lunedì 26 dicembre 2016

Viaggio nella storia della letteratura italiana. Terza tappa : Giacomo Leopardi.

Cari lettori, benvenuti alla terza tappa del Viaggio nella storia della letteratura italiana! 
Con un pò di ritardo, oggi ci soffermeremo sulla figura di Leopardi, il più grande poeta della letteratura romantica italiana. 

Vi ricordo che l'autore è stato scelto tramite sondaggio nel nostro Gruppo lettori e, se volete, potete iscrivervi per la prossima votazione!



Note biografiche

Giacomo Leopardi è uno dei maggiori poeti dell’Ottocento italiano. Le sue vicende personali intrecciate alla sua evoluzione poetica si ritrovano nello Zibaldone, il diario che egli scrisse in vita nel periodo compreso tra il 1817 e il 1832. Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, nelle Marche, dal conte Monaldo e dalla marchesa Adelaide Antici. La famiglia era di nobile origine, ma economicamente dissestata per la cattiva amministrazione del patrimonio dovuta alla leggerezza e alla inesperienza del padre. Alla salvezza del patrimonio si dedicò la madre del poeta, una donna energica e volitiva, che riuscì nell'intento, ma a prezzo di duri sacrifici per sé e per la famiglia. Il poeta compì i primi studi sotto la guida del padre e di due precettori, poi per la precocità dell'ingegno fu ben presto in grado di studiare da solo, servendosi della ricca biblioteca paterna, dove trascorse "sette anni di studio matto e disperatissimo", durante i quali si formò una vasta cultura. Tra il 1816 e il 1819 si verificarono le cosiddette conversioni del Leopardi; la conversione letteraria col passaggio dalla erudizione e dalla filologia alla poesia; la conversione filosofica col passaggio dalla fede religiosa, in cui era stato severamente educato da fanciullo, all'ateismo e al materialismo illuministico; la conversione politica, col passaggio dalle idee reazionarie del padre alle idee liberali e democratiche. Sulla conversione politica influì notevolmente l'amicizia col Giordani. Dopo un infelice tentativo di fuga dalla casa paterna, per evadere dall'ambiente chiuso ed arretrato della famiglia e di Recanati, il poeta ottenne il permesso di andare a Roma, dove provò una profonda delusione per la meschinità degli uomini e la frivolezza delle donne. Ritornò deluso a Recanati, ma ripartì alla ricerca di una nuova sistemazione. Fu a Milano, Bologna, Pisa e Firenze, dove conobbe un giovane esule napoletano Antonio Ranieri col quale strinse amicizia e si trasferì a Napoli. Qui morì nel 1837, mentre nella città imperversava il colera.


Poetica

Una prima costante nell’opera di Leopardi è la ricerca di formule espressive sempre diverse per esprimere sentimenti e pensieri; egli sperimentò infatti sia la prosa che la poesia, adottando di volta in volta forme linguistiche, stilistiche, retoriche e metriche molto differenti. Una seconda costante è l’attenzione alle ragioni dell’io; tutte le poesie di Leopardi partono da una ricerca personale e tendono ad assumere validità universale. Altra costante è la continua tensione dialogica, che conferisce alle sue opere una forte spinta comunicativa: lo Zibaldone è un continuo dialogo di Leopardi con se stesso e con i testi letti, molte delle Operette morali sono scritte in forma di dialogo, e struttura dialogica hanno anche celebri poesie come Il passero solitario, A Silvia, Il canto notturno, fi no alla Ginestra. Ciò rivela da un lato l’urgenza, da parte dell’io poetico, di comunicare fuori di sé qualcosa di importante; dall’altro il bisogno primario di felicità e di bellezza che caratterizza l’essere umano. Leopardi intende insomma comunicare il vero ma salvando il bello: la poesia infatti, generando un breve intervallo di felicità, può ripagare in qualche modo il dolore della vita.

