sabato 13 gennaio 2018

Recensione "Cronaca di una morte annunciata" - Gabriel García Márquez

Il 1981 è l'anno in cui Gabriel Garcìa Màrquez, autore premio Nobel per la letteratura, ci regala "Cronaca di una morte annunciata". E’ un regalo importante questo libro e bisogna trattarlo con estrema delicatezza e rispetto perché Santiago Nasar, protagonista del libro, è realmente-indirettamente esistito.
Santiago Nasar è il personaggio attraverso il quale l’autore rende memoria ad un suo caro amico, Cayetano, e ne scrive dopo la morte della madre di costui, nel 1980, perché sarebbe stato troppo forte il dolore di una madre nel vedere il figlio morire due volte.


Cronaca di una morte annunciata
Gabriel García Márquez
Traduttore: D. Puccini
Editore: Mondadori
Collana: Oscar classici moderni
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: XVII-89 p., Brossura
EAN: 9788804567899
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lunedì 1 gennaio 2018

I miei quasi-buoni propositi (di lettura) 2018!

Nessun resoconto dell'anno, nessuna raccolta infinita di buoni propositi perchè a chi ha voglia di cambiare non serve aspettare un nuovo anno: basta scegliere il giorno dopo! Per questo, dopo aver superato a dura prova questo 2017, non me la sento di fare la somma delle gioie e delle delusioni del vecchio anno, ma corro a precipitarmi nel nuovo. 

Senza buoni propositi,
Con piccoli punti di riferimento 
per navigare a vista!

E faccio spazio a nuove persone, nuove esperienze e nuovi libri che spero possano rendere il 2018 migliore persino di ciò che spero! Delusioni, cuori spezzati, sorrisi finti, abbracci, baci, lacrime, metto tutto da parte e lascio spazio rendendomi conto che nella realtà non cambia mai nulla, che l'unica cosa che è cambiata e continua a cambiare... 

Sono io!


E dopo questo incisivo intro, ecco a voi i miei piccoli obiettivi letterari 2018. 
Leggerò meno, molto meno. 
Punto sulla qualità e 
confido nel conoscere personaggi e scrittori 
che mancano ma non possono mancare!





La casa degli spiriti- di Isabel Allende

Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo, quello cileno, nei racconti delle donne di una importante e stravagante famiglia. Un grande affresco che per fascino ed emozione può ricordare al lettore, nell'ambito della narrativa sudamericana, soltanto "Cent'anni di solitudine" di García Márquez.









Il buio oltre la siepe- di Harper Lee

In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.


Il dottor Zivago - di Boris Pasternak

Gli ideali di vita di Yuri Zivago, rivolti alla poesia e al servizio dell'umanità, trovano un forte ostacolo negli eventi che caratterizzano il passaggio dal regime zarista al bolscevismo. Laureatosi in medicina e sposata la cugina Tonya, nell'esercizio dell asua professione Yuri incontra Laram una giovana donna che, dopo una triste esperienza con un ambiguo ed influente uomo politico, Komarovsky, sposerà il fidanzato Pasha, un idealista ed ambizioso rivoluzionario. Nel corso della guerra Zivago ritrova Lara, divenuta infermiera, e a lei si lega con sincero affetto. Ormai la rivoluzione ha mutato molte cose: Pasha è divenuto un potentissimo membro del governo e l'attuarsi del nuovo regime ha creato delle situazioni insostenibili. Al suo ritorno a Mosca, Yuri trova in miseria la sua famiglia, prima benestante, e denutrito il figlioletto, che non lo riconosce e lo schiaffeggia. Con l'aiuto del fratellastro, ufficiale di polizia, ottiene il permesso di trasferirsi a Varykino negli Urali dove la famiglia della moglie ha, o meglio aveva, una residenza. Dopo un periodo di due anni trascorsi con i partigiani che lo prelevano a forza perché hanno bisogno di un medico, durante i quali perde ogni contatto con i suoi affetti, Yuri riesce a raggiungere Lara. Presso di lei trova una lettera con la quale la moglie lo informa che tutta la sua famiglia ha trovato rifugio in Francia. Yuri traferisce i suoi sentimenti in un libro di mirabili poesie, comunque malviste dal potere in quanto espressione di un individualismo considerato colpevole, e lo dedica a Lara. In seguito alla morte di Pasha, la vita di Lara e della figlia è in pericolo e Komarovsky riappare per avvisarli e aiutarli nella fuga. Yuri rifiuta ma Lara, che attende un figlio ma non lo ha ancora detto a Yuri, accetta. Anni dopo, Yuri che è gravemente malato di cuore, passando in tram in una via di Mosca, vede Lara che sta camminando e l'emozione gli è fatale. Al suo funerale, imprevidilmente, partecipano in tanti, tutti quelli che hanno tratto conforto nelle sue poesie diffuse clandestinamente.

I racconti di Pietroburgo - di Nikolaj Gogol' 

Nei racconti del ciclo pietroburghese la capitale (che all'ucraino Gogol appare come una città non russa, splendida facciata di un edificio ormai in rovina dove si conduce una vita vuota, esteriore, alienata) si fa al tempo stesso scenario grottesco e sinistro burattinaio di quella "vita vegetativa" verso la quale lo scrittore si sentì sempre attirato, in un duplice atteggiamento di compiacimento partecipe e di beffarda ironia.







