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Recensione "Le rose di Cordova" di Adriana Assini a cura di Ilaria Cutrì


Cari lettori, iniziamo la settimana con la recensione di un libro che mi ha riportata indietro di circa cinque secoli, un successo editoriale giunto alla terza edizione , tradotto anche in Spagna. 
Dopo essere stata nella Spagna e nelle Fiandre descritte da Gortner in “L’ultima regina”, mi sono trovata nuovamente immersa nelle vicende di Giovanna di Castiglia in un romanzo di Adriana Assini.


Scheda libro: 

Titolo: Le rose di Cordova
Autore: A.Assini
Casa editrice: Scrittura e Scritture
Collana: Voci
Genere: romanzo storico
Pagine: 202
Formato: 14,5x19,5
Prezzo: € 13,50
Terza edizione
ISBN 978-88-89682-76-0
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Trama:


Granada, 1496. L’ultima roccaforte dei mori capitola dopo dieci anni l’assedio spagnolo. Nura, figlia di Aziz, primo ministro del Califfo, viene scelta da Juana, terzogenita della coppia reale spagnola Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, come sua schiava personale. Le viene tolto tutto, anche il nome: da quel giorno si chiamerà Francisca. La sorte di Francisca si intreccia con quella di Juana, nota alla storia con il nome di Giovanna La Pazza. Sarà proprio Francisca/Nura a delineare il ritratto intenso di una regina ante litteram, innamorata di Filippo il Bello e lacerata dallo stesso amore, costretta a fare i conti con sordidi intrighi di potere, una donna che forse è stata solo vittima di una ragion di stato. A far da cornice ai due personaggi femminili, descritti a tinte forti, vividi e appassionanti, un secolo sanguinario di dominazione spagnola, personaggi senza scrupoli come i Re Cattolici, Filippo il Bello e lo stesso figlio di Giovanna, Carlo V. 


La recensione:

Le rose di Cordova è un romanzo storico di Adriana Assini in cui si narrano le vicende di Giovanna di Castiglia attraverso la voce di Nura, la schiava mora della principessa spagnola.
Prima che la Spagna venisse unificata “sotto i santi colpi di Isabella e Ferdinando, abili nell’impugnare con medesima devozione sia le spade che i vangeli”, il sultano nasrida Bobdil il Piccolo aveva stabilito la propria reggia a Granada. Nura, unica figlia del primo ministro Aziz, detto il Saggio, nacque proprio in quella reggia e, grazie alla sua posizione aristocratica, fu istruita con nozioni di algebra e lingue straniere.
Al contrario di altre donne arabe, ridotte in schiavitù, la sorte di Nura fu cambiata dallo sguardo di Giovanna, terzogenita dei Re cattolici, che, posandosi su di lei, la scelse come ancella personale ribattezzandola con il nome cristiano di Francisca.
Dal quel giorno Nura nutrì un sentimento doppio verso Juana, alternando affetto e gratitudine a rancore ed odio per la libertà perduta. 
Quando Giovanna sposò l’arciduca Filippo detto il Bello, nato dal matrimonio fra l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e Maria di Borgogna, anche Nura fu vittima del fascino dell'uomo più bello d'Europa.


"Juana non era bella come la sovrana, né aveva ereditato la sua tempra. Spesso preda di un'inquietudine oscura che l'avvolgeva come un bozzolo di seta, preferiva vivere nascosta, in compagnia dei libri passando ore a leggere le opere delle grandi mistiche dell'epoca.”


“In fondo, a lei ci tenevo più di quanto non volessi ammettere. Così come tenevo a Philippe, che aveva continuato a frequentare i miei sogni e a tormentare le mie notti.”

Il più bel principe d'Europa fu un uomo per cui il matrimonio non assunse mai il significato di vincolo sacro, come era per la cattolica Giovanna, ma costituì solo il mezzo per estendere i confini del proprio regno e uno strumento per assicurarsi una discendenza. 
Giovanna fu una donna la cui reale personalità sfugge ancora oggi agli storici. 
Se da un lato fu la principessa oppressa dalla regina madre e dal suo stile di vita moralista e cattolico; dall’altro fu legata da un sentimento di amore e odio al marito il cui unico interesse erano potere, ricchezza e divertimenti.

Ingannata dal marito e dal padre, gli uomini della sua vita, Giovanna vacillò senza mai chinare il capo e, intelligente e perspicace, riuscì a comportarsi come un abile stratega facendo della sua vita un campo di battaglia punteggiato di sconfitte, dolori e tradimenti. 

