mercoledì 28 settembre 2016

Recensione "Figli dello stesso fango" di Daniele Amitrano a cura di Ilaria Cutrì

Oggi parliamo di un romanzo che riesce a far viaggiare il lettore tra passato e presente,
che narra di una storia di amicizia, amore e riscatto sociale in cui i protagonisti sono i giovani. 
Un libro che dona la possibilità di riflettere su alcuni valori della vita e sull'essenza di essa.
Il libro è "Figli dello stesso fango" di Daniele Amitrano.




Titolo: Figli Dello Stesso Fango
Autore: Daniele Amitrano
Editore: 13 Lab
Genere: Noir
Formato: Cartaceo
Prezzo: 13,00 Euro
Link d'Acquisto: http://www.13lab.it/ecommerce/home/39-daniele-amitrano.html

Sinossi ufficiale

Una telefonata misteriosa annuncia ad Andrea una morte di overdose. Lui, un giovane e affermato giornalista residente a Milano, decide di tornare nel suo paese dopo circa dieci anni. Il ritorno nella casa dove ha vissuto la sua adolescenza lo fa affondare nell’oscurità del tempo passato e rivivere eventi quasi del tutto dimenticati. Nel suo flashback ripercorre varie tappe: il dramma della malattia del fratello, afflitto da schizofrenia; la ricerca di una via d’uscita dalla monotonia della piccola realtà di provincia e il fascino dei ragazzi più grandi che appaiono imbattibili; la ricerca del prestigio sociale attraverso falsi miti generazionali, come la droga e la violenza; le leggi non scritte del branco. E’ un periodo di ribellione e di assoluta sete di libertà che induce il protagonista e i suoi amici a un escalation di eventi che li condurrà sull’orlo del baratro. Quando Andrea scopre l'identità del defunto, inizia la sua personalissima indagine. Incontrando gli amici d’infanzia, il giornalista scopre che la droga è sempre il filo conduttore degli eventi ma non è la sola protagonista che porterà all’epilogo inaspettato e drammatico.



Recensione

Un telefonata dal contenuto inaspettato, la morte di un vecchio amico di Andrea riporta il protagonista del libro al suo paese natio dal quale si era allontanato da adolescente con l'obiettivo di cambiare vita, di allontanarsi dalla sua compagnia di amici.
Il romanzo si apre con un flash back e il lettore compie insieme ad Andrea il viaggio nella sua adolescenza. 
Nel viaggio a ritroso nel tempo, Andrea incontrerà il suo dramma familiare, il suo primo amore, le sue prime amicizie, le sue gioie e i suoi tormenti, l'approccio con la droga.

Tematiche forti ed attuali emergono tra le righe con lo stile semplice e scorrevole che l'autore sa proporre, il lettore si trova inserito nell'ambientazione, accuratamente descritta, oltre che nel contesto della storia.

E' un libro che può essere rivolto a lettori di ogni età in quanto offre spunti di riflessione su tematiche comuni e attuali di cui tutti sono a conoscenza, temi delicati come quello dei disagi adolescenziali con le sue debolezze, delle amicizie sbagliate, dell'assenza delle istituzioni  e della droga.

Quello che ho provato leggendo il libro è stato un mix di emozioni dalla prima all'ultima pagina fino alla conclusione con un finale del tutto inaspettato e che, ovviamente, non vi anticipo!

Non voglio continuare a raccontare questo libro per non svelarvi nulla e per lasciare a voi il piacere di  conoscere questa storia, questo romanzo di crescita, di formazione, di vita.
Ma, soprattutto, voglio invitarvi a riflettere e a lasciarvi sensibilizzare da questa narrazione e dalla penna di Daniele Amitrano!

Ringrazio l'autore per avermi gentilmente offerto una copia per leggere questa storia e raccontarla qui e colgo l'occasione per comunicarvi che l'autore terrà una presentazione giorno 8 ottobre nel comune di Minturno( vi allego il link dell'evento: EVENTO)


Buone letture!! 

martedì 27 settembre 2016

Intervista all'autore Alessio Fabbri a cura Ilaria Cutrì

Oggi sul nostro blog siamo lieti di ospitare una nuova penna della letteratura italiana, Alessio Fabbri, autore del romanzo “Il canto degli inquieti spiriti” pubblicato con goWare lo scorso 2 settembre. 

Alessio, benvenuto nel nostro piccolo blog letterario! Raccontaci come nasce la tua passione per la scrittura e la storia, in particolare per il Novecento.
Si tratta di una passione innata, che ho poi sviluppato sempre più grazie ai miei studi. Ho sempre avvertito una sorta di fascino per il periodo che va dalla fine dell’Ottocento sino agli anni ’30 del Novecento. È un periodo di grandi cambiamenti, in cui si stabiliscono i parametri di quella che oggi è la nostra società. Per quanto riguarda la scrittura, non appena ho finito i miei studi ho sentito il bisogno concreto di continuare a radunare idee, formare teorie, argomentare; la narrativa mi ha dato la possibilità di esplorare nuove intuizioni, di creare personaggi e di comprendere contesti storici attraverso la complessità che un personaggio richiede all’interno di un’opera di fiction.