Il grande Gatsby - di Francis Scott Fitzgerald

La vicenda principale è ambientata nel 1922 a West Egg, una località fittizia a Long Island: qui si è da poco stabilito il narratore Nick Carraway, un agente di borsa che vive in un modesto villino accanto alla villa sfarzosa di un personaggio eccentrico e misterioso, Jay Gatsby. Gatsby, tanto elegante quanto schivo, è solito tenere feste sfrenate e sfarzose a cui partecipa la società ricca benestante di Long Island e dell’agiata East Egg. Su Gatsby e sul suo oscuro passato circolano le voci più disparate: egli in realtà si chiama James Gatz, ed è nato in una famiglia di umili contadini del Nord Dakota. Scappato di casa sognando un futuro di benessere, James si fa assumere sullo yacht del ricco Dan Cody: James entra così nel mondo elegante e lussuoso dell’alta borghesia e cambia il suo nome in Jay Gatsby. Durante il servizio militare e poco prima della partenza per il fronte della Prima guerra mondiale, Jay conosce la bella ereditiera Daisy Fay Buchanan e se ne innamora follemente. I due si giurano fedeltà ma Daisy, partito il protagonista, si sposa con un ricco e famoso giocatore di polo, Tom Buchanan. Al suo ritorno dalla guerra, dopo un periodo trascorso ad Oxford, Gatsby torna a West Egg: il suo unico obiettivo è riconquistare la donna amata. Gatsby si arricchisce così col contrabbando illegale di alcolici 1 e acquista la gigantesca villa di fronte a quella dove Daisy e Tom sono soliti trascorrere i periodi di vacanza. Il suo obiettivo è impressionare Daisy facendo sfoggio del suo stile di vita e delle sue ricchezza.


Anna Karenina- di Lev Tolstoj 

Dopo l'imponente affresco storico di Guerra e pace - «libro sul passato», per definizione dello stesso autore - Lev Tolstoj si dedica finalmente alla Russia a lui coeva e a un «romanzo di vita contemporanea». Anna Karenina, appunto. Dodici sono le redazioni attraverso le quali lo scrittore trasforma la sfrontata, eccessiva Tat'jana (che muore affogata, ma con un'annotazione a margine: treno?) nella sensuale ma ancora rozza Nanà e - finalmente, dalla quarta variante - in Anna Arkad'evna Karenina, cesellandone via via quella disperata profondità emotiva che fece scrivere a Sergej Dovlatov: «La peggiore sciagura della mia vita? La morte di Anna Karenina». Il successo di pubblico fu subito straordinario. I lettori attesero con trepidazione le sette parti che la rivista «Russkij vestnik» («Il messaggero russo») pubblicò dal 1875 al 1877 (l'ottava, politicamente sdrucciola, Tolstoj dovette farla uscire a proprie spese), cosí come l'agognato volume nel 1878. Accolto dalla critica come un «romanzo frivolo dell'alta società» e annunciato nel 1885 in traduzione italiana dalla «Gazzetta di Torino» con la certezza che avrebbe suscitato «profonda, incancellabile impressione sull'animo dei lettori e specialmente su quello delle lettrici », nel corso dei decenni la scelta di Anna Karenina, la sua sfida al beau monde e il suo drammatico suicidio preparato dalla meschinità, dal decoro, dall'ordito di convenzioni ben inamidate, sono stati oggetto di interpretazioni di ogni sorta. Mai tuttavia venne messa in dubbio l'esaltante modernità dell'opera. Una modernità ancora vitale, se un sondaggio di «TIME» la colloca - nel 2007 - al primo posto fra i dieci romanzi imprescindibili di tutti i tempi e di tutte le letterature. E che lo leggiate di nascosto sotto le coperte come Daniel Pennac, che ci colmiate le ore d'insonnia tanto quanto la protagonista di Sonno di Murakami Haruki o che scegliate di chiamare Karenin il vostro cane come Tomás e Tereza de L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera, quella meravigliosa «porcheria » che è Anna Karenina (cosí la definí, a pochi anni dalla pubblicazione, un Tolstoj già in cerca di altre vie) non potrà che celebrare, per l'ennesima volta, il suo incanto.

L'idiota - di Fedor Michajlovic Dostoevskij

L’Idiota è un romanzo di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1880) dall’autore russo tra Svizzera e Italia durante l’esilio per debiti e pubblicato a puntate sul «Messaggero Russo» («Russkij vestnik») nel 1868 per poi uscire in volume l’anno successivo. L’intento di Dostoevskij è quello di raccontare le vicende esistenziali di un uomo completamente buono, il principe Myškin, che si trova coinvolto nelle torbide vicende di un gruppo di personaggi tra Mosca e San Pietroburgo. La figura di Myškin è ispirata a quella di Gesù Cristo e in particolare al quadro del pittore Hans Holbein il Giovane (1497/1498-1543) Corpo di Cristo morto nella tomba, che viene citato esplicitamente nel romanzo.
Insieme con Delitto e castigo (1866), I demoni (1873) e I fratelli Karamazov (1880), L’idiota è considerato uno dei grandi romanzi dostoevskiani, in cui compaiono alcuni dei tempi ricorrenti dello scrittore: la spasmodica ricerca di una Verità superiore, la profonda visione cristiana della vita, la colpa e la possibilità della redenzione individuali.



Vorrei anche leggere 
Silone, Pavese, Marquez, Carla Maria Russo
e anche un bel romanzo storico, 
ma questi sono solo i punti fermi di mantenere
......
per il resto navigheremo a vista!


Buon 2018!


domenica 31 dicembre 2017

"Le notti al Santa Caterina" di Sarah Dunant


Sarah Dunant è una garanzia di qualità! I suoi romanzi storici consentono di compiere dei veri e propri viaggi nel tempo. Il rinascimento italiano è l'ambientazione dei suoi romanzi e questo che sto per presentarvi  vi porterà nella Ferrara del '500.