Produzione letteraria

I Canti
La composizione dell’opera accompagnò tutta la vita  in quanto le poesie coprono un arco temporale che va dal 1817 al 1836 ed ebbero ben cinque edizioni. Il titolo venne imposto dalla terza edizione e indica una poesia lirica non legata a una forma metrica precisa ma costituente una libera espressione dell’uomo.
L’edizione definitiva comprende 34 testi, ordinati secondo criteri diversi e suddivisi in cinque blocchi:
1. Le canzoni
Le canzoni sono caratterizzate da struttura ritmica complessa, lessico raro e anticheggiante, figure retoriche che rendono complessa la lettura, erudizione antiquaria, temi civili si affiancano a quelli filosofici, con riflessioni sull’infelicità dell’uomo moderno: la fine dello stretto rapporto con la natura, tipico degli antichi, e la caduta delle illusioni portano alla progressiva rivelazione dell’«arido vero».
 2. Gli idilli
Gli idilli costituiscono una novità sul piano metrico, stilistico e tematico. Con gli idilli l’io diventa protagonista assoluto: la poesia ha il compito di registrarne i sentimenti e i moti interiori. Si fa sempre più urgente in Leopardi la necessità di «investigare l’acerbo vero» dell’infelicità umana.
 3. I canti pisano-recanatesi
I canti pisano-recanatesi segnano il ritorno di Leopardi alla poesia dopo la stagione delle Operette morali; un tempo detti “grandi idilli”, costituiscono una meditazione sull’esistenza contrassegnata dal passaggio al cosiddetto «pessimismo cosmico». Dal punto di vista metrico fa la sua comparsa la canzone libera, formata da endecasillabi e settenari uniti senza più vincoli strutturali. Dal punto di vista tematico l’io poetico, ormai adulto, guarda alla fanciullezza attraverso la lente deformante della memoria. Notiamo una fusione fra la poesia del “noi” delle canzoni e quella dell’“io” degli idilli: l’io poetico si radica nelle esperienze autobiografi che facendosi portavoce del comune destino di sofferenza dell’umanità. Anche tra pensiero e poesia si ha una riuscita simbiosi: osserviamo strutture argomentative anche ampie e sintatticamente articolate, che però mantengono sempre una dimensione affettiva.
 4. Il ciclo di Aspasia
La caduta dell’ultima illusione pone definitivamente il poeta di fronte alla disperazione assoluta, che egli assume consapevolmente raffigurando la propria eroica resistenza contro la malvagità del destino. Il linguaggio si fa più teso e aspro, al lessico del vago e dell’indefinito si sostituisce quello del mistero e della terribilità.
 5. I canti napoletani
I canti napoletani vedono l’eliminazione dell’io poetico a vantaggio di una riflessione impersonale su una verità universale che prescinde dall’esperienza del singolo; in particolare la Ginestra denuncia la precarietà dell’esistenza umana all’interno di una macchina cosmica che la trascende e la ignora, rivendicando però la dignità della sofferenza che sfocia nella solidarietà fra gli uomini. Lo stile si fa severo e oggettivo, la descrizione convive con l’argomentazione e il linguaggio vago e indefinito con la precisione del ragionamento filosofico.

Le Operette morali 
L’edizione definitiva riunisce 24 prose composte tra il 1824 e il 1832. Il titolo dell’opera ne indica l’argomento e ne sottolinea l’apparente leggerezza, assieme alla rinuncia dell’autore a costruire un trattato sistematico. Leopardi si ispira ai Dialoghi dello scrittore greco Luciano e al romanzo filosofi co illuminista; da questi modelli riprende: la varietà delle forme (dialoghi, narrazioni, brevi trattati); la capacità di invenzione fantastica, lo stile elevato e venato di ironia. Questi scritti esprimono il disincanto di Leopardi, la caduta di ogni speranza, e si concretizzano in una filosofi a negativa. Fra i temi fondamentali: la critica ai falsi miti dell’età contemporanea e alla concezione finalistica e antropocentrica dell’universo; la visione della natura non più come madre benefica degli uomini, bensì come matrigna indifferente e prima causa della loro infelicità; l’emergere, accanto alla critica e al sarcasmo, di sentimenti di pietà e solidarietà nei confronti degli uomini, in nome dei quali, per esempio, viene respinta la facile via di fuga del suicidio. Lingua e stile sono assai innovativi: dominano l’ironia, il paradosso e lo straniamento; linguisticamente Leopardi rifiuta il modello cinquecentesco come quello illuministico per rifarsi a Galileo, maestro della divulgazione scientifica. La chiarezza espositiva si sposa perfettamente con la commozione del sentimento.

