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Intervista a Tiziana Cazziero


Siamo lieti di presentarvi Tiziana Cazziero ,un'autrice dalla cui penna sono nate tantissime storie più o meno conosciute, ma molto amate dai lettori!

Ciao Tiziana e benvenuta! Parlaci di come è iniziato il tuo amore per la scrittura, da dove trai ispirazione per le tue storie.

Ciao e grazie per l’ospitalità. L’amore per la scrittura credo sia nato con me. Fin da ragazzina amavo scrivere lettere, biglietti e avevo sempre una penna in mano. L’ispirazione arriva da ogni cosa: un sogno, un fatto di cronaca, un pensiero, una riflessione; anche improvvisamente mentre cucino o sono a correre. E non mancano eventi personali che hanno scatenato la penna creativa che c’è in me.

C’è un libro che è stato importante nella tua vita?


Se intendi un libro in generale, direi che ho amato molti testi, uno importante in modo particolare no. Ogni lettura del passato e del presente ha un suo perché, alcuni li ho amati di più, altri meno, ma non posso dire quale sia stato più importante. Tra i miei scritti, tutti sono uguali, ma se devo indicarne uno, forse E tu quando lo fai un figlio? Ha certamente un significato più profondo. Rispecchia una mia esperienza personale, è tratto da una storia vera anche se poi è stata romanzata con personaggi inventati, ma è certamente quello che mi fa emozionare di più, anche perché come sai, ultimamente è stato inserito nella collana Youfeel della Rizzoli. Un passaggio importante per me, non solo per la mia carriera, ma anche per esservi arrivata con questa storia in particolare.


Hai scritto tanti libri con storie e tematiche diverse. Esiste un filo conduttore che lega le storie che hai scritto?

Io tratto diversi generi, sono passata dal fantasy, all’erotico, al romance e humour perché mi piace sperimentare e mettermi alla prova. Il filo conduttore forse potrebbe essere la drammaticità. Io mi definisco autrice drammatica perché nei miei scritti parto sempre da un evento doloroso, un’esperienza che mette a dura prova l’essere umano e la sua psiche. Per cui, direi che l’esperienza drammatica unisce i miei testi come spunto iniziale, per poi regalare emozioni e speranza con l’evolversi della storia.








C’è un tuo libro cui sei particolarmente legata? Perché? 

A questa domanda ho risposto prima. E tu quando lo fai un figlio? Per le motivazioni scritte sopra, anche se devo dire che amo allo stesso modo tutti i miei testi. In ognuno di loto c’è qualcosa di mio e sono parte di me, anche se poi con sviluppi e risvolti differenti.

Da Amazon a Rizzoli Youfell : quali sono i pro e i contro del self publishing secondo la tua personale esperienza? 


Amazon ha rivoluzionato il mondo editoriale negli ultimi anni e, se sono oggi scrittrice che ha firmato con Rizzoli, lo devo a questa piattaforma. Perché mi ha permesso negli anni di scrivere e pubblicare quando altri mi dicevano di no. E anche il mio romanzo E tu quando lo fai un figlio? inizialmente è stato pubblicato in self, poi quest’anno, a distanza di un anno dalla prima pubblicazione è arrivato il contatto con la Rizzoli. Io ho sempre pensato che un’autrice deve cercare la sua strada, io l’ho fatto, ho scritto anche ripetutamente e ricevuto porte chiuse. Ho atteso il mio momento ed è arrivato. Ne sono felice e orgogliosa. I pro del self di Amazon sono l’indipendenza di gestire in piena autonomia le tue opere: scegli cover, prezzo e dove e quando pubblicare. Inoltre Amazon ha un sistema retributivo mensile, per cui ogni mese per le opere pubblicate con Amazon ricevi i tuoi diritti. Le case editrici invece funzionano diversamente. Ma avere un marchio di una big sulla copertina mi ha permesso di arrivare a una fetta di pubblico senz’altro più ampia e molti più lettori mi hanno conosciuto. E poi per me è stato emozionante, il sogno di una vita. Adoro il self per i motivi esposti, ma avere una collaborazione con una grande casa editrice è fonte di grande orgoglio per me, ne sono fiera. Frutto di anni di sacrifici, gavetta, scrittura, mi sono commossa quando ho firmato, per è una cosa importante. I contro con una casa editrice importante? Ma, al momento non saprei, se proprio dobbiamo dirne uno, forse da un punto di vista pratico non puoi monitorare le vendite giornaliere come un self può fare con Amazon. Non ho annotazioni di rilievo critiche; ho trovato tanta professionalità, gentilezza e disponibilità, per cui sono contenta, non posso dire il contrario.

Recensione "Anna" di Antonio Antico a cura di Ilaria Cutrì.

Cari lettori, oggi vi presento un nuovo libro.
Si tratta di un racconto breve su una delle più affascinanti donne della storia europea: Anna Bolena.









Scheda libro

Titolo:Anna
Autore:Antonio Antico
Formato: Formato Kindle
Numero pagine: 32

Leggi l'estratto!





Sinossi ufficiale

Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII, vive da mesi nella consapevolezza che ormai lei non è più nulla per il suo re.
Lei gli era stata preziosa, addirittura egli si innamorò, quando lei lo rifiutava perché non aveva alcuna intenzione di diventare una delle sue numerose amanti.
Ora lui ha ottenuto quello che voleva e in più lei non è stata in grado di dargli l’erede maschio che lui attende da decadi.
Cosa può fare una donna immersa nello sconforto per salvarsi? Utilizzare ogni arma in suo possesso. E dato che ormai la sua bellezza non ha più effetto sul re, impegnato a guadagnare l’affetto di Lady Seymour, la sua unica arma è sua figlia.
Elisabetta.
Ma basterà l’amore che lega un padre ad una figlia a salvarla? Oppure il suo destino è segnato con l’inchiostro sulla carta che proclama la sua colpevolezza?
Lei è colpevole?
Un racconto breve, ma immerso di emozioni, che vi lascerà stupiti.


Recensione

Un racconto breve ma intenso, una piccola porta che si apre sulla storia dei Tudors, uno dei capitoli più belli della storia inglese.
Antonio Antico fornisce il ritratto di un personaggio che affascina ancora oggi, nonostante i secoli: Anna Bolena.
La seconda moglie di Enrico VIII, una delle più misteriose e affascinati donne della storia rivive grazie alla penna di Antonio Antico.
L'autore descrive gli ultimi momenti della vita della regina portando il lettore ad un diretto confronto con le sue paure, le sue incertezze, il suo amore di donna e di madre.
E' Anna in prima persona a raccontare di sè, camminando nel grande castello reale, è lei a scoprire i tradimenti del marito e le false accuse di chi la condannerà a morte senza alcuna pietà.
Il personaggio di Anna riemerge dalla storia con tutte le sue fragilità, non minimo accenno alla grande seduttrice che la storia ha dipinto, nessuna cortigiana avida di potere e di ricchezza.

Se Anna si guardasse allo specchio chi vedrebbe?
La donna seduttrice e ambiziosa, la ragazza che ha stregato con la sua bellezza e la sua intelligenza uno degli uomini più potenti dell'Europa?
Oppure vedrebbe riflessa l'immagine di una donna vittima dei progetti orditi da suo padre alle sue spalle, una ragazza innamorata, una regina che il popolo non ha mai amato?

Invito chiunque a leggere il racconto, specialmente gli amanti di storia!