AUTORE: Sarah Dunant
GENERE: Romanzo Storico
EDITORE: Neri Pozza
PAGINE: 448
Link per l'acquisto

Trama:
È il 1570 e il buio sta calando sul Santa Caterina a Ferrara, uno dei conventi più rinomati della città che, con le elargizioni di ricche e nobili famiglie e i frutti del vasto podere ritagliato all'interno delle sue mura, provvede al sostentamento di un elevato numero di suore, otto o nove postulanti, alcune convittrici e venticinque converse.
Come ogni sera, la sorella guardiana fa il giro dei corridoi misurando lo scorrere del tempo fino a mattutino, due ore dopo la mezzanotte.
È una sera particolarmente agitata questa. I singhiozzi della novizia appena arrivata si odono per tutto il convento. È stata ribattezzata Serafina e avrà quindici o sedici anni. Appartiene a un'illustre famiglia milanese. Per dimostrare il proprio attaccamento alla città di Ferrara, con la quale intrattiene affari lucrosi, il padre ha deciso, come recita la sua nobile missiva, di donare all'insigne monastero la sua figlia «illibata, nutrita dall'amor di Dio e con una voce da usignolo». In realtà, ha ubbidito a un comportamento diventato legge nell'Europa della seconda metà del sedicesimo secolo, in cui le doti si sono fatte così dispendiose da costringere l'aristocrazia a maritare una sola figlia e a spedire le altre in convento. La giovane, avvenente Serafina fa parte appunto di quella metà delle nobildonne milanesi costrette a prendere i voti, non necessariamente di buon grado.
Mentre la novizia strepita nella sua cella, in un'altra stanza suor Benedicta sta componendo il graduale per l'Epifania. Le melodie nella sua testa sono così prepotenti che non può evitare di cantarle ad alta voce. Nessuno, però, la sgriderà all'indomani, poiché le sue composizioni fanno onore al convento e attirano i benefattori.
In una cella non lontana suor Perseveranza è asservita, invece, alla musica della sofferenza. Sta stringendo con forza una cintura irta di chiodi che si spingono a fondo nella carne. Le sue grida, in cui la sofferenza si mescola col godimento, si confondono con i singhiozzi di Serafina.
Nella stanza sopra l'infermeria, infine, suor Zuana, la monaca speziale, prega a modo suo, scrutando le pagine del grande libro delle erbe di Brunfels. Figlia unica di un cultore dell'arte medica, è lei che accoglie le fanciulle che entrano in convento. È lei che si recherà tra breve nella cella di Serafina per somministrarle uno dei suoi miracolosi intrugli e calmarla. Tra le due giovani donne si stabilirà un rapporto speciale che non impedirà, tuttavia, che lo scompiglio, generato dall'arrivo di Serafina, si diffonda per tutto il convento come un fuoco che minaccia di inghiottirlo.






Recensione:

Un monastero.
Potrebbe essere sintetizzato così il romanzo di Sarah Dunant di cui sto per parlarvi. 
Solo un monastero? In realtà basta solo questo a un abile romanziere per creare un mondo!

Il  Santa Caterina, monastero nel quale sono ambientate le vicende, non è mai esistito ed è la stessa autrice a precisarlo nella post-fazione. Eppure, la Dunant riesce a ricreare uno spaccato accurato e preciso, denso di ogni particolare della vita monacale dell'epoca. Ogni elemento si incastra, ogni cosa diventa essenziale e mai superflua. Merito della ricerca, l'estenuante rincorsa al particolare e al dettaglio. Dalla badessa alla monaca speziale, dalle novizie alle consorelle più anziane, tutto ha una rappresentazione coerente con la storia. 

E' il 1570 quando le porte del Santa Caterina si aprono per accogliere Isabetta. 
E' la seconda figlia di una nobile famiglia costretta alla vita monastica da una società per cui due donne in famiglia non sono che un prezzo troppo alto per una dote da pagare. 
Tante Isabetta sono all'interno del convento e nei monasteri d'Italia e, probabilmente anche dell'Europa del periodo. Non tutte hanno la stessa motivazione per questa "scelta di vita",  alcune non hanno un gradevole aspetto, altre sono troppo povere, altre troppo intelligenti.

E così le porte dei monasteri si chiudono dietro di loro, segnando il confine con il mondo esterno.
Inizialmente la giovane tenta di ribellarsi, di fuggire. In un secondo momento sembra voler rinunciare a questo obiettivo. Infine, cambia nuovamente idea.
Riuscirà Isabetta, detta Serafina all'interno del monastero, a raggiungere il suo amato Jacopo?
Lui la attende ogni notte e canta per lei vicino alle mura del convento per farle capire che il suo sentimento non è mutato, che la attenderà, per darle certezza della sua presenza.

Ma una notte è più buia delle altre, non c'è la voce di Jacopo, nè la luna. Cosa sarà mai accaduto?
Questo Serafina lo scoprirà quando sarà forse troppo tardi?
Riuscirà a salvare se stessa da una vita che non riesce ad amare?

Non voglio svelarvi qualcosa che rovinerebbe la vostra lettura. 
E' emozionante seguire Serafina nelle sue avventure, con la sua scaltrezza e la sua astuzia.
E' intelligente Serafina, estremamente furba e sarà impossibile non immedesimarvi in lei e lottare insieme a lei per la vita che da sola avrebbe scelto. Femminismo. La Dunant mette sempre in gioco delle "eroine", dei personaggi femminili audaci, forti. Non senza debolezze, ma che non si lasciano intimidire.  

Con lo stile che contraddistingue la scrittrice inglese e che personalmente amo, viene ripercorso uno spaccato storico davvero interessante. Il Concilio di Trento è alle porte e si concluderà con delle decisioni che influiranno in modo preponderante sulla regolazione e l'organizzazione dei monasteri privandoli di molte libertà delle quali essi avevano goduto. E' l'epoca della Controriforma cattolica, il periodo dopo Lutero. 

Il monastero sarà ancora un centro di vita pulsante, un mezzo per veicolare cultura, arte , musica, scrittura? Le musiche diventano più austere, le rappresentazioni religiose potrebbero essere sospese, le comunicazioni con il mondo esterno, con le famiglie, interrotte. 

