venerdì 20 ottobre 2017

Vergogna, vergogna, vergogna!

Questo non è il solito articolo che siete soliti leggere su questo blog, di solito mi occupo di letteratura e di libri.  Ma devo riconoscere l’importanza di avere un piccolo spazio web in cui poter dar voce a ciò che è necessario raccontare e, anche se oggi i protagonisti non saranno i libri, spero sarete d’accordo con me nel riconoscere nella scrittura una forma forte e importante di denuncia sociale.

VERGOGNA 

è l'unica parola che riesco a dire da quando ho ricevuto una telefonata da una studentessa che mi chiedeva di condividere la sua esperienza di qualche ora fa. 


Non ho saputo, né potuto, né voluto dire di no.
Perché scrivere è un modo sottile di denunciare, come lo è anche condividere una foto, un video. Significa dare testimonianza di qualcosa, essere parte attiva della propria vita e della propria società.
Oggi un autobus su cui viaggiavano studenti universitari è andato in fiamme in autostrada. I ragazzi sono tutti salvi, nessun ferito.
Cosa sarebbe potuto accadere se…?
Lasciando da parte le ipotesi peggiori, quelle che per fortuna non si sono verificate, vi parlo di ciò che è accaduto che è ingiustificabile e, senza dubbio, un atto grave.
Imprudenza? Scarsa o nulla manutenzione?
Non so a cosa sia stato dovuto, né di chi sia la colpa e non tocca a me stabilirlo.

Ciò che intendo fare con questo articolo è dar voce alla testimonianza di una ragazza che ha avuto il coraggio e la possibilità di contattarci e di raccontare ciò che accadeva solo qualche ora fa.



Tratto di autostrada tra Pizzo e Sant'Onofrio, direzione sud. Pullman della ditta “Lirosi” con a bordo 74 persone va in fiamme. Io ero tra quelle. E’ stata una delle esperienze più brutte della mia vita e assolutamente ingiustificabili.
Dopo aver preso il pullman nei pressi dell’Università della Calabria, stavo ascoltando un po’ di musica durante il viaggio di rientro a casa per il fine settimana. Improvvisamente insieme ad altri passeggeri notiamo che all'interno del veicolo c'è del fumo che va sempre più aumentando.
Dietro questa nostra segnalazione, dopo alcuni minuti l'autista se ne accerta e ferma il veicolo a lato dell'autostrada (non nella corsia di emergenza) e grida ad alta voce di scappare subito fuori del veicolo, di fuggire velocemente verso la piazzola di sosta.
Fortunatamente pochi secondi dopo essere tutti scesi, a pochi passi dal veicolo esplode una parte dell’autobus, forse uno pneumatico, poi un'altra e un'altra ancora. Infine l’intero abitacolo è avvolto dalle fiamme!
La rabbia per aver perso tutto: valigia, computer, libri universitari. Paura di morire, timore, panico. E’ quello che ho provato in quegli istanti, ma sono troppo riduttive queste parole.
Dopo circa mezz'ora sono arrivati i soccorsi: due volanti della polizia, due vigili del fuoco, una ambulanza e il soccorso stradale che trasporta la carcassa del pullman che è l’unica cosa che rimane. Tutto completamente bruciato. Su indicazione della polizia stradale, abbiamo percorso un tratto in autostrada a piedi fino allo svincolo di Sant’Onofrio dove un altro autobus della stessa ditta sarebbe arrivato per riportarci a casa. Sono viva per miracolo, e questa è solo una vergogna!!!!” 
 -Testimonianza della studentessa Martina , 20 anni.  








Ed è vero: questa è solo una vergogna!
Basta fare un giro su internet per trovare innumerevoli notizie di incidenti sulla stessa strada, con la stessa azienda locale ed altre. Saranno scritti con meno veemenza, avranno più informazioni forse, ma non saranno in grado di trasmettervi l'impressione di chi si è trovato coinvolto. Questo, infatti, non è un articolo dal taglio giornalistico, non nasce con questa intenzione e con questa pretesa. L’intenzione è quella di far luce su un problema serio, che coinvolge tantissime persone, in maggior parte studenti che non hanno una vasta scelta di trasporto sul territorio regionale.


Non è il primo caso e non sarà l’ultimo se chi di competenza non prenderà seri provvedimenti.
È un diritto del passeggero quello di intraprendere un viaggio con la sicurezza che il mezzo sul quale si trova sia realmente idoneo a immettersi nella circolazione viaria e che non si trovi su un veicolo con mancata o scarsa manutenzione, incapace di garantire la sicurezza di  un viaggio di circa due ore su territorio regionale.

E’ giusto che uno studente debba rientrare per il week end a casa in queste condizioni?
Erano tutti studenti dell’Università della Calabria, ragazzi che rientrano abitualmente nelle proprie famiglie per trascorrere il fine settimana.

Cosa sarebbe accaduto se il pullman non si fosse fermato?
Se l’avesse fatto dopo solo qualche minuto? 
Non oso immaginarlo!


Perché al posto della studentessa che mi ha contattata avrebbe potuto esserci uno di voi, uno qualunque.
Perché non è giusto che uno studente, un passeggero, una persona, sia esposto ad un rischio così grande senza un reale motivo valido.
Perché su questi autobus di questa stessa linea ci viaggio da anni e so che non è il primo di questi brutti incidenti, fortunatamente oggi risolto senza feriti.

A voi che state leggendo questo articolo chiedo di condividere, di far conoscere quella che è la situazione nella quale vi siete trovati.
E’ un episodio grave, vergognoso e ignobile, da denunciare.
Dove si arriverà se non si agisce?
Cosa accadrà al prossimo triste episodio?
L' indignazione della ragazza che ha offerto la sua testimonianza è anche la mia.
Non avrei potuto non scrivere, non parlarne perchè questa situazione la conosco bene in quanto anche io sono da anni una studentessa che viaggia abitualmente sulla stessa linea di autobus. Ma da oggi non più. Dopo questo episodio non ho più intenzione di viaggiare in queste condizioni.

A tutte le persone coinvolte in questo spiacevole incidente auguro di trascorrere un sereno week end con la propria famiglia e i propri amici.




Articolo a cura di Ilaria Cutrì



giovedì 19 ottobre 2017

William Shakespeare


Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. 
William Shakespeare nacque e crebbe a Stratford-upon-Avon (che letteralmente significa "“la strada che attraversa il guado” e dista soltanto un centinaio di miglia da Londra). La data di nascita potrebbe essere contestata in quanto essa è basata più che altro su di un affidamento alla tradizione.


William era il terzo figlio di John e Mary Shakespeare. Cinque dei loro otto bambini sopravvissero, e due di loro diventarono attori.