Note biografiche sul 
personaggio storico

Anna Bolena (Natalie Dormer) non è mai stata principessa, ma, da marchesa e contessa, ha fatto direttamente il grande salto sposando re Enrico VIII d’Inghilterra, diventando regina: nella serie The Tudors, Anna.
ANNA Bolena (Anne Boleyn) seconda moglie di Enrico VIII d'Inghilterra. - Nata nel 1507, andò ancor giovinetta alla corte di Francia, come damigella d'onore; e tornata a Londra intorno al 1522, frequentò la corte, dove presto divenne famosa più per la sua civetteria che per la sua bellezza. Il poeta sir Thomas Wyatt fu uno dei suoi numerosissimi corteggiatori. Lo stesso re, a partire dal 1525, dopo cioè sedici anni di matrimonio con Caterina d'Aragona, si abbandonò a violenta passione per lei: tanto che nel 1527 egli dichiarò di voler divorziare da Caterina, adducendo a pretesto che questa non aveva procreato figli maschi, ed impugnando la stessa legalità del matrimonio, per il fatto che Caterina era la vedova di un suo fratello. La passione di Enrico VIII per A. divenne così sfrenata, da causare vaste e tragiche ripercussioni politiche. Il papa, Clemente VII, inviò in Inghilterra il cardinal Campeggio per esaminare la situazione creata dalla richiesta di divorzio da parte del re. Ma, già fin dal 1529, A. era diventata l'amante del re, e lo scandalo assurgeva a questione politica e religiosa di suprema importanza. Nel 1529, il pontefice, premuto da Carlo V che non poteva tollerare un affronto fatto a Caterina, sua zia, ordinò che la questione dovesse venire investigata in Roma. Ma tale intervento dilazionatore del papa scatenò l'ira di Enrico VIII contro il capo della Chiesa e contro i ministri che non avevano saputo rendergli facili i suoi progetti. Il cardinal Wolsey venne licenziato; nel 1531, il re si dichiarò capo della chiesa inglese; i pagamenti delle decime a Roma furono sospesi; infine, l'arcivescovo Cranmer dichiarò nullo il matrimonio del re, e questi rivelò pubblicamente, nella Pasqua del 1533, che A. era stata già da lui sposata segretamente alcuni mesi innanzi, e che essa era la sola legittima regina. A. venne infatti incoronata solennemente il giorno di Pentecoste del 1533, e il 7 settembre di quell'anno stesso dava alla luce una bambina, la futura regina Elisabetta. Ma il suo trionfo fu di breve durata. Il re, che aveva trasformato un episodio privato in una questione religiosa e politica di fatali conseguenze, era, quasi subito dopo il matrimonio, già stanco della donna, così ignobilinente sposata. L'estrema leggerezza di Anna e l'impudente suo contegno fornirono al feroce sovrano l'occasione plausibile per liberarsi di lei.

Durante un torneo, il re sorprese la regina che dal palco, dove si trovava, lasciava cadere un fazzoletto ad un cavaliere, a guisa di ostentata intesa. Il re abbandonò tosto il torneo. Il giorno seguente, A. veniva rinchiusa nella torre di Londra, e quattro cortigiani e lo stesso fratello della regina, lord Ruthford, venivano imprigionati per aver commesso rispettivamente adulterio ed incesto con lei. Quantunque A. abbia tenuto in carcere un contegno fiero e dignitoso, protestando la propria innocenza fino al momento dell'esecuzione, la storia ha dimostrato, senza possibili dubbî, la disonestà della sua condotta, anche tenuto il debito conto della turpe corruzione imperversante nella corte di Enrico VIII. Il 17 maggio 1536, i cinque uomini accusati di tresca con la regina venivano decapitati; e due giorni dopo, la stessa A., condannata a morte dal consiglio dei Pari, tra i quali sedeva anche suo padre, veniva decapitata con un colpo di spada, secondo l'uso del tempo, venuto dalla Francia. Pochi giorni dopo, Enrico VIII sposava Jane Seymour.

Recensione "Amore tormentato" di Tiziana Cazziero a cura di Ilaria Cutrì.

Questa è una di quelle storie che graffiano l'anima, che scivolano nella profondità del cuore lasciando un segno indelebile e riflessioni importanti, una storia che tutti dovrebbero leggere....






Scheda libro


Autore: Tiziana Cazziero
Genere: romance suspense
Editore: self-publishing amazon
Prezzo: ebook € 1,99
Prezzo cartaceo: € 10,00
Numero pagine: 250/300 circa
Data di pubblicazione: 15 giugno 2016
Clicca qui per acquistarlo





Sinossi ufficiale:

Giorgia è partita. Ha lasciato la sua amata terra sicula perchè non riesce a convivere con il passato che ha rischiato di schiacciarla. Come tutte le ragazze giovani sognava l’amore, una famiglia e di vivere felice con il suo uomo; qualcosa però non è andato come lei sperava. I sogni sono stati infranti da un ragazzo infido, ambiguo, possessivo. Ha vissuto nell’oblio per tanti anni, poi un evento ha cambiato tutto, ridisegnando un nuovo destino. Giorgia per sfuggire al mal di vivere ha dovuto prendere una decisione importante: lasciare tutto per recarsi lontano, in un’altra Terra.
É salita su un aereo per scappare da quella realtà diventata troppo stretta e dolorosa. Spera di creare una nuova vita lontano da tutto e di essere felice. Il suo presente è sereno nonostante i fantasmi tornino ogni tanto a tormentare le sue notti insonni. In terra straniera ha conosciuto nuove persone capaci di mostrarle affetto e rispetto, qualcosa di assolutamente nuovo per lei. Per la prima volta ha scoperto cosa significhi vivere senza l’oppressione degli occhi indagatori puntati addosso; non deve più vergognarsi per una colpa non sua, per aver detto basta, per essersi ribellata. Non è stato facile per lei prendere quella decisione, andare contro la famiglia e le antiche tradizioni, ma non ha avuto altra scelta. Il futuro è diventato un’incognita, ma non vuole arrendersi al dolore, Giorgia è giovane e può ancora sperare di essere felice. Quando pensa di aver riconquistato la sua esistenza, una nuova figura irrompe in quella quotidianità spezzando la falsa armonia che si è costruita: Alex.  Lui le fa provare sensazioni ed emozioni sconosciute, le presenta un amore sconosciuto, forte, passionale, con lui pensa per la prima volta dopo tanti anni di solitudine, a una reale possibilità di essere felice. Ma non tutto è come sembra, Alex conserva un terribile segreto legato al passato di Giorgia che sconvolgerà tutto ciò che lei ha costruito in sette anni di assenza da casa. Alex però non è l’unico uomo con cui deve confrontarsi, una figura enigmatica appare all’orizzonte, agisce nell’oscurità; l’ombra del passato ritorna inevitabilmente bussando alla sua porta in modo cruento e doloroso, mettendo a rischio la sua stessa vita. Riuscirà Giorgia ad affrontare i suoi demoni e a sconfiggerli? Sarà capace di amare ancora dopo il suo tormento? Sconfiggerà per sempre il suo passato?


Viaggio nella storia della letteratura italiana. Prima tappa, parte III : Alessandro Manzoni,Gli inni sacri.

Gli Inni sacri sono una raccolta di sei componimenti di argomento religioso scritti da Alessandro Manzoni tra il 1812 e il 1822 come primo frutto letterario della conversione, avvenuta nel 1810.
L'idea si formò nella mente del Manzoni non più tardi del 1810, come testimonia una lettera al sacerdote giansenista Eustachio Degola, in cui il poeta afferma di aver pensato «l'operetta» a Parigi.


La raccolta degli Inni sacri sarebbe dovuta essere composta, secondo le originali intenzioni dell'autore, di dodici testi riguardanti le principali festività liturgiche del cattolicesimo.: Il Natale, L'Epifania, La Passione, La Risurrezione, L'Ascensione, La Pentecoste, Il Corpo del Signore, La Cattedra di San Pietro, L'Assunzione, Il Nome di Maria, Ognissanti, I Morti.







Tuttavia, del ciclo di dodici inni che aveva progettato, Manzoni scrisse solo i primi cinque e precisamente: 

La Resurrezione (1812),
Il nome di Maria (1812-13), 
Il Natale (1813),
La Passione (1814-15) ,
La Pentecoste (1817- 22). 