E' in questo scenario che Serafina diventa una pedina tra le suore del convento. 
Ma, tra giochi di potere e vecchie rivalità, riesce ad emergere nella personalità che la contraddistingue sin dal principio. 

E le porte si chiudono al Santa Caterina, lasciando vivere tra le pagine un mondo oggi scomparso.

venerdì 24 novembre 2017

Libri per conoscere, libri per sensibilizzare: la lotta contro la violenza sulle donne passa anche dalla lettura. Alcuni consigli da leggere sul tema.

25 novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2017.
Dal 1999 l'ONU ha istituito la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, spronando i governi, le organizzazioni non governative e quelle internazionali a partecipare attivamente dando vita a attività volte a educare su questo argomento che, purtroppo, risulta ancora attualissimo. Almeno 7 milioni di italiane sono state vittime tramite maltrattamenti domestici, stalking, stupri, meri insulti verbali e altre tipologie di abusi, fisici e non. In nome di questi numeri agghiaccianti che è importante che della violenza di genere se ne parli ogni giorno e che si sensibilizzino le persone nei confronti di questa tematica, considerata una vera a propria violazione dei diritti umani, figlia di una società ancora patriarcale che non accetta la naturale evoluzione ed emancipazione delle donne al suo interno tentando inconsciamente di frenarla.


E poi, lo sapete, io son curiosa e sono andata a leggere il perchè della data "25novembre"...
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data di questa ricorrenza, ufficializzando il giorno già scelto nel 1981 da un gruppo di donne attiviste per ricordare la data dell’efferato assassinio delle tre sorelle Mirabal che nel 1960 furono uccise, dopo diverse torture, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione da alcuni agenti del Servizio di informazione militare del regime di Trujillo. Le tre donne, ben prima della loro atroce morte, erano considerate un vero e proprio esempio di donne rivoluzionarie ed emancipate.


E' importante che si parli sempre di violenza di genere, che ci si soffermi a riflettere su quello che accade, purtroppo, molto frequentemente. E ci sarebbero fiumi di parole da aggiungere, ma oggi voglio lasciarvi dei titoli di libri che affrontano questa tematica importante in modo differente. 

Probabilmente conoscerete e avrete già letto libri molto conosciuti come questi che vi elenco:

  • Il secondo sesso- Simone De Beauvoir
  • Leggere Lolita a Teheran-Azar Nafisi
  • La sposa bambina-Nojoud Ali
  • Non mi fai più paura-Adele Dolci  
  • Ferite a morte-Serena Dandini  
  • Follia-Patrick McGrath


Sono libri importanti, famosissimi ma non unici.
Per cui voglio segnalarvi degli altri libri sul tema sono storie molto diverse tra loro e, se mi seguite anche su instagram @emozionitralerighe , posso svelarvi cosa sto leggendo sulla tematica (sia perchè non è ancora edito, sia perchè è una piccola sorpresa!).

👠💄💐🎀Leggere, informarsi, sensibilizzare! 👠💄💐🎀



In uno dei tanti carceri d'Italia viene ritrovato un diario. Di chi è?
Per quale motivo il detenuto lo ha scritto, per redenzione o qualcosa di più?? Ma sopratutto, chi è la Silvia di cui parla!?
Per scoprirlo non avete scelta, dovete leggerlo!















“Emma, perché pensi che nella vita ci sia per forza una spiegazione a tutto?” chiese curiosa Eleonora alla 
sua migliore amica.  Riserva la metà di te stessa per combattere contro ogni tipo di imposizione, violenza, plagio, corruzione, dogma, odio, rabbia. Un’infanzia infelice, seguita da un’adolescenza piena di ansietà e dubbi. Un continuo difendersi dalla figura paterna, e poi psicologi, giudici, avvocati, assistenti sociali, complotti, una realtà al limite, tormentata da incubi e dall’abbandono di familiari e amici. Tutto questo porterà Emma Braccani, quattordicenne timida e riservata, ma dotata di uno spiccato spirito critico, ad un’inconsapevole e disperata analisi del comportamento umano, portata avanti attraverso gli strumenti che le offriranno i suoi studi e le sue letture. Un diario segreto, fedele compagno a cui affidare i pensieri più riposti e sul quale dare spazio ai propri ragionamenti. E l'amore? Ci sarà per lei? Un solo destino, e tanti perché. Questa è la storia di Emma Braccani che soltanto alla fine potrà essere giudicata.
“Sei debole Emma. Non ti conviene metterti contro di me” la minacciò suo padre prima di chiudere il telefono. 
“A te non conviene perdere una figlia come me”.






Il racconto "Reginetta" racconta di una ragazza picchiata dal patrigno e che partecipa a un concorso di bellezza per poter avere una borsa di studio per una importante università lontana da casa e dal "mostro"... Il racconto parte tutto da lei che si mette del fondotinta speciale creato per coprire i tatuaggi, ma che a lei serve per coprire i lividi delle percosse.

L’Ewwa, European Writing Women Association, è un’associazione di donne che scrivono, molto attiva su tutto il territorio nazionale. Dodici delle socie toscane hanno deciso di pubblicare questo libro di racconti che contiene le loro personali tecniche narrative e le diverse voci: si spazia da esperienze di vita vissuta alla più sfrenata fantasia, da sentimenti di melanconia profonda sino alla speranza, alla serenità, all’amore in tutte le sue forme, e persino al dolore.




Dietro le apparenze- S. Devitofrancesco  

"Ci sono segreti che non possono essere rivelati." Laura Alberti lavora come fotografa presso la redazione di una rivista femminile. Gemma Bruschi, la donna con la veletta, colei che ha fatto delle apparenze una filosofia di vita, è la regina dei salotti romani. Un evento benefico le farà incontrare mettendo a nudo una inaspettata verità. Tra dubbi, rimorsi, aspettative, deduzioni e una complessa indagine di femminicidio, le esistenze delle due donne sono destinate a mutare per sempre.