Il padre, artigiano rispettato, scalò i livelli della notorietà fino a diventare sindaco della città, nel 1568. William probabilmente fu introdotto all'istruzione verso l’età di quattro anni, apprese a leggere nel libro di preghiere anglicano (Prayer Book) e soltanto verso sette anni che poté beneficiare della cultura umanista dei maestri di scuola usciti, per la maggior parte, da Oxford, centro d’irradiazione degli studi classici.


Come si è già accennato, si ignora quasi tutto di Shakespeare dall’anno della nascita a quello dove lo sappiamo a Londra.
Si pensa che il poeta inglese compì un viaggio in Francia ed in Italia e che sarebbe forse ripartito verso Londra con gli attori della compagnia della regina nel 1587.

Shakespeare si sarebbe inizialmente guadagnato da vivere custodendo i cavalli dei gentiluomini all’ingresso di questi teatri prima di avviarsi alla carriera da drammaturgo.

Della vita di Shakespeare sono sopravvissuti pochi documenti. È provato, tuttavia, che Shakespeare lavorò a Londra come attore e drammaturgo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del XVI secolo. 

Shakespeare fu attore, scrittore e comproprietario della compagnia teatrale dei Servi del Lord Ciambellano, che con l’ascesa al trono di Giacomo I divenne poi la compagnia degli Uomini del Re. 

La prima menzione della sua presenza a Londra figura nel pamphlet Greene’s Groats-worth of Wit pubblicato dopo la sua morte dal rivale Robert Greene.


La maggior parte delle sue opere sopravvissute furono scritte fra il 1589 e il 1613.

L'opera di Shakespeare è vasta, varia, profonda.

Si possono contrapporre le sei tragedie greco-romane - ispirate per la maggior parte alle  Vite di Plutarco (Giulio  Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano, Timone di Atene) - alle cinque tragedie che traggono la loro sostanza narrativa dai racconti italiani (Romeo e Giulietta, Otello) o di cronache storiche o leggendarie d’ambiente nordico (Amleto,   Re Lear, Macbeth).

Le sue tragedie greco-romane studiano la connessioni del  linguaggio col corpo, col potere, con la guerra. Le cinque grandi tragedie mettono in scena i loro eroi di fronte ad un destino che assume una forma sempre ambigua - fantasma (Amleto), parole menzognere (Otello, Macbeth), malinconia ingannevole (Romeo e  Giulietta), silenzio ambivalente ( Re Lear) .

Amore e morte si inseguono in tutta la sua opera, si mescolano a superstizioni e magia,  alla disperazione, alla guerra e al potere. All’alba della guerra dei  Trent’anni, queste opere fanno rivivere il Rinascimento  elisabettiano attraverso un linguaggio nuovo, indelebile nel tempo.

Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Si pensa si fosse ritirato a Stratford intorno al 1613 all’età di quarantanove anni, dove morì tre anni dopo. 


Non esiste prova che Shakespeare sia rimasto gravemente ferito nell’incendio del Globe del 1613, ma l’ipotesi è stata avanzata da Graham Philips e Martin Keatman nel loro The Shakespeare Conspiracy (La cospirazione shakespeariana).




Per tutti coloro che hanno interesse nel conoscere e approfondire opere, tematiche correlate a William Shakespeare, è consigliata l'iscrizione al gruppo Lettura condivisa- "Othello" di Shakespeare



Articolo a cura di Ilaria Cutrì

domenica 15 ottobre 2017

Intervista a Jim Tatano


Tra le sezioni del nostro blog è attivo un piccolo spazio dedicato alle interviste.
Premettendo che non si tratta di interviste dal taglio giornalistico, ma solo di uno strumento per permettere agli autori di farsi conoscere meglio, oggi ospitiamo Jim Tatano, autore de “La ragnatela del potere” per Bonfirraro editore.

Lo avevamo conosciuto qualche settimana fa attraverso le belle impressioni della lettura del suo libro e così, oggi ne parleremo direttamente con lui per conoscere meglio sia l’autore che il lettore!


1. Ciao Jim, benvenuto su Emozioni tra le righe.
Il tuo libro, come ben sai, ha attirato la mia attenzione sin dal prologo, sono le prime righe che rivelano la personalità di un autore. Da scrittore, qual è l’importanza di un prologo ben scritto all’interno di un romanzo? E, da lettore, qual è il prologo cui sei più “affezionato”?

Gli incipit, i prologhi perfino le introduzioni (penso a Manzoni) fanno sì che il “rapporto” tra lettore e libro, e quindi tra autore e lettore, si possa consolidare. Le prime pagine, anzi le prime parole sono importantissime, e sono molto meditate. D'altronde non ci può essere una seconda occasione per una buona prima impressione, quindi quelle prime parole devono essere ben studiate e funzionali.
Da lettore penso a molti incipit e prologhi e avrei difficoltà a rispondere, ma voglio citare la Bibbia, ma a titolo letterario non certo religioso “In principio Dio creò il cielo e la terra”; oppure Marx, anche qui a titolo letterario e non per “fede” “Uno spettro si aggira per l'Europa”. Cosa sarebbe stato di questi libri senza questi azzeccati incipit?

2. C’è un autore siciliano cui sei particolarmente legato dal punto di vista letterario?

Leggo molti autori siciliani, Brancati, Bufalino, Quasimodo, Camilleri, Pirandello, Sciascia e molti altri, tra cui alcuni minori o ancora vivi. Ma penso d'avere molta affinità con Pirandello e Sciascia, per tematiche e stili.

3. Il tuo ultimo libro, “La ragnatela del potere”, affronta tematiche molto attuali, parla di corruzione, fa cadere le maschere di sentimenti che dovrebbero essere autentici. Cosa ti ha ispirato nello scrivere questa storia? 

Mi ha ispirato l'idea di mostrare alcune dinamiche, volti, fatti e misfatti che spesso restano nell’ombra. Non modesto cercare aprire gli occhi, un prendere coscienza di cui oggigiorno abbiamo, a mio avviso, molto bisogno.

4. C’è una curiosità legata al tuo libro della quale ti piacerebbe parlare?
 
Beh, ci sono molti aspetti non detto, ai lettori direi attenti ai simboli. Ma anche nulla di quello che scrivo è stato lasciato al caso, anche il più piccolo particolare ha la sua storia e il suo significato.
5. Il tuo libro è un perfetto mix tra noir, spy story, giallo, thriller. Sono questi i generi letterari che leggi abitualmente? Quali sono i tuoi riferimenti riguardo a questi generi?

Io leggo di tutto: saggi, poesia, trattati, storia, teatro, filosofia ecc. I miei libri spesso hanno generi differenti e si piegano a piccole sperimentazione quasi impercettibile. Quello che volevo scrivere ha trovato il suo campo fertile nel romanzo, nello specifico nel thriller, ma non mi ha impedito di dare tocchi saggistici, storici, spionistici e sentimentali.
Sicuramente molto mi hanno influenzato grandi figure come John le Carré, Umberto Eco e altri grandi che in passato ho letto appassionatamente. Anche alcune che sembrano avere poco a che fare con questi generi.


