venerdì 30 giugno 2017

Coppie librose- Parte IV

Cari lettori, benvenuti alla quarta puntata di “Coppie librose”….
Oggi vi parlerò di una delle più belle leggende d’amore che ci sono state tramandate dal passato, una storia che nasce dalla tradizione orale, una favola che ancora oggi affascina lettori di ogni età...


Andrea Appiani, Psiche adorata dalle genti, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)


"Un tempo, in una città, vivevano un re e una regina che avevano tre bellissime figlie, le due più grandi, per quanto molto belle, potevano essere degnamente celebrate con lodi umane, ma la bellezza della più giovane era così straordinaria e così incomparabile che qualsiasi parola umana si rivelava insufficiente a descriverla e tanto meno a esaltarla."



Eh si, immagino abbiate già capito di quale coppia sto parlando, una delle coppie per eccellenza: Amore e Psiche. 

La storia è  narrata  da Apuleio all'interno della sua opera Le Metamorfosi (o L'Asino d'oro) ed è un racconto che fonde la cultura greco-latina, ed elementi della cultura nordafricana. La favola costituisce un racconto completo e autonomo all’interno dell’opera in cui è inserita (dal capitolo 28 del IV libro al capitolo 24 del VI libro.) e ha avuto grande fortuna.
Ripercorriamo insieme, attraverso alcune citazioni, questa storia meravigliosa che ancora oggi affascina i lettori di ogni età!

L’incipit del racconto è quello tipico delle fiabe popolari di tutti i tempi. Un re e una regina avevano tre figlie, delle quali l’ultima, Psiche, era la più bella. L’ammirazione di tutti per la fanciulla suscitò la gelosia di Venere, la quale, per punirla, chiese al figlio Cupido di farla innamorare di un uomo bruttissimo.




Andrea Appiani, Psiche vegliata da Amore, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)


"Nessuno andava più a Pafo o a Cnido o a Citera per visitare i santuari di Venere; alla dea non si facevano più sacrifici, i suoi templi erano lasciati nell’abbandono, i suoi sacri cuscini calpestati, le cerimonie trascurate, le sue statue restavano disadorne, vuoti i suoi altari e ingombri di cenere spenta. Alla fanciulla si innalzavano preghiere, e si placava il nume di una dea potente come Venere adorando un volto umano. Al mattino, quando la vergine usciva, a lei si apprestavano vittime e banchetti invocando il nome di Venere assente e, quando passava per via, il popolo le si affollava supplice intorno con fiori e ghirlande. Questo eccessivo tributo di onori divini a unafanciulla mortale suscitò lo sdegno violento della Venere vera."



 Cupido, invece, quando vide Psiche rimase tanto colpito dalla sua bellezza che la freccia, preparata per la fanciulla, gli cadde sul piede innamorandosene egli stesso.
Senza mai apparire a lei, Cupido la condusse in un palazzo incantato dove la fece sua sposa, non senza prima averle fatto giurare che mai avrebbe tentato di scoprire chi era l’uomo che di notte giaceva con lei, aggiungendo che se, per caso, lo avesse veduto, egli subito sarebbe scomparso e lei non lo avrebbe rivisto mai più.

Amore abbandona Psiche di Jacques Louis David, 1817, Cleveland

Spinta dalla curiosità,Psiche non rispettò la promessa fatta al suo sposo e, una notte

"..andò a prendere la lucerna, afferrò il rasoio e sentì che il coraggio aveva trasformato la sua natura di donna. Ma non appena il lume rischiarò l’intimità del letto nuziale, agli occhi di lei apparve la più dolce e la più mite di tutte le fiere, Cupido in carne e ossa, il bellissimo iddio, che soavemente dormiva e dinanzi al quale la stessa luce della lampada brillò più viva e la lama del sacrilego rasoio dette un barbaglio di luce."



Andrea Appiani, Psiche osserva Amore dormiente, 1792 (Monza, Rotonda della Villa Reale)

"A quella visione Psiche, impaurita, fuori di sé sbiancata in viso e tremante, sentì le ginocchia piegarsi e fece per nascondere la lama nel proprio petto, e l’avrebbe certamente fatto se l’arma stessa, quasi inorridendo di un così grave misfatto, sfuggendo a quelle mani temerarie, non fosse andata a cadere lontano. "


“Vide la testa bionda e la bella chioma stillante ambrosia e il candido collo e le rosee guance, i bei riccioli sparsi sul petto e sulle spalle, al cui abbagliante splendore il lume stesso della lucerna impallidiva; sulle spalle dell’alato iddio il candore smagliante delle penne umide di rugiada e benché l’ali fossero immote, le ultime piume, le più leggere e morbide, vibravano irrequiete come percorse da un palpito. Tutto il resto del corpo era così liscio e lucente, così bello che Venere non poteva davvero pentirsi d’averlo generato."
"Fu così che l’innocente Psiche, senza accorgersene, s’innamorò di Amore.
Ma mentre l’anima sua innamorata s’abbandonava a quel piacere, la lucerna maligna e invidiosa, quasi volesse toccare e baciare anch’essa quel corpo così bello, lasciò cadere dall’orlo del lucignolo sulla spalla destra del dio una goccia d’olio ardente."