La ragazza di Koros -N. Toffanello
Azzurra ha trent'anni e si è appena trasferita in una piccola isoletta della Grecia per vivere con da Delia, la sua migliore amica di quando era bambina. È scappata da un marito violento, da un inferno domestico durato cinque anni e un po' anche da se stessa. L'idea era quella di non morire, ma presto diventa anche quella di ricominciare a vivere. L'affetto e la vivacità dell'amica e la vita sull'isola leniscono le sue ferite, come se il mare cicatrizzasse anche i lividi sull'anima. Tuttavia, ciò che ha vissuto negli ultimi cinque anni l'ha cambiata fin nel profondo, così Azzurra decide di scrivere tutto ciò che ha passato, come se metterlo su carta possa in qualche modo permetterle di esorcizzarlo, analizzarlo, forse capirlo. Un giorno d'estate al Cafè del Mar, dove lavora Azzurra, arriva un uomo un po' all'antica, simpatico e gentile, che le fa battere nuovamente il cuore. Simone ha l'hobby della pittura e un giorno dipinge un ritratto di Azzurra che cambierà le sue prospettive. Quando il quadro viene esposto però, Azzurra capisce di essere in pericolo, e se qualcuno la riconoscesse e suo marito risalisse a lei?  “Siamo granelli di sabbia, tanti, tantissimi e la marea a volte ci accarezza, ci sommerge e poi ci lascia andare, la vita ci calpesta, il sole ci scalda e non possiamo fare altro che vivere al meglio, cercando di goderci i momenti migliori. Di vivere mentre sopravviviamo a ciò che a volte non abbiamo scelto consapevolmente, e altre sì. Tutti diversi eppure tutte uguali lì, in quel punto nevralgico del nostro corpo che chiamiamo cuore, ma che in fondo è la nostra anima.”




Eva non è sola-Autori vari

I Centri Antiviolenza costituiscono la risposta più coordinata e organizzata al fenomeno della violenza contro le donne. I primi centri antiviolenza in Italia risalgono agli inizi degli anni ‘90. Fino ad allora, le donne vittime di maltrattamenti non avevano luoghi dove rivolgersi per essere ospitate o semplicemente ascoltate e sostenute nei propri diritti. Non c’erano campagne di informazione, tantomeno servizi sui giornali o in televisione; 
I Centri Antiviolenza, spesso, funzionano solo grazie all’impegno volontario delle operatrici, e i contributi pubblici sono sempre più insufficienti per garantire le attività necessarie e per offrire risposte efficaci ed immediate alle persone che hanno bisogno di aiuto. “Eva non è sola” è nata con lo scopo di aiutare tre Centri abruzzesi che operano attivamente da anni, e che tanto hanno fatto per fornire aiuto alle persone vittime di violenza di genere. 
Trentatré autori hanno donato racconti e poesie per creare l’antologia; trenta autori che hanno aderito al progetto con entusiasmo e con amore, perché sanno che “Eva” può essere ognuno di noi e che nessuna “Eva” deve essere lasciata sola. 2,99 euro sono davvero pochi, ma possono produrre tanto, se moltiplicati per cento, mille lettori. Aiutateci a far sì che “ Eva non sia più sola”. Non ve ne pentirete.






Game over-R.Romeo

Seguire le regole o abbandonare il gioco? Al caffè Eldorado si incontrano due opposte solitudini: Alex ha tutto, successo, bellezza, donne, ma dietro la facciata brillante nasconde un cuore in inverno. Flora ha un segreto tremendo, un profondo dolore che ha spezzato i suoi sogni. Per Alex Flora è il gioco di una notte, per Flora Alex è un esperimento che finisce all'alba. Il loro incontro però risveglia in entrambi passioni e sfide che vanno oltre i confini che si sono imposti. A poco a poco nasce un sentimento che dovrà affrontare pregiudizi, gelosie, paure, e il loro stesso desiderio di fuga. Sarà l'amore a chiudere la partita, e a mandare fuori gioco esperti giocatori e principianti allo sbaraglio. Dolce, appassionante e ricco di colpi di scena. Per far cambiare idea a chi ancora non crede che incontrare la persona giusta possa cambiare la vita.





In un percorso tra versi intimi e meditazioni più
riflessive con le quali Rita Angelelli affronta il tema della violenza di genere, questo libro fornisce una congrua immagine –in termini letterari - di quanto la cronaca giornalmente ci informa: stupri, violenze psicologiche, casi di abuso, stalking serrato, minacce sino ad arrivare all’epilogo più truce, la morte. Con un metro poetico equilibrato ricco di
anafore e tautologie e un utilizzo lessicale di terminologie tecnicamente avulse al genere di riferimento, la Nostra ci parla di storie vissute e di storie degli altri, di amare vicende di dolore ed emarginazione domestica dove l’uomo prevarica
accecato dalla gelosia o semplicemente si veste da bestia feroce per appropriarsi





sabato 28 ottobre 2017

Il male -A.Rimbaud



Sibilano tutto il giorno i rossi scaracchi
Della mitraglia, nel cielo infinito d'azzurro;
Mentre, scarlatti o verdi, accanto al Re beffardo,
Crollano in massa nel fuoco i battaglioni;

Mentre un'orrenda follia maciulla cento
Migliaia d'uomini e li ammucchia fumanti;
- Poveri morti! nell'estate, nell'erba, nella tua
Goia, oh Natura! tu che li creati santamente!...