Da lettore, quali sono i libri che hanno segnato le tappe più importanti della tua vita?
In uno dei primi corsi universitari che seguii, “Il grande Gatsby” aveva un ruolo centrale. Era uno dei libri da studiare, e perciò oltre a leggerlo con piacere me ne appassionai ed iniziai a conoscere meglio il periodo di ambientazione (i primi anni ’20) e la scrittura di Francis Scott Fitzgerald. Credo che i miei studi vadano di pari passo con i miei periodi di scoperta della letteratura, perché è con lo studio del Modernismo letterario che mi sono appassionato a Virginia Woolf e al flusso di coscienza. Devo dire che la sua raccolta di storie brevi mi ha colpito molto.


Se avessi la possibilità di trascorrere un’ora insieme ad un personaggio storico o un letterato del passato, chi vorresti incontrare?
Credo di poter dire Virginia Woolf. Oltre a leggere le sue opere, ho studiato ed approfondito la sua storia personale e tutto ciò che ha influenzato questa grande autrice, che è quasi la personificazione di un’epoca. L’ho sempre percepita in questa chiave. Il suo stile è una lente d’ingrandimento su un momento specifico, e questo si espande nei suoi dettagli e spiega tutto il suo contesto senza perdersi necessariamente in un filo logico.

Scrivere romanzi storici non è semplice: bisogna essere accuratamente documentati sui fatti ed è necessario avere la giusta passione per narrarli. Quanto e come articoli la fase di ricerca, quali documenti hai consultato per scrivere il tuo libro?
Confermo, non è affatto facile! Mi sono trovato spesso a cercare informazioni storiche che potessero coincidere con la trama che avevo in mente, e a volte alcuni risvolti non sono stati possibili proprio per “ragioni storiche”. Personalmente l’idea di base nasce prima di ogni riscontro storico, riferendomi a ciò che già conosco del periodo storico d’ambientazione. I dettagli, invece, richiedono le verifiche storiche che poi vanno applicate in misura minore sul testo, e questo  è essenziale per creare una trama veritiera ed attinente ai fatti storici. Per questo romanzo ho cercato fra i vecchi libri di storia ed ho poi approfondito alcuni dettagli (specie sul fronte del Carso) con ricerche in rete.


Ho avuto modo di leggere alcune pagine del tuo libro disponibili direttamente dalla tua pagina autore su Facebook e vorrei farti una domanda precisa: in che modo lo scrittore Dino Campana ha influenzato il tuo stile narrativo?
Dino Campana ha uno stile linguistico molto ricercato. Le parole che usa sono molto evocative, ricercate, ed echeggiano di storia. Campana ha influenzato il mio stile nella sua forma e nella formulazione della narrativa, che può risultare quindi molto poetica per il lettore. Allo stesso modo ho dotato ogni capitolo di un paio di versi poetici che anticipano la lettura e che hanno il compito di stabilire l’atmosfera giusta. Il titolo del romanzo è, fra l’altro, una commistione di elementi tratti dal poema di Campana “Il canto della tenebra”.

Parlaci del tuo libro…
“Il canto degli inquieti spiriti” non è solo un romanzo sulla Prima guerra mondiale. Penso che il messaggio primario di questo romanzo sia quello di mostrare come siamo tutti suscettibili al nostro vissuto, a come finiamo per agire secondo impulsi che ci condizionano e che si nascondono nella nostra identità. Un esempio può essere il comportamento di Bonforte al fronte: lì prenderà una decisione molto simile a quella adottata nel suo contesto famigliare molti anni prima. Egli è una buona persona, e forse per via della sua bontà si trova vittima degli eventi e di chi vuole sopraffarlo (incluse le visioni che ha ereditato dall’esperienza alla guerra). La storia d’amore con Michela Maestri precede la chiamata alle armi, e questo complica tutto.

Se ti va, puoi condividere con noi qualche curiosità o qualche anteprima con i lettori di Emozioni tra le righe…
Volentieri. In questo romanzo ci sono molti elementi d’influenza reale. Per esempio, la descrizione dell’abbazia che appare nel capitolo XIII del romanzo è liberamente ispirata ad un luogo che realmente esiste: l’abbazia di Badia della Valle, un complesso monastico che si trova nella Valle Acerreta (nei dintorni di Marradi, provincia di Firenze) e che fu fondato nel 1053 da San Pier Damiani. 