6. Qualche giorno fa, precisamente il 14 ottobre 2017 ad Agrigento hai ricevuto il premio “Scrittura Creativa” organizzato dal Lions Club Chiaramonte di Agrigento. Cosa significa per te questo riconoscimento in questo preciso momento della tua carriera? Qual è stata la tua emozione durante la premiazione?

È un riconoscimento di merito importante, sono l'unico della mia provincia, del mio territorio ad ottenere questo premio per la prima volta. Questo fa sì che io possa riflessione in modo maturo e senza illusioni su quello che faccio, perché altri – ai quali va il mio grazie – riconoscono di attribuire un valore così alto da concedere in totale libertà un premio. Questo mi fa onore, ne sono orgoglioso e mi insegna che quando si ottiene qualcosa è bello sapere che sia il frutto di molti reali sacrifici.

7. So che hai scritto altri libri. Parlaci di uno a tua scelta..

Il mio secondo romanzo si intitola “Il mito della Lanterna”, lo consiglio a chi ama le avventure misteriose, piene di simboli e che fanno vivere esperienze rare. 

8. Progetti per il futuro: un nuovo libro? 

  Al momento ho molte idee, piano piano spero che vengano fuori. L'avventura continua… 

Grazie per essere stato con noi! 
Congratulazioni per il premio ricevuto e un augurio sincero per la tua carriera!


Informazioni sull'autore:
Jim Tatano vive a Villalba in Sicilia è uno scrittore, saggista, conduttore radiofonico, blogger e giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Co-fondatore della rivista culturale Kairos, ha collaborato inoltre con diverse testate giornalistiche. Ha condotto per Radio Gemini il programma Ospite d'eccezione. Appassionato di storia locale, mitologia greco-romana, simbologia massonica, musica Rock e Blues, e molto altro.Tra le sue pubblicazioni Il Magico Giardino (2009), Il Mito della Lanterna (2012) e I dieci anni del Ciliegio (2013).


Volete conoscere meglio li libro? Un click QUI!

sabato 7 ottobre 2017

La settimana del lettore #4


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura che ancora non ha traduzioni in italiano!
 Purtroppo, faccio ancora in tempo eh, 
non ho letto la saga di H.P. 
ma c'è chi ha letto qualcosa che i fans di H.P. potrebbero conoscere! 


Autore: G. Norman Lippert
Titolo: James Potter and the Hall of Elders'Crossing
Genere: fantasy, fan-fiction.
Lingua: Inglese (non ci sono traduzioni)
Editore: autopubblicato (www.jamespotterseries.com/)

James Potter and the Hall of Elders'Crossing è il primo di una serie di romanzi basati sui personaggi creati da J. K. Rowling. In pratica, è una fan-fiction. Per quanto la maggior parte dei Potterhead si aspettasse e/o desiderasse una fan-fiction degna di nota sui Malandrini, questo libro delude da subito per essere dedicato alla nuova generazione: quella dei 19 anni dopo, per intenderci. Tuttavia, forti dell'amore per la saga, non ci facciamo abbattere dal primo ostacolo, e andiamo avanti con la lettura per scoprire una storia carina, certamente, ma insipida e con molti elementi narrativi che le fanno perdere valore: dalla scrittura tutt'altro che magica all'uso di nomi surreali e, peggio ancora, riferimenti al cinema di fantascienza anni 80. Un vero Potterhead legge questo libro con difficoltà. Tuttavia, quanto meno, non si sente obbligato a leggere l'intera saga, dato che il finale è soddisfacente in senso stretto, ma noioso nel senso più ampio del termine.
Voto: 2 stelle


[Recensione a cura di Carmen Distratto]

La settimana del lettore #3


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura diversa dai generi che leggo solitamente, 
ma non  per questo meno interessante! 



“Lupi e uomini appartengono a due mondi diversi, mescolarsi indebolisce soltanto entrambi”.
“O li fortifica” disse Daniel.

Può sembrare strano in tutto un libro rimanere colpiti da una frase, una piccola frase. Eppure è così, questo mi è successo leggendo “Ulfhednar War – La guerra dei lupi” di Alessio del Debbio.

Un fantasy contemporaneo ambientato nella Garfagnana dei giorni nostri: uomini e lupi o se volete uomini/lupo che vivono seguendo le regole di un branco. Raul è il nuovo Alfa che ha preso il Comando del Vello d’argento ma dietro le sue mire espansionistiche si nasconde un’ombra oscura, che solo Ascanio, ultimo discendente di una stirpe di officianti della Madre terra, potrà affrontare.
Ascanio però non è solo, al suo fianco Daniel un uomo/lupo fuggiasco che ha imparato a vivere fra gli uomini ed una donna la “dottoressa”.

Personaggi tanto lontani, quanto simili nelle loro debolezze che diventano i loro punti di forza.

Una grande ed epica storia fantasy che ripercorre l’eterna lotta tra il bene e il male, ma che cela soprattutto una grande storia di amicizia, di accettazione di sé e del diverso.

Ecco perché la frase mi ha colpito, perché nasconde un messaggio profondo per tutti quelli che temono la diversità. Le differenze non sono mai una mancanza semmai arricchiscono e fortificano proprio come dice Daniel.

Assolutamente da non perdere!

[Recensione a cura di Daniela Tresconi]

mercoledì 4 ottobre 2017

La settimana del lettore #2


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura contemporanea con tematiche di estrema delicatezza e attualità.


"Avvelenati” è un libro-inchiesta nato dalla collaborazione tra Giuseppe Baldessarro e Manuela Iatì, pubblicato da Città del Sole Edizioni nel 2010. Il testo, dedicato alle sporche vicende legate alle “navi a perdere”, ripercorre la nascita e l’evoluzione del traffico di rifiuti tossici nel sud Italia, specie i movimenti che hanno riguardato la Calabria, una terra a doppia identità: in superficie, e ben visibile, la bellezza straordinaria; sotto terra, nascosti, le scorie radioattive, i rifiuti industriali, il veleno. Una racconto tragico, crudo, che non ha mezzi termini, descrive l’intera vicenda con un’inverosimile franchezza. Il coraggio degli autori, esprime il pensiero comune che bisogna lottare contro l’omertà, contro chi ha avviato un processo di distruzione che ha già mietuto migliaia di vittime, contro una bomba ecologica che non esplode all’improvviso, ma rilascia lentamente scie di morte. Un libro d’inchiesta, elaborato con stile giornalistico, che appassiona il lettore già dalle prime pagine, scoprendo la storia delle “navi a perdere”, seguendo un percorso cronologico, osservando dati ufficiali. Lo scandalo del servizio de Le Iene di Giulio Golia ha riportato a tutta la popolazione calabrese, in maniera esigua, ciò che già si sapeva, anche se è stata recepita come una novità. Ha indignato molti, mentre altri hanno preferito non ascoltare, né vedere; per paura, per colpa o per non svantaggiare il settore turistico. “Avvelenati” è consigliato a chi vuole scavare a fondo, a chi vuole capire, a chi ha la forza di lottare contro le forze imponenti che inquinano la punta dello stivale, visto in copertina come il pungiglione di uno scorpione. Perché le morti di tumori non sia vane, perché i bambini morti di leucemia non siano dimenticati, affinché sia sensibilizzato il dramma di chi vive in zone a rischio radiazioni e tossicità.