Orazio Gentileschi, Amore e Psiche.

E così che Amore lascia il talamo nuziale, Psiche va disperatamente in cerca del suo amante.
Si ricongiungerà a lui?
Rivedrà mai più il volto di Amore?

Ecco, qui siamo giunti quasi alla fine della storia. Non voglio anticipare il finale se non avete ancora letto questa favola per cui, vi lascio con il dubbio sul finale dei due amanti e spero di aver acceso in voi la curiosità di leggere la favola o, perchè no, l'intera opera "Le Metamorfosi" di Apuleio.

Come ogni puntata che si rispetti, c'è un'altra coppia per voi. 
Dal blog Il mondo di Cri, la mia cara collaboratrice vi propone.....
Per scoprilo basta un click QUI!!!
Per rivedere le puntate precedenti QUI!!!


Alla prossima puntata!!!








lunedì 26 giugno 2017

Frida Kahlo

Frida Kahlo
Frida Kahlo nacque nel 1907 a Città del Messico e morì nel 1954 nel medesimo posto. 
E' stata una grande pittrice, molto amata in Messico, ma non solo. La sua pittura comunica sensazioni di dolore e solitudine ma anche di grande forza, dignità ed amore per la vita.
Fu una scrittrice molto importante in quanto rappresentava con la propria scrittura, la letteratura dell'interiorità, in un momento storico in cui in Messico vi era un forte machismo legato alla Rivoluzione. 
Frida Kahlo, dunque, ricalca il modello della “donna emancipata” che si ribella al tradizionale stereotipo misogino secondo cui la donna era solo un oggetto del desiderio maschile. Inoltre, pratica con disinvoltura il travestitismo, “mi vestivo da maschio, con capelli cortissimi, pantaloni, stivali e giacca di pelle” vivendo con diletto la propria sessualità, senza riluttanze o pentimenti, diritto che spettava per tradizione agli uomini.
Il suo obiettivo era essere se stessa fino in fondo, e non nascondere nessuna delle sue caratteristiche. 

La sua vita è stata scandita da parecchie difficoltà: a sei anni, è stata afflitta da poliomielite ed in questo periodo della sua vita il suo unico conforto fu il padre. 
Scriveva: 
"A sei anni ebbi la poliomielite. A partire da allora ricordo tutto molto chiaramente. Passai nove mesi a letto. Tutto cominciò con un dolore terribile alla gamba destra, dalla coscia in giù."

Intraprese gli studi, ma nel 1925  la sua vita si ribaltò drasticamente, da attivista e di indole curiosa, accadde che una volta uscita da scuola, salì sull'autobus per far rientro a casa, e qui avvenne un incidente fra il mezzo su cui Frida viaggiava e un tram e la giovane ne rimase vittima. L’autobus finì schiacciato contro il muro e Frida ne ebbe conseguenze gravissime, e venne sottoposta ad una serie di interventi. 
Poco tempo dopo, conobbe Tina Modotti (fotografa, attivista e attrice italiana), e venne coinvolta nelle riunioni del Partito Comunista Messicano. 
Conobbe, in questo ambiente, colui che sarebbe diventato suo marito: Diego Rivera. Ma si trattò di un matrimonio infelice, a causa dei tradimenti di Rivera e dei suoi comportamenti bruschi, così Frida, divenne l'amante di personalità molto importanti del periodo, come Lev Trockij. Gli studiosi di Frida Kahlo si sono soffermati ad analizzare il suo difficile matrimonio con Diego Rivera , l’impossibilità di avere figli e le molte relazioni extraconiugali con amanti del sesso opposto, trascurando invece quelle omosessuali. Negli ultimi anni gli amori saffici di Kahlo sono stati portati a conoscenza e all'attenzione del grande pubblico grazie all'adattamento cinematografico della famosa biografia di Hayden Herrera (Frida. A life of Frida Kahlo, HarperCollins, New York 1983).Frida non tentò mai di celare i suoi amori saffici, sebbene fossero in molti casi soltanto emotivi o platonici, dal momento che essi rappresentavano l’affermazione della sua diversità e, nel contempo, erano il vessillo della sua libertà e autodeterminazione.
Un momento importante della propria vita fu nel 1954, quando furono esposte per la prima volta le proprie opere. 
Le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul, oggi sede del Museo Frida Kahlo. Le ultime parole che scrisse nel diario furono: "Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più."

Fu anche, attraverso la scrittura... che Frida ci parlò di sé. Compose varie poesie, citazioni e aforismi. Qui, di seguito, una delle poesie più belle dell'autrice: 


Strana come te 

Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo

ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo,

ci dev’essere qualcuna proprio come me,

che si sente bizzarra e difettosa

nello stesso modo in cui mi sento io.