I vari eventi liturgici sono esaminati in rapporto al destino dell'uomo, cercando sempre di cogliere e di mettere in luce il disegno di Dio, inevitabilmente diverso e infinitamente più alto di quello degli uomini. Immaginati come vere preghiere corali, questi inni appaiono come la voce collettiva del popolo cristiano che prega. La poesia si realizza nella Pentecoste, inno che, dopo una lunga elaborazione, Manzoni pubblica nel 1822 e nella quale è celebrata la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e ne coglie la prodigiosa potenza. 

La struttura metrica delle poesie che andarono a costituire il libriccino originario è variabile: dove prevale la gioia, come ne La Risurrezione e ne Il Natale, Manzoni opta per strofe di sette ottonari (l'ultimo è sempre tronco), dando un ritmo serrato ed esultante all'inno, mentre sceglie quartine di endecasillabi per Il Nome di Maria, e La Passione si compone di strofe di otto decasillabi. I primi quattro inni in particolare sono costruiti su uno schema che corrisponde grosso modo all'enunciazione del tema, la rievocazione dell'episodio e le conseguenze dottrinali e morali dell'evento; invece La Pentecoste, rompendo questo schema, è centrata sulla novità portata dal cristianesimo e dall'azione dello Spirito Santo nella storia.


Per leggere gli Inni Sacri clicca QUI




Viaggio nella storia della letteratura italiana. Prima tappa, parte II : Alessandro Manzoni, "I promessi sposi"

I promessi sposi.

Lago di Como.


« Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; »
(I promessi sposi, incipit)










Il romanzo

I promessi sposi è un celebre romanzo storico di Alessandro Manzoni, ritenuto il più famoso e il più letto tra quelli scritti in lingua italiana. Preceduto dal Fermo e Lucia, spesso considerato romanzo a sé, fu pubblicato in una prima versione nel 1827 ; rivisto in seguito dallo stesso autore, soprattutto nel linguaggio, fu ripubblicato nella versione definitiva fra il 1840 e il 1842 (edizione quarantana).
Ambientato tra 1628 e il 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo, fu il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana. Secondo un'interpretazione risorgimentista, il periodo storico era stato scelto da Manzoni con l'intento di alludere al dominio austriaco sul nord Italia. Quella che Manzoni vuole descrivere è la società italiana di tutti i tempi anche con le imperfezioni di adesso.
Il romanzo si basa su una rigorosa ricerca storica e gli episodi del XVII secolo, come ad esempio le vicende della Monaca di Monza e la grande peste del 1629-1631, si fondano tutti su documenti d'archivio e cronache dell'epoca. Manzoni per il suo romanzo prese come base la religione cattolica, infatti, uno dei "personaggi" principali che viene nominato raramente all'interno della vicenda (anche se importantissimo, se si vuole capire l'aspetto religioso) è la Divina Provvidenza, la mano di Dio che tutto volge verso il bene. In questo senso si possono considerare Renzo e Lucia (i personaggi principali del romanzo) non come unici protagonisti.


La trama


E' il 7 novembre 1628 quando Don Abbondio, parroco di un paesino sul lago di Como, viene minacciato dai bravi di don Rodrigo, signorotto del paese. I bravi, servi armati dei signori del tempo, lo avvertono che non va celebrato il matrimonio fra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, su cui don Rodrigo ha messo gli occhi. Don Abbondio cerca delle scappatoie con Renzo, che però viene a sapere la verità: con Lucia e la madre di lei, Agnese, decide di sposarsi con l’inganno, in presenza di due testimoni, cogliendo il sacerdote alla sprovvista.
Ma il tentativo fallisce, mentre i bravi cercano di rapire Lucia. Aiutati da un frate, padre Cristoforo, i tre fuggono dal paese. Lucia va in un convento a Monza dove Gertrude, la Monaca di Monza, figlia di un principe e divenuta monaca per obbligo familiare, la prende sotto la sua protezione.
Renzo invece va a Milano, dove dovrebbe trovare aiuto in un altro convento. Ma capita in città durante un tumulto popolare per la carestia. Dopo aver seguito la sommossa, per la sua ingenuità viene scambiato in un'osteria per uno dei capi della ribellione e, arrestato, riesce però a fuggire.
Va a Bergamo presso un cugino, e trova lavoro in filanda.
Don Rodrigo, nel frattempo, dopo essere riuscito a far allontanare fra' Cristoforo dal suo convento, ricorre a un potente signore, l'innominato per far rapire Lucia.
Ma l'innominato, dopo il rapimento, si pente della sua lunga serie di delitti, e durante un colloquio con il cardinale Borromeo, si converte.
Agnese può riunirsi alla figlia e trovare riparo nel castello dell'innominato mentre le schiere dei mercenari tedeschi, i lanzichenecchi, calano in Lombardia seminando terrore e distruzione e portandovi la peste. Renzo, tornato al paese, viene a sapere che Lucia è a Milano, nella città sconvolta dal male di cui muore anche don Rodrigo, Renzo ritrova Lucia con fra' Cristoforo nel Lazzaretto e la vicenda termina con il matrimonio e una speranza di vita serena. 



I personaggi


Ecclesiastici, aristocratici, borghesi e popolani compaiono tra le pagine del romanzo.
Esaminiamo in dettaglio le caratteristiche di quelli principali.


Lucia Mondella:

Lucia

  • È la protagonista femminile della vicenda, la promessa sposa di Renzo che subisce le molestie di don Rodrigo e le cui nozze vengono impedite dal signorotto.
  • Compare per la prima volta alla fine del cap. II, quando Renzo la raggiunge e la informa del mancato matrimonio, dopo aver costretto don Abbondio a parlare circa le minacce ricevute dai bravi. 
  • È una giovane di circa vent'anni, unica figlia di una vedova (Agnese) con la quale vive in una casa posta in fondo al paese: ha lunghi capelli bruni ed è dotata di una bellezza modesta, che non giustifica una passione morbosa da parte di don Rodrigo (il quale infatti ha deciso di sedurla per una sciocca scommessa col cugino Attilio) e che spiegherà la delusione dei nuovi compaesani quando i due sposi si trasferiranno nel Bergamasco, alla fine del romanzo. Viene descritta come una ragazza molto pia e devota, ma anche assai timida e pudica sino all'eccesso, tanto che si imbarazza e arrossisce nelle più diverse occasioni: passiva e alquanto priva di spirito di iniziativa, viene trascinata nel tentativo di "matrimonio a sorpresa" dalle minacce di Renzo, che promette in caso contrario di fare una pazzia; in seguito, quando si trova prigioniera nel castello dell'innominato, pronuncia il voto di castità che costituirà un grave ostacolo al ricongiungimento dei due promessi e che verrà sciolto alla fine del romanzo da padre Cristoforo. 
  • Il suo nome allude al candore della persona, nonché alla martire siracusana che preferì farsi accecare piuttosto che darsi alla prostituzione, così come il cognome (Mondella) rimanda alla sua purezza e castità. 

Renzo Tramaglino:


  • È il protagonista maschile della vicenda, il promesso sposo di Lucia le cui nozze vengono mandate a monte da don Rodrigo: è descritto come un giovane di circa vent'anni, orfano di entrambi i genitori dall'adolescenza e il cui nome completo è Lorenzo. Esercita la professione di filatore di seta ed è un artigiano assai abile, cosicché il lavoro non gli manca nonostante le difficoltà del mercato (ciò anche grazie alla penuria di operai, emigrati in gran numero nel Veneto); possiede un piccolo podere che sfrutta e lavora egli stesso quando il filatoio è inattivo, per cui si trova in una condizione economica agiata pur non essendo ricco. 
  • Compare per la prima volta nel cap. II, quando si reca dal curato la mattina del matrimonio per concertare le nozze: è presentato subito come un giovane onesto e di buona indole, ma piuttosto facile alla collera e impulsivo, con un'aria "di braverìa, comune allora anche agli uomini più quieti"; infatti porta sempre con sé un pugnale e se ne servirà indirettamente per minacciare don Abbondio e costringerlo a rivelare la verità sul conto di don Rodrigo. 
  •  È semi-analfabeta, in quanto sa leggere con difficoltà ma è incapace di scrivere, cosa che gli impedirà di diventare factotum alla fabbrica del Bergamasco dove trova lavoro dopo la sua fuga dal Milanese (anche per questo conserva una certa diffidenza per la parola scritta, specie per le gride che non gli hanno minimamente assicurato la giustizia). 
  • Rispetto a Lucia si può considerare un personaggio dinamico, in quanto le vicende del romanzo costituiscono per lui un percorso di "formazione" al termine del quale sarà più saggio e maturo (è lui stesso a trarre questa morale nelle pagine conclusive dell'opera).