NOTE BIOGRAFICHE E EMAIL PER POTERTI CONTATTARE 
Alessio Fabbri è nato a Lugo di Romagna nel 1981. È laureato in Lingue e Letterature Straniere e svolge la professione di insegnante di Lingua Inglese. “Il canto degli inquieti spiriti” (goWare, 2016) segue il suo romanzo d’esordio “La magiara” (Sillabe di sale, 2015), il romanzo breve dedicato al suo bisnonno “Ciò che resta del silenzio” (Youcanprint, 2016) e le raccolte di storie brevi “Gli elementi dell’essere” e “Continuum” (Amazon, 2015).


SINOSSI UFFICIALE
1918. La vita di Alessandro Bonforte è a un bivio: la guerra sembra essere ormai un ricordo e l'uomo ha la possibilità di cominciare una nuova vita. Ma è veramente tutto come sembra? Si trova alla stazione di Milano, lì avrà inizio il suo viaggio. Qual è la sua destinazione? 
Lentamente i ricordi e le visioni prendono il sopravvento, modificando la percezione della sua oggettività e dimostrando che, forse, le cicatrici dell'esperienza al fronte non sono affatto sanate. Ciò che è rimasto incompiuto nel giovane, per la chiamata alle armi, ora pretende di essere ascoltato, e lo fa con una frotta di spiriti inquieti, tormenti ed emozioni, l'amarezza di un sogno d'amore incompiuto e i rimorsi di ciò che è accaduto durante la guerra. Ma qual è la realtà?


Per ogni contatto: www.alessiofabbri.it




martedì 20 settembre 2016

Recensione "La coppia perfetta" di B.A.Paris a cura di Ilaria Cutrì

Vi presento un libro che farà parlare di sè per parecchio tempo, un thriller dagli ingredienti perfetti, capace di mantenere alto il vostro livello di attenzione e di curiosità.
Sebbene dalle prime pagine possa sembrare tutto troppo perfetto,c'è una parola che stravolge e inverte la rotta di un matrimonio impeccabile!


Scheda libro

Titolo: La coppia perfetta
Autore: B.A. Paris
Casa editrice: Casa editrice Nord
Data pubblicazione: 1/09/2016
Prezzo: 16.90€



Sinossi:

Jack e Grace sono la coppia perfetta… o la bugia perfetta?
Chiunque avesse l’occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta…
Con oltre 600.000 copie vendute in soli cinque mesi dall’uscita in libreria, La coppia perfetta è uno degli esordi più travolgenti dell'anno in Inghilterra. Grazie al ritmo serrato e alla straordinaria efficacia nello svelare i segreti oscuri di un matrimonio, ha entusiasmato sia i lettori sia gli editori di tutto il mondo, che si sono contesi i diritti di pubblicazione in aste agguerrite. Attualmente è in corso di traduzione in 30 Paesi.


Recensione  

Jack è un affermato avvocato la cui carriera è coronata da soli successi, nessun fallimento, nessuna causa persa. Ha i modi gentili e una reputazione ottima presso amici e  conoscenti.
E poi c'è lei, Grace, la moglie dedita alla casa e alla cucina, perfetta padrona di casa,amante di lettura e di pittura.
Eppure, tra i tanti amici che frequentano la loro casa, tra le cene e le giornate trascorse in modo armonioso e impeccabile, qualcuno si accorge che la coppia non è poi così perfetta come appare e basta una piccola bugia per far nascere dei sospetti.
C'è una verità celata nel passato di uno dei due protagonisti, un segreto che fa cambiare volto a un matrimonio appena iniziato.
Chi tra i due nasconde un passato macabro? Chi ha accuratamente progettato con  la sua mente instabile e pericolosa un  terribile futuro?



Chi è in pericolo?




Grace o Jack?

È la storia di una coppia della porta accanto, la vita di una coppia che molti definirebbero "normale".
Un libro che invita a guardare dietro le apparenze, a diffidare di chi appare impeccabile, una storia che cambierà il vostro modo di guardare la realtà e che vi convincerà che la perfezione non esiste e che ciò che appare non è sempre quel che è.
Un forte senso di rabbia è quello che ho provato dalle prime pagine,ho detestato le richieste avanzate da uno dei due personaggi notando subito i sintomi di quell'annullamento personale che qualcuno confonde con l'amore. Non vi dirò chi sia il personaggio che mi ha tanto irritato,lascerò a voi trovarlo leggendo la storia.
Durante la narrazione, che procede altalenante tra passato e presente, vi accorgerete di come leggere un giornale, sfogliare un libro, avere un cellulare tra le mani, mangiare e bere, attività che possono sembrare scontate e naturali, in determinate circostanze possano diventare un lusso.
Non ho mai avuto tanta fretta di terminare una lettura per conoscere il finale: dovevo conoscere al più presto l'epilogo delle vicende, capire chi si sarebbe salvato. 
Un thriller avvincente e appassionante,capace di tenervi incollati alle pagine dall'inizio alla fine,una storia cui sentirete parlare per molto tempo. Fidatevi!

La coppia perfetta o la bugia perfetta? 