Vorrei immaginarla,

e immaginare che lei debba essere là fuori

e che anche lei stia pensando a me.

Beh, spero che, se tu sei lì fuori

e dovessi leggere ciò,

tu sappia che sì, è vero,

sono qui

e sono strana proprio come te.

Frida Kahlo

domenica 25 giugno 2017

Recensione "Favola di una falena" di A.Del Debbio

Cari lettori, oggi voglio raccontarvi di un libro che ho letto da qualche mese: 
"Favola di una falena" di Alessio Del Debbio, autore che ringrazio per avermi dato l'opportunità di leggerlo e apprezzarlo.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa lettura nonostante, premetto, i romanzi di questo genere non sono il mio forte. 
Volete sapere cosa ne penso? Bene, continuate a leggere!




Titolo: Favola di una falena
Autore: Alessio Del Debbio
Editore: Panesi Edizioni
Anno di pubblicazione:2016
Genere: Romanzo per ragazzi / Romanzo di formazione
Formato: Ebook
Pagine: 374
Prezzo: 2,99€
Link acquisto


Trama:

Viareggio, settembre 2001. Sta per finire l'estate dopo la maturità: tempo di prendere decisioni importanti. Su questa premessa iniziano le avventure del turbolento Jonathan, della timida Francesca, della sognatrice Veronica e del rigoroso Leonardo, un viaggio nell'amicizia e nell'amore, una favola moderna di eroi coraggiosi che sopravvivono alla quotidianità aiutandosi l'un l'altro e credendo nei propri sogni. Falene in cerca di luce, destinate a non trovare mai riposo.



"Tutto il resto non conta, tutto il resto si ferma alle porte della nostra amicizia."




La recensione


È la fine dell'estate a Viareggio, i tramonti regalano al cielo le sfumature più belle alla fine dell'estate e un gruppo di amici è intento a trascorrere insieme le ultime serate estive. Sono Jonathan, Francesca, Veronica, Leonardo, Luna, Laura e gli altri protagonisti di "Favola di una falena" .
Sono ragazzi le cui vite si mescolano, che si confrontano con i problemi della vita reale, superano ostacoli, sbagliano, crescono. Proprio questo permette di collocare il romanzo tra quelli di formazione in quanto i protagonisti imparano dai propri errori, compiono delle scelte e condividono le gioie e i dolori come solo un vero gruppo sa fare.

Come avrete intuito, la colonna portante del romanzo é l'amicizia. Questo sentimento è il filo con cui Del Debbio lega tra loro i personaggi. Leale, sincera, tradita, l'amicizia è presente in tutte le sue sfaccettature, ma non è l'unico sentimento forte del romanzo. Anche l'amore, infatti, è presente in tutti i sui aspetti, da quello familiare a quello di coppia, da quello tradito a quello sognato. 

Lo stile della narrazione è coinvolgente e lascia i giusti spazi per poter riflettere su temi importanti ed attuali come la droga, il lavoro, la famiglia e i sentimenti tanto che il lettore si può immedesimare con facilità nei problemi e nel percorso di ciascuno dei ragazzi.
Del Debbio apre uno spaccato sui ventenni, non sempre inesperti e inaffidabili, spesso costretti a dover portare pesi troppo grandi per delle spalle così giovani.


Mi piacerebbe porre l'attenzione su un'altra delle tematiche affrontate: il futuro.
I protagonisti del romanzo hanno appena terminato le scuole superiori e devono decidere cosa fare delle loro vite, non solo dal punto di vista lavorativo o universitario, saranno messi, infatti, a dura prova, anche e soprattutto dal punto di vista personale. Del Debbio vuole porre l'attenzione su un momento che tutti, prima o poi, ci troviamo o ci siamo trovati ad affrontare: la scelta del nostro futuro. 


"Favola di una falena" è un romanzo corale, ci sono tantissimi personaggi e storie che si mescolano tra loro e va riconosciuta all'autore la bravura di mettere in scena così tanti personaggi e di farlo in modo chiaro, delineando per ognuno una personalità dai contorni nitidi e precisi.

Tra tutti i personaggi del romanzo la mia sensibilità è stata colpita maggiormente da Luna e Leonardo. Due fratelli che hanno sopportato pesi molto grandi per le loro fragili spalle, hanno lottato, fatto sacrifici per poter credere ancora nei loro sogni. Leonardo è l'altruista del gruppo, mette sempre gli altri prima dei suoi bisogni, sua sorella e sua madre, in primis. Ma, oltre Luna e Leo, c'è Francesca, la sognatrice del gruppo, Laura, Johanatan. E poi c'è lei, Veronica,  la vera falena cui si riferisce il titolo del libro ma qui non aggiungo altro perchè voglio che siate voi a scoprire la storia e i personaggi.

E' una lettura che consiglio a tutti, ideale sotto l'ombrellone e magari proprio nei bellissimi luoghi della Versilia cui si fa riferimento nel romanzo!