[Recensione a cura di Salvatore Rillo]

lunedì 2 ottobre 2017

La settimana del lettore #1

Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di un 
grande classico della letteratura inglese.  

La recensione è interamente curata da Andrea Raso, che ringrazio per la partecipazione!

"Vorrei condividere con voi una mia recente rilettura, esperienza molto suggestiva che, oltre ad avermi fornito l'ispirazione per il disegno che vedete in foto - nato durante un viaggio un po' troppo lungo e noioso in treno, al ritorno dall'università - ha anche scaturito in me forti emozioni contrastanti.
L’aura tragica e romantica che avvolge le vite delle sorelle Brontë mi ha sempre affascinato e ho ritrovato questo spirito nei romanzi delle sorelle maggiori, in cui passione, forza ed emozione danno vita a personaggi indimenticabili. Con queste aspettative ho iniziato anche la lettura di questo romanzo, opera della più giovane delle sorelle Brontë, Anne.
La storia è quella di Agnes, ragazza retta, sobria e di buon cuore, che è cresciuta, protetta e coccolata, in una famiglia felice, raro esempio di amore matrimoniale e solidità di principi. Ma Agnes a un certo punto vuole di più, vuole dimostrare a tutti e soprattutto a sé stessa di potere affrontare il mondo. E inizia così a lavorare come istitutrice presso una ricca famiglia di campagna. La campagna è animata dalle figure che abbiamo imparato a conoscere dai classici inglesi: aristocratici con figli viziati, vuoti e vanitosi, istitutrici prive di alcuna autorità nell’educarli e rassegnate alla loro ignoranza, canonici a volte animati da spirito caritatevole e buoni sentimenti - a volte un po’ meno. Di fronte a tutto ciò e alle dinamiche di classe che regolano comportamenti sociali e matrimoni, Agnes sceglie. Sceglie il lavoro, la moralità e la speranza di poter incontrare un’anima affine con cui condividere la vita.
I temi non sono nuovi, dunque, anche se lo spirito di donna lavoratrice e in un certo qual modo indipendente, lo rendono di fatto un romanzo di una notevole modernità. 
Ciò che sembra mancare - a detta di alcuni - è però la componente emotiva. La narrazione risulta profonda ma alquanto razionale nel delineare il contesto sociale, nel raccontare le ingiustizie subite, nel farci conoscere i sentimenti e i valori della protagonista. Si percepisce la ricerca di misura ed essenzialità di espressione, per non cadere mai nel patetico o nel drammatico.
È tuttavia proprio la mancanza di forti emozioni e passioni, che ci si aspetterebbe leggendo Brontë in copertina, che impedisce di entrare in sintonia con le corde più intime della protagonista.
Se dovessi analizzare il romanzo con occhio critico incorrerei probabilmente nell'errore di giudicarlo come opera di poco carattere di fronte a must come i libri di Charlotte e di Emily - ancor di più alla poesia di quest'ultima - e perché no? a "The Tenant of Wildfell Hall".
Ciò che comunque mi trattiene nel giudicare negativamente questo diamante un po' grezzo, è la sua estrema conformità al carattere chiuso e gentile (quasi da 'lady', se non fosse per l'origine piuttosto umile) della giovane Anne. Chi conosce la sua storia, sa benissimo che Anne era il fiore di casa Brontë; la piccola donna la cui bellezza aggraziata - che potremmo dire forse mancava nelle sorelle più grandi - leniva sicuramente gli occhi e il cuore di chi le stava intorno; il cui stile - spesso dimenticato o lasciato in spazi marginali dei manuali, per il carattere più calmo rispetto alla natura 'impetuosa' dei lavori delle altre - contribuì a fornirci importanti resoconti non solo sulla sua di biografia, ma anche e soprattutto sulla comune e spesso triste esistenza di istitutrici di metà Ottocento, tanto appassionate alla loro occupazione quanto inflitte nel personale dal dover fare i conti con imprese ardue e una vita arida e dolorosa."

[Recensione a cura di Andrea Raso]

domenica 1 ottobre 2017

Recensione"Delitto e castigo" - F.Dostojevski a cura di Ilaria Cutrì

Non sarò certo io a convincervi che dovete
- e sottolineo "dovete"-
leggere Delitto e castigo.
Ma ve ne parlo,
così come le altre letture,
portandovi un pò più vicini ai miei autori preferiti
e alla letteratura classica.


Delitto e castigo, il titolo racchiude già molto e offre al lettore delle domande. 

E' un giallo? 
Si, certamente ha sfumature gialle. C'è un delitto, anzi due. Ma definire un giallo questo capolavoro sarebbe riduttivo. Gli omicidi sono il punto focale, il punto di partenza del romanzo e il punto di arrivo del protagonista. 

 E' un romanzo filosofico? 
E anche qui la risposta è affermativa. E' uno scritto intriso di filosofia, in particolare , di quelle idee che confluiscono in modo più ordinato e schematizzato nella teoria del super uomo. Il cuore della parte filosofica è affidato, con grande maestria dell'autore, a un giornale e da lì le idee si impadroniscono della mente e degli atti di Rodion Romanovič Raskol'nikov guidandolo prima e dopo il delitto.

E' un romanzo sociale?
Precisa, definita, nitida la descrizione della società del tempo. Fëdor Dostoevskij non si fa sfuggire la possibilità di offrire al lettore uno spaccato sociale della Russia dei suoi tempi e lo fa in un modo che vi lascerà impressionati.

E' un romanzo politico?
E' un romanzo scritto bene?
E' un romanzo con una morale?

Potremmo stare qui ad elencare innumerevoli domande e sarei in grado di dimostrarvi, libro alla mano, che Delitto e castigo è tutto questo e anche di più. 


Leggete Delitto e Castigo perchè potrete capire quanto è profondo l'animo umano, di come sia fragile e forte allo stesso tempo. Percorsi di peccato e di redenzione si incrociano  tra quelle pagine ricche di dolore e sofferenza. Lì dove il bene sembra non aver fine, c'è sempre una flebile fiamma ad indicare la via della catarsi.