Io chiederei ancora:
Rosso o giallo?
Di che colore è la cameretta di Millie?

Vi lascio con questa domanda e solo all'ultima pagina del libro capirete il perché.
Buona lettura!!




Valutazione:

venerdì 16 settembre 2016

Viaggio nella storia della letteratura italiana. Seconda tappa, parte III : Luigi Pirandello "Sei personaggi in cerca d'autore."

I Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello è considerato unanimemente come una delle prove più alte e significative dell’intera poetica del suo autore, che vi condensa con abilità e maestria rare i temi fondamentali (e lo stile relativo) della sua produzione: la mescolanza di tragico e comico (come nell'Enrico IV), l’adozione di un punto di vista umoristico, la molteplicità infinita del reale e la sua intima relatività, l’opposizione tra la “forma” e la “vita” come radice dei drammi umani.


 Se l’esordio di questa “commedia da fare” - così recita il sottotitolo, ad indicare cioè un’opera  non compiuta, inconclusa, aperta; insomma, non fissata in una “forma” - fu difficoltoso, come ci raccontano le cronache dell’epoca (Pirandello tornerà spesso a rielaborare il suo testo), la sua affermazione e il suo successo di botteghino è senza pari; la svolta metateatrale (cui partecipano anche Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a soggetto) di Pirandello è del resto una rivoluzione per l’intero teatro borghese ed europeo del tempo. Da un lato, le scelte narrative fanno saltare gli schemi convenzionali, mettendo sul palco di un teatro di prosa un gruppo di attori che prova la commedia pirandelliana Il giuoco delle parti, commentandola esplicitamente come del tutto incomprensibile. Oltre agli attori e al direttore-capocomico, arrivano in teatro sei nuove persone che si presentano come sei personaggi nati dalla fantasia di un autore, che però li ha poi abbandonati. I sei “intrusi” esprimono allora il loro desiderio che il capocomico si sostituisca all’autore e faccia recitare il loro dramma alla compagnia.
 La stessa scansione della commedia in parti è fluida, smentendo la tradizionale divisione in atti e scene, con solo due interruzioni che hanno le fattezze della casualità; in particolar modo, i personaggi non si rispecchiano negli attori e nella loro recitazione, tanto da entrare in conflitto con tutti e da sovrapporre realtà e finzione, commedia da interpretare e commedia che si sta vivendo, ruolo da interpretare e maschera che si assume più o meno consapevolmente. Ed è per questo che tutte queste divagazioni metanarrative creano quel senso di straniamento critico nello spettatore, che non può immedesimarsi nelle vicende e nei sentimenti rappresentati. E a chiudere questa fase cruciale della poetica pirandelliana, è l’autore stesso che afferma:
io ho accolto e realizzato quei sei personaggi: li ho però accolti e realizzati come rifiutati: in cerca d'altro autore. Bisogna ora intendere che cosa ho rifiutato di essi; non essi stessi, evidentemente; bensì il loro dramma, che, senza dubbio, interessa loro sopra tutto, ma non interessava affatto me. E che cos'è il proprio dramma, per un personaggio? [...] Il dramma è la ragion d'essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere. Io, di quei sei, ho accolto dunque l'essere, rifiutando la ragion d'essere.
Come a dire che nella modernità non si possono più rappresentare né tragedie né drammi, ma solo "commedie da fare".

Viaggio nella storia della letteratura italiana. Seconda tappa, parte II : Luigi Pirandello "Uno,nessuno, centomila."



« La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest'albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest'albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo »











Uno, nessuno e centomila è uno dei romanzi più famosi di Luigi Pirandello. Iniziato già nel 1909 e concluso nel 1915, uscì solo nel 1925, prima sotto forma di romanzo a puntate edito in una rivista, la Fiera letteraria, e poi di volume.

Questo romanzo, l'ultimo di Pirandello, riesce a sintetizzare il pensiero dell'autore nel modo più completo. L'autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".
Il protagonista Vitangelo Moscarda, infatti, può essere considerato come uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, e sicuramente quello con maggior autoconsapevolezza. Dal punto di vista formale, stilistico, si può notare la forte inclinazione al monologo del soggetto, che molto spesso si rivolge al lettore ponendogli interrogativi e problemi in modo da coinvolgerlo direttamente nella vicenda, il cui significato è senza dubbio di portata universale.
Trama:
A dispetto della sua lunga gestazione, l'opera non è né frammentaria né disorganizzata; al contrario, può essere considerata come l'apice della carriera dell'autore e della sua tensione narrativa. Il protagonista di questa vicenda, Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita. Un giorno, tuttavia, in seguito all'osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso è leggermente storto, inizia ad avere una crisi di identità, a rendersi conto che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua persona completamente diversa. Da quel momento l'obiettivo di Vitangelo sarà quello di scoprire chi è veramente lui.
Decide quindi di cambiare vita (rinunciando ad essere un usuraio) anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa. In questo suo gesto c'è il desiderio di un'opera di carità, ma anche quello di non essere considerato più dalla moglie come una marionetta. Anche Anna Rosa, un'amica di sua moglie che lui conosce poco, gli racconta di aver fatto di tutto per far intendere a sua moglie che Vitangelo non era lo sciocco che lei immaginava e che non c'era in lui il male.