Don Abbondio:


Don Abbondio.

  • È il curato del paesino di Renzo e Lucia, colui che all'inizio della vicenda dovrebbe celebrare il matrimonio dei due promessi: è il primo personaggio del romanzo a entrare in scena, all'inizio del cap. I, e in seguito all'incontro coi bravi l'autore ci fornisce una dettagliata descrizione della sua psicologia e del suo carattere. 
  • E' presentato come un uomo di circa sessant'anni, dai capelli bianchi e con "due folti sopraccigli, due folti baffi, un folto pizzo", che incorniciano una "faccia bruna e rugosa". Non è assolutamente un uomo molto coraggioso e dimostra anzi in numerose occasioni la sua viltà e la sua codardia, che sono all'origine anche della scelta di farsi prete: non dettata da una sincera vocazione, ma dal desiderio di sfuggire i pericoli della vita ed entrare in una classe agiata e dotata di un certo prestigio, che offre una discreta protezione in tempi in cui regna la violenza e la legge non dà alcuna garanzia agli uomini quieti.
  • È accudito da un'attempata domestica, Perpetua, donna decisa ed energica che spesso gli rimprovera la sua debolezza e lo esorta a comportarsi con maggior determinazione, quasi sempre senza successo. Si diletta a leggere libri senza un interesse preciso e si fa prestare da un curato suo vicino dei volumi, che però legge senza capire gran che: celeberrima è la frase "Carneade" Chi era costui?" che apre il cap. VIII e che è passata in proverbio a indicare col nome del filosofo del II sec. a.C. un illustre sconosciuto (ciò indica anche la relativa ignoranza del personaggio).
  • Don Abbondio è comunque una figura fondamentalmente positiva, sinceramente affezionato a Renzo e Lucia, anche se la sua paura e la sua debolezza lo spingono a comportarsi in modo scorretto e a farsi complice delle prepotenze altrui, al di là delle sue stesse intenzioni. 
  • Il suo nome rimanda a sant'Abbondio, patrono di Como, e suggerisce il carattere di un uomo che ama il quieto vivere. È indubbiamente uno dei personaggi comici del romanzo, protagonista di molti episodi che mescolano dramma e farsa (l'incontro con i bravi, il colloquio con Renzo, il "matrimonio a sorpresa", il viaggio in compagnia dell'innominato...). 


Azzeccagarbugli:

Azzeccagarbugli.

  • È un avvocato che vive a Lecco ed è intimo amico di don Rodrigo, nonché suo compagno di bagordi e complice delle sue prepotenze a cui trova spesso delle scappatoie legali: è un personaggio secondario.
  • E' descritto come un uomo alto, magro, con la testa pelata, il naso rosso (ciò è dovuto probabilmente al vizio del bere) e una voglia di lampone sulla guancia. 
  • Viene introdotto nel cap. III, quando Agnese consiglia a Renzo di recarsi da lui per chiedere un parere legale circa il sopruso subìto da parte di don Rodrigo, che ha minacciato don Abbondio perché non celebrasse il matrimonio: la donna spiega al giovane che quello di "Azzecca-garbugli" è un soprannome (allude alla presunta capacità di sbrogliare le questioni giudiziarie), mentre il vero nome dell'avvocato non viene mai fatto. 
  • L'avvocato è presentato come un personaggio buffo e sgraziato, quasi un carattere da commedia, che rappresenta il decadimento e il degrado della giustizia nel XVII secolo; è anche l'esempio di un vile cortigiano e di un parassita che sfrutta don Rodrigo, mettendosi al suo servizio.


Gertrude:

Gertrude: La monaca di Monza.