Estratto da Favola di una falena:
«Che mi dici di te? Sei felice?»
Leonardo rimase un attimo in silenzio e Jonathan distolse lo sguardo. Le onde scrosciavano sotto di loro, i gabbiani volavano nell’alba e Viareggio iniziava a svegliarsi. Sulla spiaggia una manciata di persone correvano, altre portavano i cani a passeggio, lasciando sulla sabbia orme che il mare provvedeva subito a cancellare. Il mare cancellava tutto. E lo scoglio su cui erano seduti ne era solida testimonianza. E allora cosa sarebbe rimasto delle loro esistenze?




Note biografiche

Alessio Del Debbio nasce a Viareggio nel 1981. Appassionato di storia e mitologia, adora trascorrere il tempo libero leggendo, quasi divorando, romanzi storici o letteratura fantastica. Si laurea in Lettere Moderne con una tesi su Nick Adams, protagonista di alcuni racconti di “In our Time”, di Hemingway. Nel 2007 frequenta il corso di scrittura creativa organizzato da Divier Nelli, noto scrittore viareggino. Dal 2013 frequenta i Laboratori di Scrittura Creativa dell’Associazione Culturale “Le Otto Querce” di Viareggio, curati dallo scrittore e giornalista fiorentino Mirko Tondi. Nel 2011 pubblica “Oltre le nuvole – storie di amici”, romanzo young adults ambientato a Viareggio, cui seguirà, nel 2015, il prequel “Anime contro”. Nel 2014 esce il racconto distopico “L’abisso alla fine del mondo”; Gds Edizioni. Dal 2012 al 2015 pubblica numerosi racconti in varie antologie, tra cui “I mondi del fantasy IV e V” di Limana Umanita Edizioni e “Racconti Toscani” di Historica Edizioni, molti dei quali riuniti nell’antologia “L’ora del diavolo”, vincitrice della III edizione del concorso ObiettivoLibro di Sensoinverso Edizioni e pubblicata a inizio 2016.






Recensione "L'amore addosso" di Sara Rattaro

Cari lettori, voglio parlarvi di un libro diverso da quelli che solitamente affollano il mio comodino e il mio kindle. E' una storia che merita, che offre tanti spunti su cui riflettere. "L'amore addosso" è uscito il 21 Marzo per Sperling & Kupfer ed è l'ultimo romanzo scritto da Sara Rattaro, autrice che ho avuto il piacere di conoscere proprio grazie a questo libro. 



Titolo: L'amore addosso (autoconclusivo)
Data di pubblicazione: 21 Marzo 2017
Editore: Sperling & Kupfer
Dove acquistarlo: IBS
Autrice: Sara Rattaro
Prezzo: 16,90 €
ebook: € 9.99
Pagine: 240


La Trama
«La verità è quasi sempre una storia raccontata a metà.»
Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice – non può farlo – che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito c'era una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere.
Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.
Sara Rattaro torna con L'amore addosso, una storia potente e sincera, che parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L'amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.



La recensione:

Imperfezioni.
E' questa la parola che mi viene in mente pensando alla lettura che ho appena concluso.
L’amore addosso è un romanzo che porta in scena, come su un palcoscenico, tutte le imperfezioni della vita.

Non è un libro sul tradimento, sarebbe riduttivo definirlo tale. E' un romanzo sui tradimenti, quelli della vita, dei rapporti umani che spesso celano la loro vera natura.

In un intreccio ben costruito, Giulia, la protagonista del libro, ricostruisce pezzo per pezzo la sua vita. Segreti e bugie si mescolano, si confondono e guidano il lettore fino all'ultima pagina in cui,magicamente, tutto torna al suo posto.



Giulia è tormentata dal passato, da una scelta che non ha compiuto, prigioniera di una vita che la ferisce e non la fa essere quella che sente di essere. Una donna che apparentemente sembra essere felice, realizzata nella vita professionale e privata ma, nella realtà, Giulia è una donna fragile e insicura. Troppo. 
La protagonista non mi è piaciuta proprio per questo motivo. Per contro, ho apprezzato moltissimo Emanuele ed è stata una vera gioia leggere le ultime pagine del romanzo. 

Alcuni libri, più di altri, riescono a parlare della vita nelle sue complessità ribaltando i punti di vista e facendo apparire ciò che è normale come un qualcosa di fuori dagli schemi. Bisogna riconoscere che trattare determinate tematiche richiederebbe, o così sembrerebbe, una gran pesantezza.
Non è quello che accade in "L'amore addosso".

Qui, Sara Rattaro porta in scena le fragilità dei sentimenti, i giochi tra i rapporti umani ponendo l'accento sul realismo dei sentimenti regalandoci una storia verosimile scritta con uno stile semplice, scorrevole e mai banale.
Questo è il primo romanzo che leggo della Rattaro e devo ammettere che è stata una gran bella sorpresa!
La bravura che le riconosco è quella di permettere al lettore di aprire il libro dopo aver girato l'ultima pagina! Non accade sempre che ciò che si legge, apparentemente semplice e in modo rapido, riesca a far breccia nel cervello e nel cuore lasciando uno spazio a riflessioni serie e costruttive.