Un amore?
Chi dice che Dostoevskij non sia capace di parlare d'amore si sbaglia.
Certo, ho letto svariate volte su vari articoli e blog che i romanzi russi non sono ricchi di storie d'amore salvo alcune eccezioni. Sicuramente c'è da riconoscere che sono lontani anni luce dalle letterature inglesi e francesi, ma in un certo senso, l'amore c'è. E ritroviamo il senso dell'amore, quello vero, nella piccola e immensa figura di Sonja. Si, vi chiederete come sia questa storia tra Sonja e Raskolnikov. Ebbene, vi dirò.

Non ha niente, eppure non manca nulla!
E' tutto e niente, una meravigliosa antitesi.

Non mi soffermerò su di loro perchè ne abbiamo già abbondantemente discusso e, come sempre, trovate tutto QUI.

Sebbene il romanzo sia, per certi versi, fortemente connesso all'io, riesce ad emergere l'amore filiale, fraterno nel senso più profondo della filantropia. un amore, quello tra R , Dunja e la madre, dettato da ragioni di, potremmo chiamarlo, orgoglio familiare.
C'è di fondo un'empatia, una comprensione dell'essere umano che si tramuta lentamente in un legame vero e solido.
C'è l'essenziale, la presenza, la costanza.


Ora, giunti al termine della recensione e chiusa l'ultima pagina del libro, se state ancora cercando un valido motivo per leggere questo immortale romanzo, vi dirò...

Vi dirò che il libro è lo specchio che riflette esattamente l'autore! Confrontando le sua vicende personali a quelle del protagonista troverete somiglianza perchè il confine tra loro è molto sottile, a volte impercettibile e sfumato, talvolta scompare.

Ecco come arrivare dal capolavoro al suo creatore.
Sono felicissima di averlo letto e sono certa che sarà uno dei libri più belli della mia vita!


venerdì 29 settembre 2017

"La ragnatela del potere" di Jim Tatano

Tra i tanti giovani scrittori che si ha la possibilità di conoscere attraverso un lit-blog, ce ne sono alcuni che meritano realmente di essere letti. Non tutti sono davvero bravi, ma per fortuna alcuni riescono a distinguersi con uno stile proprio sin dalla prima pagina e oggi sono entusiasta nel presentarvi 
Jim Tatano 
con 
"La ragnatela del potere".


Autore: Jim Tatano
Titolo: La Ragnatela del potere
Anno: 2017
Pagine: 182
ISBN: 9788862721547
Link per l’acquisto
Prezzo: 15,90 €


Alla morte del nonno bibliotecario, Davide Majorana, riceve una fortissima eredità fino ad allora sconosciuta. Ormai, da ricco, il paese siciliano in cui è nato non è più un posto adatto a lui e così si trasferirsi a Roma. Ma non ha pace, vuol scoprire da dove deriva l'enorme e misteriosa eredità. Intanto, per le vie della Capitale una mano criminale uccide indisturbata e in modo rocambolesco eminenti membri dell’élite del potere (finanziario, clericale, mediatico ecc). Parte così un intricato gioco di potere in cui verrà impigliato anche il protagonista tra violenze, indagini di spionaggio, incontri con società segrete col ritmo scandito dallo stato di tensione. In questo scacchiere, si scopriranno personaggi importanti, ognuno nel proprio ruolo, come la bella Sabina De Angelis, l’ambiguo La Tierre e molti altri, tutti vittime e carnefici di trame spionistiche del passato e del presente. Nella Roma dalle atmosfere gotiche, il thriller di Tatano si sviluppa tra nuclei narrativi diversi, come un lungo piano sequenza cinematografico, fino ad accompagnare il lettore verso un finale mozzafiato.



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“Chi era quell’uomo? Chi era quell’ombra vivente che si aggirava tra le ombre? Chi mai era quel misterioso visitatore del Cimitero degli Artisti e dei Poeti?”


Lasciatevi catturare dalle parole del prologo e dell’incipit,
scommettete sulla storia e, 
fidatevi di me, 
non rimarrete delusi! 

Jim Tatano, autore de “La ragnatela del potere” edito da Bonfirraro, conosce le giuste proporzioni in cui dosare suspense e adrenalina in una storia dalle tinte fosche dal finale sorprendente!

Siamo a Roma e il protagonista del libro, Davide, ha scoperto di aver ereditato un ingente somma di denaro dal nonno che, essendo un semplice impiegato presso la biblioteca comunale, lascia sorpreso il giovane. Sospettoso e incuriosito, Davide inizia una personale indagine sulla vita del nonno siciliano e nel suo percorso si affiancano due personaggi che lo accompagneranno fino alla fine del romanzo con ricchi colpi di scena.

Roma con la sua eterna bellezza è teatro di una serie di delitti apparentemente sconnessi e lontani dal nucleo della storia, ma qualcuno tesse silenziosamente una ragnatela e così il passato ritorna e si intreccia con i recenti omicidi. Davide finirà con l’essere proprio al centro di questo gioco pericoloso, tra forze oscure, rischi e pericoli.

Come un puzzle, piccole tessere si incastrano e ricompongono il quadro fornendo al lettore una storia avvincente, ricca di misteri, enigmi e colpi di scena. Non voglio svelarvi nulla, ma state attenti ai personaggi secondari, tra di loro si annida una persona camaleontica, ben celata dalle fascinose apparenze ed è un personaggio di cui ho apprezzato molto la presenza nella storia.

Noir, giallo, thriller, spy story coesistono, si mixano in una storia nuova e interessante, scritta con uno stile capace di tener incollato il lettore alle pagine. 

E lo stile? 
Ecco, qui ci sarebbe da dire veramente molto!
Tatano ha uno stile denso, periodi ricchi e complessi, ben costruiti. E, lo ammetto, lo stile è la cosa che mi ha maggiormente colpita e che mi ha catturata sin dalla prima pagina. 
Vi consiglio di leggerlo e lasciarvi accompagnare nella bellissima capitale italiana dalla prosa di un giovane e talentuoso autore.






Jim Tatano vive a Villalba in Sicilia è uno scrittore, saggista, conduttore radiofonico, blogger e giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Co-fondatore della rivista culturale Kairos, ha collaborato inoltre con diverse testate giornalistiche. Ha condotto per Radio Gemini il programma Ospite d'eccezione. Appassionato di storia locale, mitologia greco-romana, simbologia massonica, musica Rock e Blues, e molto altro.Tra le sue pubblicazioni Il Magico Giardino (2009), Il Mito della Lanterna (2012) e I dieci anni del Ciliegio (2013).

giovedì 28 settembre 2017

Coppie librose, parte VII : Heathcliff e Catherine



Cari lettori, benvenuti alla settima puntata di “Coppie librose”….
Devo essere sincera, questa volta ero poco sicura sullo scegliere la coppia di cui parlare..
Ma poi ho pensato a  una delle storie più tormentate ed amate della letteratura ed eccoci qui
in compagnia di Heathcliff e Catherine!