  • È la monaca del convento di Monza dove si rifugiano Agnese e Lucia in seguito alla fuga dal paese e al fallito tentativo di rapire la giovane da parte di don Rodrigo: detta anche la "Signora", viene introdotta nel cap. IX ed è presentata come la figlia di un ricco ed influente principe di Milano, la quale grazie alle sue nobili origini gode di grande prestigio e di una certa libertà all'interno del convento (è il padre guardiano del convento dei cappuccini di Monza, cui le due donne si sono rivolte su suggerimento di padre Cristoforo, a condurre Agnese e Lucia da lei e a ottenere per loro la protezione della "Signora"). 
  • Il personaggio è  ispirato alla figura storica di Marianna de Leyva (1575-1650), figlia di Martino conte di Monza e costretta a farsi monaca dal padre contro la sua volontà: entrata in convento tra le umiliate col nome di suor Virginia Maria (1591), esercitò in seguito l'autorità feudale come contessa di Monza e fu perciò chiamata la "Signora", mentre negli anni seguenti intrecciò una relazione con Gian Paolo Osio (l'Egidio del romanzo), un giovane scapestrato già colpevole di assassinio dal quale ebbe due figli (nel 1602 e 1603). Per tenere segreta la relazione l'Osio si macchiò di tre nuovi delitti, ma venne arrestato e ciò permise al cardinal Borromeo di scoprire la tresca, che fu confermata dalla stessa De Leyva. L'Osio fu condannato a morte in contumacia (1608) e venne poi ucciso in casa di un presunto amico che lo tradì, mentre la donna subì un processo canonico (1607) e venne rinchiusa nella casa delle penitenti in Santa Valeria a Milano, dove visse gli ultimi anni espiando le sue colpe e auto-infliggendosi crudeli penitenze, fino a morire in odore di santità. 
  • Gertrude dei Promessi sposi è detta figlia di un gentiluomo milanese il cui casato non è dichiarato in modo esplicito, anche se la città dove sorge il convento è Monza (ciò in contrasto con la "circospezione" dell'anonimo, il quale nella finzione indica il luogo con i consueti asterischi). 
  • È presentata come una giovane di circa venticinque anni, dalla bellezza sfiorita e dal cui aspetto traspare qualcosa di torbido e di morboso, unitamente al fatto che il suo abbigliamento non si conforma perfettamente alla regola monastica (la tonaca è attillata in vita come un vestito laico e la donna porta i capelli neri ancora lunghi sotto il velo, mentre dovrebbe in realtà averli corti). Il padre guardiano dei cappuccini presenta Agnese e Lucia alla monaca, la quale accetta di ospitare nel convento la ragazza e la madre, che alloggeranno nella stanza lasciata libera dalla figlia maritata della fattoressa e svolgeranno i servizi di cui si occupava la ragazza; in seguito si apparta con Lucia e mostra una curiosità morbosa per la sua vicenda, obbligandola a rivelare più precisi dettagli sulla persecuzione subìta da don Rodrigo e sul suo rapporto con Renzo.
  • La storia passata di Gertrude è narrata dall'autore con un ampio flashback, tanto che si può pensare all'invenzione di un romanzo nel romanzo.  La piccola Gertrude viene educata fin da bambina inculcandole nella testa l'idea del chiostro (le vengono regalate bambole vestite da monaca, viene spesso paragonata a una "madre badessa"...), finché a sei anni viene mandata in convento per essere educata come molte sue coetanee. All'inizio la ragazza è allettata all'idea di diventare un giorno la madre superiora del monastero, ma nell'adolescenza inizia a rendersi conto che non è quella la vita che si attende e, soprattutto, che vorrebbe anche lei sposarsi e avere un'esistenza nel mondo come tutte le sue compagne. Decide allora di scrivere una lettera al padre, per comunicargli di non voler dare il suo assenso alla monacazione, ma quando rientra a casa per trascorrere un periodo di un mese fuori dal convento (come prescritto dalla regola canonica per le monacande), è accolta con freddezza da tutti i suoi familiari e posta in una sorta di isolamento che ha il fine di forzarla ad accettare di prendere il velo. La giovane Gertrude un giorno scrive un biglietto per un paggio verso cui nutre un'innocente passione, ma la carta viene intercettata da una cameriera e finisce nelle mani del padre, il quale è abile nel servirsi di questo "fallo" della ragazza per farla sentire terribilmente in colpa e forzarla a dare il suo assenso, cosa che la poverina è indotta a fare per debolezza, senso di colpa, sottomissione all'autorità del padre. Da quel momento Gertrude è indotta in ogni modo dalla famiglia ad affrettare i passi che la condurranno alla monacazione, supera il colloquio col vicario delle monache che deve esaminarla per accertare la sincerità della sua vocazione e, alla fine, prende il velo iniziando il suo noviziato nello stesso convento in cui era stata educata, godendo di ampi privilegi e venendo trattata con rispetto e considerazione come se fosse lei la badessa (carica che non può ancora esercitare per la sua giovane età).In seguito Gertrude diventa la maestra delle educande e sfoga su queste ragazze il malanimo e l'insofferenza per il destino che le è stato imposto, tiranneggiandole e diventando talvolta la loro confidente e la complice delle loro beffe; nei confronti delle altre monache prova un profondo astio, specie per quelle che a suo tempo sono state complici del padre nel costringerla ad accettare il velo. Gertrude vive in un quartiere isolato del chiostro e questo è contiguo ad una casa laica, dove vive un giovane scapestrato di nome Egidio: questi un giorno osa rivolgere il discorso alla monaca e Gertrude risponde, iniziando in seguito con lui una torbida relazione sessuale che l'autore riassume in modo molto sintetico, accennando per sommi capi anche alla sparizione di una conversa che aveva scoperto il suo segreto e che, verosimilmente, è stata assassinata da Egidio con la complicità di Gertrude.
  • Manzoni tratteggia una figura tragicamente solenne e fa di Gertrude uno dei personaggi più affascinanti del romanzo, specie nel racconto dettagliato della sua storia precedente la monacazione in cui dà prova di grande finezza e introspezione psicologica, mentre nella vicenda della relazione con Egidio e del delitto della conversa il racconto è decisamente più reticente, in accordo alla poetica dell'autore che non vuole rappresentare il male in modo diretto o in modi che possano risultare affascinanti e seducenti per il lettore (celeberrima, sotto questo aspetto, la frase con cui è spiegato l'inizio della relazione con Egidio: "Costui... un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose"). La vicenda di Gertrude è anche esemplare del male insito nel mondo del potere e nella stessa condizione nobiliare, poiché l'imposizione del padre nasce da motivi che riguardano il decoro aristocratico e la necessità di lasciare intatto il patrimonio, mentre alla fine Gertrude è indotta ad accettare il velo pur di non perdere quegli stessi privilegi nobiliari a cui è in fondo attaccata (il rifiuto comporterebbe il ripudio da parte della famiglia e, dunque, l'ingresso in una condizione sociale inferiore, per cui la giovane avrebbe la possibilità di sottrarsi al suo destino ma vi si abbandona perché non ha la forza di ribellarsi alle convenzioni della sua classe sociale). 



Don Rodrigo:


Don Rodrigo.

  • È il signorotto del paese di Renzo e Lucia, un aristocratico che vive di rendita e abita in un palazzotto.
  • E' un personaggio malvagio del romanzo, si incapriccia di Lucia e decide di sedurla in seguito a una scommessa fatta col cugino Attilio, per poi intestardirsi in questo infame proposito al fine di non sfigurare di fronte agli amici nobili e, quindi, per ragioni di puntiglio cavalleresco. A questo scopo manda due bravi a minacciare il curato don Abbondio perché non celebri il matrimonio fra i due promessi, e in seguito tenta senza successo di far rapire la ragazza dalla sua casa; si rivolgerà poi all'innominato per ritentare l'impresa quando la giovane è protetta nel convento di Gertrude, a Monza, ma l'inattesa conversione del bandito manderà a monte i suoi progetti criminosi. Durante le vicende, Rodrigo lascia il paese per trasferirsi a Milano, dove si ammala di peste e viene ricoverato al lazzaretto. Qui morirà, lasciandoci nel dubbio se si sia ravveduto o meno dei peccati commessi (ottiene comunque il perdono di Renzo, cui il nobile agonizzante viene mostrato da padre Cristoforo).
  • Viene presentato come un uomo relativamente giovane, con meno di quarant'anni e di lui non c'è una vera e propria descrizione fisica; appartiene a una famiglia di antico blasone, come dimostra l'appartenenza ad essa del conte zio, membro del Consiglio Segreto e politico influente, anche se il nome del casato non viene mai fatto. Don Rodrigo è ovviamente un malvagio, ma mediocre e di mezza tacca, come più volte è evidenziato nel romanzo: la sua persecuzione ai danni di Lucia non nasce da un'ossessione amorosa, ma è più un atto di prepotenza sessuale di un nobile su una povera contadina, oltretutto a causa di una sciocca scommessa fatta col cugino; egli è il rappresentante di quella aristocrazia oziosa e improduttiva che Manzoni critica spesso e che esercita soprusi sui deboli più per passatempo che per crudeltà gratuita.

Viaggio nella storia della letteratura italiana. Prima tappa, parte I : Alessandro Manzoni

Emozioni tra le righe vi propone un viaggio alla scoperta (o riscoperta) della storia della letteratura italiana!
La prima tappa del viaggio ci porta nel lontano Ottocento e lì, seduto al suo scrittoio, intento a scrivere, ecco Alessandro Manzoni!

Manzoni è considerato il “padre del romanzo italiano”, nonché della lingua, assieme a Dante Alighieri. Egli, vissuto a Milano, risente di vari correnti letterarie: dal giansenismo al romanticismo e agli ideali della rivoluzione francese, fino alla conversione al cristianesimo. Nelle sue opere giovanili è presente anche il pensiero illuminista, essendo nipote di Cesare Beccaria. La fama di Manzoni è dovuta al patriottismo, e alla creazione ufficiale della lingua italiana, nonché del romanzo storico.


La vita

Alessandro Manzoni nacque nel 1785 in una famiglia della nobiltà colta milanese, da Giulia Beccaria, figlia del famoso Cesare Beccaria, che a Milano si era distinto per la sua opera intellettuale illuminista. L’ambiente milanese fu sempre fondamentale nella sua vita, fin dagli anni dei suoi studi, perché Milano era la città più moderna d’Italia, il cuore della vita letteraria, dell’editoria, del teatro, il luogo in cui la cultura illuminista aveva lasciato segni importanti. Manzoni fu educato in collegi cattolici, ma on fu legato alla religione fino al 1810 quando, dopo che da alcuni anni viveva a Parigi, trovò nella fede un punto di riferimento, che diventò sempre più importante nel corso della sua vita.
Negli anni successivi visse quasi sempre a Milano o nella sua villa in Brianza. Erano gli anni in cui in Italia cominciavano a diffondersi gli ideali di indipendenza e di unità e si organizzavano le prime società segrete. Manzoni sentì profondamente questi ideali, li condivise e li appoggiò, ma non fece vita pubblica, preferendo seguire le vicende politiche e culturali della città attraverso i legami con i suoi amici, letterati e intellettuali impegnati nella vita sociale, che frequentavano la sua casa.
I suoi impegni maggiori furono lo studio non solo della letteratura, ma anche della storia, e la composizione delle sue opere.
Attraverso queste egli diede un grandissimo contributo alla costruzione della nazione italiana.
Le sue opere, fra cui gli Inni sacri, le odi e le tragedie, Il conte di Camagnola e l’Adelchi, contribuirono a diffondere gli ideali di libertà e di democrazia e soprattutto diedero l’idea e l’esempio di una cultura e di una letteratura non per pochi aristocratici ma per il pubblico degli italiani.
Fu nominato senatore del nuovo Regno d’Italia.
Morì nel 1873.