Il protagonista arriverà alla follia in un ospizio, dove però si sentirà libero da ogni regola, in quanto le sue sensazioni lo porteranno a vedere il mondo da un'altra prospettiva. Vitangelo Moscarda conclude che, per uscire dalla prigione in cui la vita rinchiude, non basta cambiare nome: proprio perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Dunque, l'unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.
Dentro il romanzo: la disgregazione dell’Io.
Alla base del pensiero pirandelliano c'è una concezione vitalistica della realtà: tutta la realtà è vita, perpetuo movimento vitale, inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all'altro.
Tutto ciò che si stacca da questo flusso, e assume forma distinta e individuale, si rapprende, si irrigidisce, comincia secondo Pirandello a morire. Così avviene per l'uomo: si distacca dall'universale assumendo una forma individuale entro cui si costringe, una maschera ("persona") con la quale si presenta a se stesso. Non esiste però la sola forma che l'io dà a se stesso; nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri. E in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila», quindi «nessuno».
È proprio dalla disgregazione dell'io individuale che partono in quest'opera le vicende del protagonista: quando la moglie, per un semplice gioco, gli farà notare alcuni suoi difetti fisici che lui non aveva mai notato, primo fra tutti una leggera pendenza del naso, Vitangelo si renderà conto come l'immagine che aveva sempre avuto di sé non corrispondesse in realtà a quella che gli altri avevano di lui e cercherà in ogni modo di carpire questo lato inaccessibile del suo io. Da tale sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nascerà la sua follia. La follia è infatti in Pirandello lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale, l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali, riducendoli all'assurdo e rivelandone l'incoscienza.
Inizia così la serie delle pazzie di Moscarda: prima sfratta un povero squilibrato, Marco di Dio, dalla catapecchia che persino il padre usuraio, per pietà, gli aveva concesso gratuitamente, e in tal modo suscita l'esecrazione di tutta la città. Poi, con un improvviso colpo di scena, rivela alla folla indignata, accorsa per assistere allo sfratto, di aver donato un'altra casa migliore a di Dio. In seguito impone agli amministratori di liquidare la banca paterna, maltratta la moglie Dida (che pur ama) e la induce a lasciarlo. A questo punto i due amministratori, la moglie e il suocero congiurano per farlo interdire. Viene informato della macchinazione da Anna Rosa, un'amica di Dida, ed egli, rivelandole le proprie considerazioni sull'inconsistenza della persona, sulle forme che gli altri ci impongono, l'affascina, ma fa anche saltare il suo equilibrio psichico, e la donna, con gesto improvviso e inspiegabile, gli spara, ferendolo gravemente. Ne nasce uno scandalo enorme: tutta la città è convinta che tra lui e Anna Rosa ci sia una relazione colpevole. A Moscarda, consigliato da un sacerdote, non resta che riconoscere tutte le colpe attribuitegli e dimostrare un eroico ravvedimento. Dona tutti i suoi averi per fondare un ospizio di mendicità, ed egli stesso vi viene ricoverato, vivendo insieme con tutti gli altri mendicanti, "vestendo la divisa della comunità e mangiando nella ciotola di legno", come scrive Pirandello.
È il fallimento del tentativo del Moscarda che cerca l'evasione attraverso la follia: nel tentativo di sfuggire alle tante forme impostegli dalla società finirà per dover accettare una nuova, ennesima maschera, quella dell'adultero, e scontare per essa una pesante e immeritata pena. Ma in questa sconfitta trova una sorta di vittoria, una cura alle angosce che lo perseguitavano. Se prima la consapevolezza di non essere «nessuno» gli dava un senso di orrore e di tremenda solitudine, ora accetta di buon grado l'alienazione completa da se stesso, rifiuta ogni identità personale, arriva a rifiutare infatti il suo stesso nome, e si abbandona allo scorrere mutevole della vita, al divenire del mondo, «morendo» e «rinascendo» subito dopo, in ogni attimo, sempre nuovo e senza ricordi, senza la costrizione di alcuna maschera autoimposta, ma identificandosi in ogni cosa, in una totale estraniazione dalla società e dalle forme coatte che essa impone.


Viaggio nella storia della letteratura italiana. Seconda tappa, parte I : Luigi Pirandello.

Vita e opere

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 a Girgenti (odierna Agrigento) da Stefano e Caterina Ricci-Gramitto, entrambi di sentimenti liberali e antiborbonici (il padre aveva partecipato all'impresa dei Mille). Compie gli studi classici a Palermo, per poi trasferirsi a Roma e a Bonn dove si laurea in Filologia Romanza.