- C'è un Dio, che irride ai lini damascati
Degli altari, all'incenso, ai gran calici d'oro;
Che si addormenta cullato dagli osanna,

E si risveglia quando le madri, contratte
D'angoscia, piangendo sotto la cuffia consunta,
Gli offrono, annodato nel fazzoletto, un soldo!

mercoledì 25 ottobre 2017

Uno dei più bei racconti di tutti i tempi, immortale e imperdibile per grandi e piccini: "Il principe felice"- Oscar Wilde.


Questo è uno dei più bei racconti che siano state scritti! Dalla penna di un grande scrittore, tra i miei preferiti da sempre, prende vita una storia colma di sensibilità, adatta a qualunque fascia di età. Bambini e adulti dovrebbero leggerla. 
Se non la conoscete, affrettatevi a leggere!

[[ Di seguito è riportato il testo completo. ]]






In cima al suo altissimo piedestallo la splendida statua del Principe felice dominava
la città. Il suo corpo era ricoperto da sottilissime lamine d’oro, gli occhi erano due zaffiri e,
sull’elsa della spada, era incastonato un grosso rubino.
 «Che aspetto felice ha il Principe!», commentavano gli abitanti della città, passando
nella piazza. «Peccato non poter essere sempre felici come lui!».
 Una notte una rondine passò nella piazza. L’inverno era alle porte e l’uccello stava
volando a sud, facendosi guidare dalle stelle. Le altre rondini erano partite da un pezzo.
Lei, invece, si era attardata; ma, ora, aveva fretta di raggiungere gli amici prima che giungesse
la neve. Vedendo la statua dorata del Principe pensò:
 «Che statua meravigliosa! Mi rannicchierò tra i suoi piedi per ripararmi dal vento».
 Ma, proprio mentre stava ripiegando le ali, una grossa goccia d’acqua le cadde accanto.

 «Piove? In una notte così limpida e stellata?».
 Cadde una seconda goccia, poi una terza. La rondine scosse le piume irritata.
 «A che serve una statua se non ripara nemmeno dall’acqua?».
 Guardò in su, verso la statua, e cosa vide? Non erano gocce di pioggia, ma lacrime,
che scendevano lungo le guance dorate del Principe.
 «Chi sei?», chiese la rondine stupita.
 «Sono il Principe felice».
 «E, allora, perché piangi?».
 «Per quello che vedo», replicò la statua. «Quand’ero vivo e avevo un cuore umano
ero sempre felice. I miei sudditi mi amavano molto e, quando morii, mi fecero questa bel-
lissima statua. Ma, da quassù, vedo tutte le brutture e le miserie della mia città. E, anche
se ora il mio cuore è fatto di piombo, non posso fare a meno di piangere».
 Altre lacrime sgorgarono dagli occhi del Principe, che parlò ancora:
 «In una misera casa, nella parte più povera della città, c’è una donna che passa le
giornate a cucire davanti alla finestra. Il suo viso è magro e stanco ed è tormentata dal
dolore per il figlioletto, che giace a letto con una gran febbre. Il bambino è smunto e piange,
perché vorrebbe delle arance, ma la sua mamma è tanto povera che può dargli solo
acqua. Per favore, rondinella, aiutami! Stacca, col becco, il rubino della mia spada e portaglielo!».

 «Ma io devo andarmene subito in Egitto! I miei amici mi stanno aspettando e, presto,
verrà la neve!».
 «Aiutami solo per questa notte!», pregò il Principe. «Il bambino ha tanta sete e la
sua mamma è così triste!».
 La rondine staccò il rubino dall’elsa della spada del Principe e volò via, sopra i tetti,
fino alla misera casetta. La donna era tanto sfinita che si era addormentata sulla sedia e
non si svegliò neppure quando la rondine le posò il rubino accanto. Il bambino, intanto, si
girava e rigirava, tormentato dalla febbre. La rondine tornò dal Principe.
 «Che strano...», gli disse. «Fa tanto freddo eppure sento dentro un gran calore».
 «È perché hai fatto una buona azione», rispose il Principe.
 E la rondine si addormentò felice.
 Il giorno seguente la rondine fece un voletto per la città e, passando sulla misera
casetta della donna, vide il bambino che, sfebbrato, guardava fuori dalla finestra, con, accanto,
un grosso cesto di arance.
 «Guarda, mamma: una rondine! Ed è quasi inverno!».
 La mamma lo abbracciò e sorrise.
 Quando, la notte, riapparvero le stelle per indicarle la strada, la rondine volò dal
Principe per dirgli addio.
 «Non puoi restare un’altra notte soltanto, rondinella?».
 «E come faccio? È quasi inverno e i miei amici mi aspettano!».
 «Sempre nella parte più povera della città c’è un giovane, curvo su un tavolo. Vorrebbe
scrivere, ma ha le dita intirizzite dal freddo; il camino è spento e lui non ha i soldi
per comprare la legna. Ti prego: prendi uno dei miei occhi di zaffiro e portaglielo!».
 «O Principe!», piagnucolò la rondine. «Non posso proprio!».
 «Rondinella, ti prego: fai come ti dico!».
 Così la rondine staccò uno degli occhi del Principe e lo portò allo scrittore. Il povero
giovane sedeva con la testa tra le mani e non sentì la rondine entrare da un buco del tetto.
L’uccellino posò la pietra preziosa sul tavolo e se ne tornò via. Rialzando la testa il giovane
scorse, con enorme sorpresa, lo zaffiro.
 «E questo cos’è? Ma guarda, devo avere un ammiratore segreto! Adesso sì, posso
finalmente finire il libro!».
 Il giorno seguente la rondine era al molo e osservava le navi pronte per salpare.
 «Stasera partirò per l’Egitto!», esclamò felice.
 E, quando sorse la luna, andò a dire addio al Principe.
 «Rondinella, resta con me un’ultima notte!».
 «L’inverno è alle porte! Devo andare!».
 Il Principe stette un attimo in silenzio, poi disse:
 «È caduta la prima neve e, quaggiù nella piazza, c’è una piccola fiammiferaia, scalza
e stracciata. Non ha venduto niente in tutto il giorno e, quando tornerà a casa, suo padre
la picchierà. Prendi il mio altro occhio e portaglielo!». 
 «No, resterò con te un’altra notte, ma non ti staccherò l’altro occhio, sennò diventerai
cieco!».
 «Rondinella, ti prego: fai come ti dico!».
 Perciò la rondine staccò l’altro zaffiro col becco e lo fece cadere in mano alla bambina.