Recensione "Il Conte di Montecristo" di A. Dumas a cura di Roberto

"Una storia difficile da dimenticare"
Così Roberto, uno dei nostri lettori, definisce in breve questa grande opera di Dumas.
Leggiamo insieme la sua recensione del romanzo che è, a mio avviso, una delle più belle letture della letteratura mondiale!



Copertina del libro nell'edizione scelta da Roberto.
Esistono dei libri che anche se letti molto tempo addietro, rimangono impressi nella nostra memoria: credo che uno di questi sia proprio “Il Conte di Montecristo”. Dumas nelle sue oltre 1000 pagine di romanzo, ci accompagna in un viaggio nel passato, in una Francia della prima metà dell’‘800 tra l’alta borghesia di un tempo.
Lo stile di scrittura, pur arrivando dal passato (non dimentichiamo che l’opera è stata completata nel 1844), risulta scorrevole ed incalzante. Gli avvenimenti si susseguono in un vortice di intrighi, passioni amorose, gelosie, vendette.
Il protagonista Edmond Dantès, comandante di navi da carico, viene boicottato da tre giovani rampolli che, un po’ per scherzo e un po’ per invidia nei suoi confronti, lo fanno imprigionare con l’accusa di essere un Bonapartista nel momento in cui l'ormai ex I’Imperatore è era esiliato all’Isola D’Elba.
Con questa ingiusta accusa, Edmond viene incarcerato per 14 anni al Castello d’If, prigione inespugnabile su un’isola al largo di Marsiglia, dove farà conoscenza con Farìa, scienziato considerato pazzo dai suoi carcerieri ma che Edmond impara a conoscere piano piano.
E proprio grazie a Farìa, Edmond si manterrà vivo durante la lunga prigionia trovando anche il modo di fuggire.
Da qui in poi, la storia è un continuo colpo di scena, con la vendetta di Dantès che si snocciola capitolo dopo capitolo intrecciando il destino di diverse famiglie della Parigi borghese.
Proprio dal momento della sua fuga, inizia la seconda parte del romanzo dove Edmond organizza una trama complessa e misteriosa con cui si vendicherà dei suoi tre accusatori.

Marsiglia, Parigi e Roma fanno da sfondo alla storia di un giovane marinaio, bravo ragazzo e futuro sposo, ingiustamente condannato a 14 anni di prigionia, che lo trasformano nel Conte di Montecristo: un angelo vendicatore che riesce a farsi giustizia da solo.
Con la ricchezza smisurata di cui viene in possesso, il Conte plasma le vite delle famiglie coinvolte a proprio piacimento.
Isola di Montecristo.
Edmond è molto bravo a tessere la tela intorno ai suoi nemici, come un ragno che con un lavoro certosino e di pazienza, li bracca nella sua morsa portando scompiglio nelle loro vite.
Se è considerata la migliore opera di Alexandre Dumas sicuramente un motivo c’è e leggendo il romanzo se ne capisce il perché. Una storia oltremodo “attuale” che non annoia e permette al lettore di viaggiare nel tempo, con le descrizioni meravigliose delle cene eleganti, delle serate a teatro, dei magnifici vestiti indossati da uomini e donne.
Ognuno di noi, amanti e non della lettura, ha sentito parlare di questo romanzo almeno una volta nella vita ed è importante non lasciarsi intimorire dal numero di pagine. Può risultare prolisso in alcune parti, ma pian piano che si avanza, si rimane incollati per scoprire cosa succede nella pagina successiva.
Dialoghi a volte più lunghi del necessario, ma comunque coinvolgenti, che permettono al lettore di visualizzare i personaggi con i loro difetti, le loro ansie, le loro paure ed emozioni.
Castello d'If, prigione del Conte di Montecristo.
In definitiva, una lettura altamente consigliata, uno di quei libri che va letto almeno una volta nella vita.

Recensione "Il quadro maledetto" di Fabrizio Santi a cura di Ilaria Cutrì.

Scheda libro:

Titolo: Il quadro maledetto
Autore: Fabrizio Santi
Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2015

Prezzo copertina: 9,90


Recensione: 

Theodor Klinsmann è un professore tedesco in vacanza in Italia per far visita a zia Greta, illustre latinista che vive in Toscana.
Casualmente il professor Klinsmann viene a conoscenza di una leggenda popolare che narra di uno strano quadro capace di cambiare radicalmente la vita di chi lo vede.Il quadro misterioso sembra apparire solo a spiriti eletti e compare sempre in posti differenti


"Il soggetto è innaturale e inquietante: un angelo illuminato da un raggio proveniente dal cielo. Immobile su un pendio e avvolto completamente da una veste purpurea, tiene in una mano una pergamena su cui indica, con l’altra, un messaggio indecifrabile. C’è una torre, poi, da qualche parte sulla tela, una strada e un paesaggio sterile e pietroso dall’aspetto lunare. Il cielo, dai  colori innaturali, mostra sullo sfondo degli strani pianeti."

Siena.
Nonostante Theodor sia un oppositore delle scienze occulte e di materia esoterica, il fascino della leggenda lo cattura e lo porta al punto da iniziare una ricerca che si rivelerà presto piena di pericoli. Una ricerca da cui non può sfuggire perchè ha completamente stregato la sua mente!

Indizio dopo indizio, Theodor, con l'aiuto di Irene e dell'amico Riccardo, si mette alla ricerca del quadro per far luce sulla verità. Districandosi tra un passato fatto di enigmi e di mistero, lottando tra razionalità e spiritualità, fra profonde convinzioni scientifiche ed esoterismo, barcollando tra il terreno e l’ultraterreno, Theodor arriva alla soluzione.



Abazia di San Galgano.


Il finale è sorprendente e mozzafiato, descritto con parole così precise e tali che il lettore possa avere la possibilità di rievocarlo davanti ai propri occhi come se assistesse in prima persona alle rivelazioni dell'angelo purpureo.

Dal punto di vista stilistico, Santi ci offre una scrittura delicata e scorrevole, degna di un abile romanziere. Uno dei punti di forza del libro, a mio avviso, è l'ambientazione che vede protagonista la bellissima Toscana nelle località di San Gimignano, Siena, l'abbazia di San Galgano e, infine Roma.

E' un romanzo che parla di amore per l'arte, per la musica e per la filosofia ma è anche una storia in cui i sentimenti di amore ed amicizia vengono trattati nella loro purezza, nella loro totale positività.
Il personaggio di Klinsmann ha uno spessore importante, è costruito molto bene.

Roma.
Leggendo il libro mi sono ritrovata spesso a fare delle associazioni con alcuni romanzi di Dan Brown, molte similitudini nelle fasi della ricerca e della risoluzione degli enigmi. Vorrei precisare che la differenza sostanziale tra i due autori risiede nell'affetto dimostrato alla città, nel legame con la propria terra: mentre Brown descrive luoghi che l'italiano medio conosce, anche solo per aver sentito dire, Santi sembra conoscere davvero i luoghi di cui parla, i vicoli romani, i sotterranei. Dalla sua penna riescono ad assumere vigore e forza gli edifici, i monumenti, le chiese, le biblioteche e, talvolta, sembra persino di ascoltare lo scorrere del Tevere tra le righe di una lettura che ritengo piacevole e interessante.