Tante, tantissime le frasi da sottolineare, da ricopiare su un post it. Tante le frasi che consentono di aprire la porta alla riflessione. Ve ne lascio giusto qualcuna giù in pagina...

Un consiglio?
Leggetelo! portatelo in spiaggia, a bordo piscina, in montagna e lasciatevi travolgere da un turbine di emozioni!


Perché questo è un mondo dove non ce la fai a stare in piedi se sei davvero te stesso. Se dici quello che senti, se gridi quello che provi. Devi trovare l’abilità di essere prima qualcosa e poi qualcos’altro, ma non tutto insieme, altrimenti il sistema rischia di esplodere.

"Sono rimasta immobile a fissare il vuoto oltre il finestrino, chiedendomi per quale motivo i giorni in cui perdi qualcosa inizino esattamente come tutti gli altri. "


"Esiste un momento preciso nel destino di ognuno di noi in cui una cosa diventa chiara: siamo sempre noi gli unici responsabili delle nostre azioni"





Informazioni sull'autrice

Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue:  Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via(Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi(Premio Rapallo Carige 2016).

  • www.sararattaro.it 
  • FacebookSara Rattaro 
  • Twitter @SaraRattaro 


venerdì 23 giugno 2017

Rosario Castellanos.

Poetessa, romanziera, drammaturga, saggista, Rosario Castellanos nasce nel 1925 a Città del Messico e muore a Tel Aviv nel 1974.
Trascorre la sua vita con il desiderio di riscatto della donna all'interno della società. 

Vive l'infanzia in Chiapas, ovvero una delle regioni messicane nelle quali vi è una forte presenza indigena. La sua infanzia è segnata dalla presenza del tema della morte, infatti perde il fratello all'età di 7 anni, sentendosi colpevole della sua morte in quanto i genitori avevano una preferenza verso questo figlio maschio. 

Per fuggire alla sofferenza, si rifugia nella natura, nella lettura, e di conseguenza nella scrittura. Malgrado la morte dei genitori, ella prosegue gli studi e riesce a laurearsi nel 1950. Da questo momento in poi, viaggia per il mondo attraverso il Messico, gli U.S.A e il Canada. Questo le consente di diventare una persona molto famosa. A fianco i suoi incarichi politici, vi è il suo impegno femminista presente attraverso diverse manifestazioni. 

I temi fondamentali della sua narrativa sono legati alla condizione della donna, ma accanto al conflitto di genere è fondamentale il conflitto tra i ladinos e gli indigeni. E' questo un conflitto determinante per il Messico. Ella ha scritto moltissime opere, tra le quali: racconti, raccolte, saggi, poesie, opere teatrali. Nel Messico degli anni 50'- 60' la Castellanos crede sia ancora necessario scrivere per emancipare la figura della donna. 

Balún Canán

Uno dei romanzi più belli dell'autrice è "Balún Canán":
Il titolo è una parola indigena che significa "nove stelle", le quali nell'immaginario indigeno sono gli occhi del cielo, che guardano e raccontano ciò che vedono. Il romanzo è diviso in tre parti, nelle quali si alterna un narratore omodiegetico, che parla a partire dalla propria esperienza e parla di sé, e un narratore esterno. La struttura del romanzo è simmetrica, e tutte le parti di esso iniziano con delle epigrafi. La prima è presa dal "Popol Vuh" (antico testo maya dove si racconta la nascita del mondo e dell'uomo). Questo significa riconoscere le proprie origini. 
Si tratta di un romanzo molto autobiografico caratterizzato da una forte emotività. 
La sua particolarità sta nel fatto che, Rosario Castellanos decide di utilizzare un narratore di 7 anni, e a livello di scrittura questo risulta difficile perché un bambino non può raccontare e parlare di tutto. Il modo di vedere il mondo è meno logico e più buono. Infatti, il bambino (=narratore), viene spesso paragonato alla figura dell'indigeno. 

giovedì 22 giugno 2017

"Viaggio nella civiltà...Atene." - a cura di Martina Cutrì

Ciao a tutti, cari viaggiatori di emozioni...
Oggi voglio portarvi in una realtà non molto lontana da qui, la Grecia. Sono stata in Grecia un paio di anni fa, e seppur sto raccontando adesso ciò che ho potuto visitare, il ricordo è sempre vivo in me. Si tratta di una terra ricca di storia, arte e cultura tanto da essere definita la culla della civiltà occidentale. Atene e Delphi sono state le tappe dell'itinerario percorso, si tratta di siti archeologici unici, e che conservano ancora oggi i ricordi di un considerevole passato.


Bandiera della Grecia. In lingua greca:
Γαλανόλευκη
Κυανόλευκη

Avendo avuto la possibilità di confrontarmi con alcuni cittadini ateniesi, ho appreso che la bandiera greca è ricca di significati ai quali i greci danno un grande valore:

1) Il numero di righe corrisponde al numero di sillabe della frase "Eleftheria i Thanatos" che vuol dire "libertà o morte" parole pronunciate come motto durante la lotta per l'indipendenza della grecia dai 400 anni di schiavitù ed oppressione turco/ottomana.