 «Che bella pietra colorata!», esclamò, felice, la piccola. E corse a casa, ridendo.
 La rondine si sentì pervasa da una tale felicità che tornò dal Principe e gli disse:
 «Ora che sei cieco resterò con te per sempre!».
 Il Principe cercò di protestare, ma la rondine fu irremovibile. Tutto il giorno seguente
se ne restò appollaiata sulla spalla del Principe a raccontargli degli strani paesi che aveva
visitato. Dopo un po’ il Principe le disse:
 «Fai un giro sulla città, rondinella, e dimmi quel che vedi!».
 La rondine volò sulla parte ricca della città e vide gente felice, che mangiava e si divertiva.
Poi andò dove viveva la povera gente e vide bambini affamati stringersi uno accanto
all’altro, in cerca di un po’ di calore. Quando il Principe ebbe udito le notizie, disse
alla rondine:
 «Io sono ricoperto di lamine d’oro purissimo; staccale una per una e portale ai poveri!».


 Perciò, una alla volta, la rondinella staccò, col becco, tutte le lamine d’oro, finché il
Principe non fu che una statua di piombo. Ma che felicità veder tornare un po’ di colore
sulle guancine smunte di quei bambini e sentirli ridere di nuovo!
 E, finalmente, scese, copiosa, la neve e ricoprì, col suo soffice manto, tutta la città.
 La rondine aveva sempre più freddo e tentava di scaldarsi battendo più velocemente
le ali. Non voleva lasciare il Principe, ma sentiva che stava per morire. Ebbe appena la
forza di volare sulla sua spalla.
 «È tempo che tu parta per l’Egitto, rondinella!», le disse il Principe. «Sei restata anche
troppo a lungo! Ma dammi un bacio, prima di partire! Mi mancherai...».
 «Non posso più andare in Egitto, Principe...», sussurrò la rondine. Lo baciò sulla
bocca e cadde a terra, morta.
 In quel momento si udì uno schianto secco: il cuore del Principe si era spezzato...
per il dolore...
 Il mattino dopo capitarono nella piazza il Sindaco e i Consiglieri.
 «Ma cosa è successo alla statua del Principe felice?», esclamò, sorpreso, il Sindaco.
«Non ha più le sue pietre preziose! E anche le lamine d’oro che lo ricoprivano si sono staccate!
E quest’uccello morto che cosa ci fa qui, eh? Signori, buttatelo nell’immondizia e
prendete nota! Qua bisogna mettere un cartello: è vietato agli uccelli morire sulla piazza!
Ci mancherebbe altro!».
 Così la statua del Principe felice fu tirata giù e fatta fondere, per modellare un’altra
statua: quella del Sindaco. Ma il cuore di piombo del Principe non si voleva sciogliere.
 «Che strano!», disse l’operaio. E, senza pensarci oltre, lo buttò nella spazzatura, insieme
alla rondine.
 Poi Dio chiese a un angelo:
 «Portami le due cose più preziose della città!».
 L’angelo ritornò, col cuore di piombo e con l’uccellino morto.
 «Hai scelto bene!», disse Dio. «Perché nel mio giardino, in Paradiso, questa piccola
rondine canterà per sempre e il Principe felice vivrà in eterno nella mia città dorata...». 

martedì 24 ottobre 2017

Il sigillo degli Acquaviva- O.Albanese. Blogtour "Analisi dei personaggi"

Cari lettori, benvenuti alla terza tappa del blogtour dedicato al romanzo "Il sigillo degli Acquaviva" di Ornella Albanese, pubblicato da Leone editore. 
Oggi scopriremo insieme i volti dei personaggi che si celano dietro le righe di questa bellissima ed emozionante storia tra epoche passate, avventure e sentimenti senza tempo.


Il sigillo degli Acquaviva è un libro popolato da molti personaggi, un mondo di righe in cui uomini realmente esistiti si inseriscono in un tessuto storico ben delineato e preciso affiancando personaggi di fantasia in totale armonia e mai attraverso bruschi strappi. E’ questa l’abilità di Ornella Albanese, quella di creare un romanzo in cui moltissimi fili si intrecciano senza perdere la propria unicità. Ogni personaggio, infatti, è descritto in modo preciso e non ha contorni sbiaditi.
Personaggi ben delineati, dai volti nitidi e dalle personalità che sembrano emergere con grande forza dalle righe. Il lettore segue le loro vicende, le loro vite senza perderli di vista, senza confondersi o non riconoscere un personaggio in modo unico all’interno della narrazione.
E’ così che il lettore fa la conoscenza di Sara, Yusuf, Oberto degli Acquaviva, Sibilia e Costantino, Tiberius e Agnesia e di personaggi realmente esistiti come Salah al-Din-al-Ayyuv, il vescovo Gionata e Nicola di Otranto.