Un romanzo consigliato agli amanti di storia, di mistero, di esoterismo e antiche leggende, a chi ama leggere i thriller storici ma anche a chi vuole avvicinarsi a questo genere!

Valutazione:






Sinossi ufficiale:

Può un viaggio di piacere trasformarsi in una pericolosa avventura? Theodor Klinsmann, un professore tedesco, è arrivato in Italia per far visita alla zia, che ormai da anni vive in Toscana. Ma quella che doveva essere una vacanza, si rivela presto ben altro. Theodor si trova infatti coinvolto in una vicenda che ruota attorno a un famigerato dipinto dai poteri occulti. Pare che il quadro, nel corso dei secoli, sia apparso e scomparso in luoghi sempre diversi, rendendo folli coloro che hanno avuto la sventura di ammirarlo. Messe da parte prudenza e razionalità, il professore si lancia alla ricerca del dipinto, deciso a svelarne una volta per tutte il segreto. Ad aiutarlo, un amico musicista, Riccardo, e Irene, una donna affascinante e misteriosa. I tre si trovano catapultati in una sorta di percorso iniziatico che li porta a esplorare i sotterranei di Roma, a fare i conti con gli adepti di una setta segreta, a chiedere l’aiuto di preti e bibliotecari esperti di antichità e reliquie. Qual è l’enigma che si nasconde dietro la storia di quel quadro? Chi lo ha dipinto? In una specie di caccia al tesoro, indizio dopo indizio, Theodor scoprirà una verità che lo costringerà a mettere in discussione tutto ciò in cui crede…

Informazioni sull'autore:

Fabrizio Santi è nato e vive a Roma. È laureato in Lingue e letterature straniere e insegna inglese in un liceo scientifico romano. Il quadro maledetto è il suo primo romanzo.

Uso della H in italiano in tre semplici passi!





Uno degli errori più comuni sui social e tra i banchi di scuola riguarda la silenziosa' e misteriosa lettera H. Di seguito saranno riportati alcuni passi per rispolverare il suo utilizzo!

La lettera H la troviamo nel tempo presente del verbo AVERE alla prima persona singolare(io ho), alla seconda persona singolare (tu hai), alla terza persona singolare (egli ha) e alla terza persona
plurale (essi hanno). 

La DOBBIAMO SCRIVERE PER NON CONFONDERE ho con o congiunzione (preferisci l’italiano o la matematica?), hai con ai preposizione articolata(io vado ai giardini pubblici), ha con a
preposizione semplice (io torno a casa) e hanno con anno nome comune  (quest’anno sono andato al mare). 

E' facile! Basta ricordare queste semplici regole! 

1) L'H  deve essere usata nelle voci del verbo avere  (Ho, Hai, Hanno, Ha).              
         Es: In quell'anno, Anna e Marco hanno visitato Madrid. 

2) L'H  deve essere usata nelle esclamazioni : (Ah! Ahi! Oh! Ahimè! Uh! Ohimè! Ehi! Ahia!) 


3) L'H invece  NON serve nelle preposizioni e nelle congiunzioni :       
Vuoi la pasta  o  il risotto? 





Segnalazione "E tu quando lo fai un figlio" di Tiziana Cazziero, editore Rizzoli (collana Youfeel)

Vi piacciono le storie emozionanti?
Si, sono sicura che le adorate!
E...magari vorreste anche leggere un libro che, attraverso un mood ironico, faccia riflettere su tematiche importanti?

Ecco, questo è il libro che fa per voi! Sono lieta di presentarvi: "E tu quando lo fai un figlio?" di Tiziana Cazziero!!


Scheda libro

Titolo: E tu quando lo fai un figlio?
Autore: Tiziana Cazziero
Editore: Rizzoli
Lunghezza stampa: 120 pagine
Genere: mood emozionante, ironico
Formato: digitale
Prezzo: € 2,99
Distribuzione: In vendita in tutti gli store online

Link per l'acquisto: https://www.amazon.it/quando-fai-figlio-Youfeel-maternit%C3%A0-ebook/dp/B01IR1JBUI/ref=pd_ecc_rvi_1
https://itunes.apple.com/it/book/e-tu-quando-lo-fai-figlio/id1137044304?mt=11
https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/e-tu-quando-lo-fai-un-figlio-youfeel



Sinossi ufficiale:

Diario di una maternità negata. Lei lavora nell'alta finanza, lui è un artista, si sono conosciuti in giovane età ed è nata una bella storia d'amore. Si sono sposati credendo di aver raggiunto la felicità. Ma non tutto va sempre come si desidera: quando si pensa di poter avere quello che si vuole, arriva sempre un imprevisto a sconvolgere i piani. Lo sanno bene Luisa e Leonardo, in cerca di un bambino che non vuole arrivare; hanno i mezzi finanziari per avere il meglio della medicina e le cliniche più esclusive, ma i soldi non possono essere la risposta a tutto. Si può accettare la sterilità ed essere felici? Tra cene familiari discutibili, viaggi della speranza e attese estenuanti, Luisa e Leonardo ci raccontano, anche con un pizzico d'ironia e, soprattutto,con tanta voglia di vincere, come affrontare il dramma di un bimbo che non vuole arrivare.

Mood:

Emozionante – YouFeel RELOADED dà nuova vita ai migliori romanzi del self publishing italiano. Un universo di storie digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d’animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.

L'autrice:

Tiziana Cazziero è un’autrice emergente, presente nel web dal 2011, da quando ha aperto il suo
blog sull’editoria. Collabora come articolista free lance con diverse redazioni online, scrive articoli
di vario genere, vive a Siracusa, la città dove è nata e cresciuta. Ha scritto e pubblicato diversi libri
pubblicati con editore (Rizzoli – Delos) e altri in regime self publishing. Convive con il suo
compagno, è mamma di una bambina e ha due cani. Questa è la pagina facebook ufficiale dell'autrice


Altri libri dell'autrice

Amore Tormentato
Voltare Pagina
Quell'amore portato dall'Africa, un cuore nero che batte
Blogger e autore, la mia verità sul mondo social
L'ultima Notte (Delos -senza sfumature )
Sensazioni dell'anima
Ritrovarsi, la forza dell'amore
Ritrovarsi, passione inaspettata
Patto con il Vampiro
Maya, angelo del mio cuore
Il Coraggio d'Amare
Parliamone Social


Un estratto

«Adesso basta Santo Cielo! Non sopporto questo silenzio. Cosa è successo mentre eri lì dentro?
Sono trascorsi più di quaranta minuti, non sapevo più cosa pensare e stavo per chiamare la Croce
Rossa. T’immaginavo svenuto a terra con il coso di fuori: una scena raccapricciante. Parlami!»
Volse gli occhi nella mia direzione, ma non mi stava guardando davvero. Cominciai a preoccuparmi
seriamente. «Ho avuto qualche difficoltà a… Insomma non ne voleva sapere di mettersi sull’attenti»
disse con un filo di voce. «Così dopo aver tentato per dieci minuti pensando a tutte le belle donne
che conosco, ho realizzato che forse avrei trovato un aiutino con il materiale messo a disposizione
per gli uomini che come me si bloccano.» “Tutte le belle donne che conosco.” «Scusami amore, se
quel cesso di tua moglie non è stata d’ispirazione.» Ero furiosa, all’improvviso i miei occhi
s’infuocarono e, non appena Leo se ne accorse, cambiò espressione: era terrorizzato.