Approfondimenti "tra le righe"
Impossibile non citare il libro che sta scalando le classifiche di vendita in Italia! "L'arte di essere fragili" di Alessandro D'Avenia si colloca ai primi posti merito sicuramente della bravura dell'autore e da un Leopardi inedito che, a secoli di distanza, sa ancora esercitare il suo fascino!

Titolo: L'arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita
Autore: Alessandro D'Avenia

Descrizione

"Esiste un metodo per la felicità duratura? Si può imparare il faticoso mestiere di vivere giorno per giorno in modo da farne addirittura un'arte della gioia quotidiana?" Sono domande comuni, ognuno se le sarà poste decine di volte, senza trovare risposte. Eppure la soluzione può raggiungerci, improvvisa, grazie a qualcosa che ci accade, grazie a qualcuno. In queste pagine Alessandro D'Avenia racconta il suo metodo per la felicità e l'incontro decisivo che glielo ha rivelato: quello con Giacomo Leopardi. Leopardi è spesso frettolosamente liquidato come pessimista e sfortunato. Fu invece un giovane uomo affamato di vita e di infinito, capace di restare fedele alla propria vocazione poetica e di lottare per affermarla, nonostante l'indifferenza e perfino la derisione dei contemporanei. Nella sua vita e nei suoi versi, D'Avenia trova folgorazioni e provocazioni, nostalgia ed energia vitale. E ne trae lo spunto per rispondere ai tanti e cruciali interrogativi che da molti anni si sente rivolgere da ragazzi di ogni parte d'Italia, tutti alla ricerca di se stessi e di un senso profondo del vivere. Domande che sono poi le stesse dei personaggi leopardiani: Saffo e il pastore errante, Nerina e Silvia, Cristoforo Colombo e l'Islandese... Domande che non hanno risposte semplici, ma che, come una bussola, se non le tacitiamo possono orientare la nostra esistenza. La sfida è lanciata, e ci riguarda tutti: Leopardi ha trovato nella poesia la sua ragione di vita, e noi? Qual è la passione in grado di farci sentire vivi in ogni fase della nostra esistenza? Quale bellezza vogliamo manifestare nel mondo, per poter dire alla fine: nulla è andato sprecato?

 Approfondimenti "oltre le righe"...


Vorrei suggerirvi la visione del film più recente- 2014- centrato sulla figura del grande poeta: "Il giovane favoloso" diretto da Mario Martone in  cui Giacomo Leopardi è un giovane dotato di una mente brillante che riesce ad esprimersi al meglio attraverso la vena poetica.

Giacomo, oltre ai gravi problemi fisici legati ad una malformazione delle ossa e a forti bruciori agli occhi che ne condizionano la vista, soffre di depressione e tristezza. L’ambiente di Recanati è troppo stretto per Giacomo e non riesce più a sopportare le convenzioni, le restrizioni e la staticità delle idee del padre e, dopo l’incontro col letterato Pietro Giordani avvenuto a seguito di un’intensa corrispondenza epistolare, decide di partire per Firenze nonostante le forti opposizioni del padre.
Giacomo vuole scoprire il mondo a lui circostante nella speranza di un futuro per lui più roseo e ricco di scoperte. Leopardi acquisisce una fama sempre maggiore grazie alle sue poesie inizialmente osannate ma che col tempo sono diventate oggetto di critica perché, a detta di alcuni, sono monotematiche e sempre incentrate sulla malinconia.
Dopo qualche anno, a seguito dell’insistenza di Ranieri, Giacomo accetta di trasferirsi a Napoli. Nella città campana Giacomo sembra apparentemente aver trovato degli sprazzi di felicità, ma purtroppo non sarà realmente cosi.
Un bel film reso tale grazie alla capacità del regista Martone di trasmettere allo spettatore quella costante sensazione di sofferenza e insoddisfazione che pervadono il protagonista, riuscendo ad immedesimarsi in lui. Eccezionale e di alto livello la prova di Elio Germano nella parte di Leopardi, in quanto riesce ad interpretare un ruolo a dir poco complesso a causa delle variegate sfaccettature all’interno della mente di un personaggio tanto geniale quanto psicologicamente instabile. Un film da vedere.