2) L'alternanza dei colori (blu e bianco) è stata scelta per simboleggiare il mare e la schiuma bianca delle onde che si frangono sulle coste greche del mar Egeo.
3) La croce bianca su sfondo blu simboleggia la devozione del popolo greco nei confronti della chiesa Ortodossa ed il suo riconoscimento per l'importante contributo che quest'ultima ha dato per la lotta per la libertà e la costituzione della nazione greca.
La mia foto è stata scattata sulla "Città sacra", ossia l'Acropoli di Atene. 

Partenone
Il Partenone è il simbolo di Atene e l’edificio più importante dell’Acropoli. Il tempio è in stile dorico ma presenta anche elementi in stile ionico. La sua costruzione è attribuita agli architetti Ictino e Callicrate, sotto la supervisione dello scultore Fidia responsabile dell’intero complesso, e fatta risalire al 447 a. C. Il tempio del Partenone è dedicato ad Atena Parthenos, la Vergine, protettrice della città. La cella è la parte centrale del tempio e qui era custodita la statua di Atena scolpita da Fidia in oro e avorio. La stanza sul retro della cella ha quattro colonne di ordine ionico che sostengono il suo tetto. L’introduzione di elementi di ordine ionico in un tempio prevalentemente dorico era raro nell’architettura greca me conferì al Partenone un delicato equilibrio tra le caratteristiche visive austeri e quelle delicate. 
Raggiungere l'edificio è stato molto facile e di gran lunga piacevole, attraverso scorci e percorsi pedonali, passando tra le bellezze architettoniche del sito. Avere di fronte una costruzione così maestosa è stata per me, fonte di stupore e meraviglia. 

Percorrendo questi sentieri, ci si trova davanti all'Antico Tempio di Atena Poliàs:

"Cariatidi", figure femminili utilizzate come colonne
L'antico tempio di Atena Poliàs fu un tempio greco arcaico situato sull'Acropoli di Atene. Fino alla sua distruzione da parte dei Persiani, fu il santuario di Atena Poliàs (o Poliade), la divinità protettrice della città, e venne in seguito sostituito dal Partenone. Fu dissotterrato nel 1885. Oltre alle sue fondazioni, sono stati rinvenuti numerosi elementi architettonici di ordine dorico appartenenti alle sue diverse fasi di costruzione. Il complesso è talvolta descritto come "fondazioni Dörpfeld", dal nome dell'archeologo Wilhelm Dörpfeld che per primo lo identificò e lo studiò.

Vista su Atene

E' con questa fotografia che voglio salutarvi, con la speranza di aver lasciato in voi un po' del mio bagaglio culturale appreso in questa terra. E' un viaggio che va, a mio avviso, compiuto. E' da lì che partono le nostre origini, è da lì che iniziano le storie e le avventure più importanti della storia. 

martedì 13 giugno 2017

Intervista ad Adriana Assini a cura di Ilaria Cutrì

Cari lettori, oggi sono lieta di ospitare nel nostro blog Adriana Assini, scrittrice di bellissimi romanzi storici tra cui “Le rose di Cordova”, “La riva verde”, “Un caffè con Robespierre” e, ultimo di pubblicazione, “Giulia Tofana. Gli amori, i veleni”.

1.      

Cara Adriana, benvenuta! Ho letto il tuo “le rose di Cordova” e hai saputo conquistare il mio cuore. Ho amato molto lo stile delicato con cui hai intrecciato i fili della storia di Giovanna di Castiglia. Proprio per questo, mi incuriosiva sapere com’è nata l’ispirazione di scrivere su questo personaggio. Quanto tempo hai impiegato nella stesura del romanzo?

Bentrovata, Ilaria. Per un’autrice è sempre un piacere avere riscontri diretti da parte di chi ci legge! 
Per rispondere alla tua domanda: mi trovavo nella Biblioteca dell’Accademia Belgica, a Roma, per alcune ricerche. Nell’attesa che mi fosse consegnato il volume richiesto, ho sbirciato su quello – enorme – che stava aperto sul tavolo a me assegnato. Un librone scritto a caratteri gotici, in francese antico. Erano le cronache di Pietro Martire d’Anghiera, ciambellano di Isabella la Cattolica, madre di Juana…Da lì, ebbe inizio l’avventura.
Non so mai quanto tempo impiego per portare a termine un romanzo. A volte, mentre ne scrivo uno, accumulo documentazione per il prossimo. E in mezzo, ci sono presentazioni, conferenze, vita privata. Di sicuro, però, non me la cavo con tre mesi di lavoro…

2.      Un altro personaggio storico, una donna di cui hai scritto è Giulia Tofana. Il libro è stato pubblicato di recente dalla Casa Editrice Scrittura e Scritture.Parlaci di questo romanzo ..