Niente può piegare il capo di una regina. 

Nonostante le innumerevoli sconfitte, 
dal romanzo emerge la figura di una donna 
che non si arrende e, allo stesso tempo non vince. 

Ambigua, Giovanna confonde la storia e chi le sta accanto tanto che la stessa Nura stenta a riconoscere il suo vero carattere.

“…Insomma, di Juana continuavo a pensare che avesse un bruttissimo carattere, ma non che fosse matta. Più fragile della corolla di un fiore, soffriva di quel male inesorabile che chiamavano passione e che, in un mondo ossessionato dal peccato originale e dalla negazione del piacere, era la più vergognosa delle colpe. Per quelle menti bigotte, logorate dalla paura di finire all’inferno, l’amore giusto non era né voluttà né desiderio, o allora doveva per forza nascere d auna mente fragile, facile preda delle oscenità dei diavoli.”

Nel libro, la Assini fa riferimento a un incontro che deciderà le sorti dell'Europa futura, il momento in cui Carlo (futuro Carlo V d'Asburgo) si reca a Tordesillas in visita alla madre più spinto dal dovere che dall’amor filiale.

Nemmeno questo riuscì a cambiare le sorti di una regina senza corona.

Juana I di  Castiglia (Juana la Loca), 
Le rose di Cordova è una fedele ricostruzione storica del personaggio di Giovanna che, sebbene romanzato, mantiene vive tutte le sue caratteristiche. 

E’ facile, infatti, scorgere l’anticonformismo, la personalità tormentata tra ragione e sentimento, soffocata dall'ambiente giudizioso e maschilista che la circonda.
La Assini ricostruisce bene i personaggi e le vicende storiche e lo fa con uno stile narrativo elegante e vellutato. 

Il lettore è spinto a scorrere le pagine grazie alla narrazione fluida, ma è impossibile non centellinare alcune righe che, a mio avviso, raggiungono una delicatezza estrema. 


E’ impossibile non fare un confronto tra Nura e Giovanna, due giovani donne colte e nobili, due donne vittime di vicende politiche che non lasciano modo di esprimere la loro libertà. Due personalità interessanti, forti nelle loro fragilità e colpevoli di essere nate in un’epoca segnata da maschilismo, moralismo e violenza. 

Forte è la contrapposizione tra il variopinto mondo arabo che traspare dai ricordi di Nura e si contrappone al grigio delle nebbie e dei palazzi fiamminghi. Senza esaltare l’uno e denigrare l’altro, la Assini pone indirettamente a confronto due culture diverse ponendo l’accento sull’accoglienza e il rispetto.
Un romanzo imperdibile per chi ha voglia di conoscere un'autrice italiana dalla penna davvero raffinata, un libro che coglie bene il quadro politico, istituzionale, culturale di un’Europa rinascimentale il cui volto è disegnato da mutevoli e instabili alleanze politiche, un quadro dal quale emerge senza dubbio la forza dei vinti e la fragilità dei vincitori. 

In conclusione, lascio uno dei passaggi più belli, una di quelle frasi che mi hanno fatto immaginare di essere, anche solo per un secondo, alla corte di Bobdil:

“Abbassai lo sguardo su ciò che restava della mia persona: un abito stinto, le mani sporche, i calzari slabbrati. Finii per chiedermi se non l’avessi sognata la vita vissuta in altre corti, circondata dagli affetti. Se non fossero uno scherzo di fantasia i giorni trascorsi suonando il liuto o leggendo qualche pagina del Corano, tra sete e giardini, nuvole di profumi e zampilli di fontane. Insomma, era veramente esistito quel tempo? Davvero ero stata la figlia del saggio Aziz e avevo passeggiato tra splendidi marmi sulla rossa collina dei melograni?”




Informazioni sull'autrice: 
Adriana Assini vive e lavora a Roma. acquerellista e scrittrice di fama anche internazionale, ha già pubblicato diversi romanzi storici, ottenendo numerosi riconoscimenti letterari. Nel catalogo di Scrittura & Scritture: “La Riva Verde” (2014). Ultimo suo romanzo “Un caffè con Robespierre” (marzo 2016).


Per leggere alcune citazioni: QUI
Articolo storico su Giovanna di Castiglia : QUI
Segnalazione romanzo: QUI