Nel 1889 aveva già pubblicato la raccolta di versi "Mal giocondo" e nel '91 il libro di liriche "Pasqua di Gea". Nel 1894 sposa a Girgenti Maria Antonietta Portulano dalla quale avrà tre figli; sono gli anni in cui la sua attività di scrittore comincia a farsi intensa: pubblica "Amori senza amore" (novelle), traduce le "Elegie romane" di Goethe e inizia a insegnare Letteratura Italiana all'Istituto Superiore di Magistero di Roma. Il merito che alcuni critici hanno attribuito a Pirandello è quello di aver saputo registrare, lungo l'arco di una vasta carriera letteraria, i passaggi fondamentali della storia e della società italiana dal Risorgimento fino alle crisi più diffuse interne alla cultura, al teatro e alla realtà sociale del mondo occidentale.

"Il fu Mattia Pascal" (romanzo del 1904) è il punto di avvio attraverso cui, oltre a scardinare i meccanismi narrativi veristi, Pirandello coglie in pieno il dramma dell'uomo novecentesco, così intensamente scandagliato anche dalla letteratura europea contemporanea e successiva.
Vasta e articolata è la produzione dello scrittore siciliano. I suoi scritti, novelle e romanzi, si ispirano prevalentemente all'ambiente borghese che sarà poi ulteriormente scandagliato e definito, in ogni suo dettaglio, nelle opere teatrali a cui Pirandello giunge relativamente tardi. I temi delle sue novelle costituiscono, di fatto, una sorta di efficace laboratorio che in larga parte verrà riproposto nelle opere teatrali (il passaggio dalle novelle al teatro avviene in modo naturale per la stringatezza dei dialoghi e per l'efficacia delle situazioni mentre la "poetica dell'umorismo" si trasformava in "drammaturgia dell'umorismo"); così nel giro di pochi anni, dal 1916 in poi, appaiono sulle scene "Pensaci Giacomino", "Liolà", "Così è (se vi pare)", "Ma non è una cosa seria", "Il Piacere dell'onestà", "Il gioco delle parti", "Tutto per bene", "L'uomo la bestia la virtù" per poi arrivare ai "Sei personaggi in cerca d'autore" del 1921 che consacrano Pirandello drammaturgo di fama mondiale (il dramma venne rappresentato nel 1922 a Londra e a New York e nel 1923 a Parigi).

Se il primo teatro pirandelliano rappresentava in vari casi una "teatralizzazione della vita", con i Sei personaggi (ma anche con Ciascuno a suo modo, Questa sera si recita a soggetto e con l'Enrico IV) l'oggetto del teatro diventa il teatro stesso; siamo di fronte a quello che i critici hanno definito il "metateatro": "messa in scena della finzione che denuncia l'esistenza di un codice e ne svela il carattere convenzionale" (Angelini).

Fra i molti altri drammi ricordiamo La vita che ti diedi, Come tu mi vuoi, Vestire gli ignudi, Non si sa come, e infine le opere in cui, all'abbandono della "poetica dell'umorismo", subentra la proposizione di contenuti ideologici e di analisi psicologiche ormai lontanissime da ogni tentazione naturalistica; stiamo parlando dei "tre miti": quello sociale (La nuova colonia), quello religioso (Lazzaro) e quello sull'arte (I giganti della montagna) scritti alla fine degli anni venti e all'inizio degli anni trenta.
Dal crollo delle consuetudini di verosimiglianza del teatro tradizionale alla crisi del dramma rappresentato nella sua impossibilità, fino al teatro dei nuovi miti, Pirandello ha segnato un percorso vasto e interessantissimo non del tutto alieno, come è stato più volte osservato, dalle alchimie della fisica moderna. Alcuni degli esiti teatrali più recenti, come il teatro dell'assurdo da Jonesco a Beckett, non possono essere valutati senza tenere conto delle esperienze pirandelliane.

Della sua attività bisogna ricordare che fu il fondatore nel 1925 di un Teatro dell'Arte a Roma che propose nuovi autori al pubblico italiano. Nel 1929 fu nominato Accademico d'Italia e nel 1934 organizzò un convegno internazionale a cui parteciparono i più importanti esponenti dei teatro come Copeau, Reinhardt, Tairov. Nello stesso anno otteneva il Nobel per la Letteratura e due anni dopo moriva per una congestione polmonare.

giovedì 15 settembre 2016

Recensione "E tu quando lo fai un figlio?" di Tiziana Cazziero.


Una storia che riesce a coinvolgere il lettore dalla prima all'ultima pagina,
parole che fanno riflettere 
e ironia che porta a sdrammatizzare 
un problema importante come quello dell'infertilità.