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Benvenuti nello Yorkshire, in mezzo alla brughiera inglese ed eccovi il casale Wuthering Heights, quello che fa da sfondo all'amore tormentato tra Heathcliff e Catherine. 

Questa è la storia di un amore impossibile...

La storia fra il giovane  Heathcliff e la ribelle Catherine  è una passione così violenta che causa l’annientamento di ogni felicità intorno ad essa, compresa la felicità della famiglia Earnshaw e quella della famiglia Linton.
Un amore mai nato, mai vissuto. Eppure, un amore capace di resistere alla vita terrena e andare oltre, verso un qualcosa di meno definito ma non necessariamente irreale.
Conosciamo tutti le vicissitudini dei due amanti e la parte commovente, romantica del romanzo rimane sempre il momento in cui, dopo anni di rinunce e lontananza, Catherine ed Heathcliff riescono a parlarsi a cuore aperto, sinceramente, uno verso l’altro, confessandosi il loro infinito ed eterno amore, un sentimento che va ben oltre ogni cosa terrena.


Come sempre, vi lascio alcune tra le più belle citazioni del romanzo, capolavoro di Emily Brontë scritto fra l’ottobre 1845 e il giugno 1846.


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“Qui riesco quasi a concepire come un amore possa durare tutta una vita: mentre finora ero assolutamente convinto che nessun amore potesse resistere un anno”


“È duro perdonare, e guardare codesti occhi, e toccare codeste mani consunte. Baciami ancora; e non farmi vedere i tuoi occhi! Ti perdono per quello che mi hai fatto. Io amo la mia assassina; ma il tuo assassino, come potrei perdonarlo?”

“Ho condotto una ben dura esistenza, dal giorno che ho cessato di udir la tua voce. Ma tu devi perdonarmi: perché ho lottato solo per te”


“Talvolta ci facciamo prendere dalla compassione per creature incapaci di provare sentimenti sia per se stessi che per altri”



“E credi che la tua gentilezza mi ha indotto ad amarti più profondamente di quanto farei se meritassi il tuo amore: e sebbene non potrei e non posso fare a meno di mostrarti la mia natura, me ne rammarico e me ne pento; e me ne pentirò e rammaricherò fino alla morte”




“Non gli dirò quanto lo amo, e non perché sia attraente, ma perché è per me più di quanto lo sia io stessa”

“Io lo amo più di me stessa, Ellen; e lo so da questo: tutte le sere io prego di potergli sopravvivere, perché preferirei essere infelice io, piuttosto che saperlo infelice. È la prova che l’amo più di me stessa”

“E così egli non saprà mai quanto io lo ami; e ciò non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me di me stessa. Di qualunque cosa siano fatte le anime, certo la sua e la mia sono simili: e quella di Linton è invece tanto differente dalla nostra quanto lo è la luna da un lampo, o il ghiaccio dal fuoco”


 E come sempre, a puntata conclusa, vi invito a segnalare la coppia librosa che amate di più!
Potete scriverci a :
emozionitralerigheblog@gmail.com

Nelle puntate precedenti:
Coppia librosa #1 :  Romeo e Giulietta
Coppia librosa #2 :  Sybil Vane e Dorian Gray
Coppia librosa #3 : Sayuri Nitta e il Presidente
Coppia librosa #4 : Amore e Psiche
Coppia librosa #5 :  Paolo e Francesca
Coppia librosa #6 : Raskolnikov e Sonja

Infine, appuntamento da Cri per un'altra coppia...
QUI





domenica 24 settembre 2017

Blogtour "Il soffio della morte" di Francesco Grimandi

Cari lettori, oggi il nostro blog ha l'onore 
di ospitare la tappa iniziale di un blogtour
 che vi farà conoscere un thriler storico edito
 Delos Digital (9 settembre 2014).

Dal 25 al 29 settembre conosceremo il protagonista, i personaggi storici del romanzo, scopriremo Bologna nel medioevo, avremo il piacere di dialogare sul libro direttamente con l'autore e, non per ultimo, vi diremo cosa pensiamo di questo romanzo.
Ma per iniziare, voglio farvi leggere un piccolo estratto e vi do appuntamento domani su "Un lettore è un gran sognatore" per conoscere il protagonista: 
Jacopo Lamberti!




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Quanti volti può avere il Male? Nell'anno 1325, Bologna è insanguinata da una serie di feroci delitti. Jacopo Lamberti, vicario di giustizia, dovrà districarsi in un labirinto d'ombre,
se vorrà arrivare all'assassino.
Bologna, novembre 1325. Una serie di efferati omicidi, un dilemma che inchioda chi è chiamato a investigare, un mistero non facile da risolvere. In un duello a distanza contro tutto e tutti, il vicario di giustizia Jacopo Lamberti dovrà scoprire chi si cela dietro l'enigmatico assassino che colpisce di notte e infierisce sulle vittime senza motivo apparente. Jacopo tenterà a ogni costo di fermarlo, ma prima dovrà affrontare i demoni che albergano nel suo cuore. 




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Estratto dal libro:




Bologna, 10 novembre 1325, tre ore dopo il tramonto
Il brillio del coltello nell’oscurità. Poi i fendenti lo trafissero, de-cisi e implacabili, dall’alto verso il basso. L’uomo non ebbe il tempo di capire, perso nei suoi desideri carnali. Percepiva ancora il contatto con la pelle calda della donna appartata con lui nel vi-colo, la coscia morbida di lei che lo stringeva a sé, in piedi contro al muro.
Non poté fare niente. E fu sopraffatto dalla consapevolezza di andare incontro alla morte.
L’assassino l’assalì al buio, rapido come un felino, mandando-lo a sbattere con la nuca contro la parete alle sue spalle. Lo bloccò di peso, poi inferì su di lui. Il primo colpo al petto, che quasi non sentì per la sorpresa, e dopo gli altri, che gli passarono le carni da parte a parte, imbrattando gli abiti di sangue.
L’uomo scosse la testa e digrignò i denti per la paura. Si di-batté nel tentativo di sottrarsi al coltello che lo massacrava, ma era tardi.
Una mano gli tappò la bocca, impedendogli di gridare.
Protese le braccia, ma i colpi lo raggiunsero lo stesso, identici e spietati; annaspò e riuscì solo ad aggrapparsi a chi l’uccideva. Dalla sua bocca sfuggì un gemito rauco. Nell’ultimo tentativo di liberarsi, scalciò l’aria, prima di crollare all’indietro, con il cuore squarciato.
Il sangue fumante si sparse sul selciato. I topi fuggirono velo-ci. Poco lontano, un ubriaco dormiva in un angolo.
L’omicida studiò la sua vittima, la bocca spalancata, le pupille dilatate, lo sguardo fisso nel vuoto.
Piegò la testa di lato, inalando l’aria fredda, umida di nebbia.
Non era nessuno, e nessuno ne avrebbe pianto la scomparsa.
Sospirò. La stanchezza parve calare tutta d’un colpo.
Ogni volta era così. Dapprima l’esaltazione febbrile esplode-va, raggiungendo l’apice. Poi le pulsazioni a poco a poco si placa-vano, stabilizzandosi di nuovo.
Avvertiva il bisogno di tornare a casa; tuttavia mancava anco-ra qualcosa per ritenere ultimato il lavoro.
Afferrò il morto per le braccia e lo trascinò in fondo al vicolo, i talloni che strisciavano sul terreno. Non vi erano luci a rischiara-re la strada e notarlo sarebbe stato arduo, se non del tutto impossi-bile.
Incurante delle condizioni pietose in cui versava il cadavere, si chinò e l’evirò di netto. Quindi prese l’organo reciso, e lo ripose in una scarsella di cuoio che teneva celata sotto al vestito.
Soddisfatta la brama di vendetta, tornò a piegarsi sul morto e si pulì le mani lorde di sangue sulla sua camicia. Si tolse la cappa e la rovesciò, per celare ogni traccia; poi sistemò l’abito sgualcito e tirò sulla testa il cappuccio.
Con calma, s’incamminò verso il centro della città. Nel volge-re di pochi passi la sagoma intabarrata svanì, inghiottita dalle tenebre.


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Se vi va di continuare a conoscere il libro e, mi auguro di si, avrete apprezzato questo piccolo estratto, vi lascio la locandina con le tappe successive. Se deciderete di leggere questo libro, mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate!

Come sempre, buone letture!
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giovedì 7 settembre 2017

Recensione "De Profundis" di Oscar Wilde a cura di Ilaria Cutrì

Se volete conoscere la sua arte e il suo estetismo, leggete "Il ritratto di Dorian Gray";
se volete conoscere l'uomo, il poeta, Oscar , leggete "De Profundis".
Come avrete ben capito, sto parlando di Lui, di Wilde.
Ecco cosa penso de "De Profundis".




Nei nei primi mesi del 1897, Oscar Wilde scrive. 


Un romanzo?
Un'opera teatrale?

E' in carcere e sta scontando una pena di due anni ai lavori forzati per il reato di sodomia.
Una lettera indirizzata a Lord Alfred Douglas prende vita,
lettera che il giovane Bosie, come affettuosamente usa Wilde, non leggerà mai.


La lettera, una delle più lunghe e più belle mai scritte è degna di essere collocata accanto ad esponenti di spicco delle antiche epistole.

Ciò che emerge dal triste silenzio della prigione di Reading è un uomo devastato, distrutto, ferito, sanguinante.

Un uomo che non riesce a nascondere delusione, rabbia e i cui sentimenti esplodono con una forza in questa lettera.



Bosie, mio caro Bosie....


Si rivolge direttamente all'amico, amante, giovane Douglas che lo portò in carcere facendolo precipitare nell'inferno.
Anche se all'inferno Wilde c'era già e ve ne parla tra queste righe dei suoi soggiorni,le sue spese folli, della sua inattività letteraria quando Douglas gli era accanto.
Qualsiasi cosa pur di accontentare quel giovane che adesso viene rimproverato, accusato.

Ma mai odiato.

Bosie, mio caro Bosie....


Sarà dopo il carcere che Wilde tornerà a scambiare corrispondenza con Douglas come se nulla fosse mai accaduto.

Ma se l'esperienza del carcere non riesce a separare Wilde e Douglas,cos'è De Profundis?

È il grido dell'uomo,del poeta,dell'artista!
Un grido conto le ingiustizie personali provocate da una società,
quella vittoriana,di falsi perbenismi e grandi fragilità.


Leggetelo perché in così poche pagine è racchiusa una perla letteraria, sublime nello stile e attuale nei contenuti. Non esiste un'opera migliore per conoscere Wilde, per assaporare la sua scrittura , entrare nell'età vittoriana da una porta secondaria e scoprirne il volto meno umano e giusto.


Leggetelo perché non ve ne pentirete.
Mai.




Potrebbe anche interessarti:
-Articolo sull'autore O.Wilde QUI

mercoledì 30 agosto 2017

Coppie librose, parte VI :Raskolnikov e Sonja

Cari lettori, benvenuti alla sesta puntata di “Coppie librose”….
Questa puntata, a differenza delle precedenti, sarà un pò particolare.

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Non sarò solo io raccontarvi di una bella coppia, 
con me c'è Alessio, lettore infaticabile, grande amatore della letteratura.
Nei mesi precedenti abbiamo letto / riletto insieme Delitto e Castigo e oggi, ci soffermiamo sulla storia di  Raskolnikov e Sonja.




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Da quando Delitto e castigo è considerato uno dei capolavori della letteratura mondiale, oltre che russa, si è sempre discusso del suo valore e del suo personaggio principale ma, sebbene Raskolnikov sia il perno di Delitto e Castigo e se ne sia a lungo dibattuto, Sonja non è affatto un personaggio minore. 


La loro storia non ha nulla di simile a quelle che vivono tra le righe di un romanzo rosa, ma non per questo è meno degna di essere narrata in questa rubrica. anzi, proprio per la natura di questo amore, completamente diversa dal senso comune, ha più diritto delle altre di essere raccontata.


La natura del loro amore? Ha radici profonde nell'empatia, nella sinergia con cui due anime umane riescono a trovarsi in un punto dell'universo e a completarsi. 
Detto così, sembra un pò filosofico. 
Ma la sensazione che avverto ancora adesso quando penso a Raskolnikov e Sonja è di completezza. 
Non è amore nel senso più "banale" del termine. Perchè non è amore il loro, é di più. 
È presenza, costanza, essenza.
Nasce dalla necessità, da un dolore, da una sofferenza morale e fisica delicata e profonda.
Entrambi sono consci del dolore dell’altro e anche se Sonja non parla apertamente delle sue sventure, Raskolnikov la sente vicina e si confida a lei, solo con lei, cercando il suo aiuto e il suo consiglio.
Ed è meraviglioso come una figura minuta  e smunta, quale  Dostoevskij descrive Sonja, possa essere da sostegno al "grande" Raskolnikov.


Sonja è un personaggio che esordisce in sordina ma acquista vigore e vitalità nella seconda metà del romanzo fino alla fine dove la ritroviamo, dopo essersi trasferita in Siberia, in veste di sartina. E' una figura piena di carità, di compassione e di amore per il prossimo. Nel diventare la sartina, credo ci sia la stessa conversione di Sonja. Perché attraverso il perdono degli ultimi nel senso profondamente evangelico del termine, credo ci sia la sua catarsi. 
È come se perdonando sia a sua volta perdonata di quel doloroso fardello che porta in spalla.