Giulia Tofana nacque a Palermo, ma si trasferì presto nella Roma barocca di Urbano VIII. Fu l’inventrice del veleno che all’epoca si considerava “perfetto”, perché – se somministrato secondo regole precise - non lasciava tracce, non destava sospetti. A dispetto di leggi severissime e dell’ingombrante presenza del Tribunale dell’Inquisizione, che dava sempre un gran da fare al boia capitolino, i commerci di Giulia con la sua “acqua” proliferarono. Ma a rendere più intrigante la storia è che lei, il veleno, lo vendeva soltanto alle donne.  Che fossero ricche o povere, analfabete o istruite, quelle sventurate avevano in comune la volontà di liberarsi di mariti odiosi e maneschi, che non amavano e che non avevano scelto…



3.       Di quale personaggio storico ti piacerebbe scrivere?
Farei prima a dire di quali personaggi non mi piacerebbe farlo. Sono davvero tante le figure affascinanti che hanno attraversato i secoli lasciando un segno del loro passaggio, nel bene o nel male.




4.      C’è uno dei tuoi libri cui sei particolarmente legata? Oppure un libro che ha accompagnato un momento particolare della tua vita?
Le rose di Cordova – pubblicato sempre con Scrittura&Scritture - è stato oggetto di laurea a Bergamo; tradotto e pubblicato in Spagna; inserito tra le letture obbligatorie dell’Università di Oviedo (Asturie); presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e di Barcellona, oltre che nelle maggiori università della penisola iberica, da Salamanca, passando per Almería, fino a Siviglia…




5.      Questa è un po’ una domanda di rito: come nasce la tua passione per la scrittura?
Non ne ho la minima idea. Scrivo da quando ho imparato a farlo. Il mio primo romanzo – ma sarebbe meglio definirlo un ‘polpettone’ – risale a quando avevo appena undici anni. Quando si dice avere l’inchiostro nelle vene...






6.      Come ho già premesso, ho ammirato il tuo stile narrativo. C’è un autore a cui guardi come riferimento dal punto di vista stilistico?

Una scrittrice che ho sempre ammirato molto è Marguerite Yourcenar.




7.      Sicuramente, oltre ad essere un’autrice sarai una grande lettrice! Ti andrebbe di suggerire alcuni romanzi ai nostri lettori?
In coerenza con la risposta alla domanda precedente: Memorie di Adriano e L’opera al nero di Marguerite Yourcenar.







8.      C’è qualche curiosità o qualche citazione che vuoi condividere con i lettori di emozioni tra le righe?

“Un buon timoniere continua a navigare anche con la vela rotta” Lucio Anneo Seneca



Grazie per essere stata con noi, leggerò molto presto “Giulia Tofana” e sono sicura che non mi deluderà! Grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Un augurio per la tua carriera!
Grazie a te, Ilaria, per aver apprezzato il mio lavoro e per l’intervista.






Note biografiche
Adriana Assini, scrittrice e acquerellista romana, ha al suo attivo dieci romanzi storici e numerose mostre in Italia e all’estero. Tra i suoi romanzi, Le rose di Cordova – storia di Giovanna I di Castiglia, detta La Pazza – è stato tradotto e pubblicato in Spagna. Con Sogni diVini ha vinto il Verdicchio d’Autore nel 2005 e il Premio Cesare Pavese nel 2006. Un caffè con Robespierre (2016) ha ricevuto il premio Unicorno di Rovigo per il miglior romanzo storico e il secondo premio dell’Iguana, patrocinato dall’Istituto Filosofico di Napoli e dall’Associazione Eleonora Pimentel. Nel luglio 2015, l’Università di Siviglia ha dedicato un convegno di due giornate all’intera opera di Adriana Assini, che nel 2014, sempre a Siviglia, è stata oggetto di una tesi di dottorato, poi pubblicata nel 2016 (Adriana Assini. El universo femenino entre literatura y pintura).
I suoi acquerelli - esposti a Madrid, Londra, Bruxelles, Roma, Siviglia, ecc. -  illustrano la copertina di oltre cinquanta testi di saggistica, italiani e spagnoli.



Non sto pensando a niente - Fernando Pessoa

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.
Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...

Gaio Valerio Catullo, “Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo“

Dipinto di John William Godward 
Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille,
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.




Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

lunedì 12 giugno 2017

Non innamorarti di una donna che legge - di Martha Rivera Garrido

Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che inoltre è capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride
o piange mentre fa l’amore,
che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più,
di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose),
o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica,
lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere,
che rimanga con te oppure no, che ti ami o no,
da una donna così, non si torna indietro.
Mai.







Nata a Santo Domingo, il 19 gennaio 1960 Martha Rivera Garrido è pronipote del grande poeta dominicano Fernando Gaston Deligne. Poetessa, narratrice, saggista, ricercatrice e giornalista di opinione, ha tradotto diversi autori di lingua inglese come Anne Sexton e Sylvia Plath.