Scritto da un'autrice che con la sua delicatezza riesce a far entrare in punta di piedi il chi legge nel dramma dei personaggi senza mai far cadere la sua attenzione e sensibilizzando verso tematiche poco affrontate e poco comuni.

Il libro è stato pubblicato per prima volta da self su Amazon nel 2015, 
il 29 luglio 2016, a distanza di un anno, è avvenuto il passaggio alla Casa Editrice Rizzoli che ha inserito il romanzo nella collana digitale Youfeel e ha reso l'ebook disponibile in tutti gli store online!


Ringrazio pubblicamente Rizzoli, in particolare la referente editoriale dell'autrice, di avermi dato la possibilità di leggere questo libro e di poterne parlare sul mio piccolo blog! 



Scheda libro

Titolo: E tu quando lo fai un figlio?
Autrice: Tiziana Cazziero
Editore: Rizzoli
Collana: Youfeel (mood emozionale)
Prezzo: 2.99€






Sinossi: Diario di una maternità negata.


Lei è un’esponente dell’alta finanza, lui un artista, si sono conosciuti in giovane età ed è nata una bella storia d’amore. Si sono sposati credendo di aver raggiunto la felicità. Tutto però non sempre è come sembra, quando pensi di poter avere quello che vuoi, arriva sempre un imprevisto che può sconvolgere i tuoi piani. I soldi non fanno la felicità, aiutano, ma non sempre sono la risposta ai grandi tormenti della vita. Lo sanno bene Luisa e Leonardo in cerca di un bambino che non vuole arrivare; hanno i mezzi finanziari per avere il meglio della medicina e le cliniche più esclusive, ma i soldi non possono essere la risposta a tutto. La storia racconta la lunga trafila che una coppia deve affrontare quando decide di avere un bambino e si scontra con il muro dell’infertilità.






Recensione a cura di Ilaria Cutrì.

Una casetta felice, una coppia giovane, dinamica, realizzata professionalmente vive un matrimonio tranquillo e sereno.
Questo quadretto familiare può considerarsi completo o manca qualcosa?
Si, esatto! Quello che manca è l’essere genitori, manca la presenza di un figlio, un bimbo che possa completare l'unione tra Luisa e Leonardo.
Ma, alcune volte, avere un bambino non è così semplice come si possa credere.
È così che per la coppia inizia un travagliato viaggio tra visite mediche, esami clinici e parenti “serpenti” che puntano il dito contro la mancata gravidanza.
I capitoli del libro, ciascuno dei quali ha un titolo personalizzato, rappresentano le tappe di un viaggio in cui si affrontano i punti cruciali previsti per l’infertilità e, nonostante le varie cure e i metodi sperimentati dalla coppia, la cicogna stenta ad arrivare.
Ma l’altalenarsi dei fallimenti, le illusioni che diventano sconfitte e il dolore non sono sufficienti a distruggere un sogno e i due sposini ci accompagnano in questo viaggio fatto soprattutto di amore e di forti emozioni!
La vicenda è narrata interamente in chiave ironica, in prima persona da Luisa ed è proprio attraverso le sue parole che il lettore riesce a cogliere tutte le sfumature di questa vicenda passando da momenti di forte sensibilità ad altri decisamente più frizzanti.
Il punto forte del libro, a mio avviso, è dato dalla capacità dell’autrice di raccontare momenti drammatici con l’aiuto di un sorriso. Infatti, non mancano episodi divertenti che rendono la tematica trattata più leggera, specialmente agli occhi di un lettore che non conosce le dinamiche di un problema di questo genere.
Dopo aver letto “Amore tormentato”, questo è il secondo libro che leggo dell’autrice e ne confermo le ottime impressioni: la delicatezza della sua penna su alcuni degli aspetti drammatici della vita, il rispetto con cui si approccia a raccontare le vicende rendono i suoi libri davvero importanti.
E tu quando lo fai un figlio? è un libro che definisco “socialmente impegnato”, così come avevo definito “Amore tormentato”. Perché?
Perché è un bene conoscere più da vicino una tematica così poco trattata nei libri e così delicata e intima nella vita reale da non essere sicuramente un argomento comunemente affrontato!
Consiglio questa lettura alle persone particolarmente sensibili, a chi interessa conoscere tematiche così personali e delicate,  a coloro che vogliono scoprire o approfondire il tema dell'infertilità attraverso una lettura che faccia riflettere profondamente e che sia capace di lasciare il segno.

Leggi l'intervista a Tiziana Cazziero Qui


Valutazione:





mercoledì 14 settembre 2016

Tra le righe di Roberto, recensione "Sulle tracce di Matilde" e "La flagellazione di Piero" di M.Pecci.