Recensione "Silenzi: le urla dell'anima" di Leonardo Ulisse

Informazioni libro

Titolo: Silenzi: le urla dell’anima
Autore: Leonardo Ulisse
Pagine: 58
Anno di pubblicazione: 2016
Genere: Narrativa
Costo versione cartacea: –
Costo versione ebook: 0.99 euro



Pochi sanno che il genere epistolare è uno dei miei preferiti -sono particolarmente legata al libro "Va dove ti porta il cuore" di Susanna Tamaro- ed è proprio il genere di questo libro che mi ha fatto scegliere di leggerlo e recensirlo su richiesta dello stesso autore.
Cosa aspettarsi da un libro di circa sessanta pagine?
Generalmente si pensa a una storia breve, un racconto ma non è questo il caso!
Tra le pagine di questo libro è un cuore a parlare, a raccontare la sua storia, le sue gioie e i suoi dolori scandendo il tempo in funzione dei ricordi dell'anima.
Sono delle lettere mai spedite all'amata, scritte con l'inchiostro dell'Amore e suggellate dal tempo che è un muto conservatore delle vicende e dei ricordi.
E' un fiume di emozioni cui difficilmente si riesce a rimanere impassibili.
La bravura dell'autore si ritrova proprio qui, nella comunicazione dei sentimenti, nella trasmissione degli stati d'animo che escono dalle pagine e abbracciano totalmente il lettore.
Nel romanzo traspare la sofferenza di un amore tormentato, finito o, forse, mai iniziato.
Della storia di quell'amore rimane solo un cuore ferito, sanguinante, fatto a pezzi.

"Queste lettere non sono state invitate; non per paura ma perché non avevano un destinatario. Avevano una musa ispiratrice, ma non destinatario. Queste lettere vogliono essere un inno all’amore, sono state scritte con e per Amore; perché nella vita non si dovrebbe mai smettere d’amare."

Cosa accade quando un sentimento non è corrisposto? Quando non si riesce a prendere le responsabilità di accettarlo, custodirlo, alimentarlo?

"Rincorrerti? Non era per me. Nella vita le persone non si conquistano rincorrendole, la vita non è una maratona. Avremmo potuto vincere insieme, giocarcela insieme perché per me, si è in due e in due si lotta, perché insieme si può conquistare il mondo."

Le foto, i sorrisi e i ricordi di qualcosa che è finito senza nemmeno conoscere un motivo risvegliano nelle prime lettere la speranza  e il ritorno.

" Cambierai  strada ma poi tornerai sempre dove si sta bene, ed io se avessi più coraggio
tornerei da te. Abbiamo provato molte volte ad allontanarci, ma per riconquistare tutto a noi basta semplicemente “ciao”"

Nelle lettere successive acquista forza la volontà di andare avanti, di superare tutto, di dire addio al passato, di far sparire pensieri e ricordi che sono scolpiti dentro l'anima.

"Guardo le stelle, e penso come abbiamo fatto a non farsi logorare da quel sentimento tanto divino quanto terreno, perché se era amore puro questa vita e le sue scelta l’hanno contaminato ed io Poeta non potrò mai esserlo, ma mi bastava essere per te."
Dopo un anno, lei è davvero un ricordo evanescente e sfocato ma, all'improvviso un oggetto del passato ritorna e non si smette di ricordare. Non si finisce di portare dentro il peso del passato, lo si può nascondere, ci si può convincere di essere andati avanti, di aver superato. La verità è che ogni avvenimento della vita risiede prima nel cuore e poi nel cervello, qualsiasi sia il modo in cui offuschiamo ciò che non vorremmo fosse mai accaduto, ritorna sempre risvegliato da un'emozione tanto che, dopo due anni ci si ritrova ancora al punto di partenza, "stupidamente innamorati".

Questo breve romanzo, che vi consiglio di leggere, racchiude una storia in cui chiunque può rispecchiarsi in prima persona. L'universalità dei sentimenti, un amore quasi platonico, un sentimento offuscato e respinto, un dolore immenso. Dolore che solo un amore altrettanto grande può provocare.
Lo stile è colloquiale, scorrevole, fluido, diretto tanto da sembrare di fare una chiacchierata davanti a un caffè. Credo sia proprio quello che dovrebbe avere un genere epistolare: l'immediatezza nella comunicazione. Per cui, reputo che lo stile scelto sia totalmente consono al genere del romanzo.



Sinossi:
Silenzi è un romanzo epistolare, di un amore puro, poetico, enigmatico e spesso utopico. Un amore reale ma al limite del sogno; un amore tormentato e spesso platonico, un amore dantesco per una donna molto diversa da Beatrice. L’amore è sentimento universale e positivo fino a quando non diventa un tormento. La soluzione a quest’amore giungerà in modo mai definitiva, ma nelle ultime lettere il sentimento giunge a maturazione arrivando ad una nuova consapevolezza, ma non si può amare senza dirlo.
A qualcuno si deve sempre confessare il proprio amore, ad un amico, ad un confessore oppure
a delle lettere senza destinazione; mai inviate per paura, o forse solo per stanchezza perché l’amore stanca quando ad amare si è soli


Biografia: 
Leonardo Ulisse è uno pseudonimo. Alla domanda “chi sei?”, rispondere con le semplici generalità è tanto banale quanto stupido. Leonardo non è una mia maschera, ma un mio volto.
Fin da piccolo ho sempre cercato di complicarmi la vita, le risoluzioni più semplici dei problemi nella mia testa non entravano, alcuni miei percorsi mentali neanche io li comprendevo, non subito. Scrivo e amo farlo, ma non chiamatemi scrittore offenderesti i miei futuri colleghi. Quando scegliete di leggere qualcosa di mio, scegliete il testo, non me.

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Valutazione :

Segnalazione "Giglio bianco" di Simona Baganto

Giglio Bianco di [Bagnato, Simona]Titolo: Giglio bianco
Autrice: Simona Bagnato
Prezzo ebook: € 1,99
Numero pagine: 286
Editore: Lettere Animate
Genere: Romanzo Rosa


Sinossi ufficiale:

Lavinia, sensibile e dolce pianista di talento, appassionata di letteratura, inizia il college con l’amica del cuore Linda. Con un'infanzia difficile e sofferta alle spalle e un'ombra del suo passato che continua a tormentarla, spera di scrivere un nuovo capitolo della sua esistenza e magari incontrare l’Amore. L’unico capace di accendere in lei emozioni mai provate prima, è Luke: ragazzo riservato, dal temperamento instabile che con i suoi splendidi occhi verdi le fa perdere la testa. Luke prova in tutti i modi a starle lontano, per non imbattersi in inutili complicazioni sentimentali; ma nonostante i vani sforzi se ne innamora perdutamente. Resisterà il loro amore appena sbocciato alle insidie e i pericoli che incontreranno? La rabbia e l’insicurezza che tormentano l’anima straziata di Luke, riusciranno a placarsi, grazie alla fiducia incondizionata di Lavinia? Una storia tormentata ricca di desiderio. Un legame che li rende incompleti  l’uno senza l’altra.

Segnalazione "Un certo tipo di tristezza" di Sara Gavioli

Un certo tipo di tristezza di [Gavioli, Sara]Titolo: Un certo tipo di tristezza
Autrice: Sara Gavioli
Editore: Inspired Digital Publishing
Formato: e-book (epub o mobi)
Prezzo: 1,99€
Link Amazon: https://www.amazon.it/Un-certo-tipo-di-tristezza-ebook/dp/B01C6ITQSU/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1469707453&sr=8-1&keywords=un+certo+tipo+di+tristezza
Numero pagine: 350
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2016



Sinossi ufficiale:

Convinta che il mondo lì fuori la rifiuti, Anna decide di chiudersi in una tana fatta di incertezze e fragilità. Un giorno, però, un'opportunità inaspettata la trascina in quello che impara a considerare il suo ambiente naturale: una casa isolata in montagna, con accanto un paesino in cui ogni persona ha una storia.
Sarà in particolare una di queste storie, sigillata fra le pagine di vecchi diari ingialliti, che la porterà ad interrompere la sua staticità, le sue incessanti riflessioni ed i suoi dubbi ed incertezze, spronandola a reagire per cominciare, finalmente, a camminare con le proprie gambe.