senza mai apparire a lei, Cupido la condusse in un palazzo incantato dove la fece sua sposa, non senza prima averle fatto giurare che mai avrebbe tentato di scoprire chi era l’uomo che di notte giaceva con lei, aggiungendo che se, per caso, lo avesse veduto, egli subito sarebbe scomparso e lei non lo avrebbe rivisto mai più.

Amore abbandona Psiche di Jacques Louis David, 1817, Cleveland

Spinta dalla curiosità,Psiche non rispettò la promessa fatta al suo sposo e, una notte

"..andò a prendere la lucerna, afferrò il rasoio e sentì che il coraggio aveva trasformato la sua natura di donna. Ma non appena il lume rischiarò l’intimità del letto nuziale, agli occhi di lei apparve la più dolce e la più mite di tutte le fiere, Cupido in carne e ossa, il bellissimo iddio, che soavemente dormiva e dinanzi al quale la stessa luce della lampada brillò più viva e la lama del sacrilego rasoio dette un barbaglio di luce."



Andrea Appiani, Psiche osserva Amore dormiente, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)

"A quella visione Psiche, impaurita, fuori di sé sbiancata in viso e tremante, sentì le ginocchia piegarsi e fece per nascondere la lama nel proprio petto, e l’avrebbe certamente fatto se l’arma stessa, quasi inorridendo di un così grave misfatto, sfuggendo a quelle mani temerarie, non fosse andata a cadere lontano. "


“Vide la testa bionda e la bella chioma stillante ambrosia e il candido collo e le rosee guance, i bei riccioli sparsi sul petto e sulle spalle, al cui abbagliante splendore il lume stesso della lucerna impallidiva; sulle spalle dell’alato iddio il candore smagliante delle penne umide di rugiada e benché l’ali fossero immote, le ultime piume, le più leggere e morbide, vibravano irrequiete come percorse da un palpito. Tutto il resto del corpo era così liscio e lucente, così bello che Venere non poteva davvero pentirsi d’averlo generato."
"Fu così che l’innocente Psiche, senza accorgersene, s’innamorò di Amore.
Ma mentre l’anima sua innamorata s’abbandonava a quel piacere, la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla spalla destra del dio una goccia d’olio ardente."

Orazio Gentileschi, Amore e Psiche.

E così che Amore lascia il talamo nuziale, Psiche va disperatamente in cerca del suo amante.
Si ricongiungerà a lui?
Rivedrà mai più il volto di Amore?

Ecco, qui siamo giunti quasi alla fine della storia. Non voglio anticipare il finale se non avete ancora letto questa favola per cui, vi lascio con il dubbio sul finale dei due amanti e spero di aver acceso in voi la curiosità di leggere la favola o, perchè no, l'intera opera "Le Metamorfosi" di Apuleio.

Come ogni puntata che si rispetti, c'è un'altra coppia per voi. 
Dal blog Il mondo di Cri, la mia cara collaboratrice vi propone.....
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Alla prossima puntata!!!