“Sulle Tracce di Matilde”


Sinossi ufficiale:
 
Due epoche, una lettera: È l'anno 1101. Un ponte da consegnare alla committente contessa Matilde di Canossa entro la data stabilita, vengono rispettati i termini di consegna ma solo pochi giorni dopo, muore Gabriele, aiutante di mastro Giuliano nella costruzione del ponte. Un attentato alla contessa in visita viene sventato dalla vedova di Gabriele che chiede come ricompensa di poter affidare la giovane figlia Carla a corte. Carla è costretta a scrivere una lettera che si tramanderà come una maledizione attraverso i secoli avvenire. Anno 2010, Lisa giornalista romana di cronaca rosa, viene incaricata dal suo redattore di scrivere un insolito articolo "Misteri della Toscana", scoprirà poi il perché di quell'incarico. Dal suo arrivo in Toscana, la vita di Lisa viene completamente stravolta da avvenimenti piacevoli e altri meno, dall'incontro con il "bellino Marco" con il quale intreccerà una storia d'amore, al ritrovarsi sospettata come indiziata, in una serie di inspiegabili omicidi. 

 
 

“La Flagellazione di Piero”

Sinossi ufficiale:
 
Lisa Giovinelli, giornalista, oltre a scrivere articoli su "I misteri della Toscana" si occupa del suo blog sulle leggende del luogo. Un utente misterioso pubblica sul suo blog una foto simile a un quadro dove viene ritratto un ragazzo rinchiuso in un tunnel. Lisa ben presto scoprirà che due studenti del liceo artistico Giovagnoli di Sansepolcro sono scomparsi e che le foto dei due ragazzi sono incredibilmente somiglianti alle immagini apparse sul suo blog, due giorni prima della loro scomparsa. Lisa decide di raggiungere il suo amico Verroni ex commissario di Lucca ora questore di Arezzo che sta svolgendo le indagini nella scuola, offrendo il suo aiuto. Lisa è così costretta a tornare indietro a un passato per lei doloroso e mai dimenticato che l'ha vista vittima di bullismo. Le ricerche dei ragazzi scomparsi nel frattempo continuano e tutto sembra riportare a un caso di rapimento rimasto irrisolto nel 1988 ed ancora più indietro nei secoli a quando l'artista Piero della Francesca racconta la sua storia e all'ossessione per una tavola che diventa per lui: la sua flagellazione. 
 

 
La recensione di Roberto
 
 
La Toscana e i misteri che provengono dal passato.
Lisa Giovinelli è una giovane giornalista Romana che viene inviata in Toscana per curare una rubrica legata alle leggende e i misteri di questa bellissima terra.
Ancora non sa che questo trasferimento diventerà qualcosa di più rispetto ad una trasferta di lavoro.
In entrambi i libri, Lisa si troverà coinvolta in una serie di inspiegabili omicidi, per arrivare presto a scoprire quanto passato e presente possano essere più vicini di quanto si creda.
Nel primo capitolo, “Sulle tracce di Matilde” il legame con il passato la riporta all’anno 1101, all’epoca della Contessa Matilde di Canossa e ad una misteriosa lettera che tramanderà attraverso i secoli una maledizione che non lascia scampo.
Ne “La Flagellazione di Piero”, Lisa si troverà ad indagare sulla misteriosa scomparsa di due giovani studenti del liceo artistico Giovagnoli di Sansepolcro. Le indagini portano a pensare ad un caso di rapimento, come già avvenuto anni prima (nel 1988) sempre nello stesso paese. Ma anche questa volta, il legame con la storia non tarda ad arrivare. Lisa si troverà presto di fronte ad un altro personaggio storico molto importante: Piero della Francesca con l’ossessione che lo ha accompagnato per tutta la vita di artista.
Se cercate dei thriller a sfondo storico, con Mariagrazia Pecci non potete sbagliarvi. L’autrice (Romana trapiantata ormai in Toscana), appassionata di storia e di misteri, è bravissima nel riproporre certe leggende e trasformarle con l’abilità della sua penna in due romanzi godibilissimi.
Le due storie ci vengono narrate alternando con grande abilità il racconto ai giorni nostri e le vicende storiche condite con un pizzico di sale “esoterico” che non guasta.
Nello stile di scrittura dell’autrice traspare l’amore per la sua terra adottiva, per quell’entroterra toscano ricco di suggestioni, misteri ed esoterismo, terreno fertile per la scrittura di romanzi di questo genere.
Mariagrazia Pecci è molto brava nel riuscire a combinare le diverse fasi temporali del racconto, mantenendo due stili narrativi diversi per la parte storica e quella contemporanea, ma comunque legati tra loro. La capacità dell’autrice risiede, a mio parere, nell’esporre dei fatti storici realmente accaduti in una forma mai pesante, con la capacità di catapultare il lettore in una storia senza tempo, con la crescente curiosità di visitare i luoghi descritti ed approfondire le vicende narrate.
L’autrice è alle prese con la stesura del terzo romanzo di questa serie, un appuntamento imperdibile per chi ha già avuto il piacere di leggere i primi due. Sulle tracce di chi ci porterà questa volta……?