Ci sarebbe davvero da chiedersi se la più grande creazione di Dostoevskij sia stata Raskolnikov o Sonja ma probabilmente la risposta è più semplice di quanto sembri. Nessuna delle due figure sarebbe stata grande se non ci fosse stata accanto l'altra!

Sonja è la conversione, la redenzione di Raskolnikov.
Senza di lei, probabilmente il "castigo" sarebbe stato più aspro e duro di quel che è narrato. il grande scrittore vuol bene al suo  Raskolnikov e con la sua penna crea una figura femminile bassa, ultima tra gli ultimi, ma ricca di energia positiva e misticismo. 




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Vorrei condividere il paragone, a mio avviso bellissimo, che suggerisce Alessio: 

Sonja è il Vangelo.

La partenza di Sonja per la Siberia è una cosa emblematica perchè oltre al perdono c'è la pratica del perdono. Sonja dimostra di essere veramente il Vangelo. Va in mezzo alla Siberia e diventa la balia di tutti i detenuti, non solo di Raskolnikov ma non c'è in lei amore in senso comune, come ciò che ci si aspetterebbe da un romanzo come Delitto e castigo.
Nonostante ciò, l'amore è fondamentale all'epilogo del romanzo, la condizione interiore di Raskolnikov e Sonja è estremamente vicina.  Raskolnikov ha la psiche a pezzi dopo l'efferato delitto e Sonja non ha un passato facile alle spalle. 

Ma, se è vero, come abbiamo precedentemente sottolineato, che Sonja rappresenta la conversione, questo è profondamente contraddittorio con la sua figura dato che la ragazza, figlia di Marmeladov -l'uomo ubriaco che incontriamo nella parte I del romanzo-  è costretta a prostituirsi per provvedere al sostentamento della numerosa famiglia. Nonostante questa figura dai contorni scuri, Sonja mantiene una purezza e una dolcezza estremamente affascinanti. E, infatti, non si percepisce nulla di greve in Sonja nonostante sia machiavellica. Forse, il fine per cui fa quel che fa riesce ad elevarla. In un certo senso la nobilita.



Ma adesso, ci chiediamo... 
Raskolnikov ama Sonja?


Ed eccoci tra le strade di Pietroburgo, poco dopo la confessione di Raskolnikov a Sonja. 
Leggiamo insieme ad Alessio le parole del romanzo.


" Quel giovane era come fuori di sè. Non poteva star fermo un momento nè concentrare la sua attenzione su una cosa per volta; ogni suo pensiero correva dietro un altro pensiero, senza tregua; divagava, le mani gli tremavano leggermente."


Un altro passo importante del romanzo messo in luce da Alessio è lo scambio delle croci.

"Sònja, in silenzio, tirò fuori dal cassetto due croci, una di
cipresso e l'altra di rame, si segnò, fece il segno della croce
anche a Raskòlnikov e gli mise al collo la croce di cipresso.
«Questo, dunque, è il simbolo della croce che mi prendo
addosso. Eh! eh! Come se, fino a questo momento, non avessi
sofferto abbastanza! È di cipresso, cioè per gente da poco...
quella di rame, di Lizavèta, che ti metti tu, fammela un po'
vedere... Ce l'aveva addosso, in quel momento? Io ne conosco
altre due, di croci, una d'argento e una smaltata... Le ho gettate
sul petto della vecchietta, quel giorno... Ci vorrebbero adesso,
dovrei mettermi quelle, no?... Ma sto dicendo un mucchio di
sciocchezze, e dimentico l'essenziale; sono piuttosto distratto!...
Vedi, Sònja, in realtà sono venuto per avvertirti, perché tu
sappia... Be', ecco... A dir la verità, sono venuto proprio per
questo. (Ehm, però pensavo che avrei parlato un po' di più.)
Anche tu volevi che ci andassi, non è vero? E io, così, me ne
starò in prigione, e il tuo desiderio sarà esaudito. E allora,
perché piangi? Perché piangi anche tu? Smettila, basta! Oh,
quanto mi pesa tutto questo!» "


Raskolnikov in quel momento capisce di amare molto Sonja, sia perchè si addossa la sua croce e il peso che sente sulle spalle è minore, sia perchè sente che c'è un affetto da parte sua che in realtà non dovrebbe esserci dopo che lui ha confessato di aver ucciso una delle sue migliori amiche. 
Ma Sonja perdona come se fosse il Vangelo stesso.


" Il sentimento però cominciava a risvegliarsi in lui; il cuore gli si strinse. 
"Che ha? Che ha? pensava fra sè, guardandola. "che cosa sono io per lei? Perchè piange?Perchè s'occupa di me, come se fosse mia madre o mia sorella? Ha per me la tenerezza di una balia!"

Lì si risveglia un Raskolnikov  diverso da quello febbrile, in eterno stato di agitazione. Lì è un Raskolnikov in conversione. Lui non dà così importanza allo scambio delle croci, per lo meno in senso religioso, quanto alle lacrime di Sonja.

"Fatti il segno della croce!Dì almeno una preghiera!" supplicò Sonja con voce timida e tremante.
"Oh, sia pure, pregherò quanto vorrai tu! E con tutto il cuore Sonja,con tutto il cuore!"

Dall'amore di Sonja parte la conversione di Raskolnikov!



Sperando che questo articolo sia stato per voi un invito alla lettura del romanzo, una rilettura o semplicemente un approfondimento, vi lascio con le parole finali di uno dei più belli - meravigliosi, stupendi (e potrei continuare, ma mi fermo) - romanzi della letteratura internazionale. Non potrebbe essere diversamente.

" Ma qui già comincia una nuova storia, la storia del graduale rinnovarsi di un uomo, la storia della sua graduale rigenerazione, del suo graduale passaggio da un mondo in un altro, dei suoi progressi nella conoscenza di una nuova realtà, fino allora completamente ignota. Questo potrebbe formare argomento di un nuovo racconto; ma il nostro racconto odierno è finito. "



 E, non per ultimo, 
ringrazio Alessio 
per la sua 
preziosa collaborazione! 


Come sempre, una nuova coppia proposta da Cry QUI 

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Nelle puntate precedenti:

Coppia librosa #1 :  Romeo e Giulietta

Coppia librosa #2 :  Sybil Vane e Dorian Gray

Coppia librosa #3 : Sayuri Nitta e il Presidente

Coppia librosa #4 : Amore e Psiche

Coppia librosa #5 :  Paolo e Francesca

Coppia librosa #6 : Raskolnikov e Sonja





Quale sarà la coppia #7???
Se vuoi suggerila scrivi  a 

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