Recensione "Giulia Tofana" di A.Assini a cura di Ilaria Cutrì

Dopo aver letto "Le rose di Cordova" non potevo fare a 
meno di immergermi in una nuova storia narrata da Adriana Assini... 
Questa volta vi parlerò del personaggio misterioso e
 controverso che si cela tra le righe del suo ultimo libro dal titolo 
"Giulia Tofana. Gli amori, i veleni."


Titolo: Giulia Tofana. Gli amori, i veleni
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Genere: Romanzo storico
Collana: Voci
N.pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2017

Sinossi: 

Nella Roma barocca di Urbano VIII trionfa l’arte e imperano le feste, ma anche il Tribunale dell’Inquisizione lavora senza soste. Le leggi le fanno ancora gli uomini e le donne le subiscono, assieme ai matrimoni imposti e ai maltrattamenti non puniti, prepotenze a cui nessuno, nemmeno il Santo Padre, intende porre rimedio. La musica cambia, però, quando nella città sul Tevere approda una bella forestiera, Giulia Tofana, giovane plebea di dubbia morale e cuore schietto. Innamorata persa di un barone e amante di un bel frate, non ne sa di scienza né di lettere, ma a forza di trafficare con l’arsenico e l’antimonio, ha messo a punto la formula di un veleno che non lascia tracce, non desta sospetti. Un veleno perfetto, dunque, che però non è per tutti: paladina di giustizia, Giulia lo vende soltanto alle donne. Per liberarsi di mariti grevi e maneschi, che non hanno scelto.




Recensione

Cortigiana, conosciuta anche come fattucchiera, Giulia Tofana visse a Palermo nei primi anni del 1600. Di questa donna misteriosa ed enigmatica ci sono poche notizie, ma non c'è alcun dubbio che ella sia passata alla storia come la bellissima, affascinante e molto intelligente donna inventrice dell'acqua tofana.


Nel romanzo a lei dedicato, Adriana Assini ricostruisce in modo romanzato la storia dell’ ”acquaiola" di Palermo fornendo una prospettiva differente da quella che abbiamo ereditato dalla storia.


E' cosa ben nota che Giulia Tofana riuscì a creare una sostanza letale a base di arsenico, antimonio e piombo. La soluzione era limpida e trasparente, inodore ed insapore.




Ma chi utilizzava questa sostanza? E per quale scopo?



Erano le donne a rivolgersi a Giulia Tofana per uccidere i propri mariti , spesso prigioniere di matrimoni infelici e di situazioni violente. Le vittime dell'acqua tofana in poco tempo furono moltissime, circa 600. 
E Giulia? Potete immaginare quale sia stata la sorte della fattucchiera che operava proprio sotto il naso dell'inquisizione nella capitale della cristianità! 





Il personaggio di Giulia Tofana è sicuramente negativo (è un'avvelenatrice!) ma la Assini riesce a sollevare lo spesso strato di storia e svelarci l'altro volto di una donna di  estrema intelligenza.

Una donna che, in un'epoca pervasa di maschilismo e proibizioni, rendeva giustizia a suo modo.

In un modo discutibile, Giulia Tofana si spinge ad alleviare le sofferenze di quelle donne che come lei avevano subito maltrattamenti e soprusi, donne che vivevano in un momento storico in cui erano considerate esclusivamente un oggetto da parte di uomini nobili ed ecclesiastici.


Questo romanzo mi ha permesso di entrare nella vita di una donna che non conoscevo, di una figura storica che ho ammirato. Si, perchè se il mezzo e il fine sono discutibili da ogni punto di vista, emerge la forza di una donna che lotta per farsi spazio in una società dominata dall'uomo, che cerca di affermare la propria identità.

Al pari del romanzo su Giovanna di Castiglia (di cui vi invito a leggere la recensione QUI ), Giulia Tofana è una donna forte, che lotta contro il suo tempo, la storia, la società che le sta attorno. Una donna che diventa una paladina di giustizia tutta al femminile!


Dalla ricostruzione storica si evince la conoscenza e lo studio dell'autrice circa il periodo storico. Borghi, città, feste popolari e tradizioni prendono vita e popolano il romanzo facendo rivivere il Seicento Palermitano e Romano. Un romanzo in cui superstizione, spiritualità, mistero e alchimia si fondono per dare vita a un personaggio che attraverso i secoli, riuscirà ad affascinare ogni lettore!













Informazioni sull'autrice.

Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente e con quel che vede ci costruisce un romanzo, una piccola finestra aperta sul mondo di ieri. Dipinge. Soltanto acquarelli. E anche quando scrive si ha l’impressione che dalla sua penna, oltre alle parole, escano le ocre rosse, gli azzurri oltremare, i luccicanti vermigli in cui intinge i suoi pennelli. Ha pubblicato diversi libri, tutti a sfondo storico, tra cui i romanzi Giulia Tofana. Gli amori, i veleni (2017), Un caffè con Robespierre (2016) La Riva Verde (2014) e Le rose di Cordova che dalla sua prima edizione del 2007 ha visto la fortuna di due edizioni successive e tre ristampe.