Vorrei fare un brevissimo accenno a due personaggi storici del romanzo:

 Salah al-Din-al-Ayyuv (Saladino) fu un sovrano e condottiero curdo, sultano d'Egitto, Siria, Yemen e Hijaz, dal 1174 alla sua morte. Fondò la dinastia degli Ayyubidi ed è annoverato tra i più grandi strateghi di tutti i tempi. Saladino rappresentò l'opposizione musulmana alle crociate europee nel Levante. Al culmine del suo potere, il suo sultanato incluse Egitto, Siria, Mesopotamia, Hijaz, Yemen e altre parti del Nordafrica. Sotto la sua guida personale, l'esercito ayyubide sconfisse i crociati nella decisiva battaglia di Ḥattīn nel 1187, aprendo la strada alla riconquista musulmana della Palestina dai crociati, che vi si erano insediati 88 anni prima. Anche se il Regno di Gerusalemme, come regno crociato, avrebbe continuato ad esistere per un periodo più lungo, la sconfitta subita ad Ḥattīn segnò una svolta nel suo conflitto con i poteri musulmani della regione. Saladino divenne una figura di spicco nella cultura musulmana, araba, turca e curda.

 Nicola da Otranto fu un monaco basiliano che viene ricordato come fondatore della scuola di poesia di Otranto, i cui esponenti più importanti, oltre a lui, furono Giovanni Grasso, che sottoscrisse inoltre il testamento di Federico II il 10 dicembre 1250, Giorgio di Gallipoli e Nicola di Giovanni da Otranto. La scuola di Otranto ha la particolarità di aver prodotto poesie in greco, che rientrano nell’evoluzione della cultura bizantina del tempo, rispecchiandone gli schemi. I suoi poeti infatti furono principalmente al servizio di Federico II, di cui seguirono la politica culturale. Questo è uno dei motivi per la scuola risentì dell’influsso di Bisanzio, il cui imperatore era amico di Federico. Di Nicola si hanno poesie scritte in metrica quantitativa e accentuativa. Pur partecipando a una cultura di lingua greca, Nicola rappresentò una specificità locale della Puglia. Tuttavia, le sue 25 poesie, pur essendo scritte in un contesto italiano, riflettono la centralità della cultura letteraria bizantina.




Se avessi la possibilità di presentare a voi i personaggi di fantasia che sono rimasti indelebili dopo la mia lettura del romanzo, inizierei da Sara dei Sassi.
Sara è uno di quei personaggi femminili di cui amo leggere, quelle donne che hanno sempre lottato per affermare il proprio essere in un mondo di mentalità prevalentemente maschilista. E’ una di quelle donne che non si arrendono, non abbassa la testa e non rinuncia al proprio volere per compiacere quello di un altro, soprattutto se uomo.
Siamo nel 1165 e chiunque abbia un minimo di conoscenza sul periodo storico può facilmente intuire come una donna dell’epoca avrebbe dovuto essere sottomessa alla famiglia, alle decisioni di un padre e ai doveri che una società impone a chi, come lei, non deve pensare ma obbedire.
Sara tutto questo non lo sa fare e il castello degli Acquaviva non è il mondo limpido e onesto nel quale vorrebbe vivere. Per il palazzo intrighi, ambizione, spregiudicatezza si inseguono e si mescolano in modo talvolta indissolubile.







Qui entra in scena il secondo personaggio di cui voglio parlarvi, Yusuf Hanifa. Yusuf è il protagonista
maschile del romanzo e la sua presenza nel romanzo è fondamentale per contrapporsi e affiancarsi a un personaggio dallo spessore e dalla vivacità di Sara. Hanifa è un solitario, non permette a nessuno di avvicinarsi al suo cuore. E’ un guerriero saraceno, è un uomo dal carattere indomito, orgoglioso e testardo. Leale, coraggioso, spietato, crudele, spietato in battaglia.
Il saraceno, oltre alla forza, mostra anche le sue debolezze, ne fa un punto di forza, non rinuncia a lottare nonostante la sua vita in alcuni momenti sembri vacillare, quando tutto ciò in cui crede sembra svanire nel nulla. Dalle vicende relative a Yusuf emerge una persona dalla grande umanità, deciso, seppur messo a dura prova da un passato oscuro, a ritrovare una buona stella sotto la quale orientare la propria vita. E, perché no, alla ricerca dell’amore.
Curiosità su Yusuf Hanifa: questo personaggio si trova anche in due precedenti romanzi autoconclusivi dell’autrice: L’anello di ferro e L’oscuro mosaico. 



Tra i personaggi minori, emerge Rainaldo il folle con la sua ambiguità, il suo agire senza scrupoli, quasi machiavellico, personaggio che riserva delle sorprese sfidando le apparenze. Si ricorda anche Zefiro, il giullare dall’aspetto grottesco e dal cuore buono, in lui si contrappone l’allegria e l’amarezza, si fondono gli opposti e definiscono un personaggio davvero singolare.

Si, lo so, starete immaginando Yusuf e Sara?
E’ quasi impossibile che l’uno non subisca il fascino dell’altra. Difficile accostare due personaggi così turbolenti, ma necessario per conferire loro il giusto equilibrio.
Con due personaggi così, qualsiasi storia avrebbe rischiato di finire sul fondo e perdere importanza. Invece non accade e la storia si snoda parallela accanto a Sara e Yusuf che vivono dei sentimenti intensi dall’odio all’amore. Non vi anticipo nulla di più, ma vi invito a leggere questo romanzo per scoprirlo. Perché è praticamente impossibile non subire il fascino di Yusuf e immaginarsi nei panni di Sara. Perché il sigillo degli Acquaviva è un libro vivo, non solo per la storia o i luoghi narrati, ma soprattutto per come i personaggi riescono ad emergere dalle pagine vividi e nitidi. Perché una storia che narra di un guerriero saraceno che insegue il suo passato e la sua donna non può che essere una bellissima storia d’amore e di mistero!

venerdì 20 ottobre 2017

Sicurezza e trasporto pubblico locale: vergogna!

Questo non è il solito articolo che siete soliti leggere su questo blog, di solito mi occupo di letteratura e di libri.  Ma devo riconoscere l’importanza di avere un piccolo spazio web in cui poter dar voce a ciò che è necessario raccontare e, anche se oggi i protagonisti non saranno i libri, spero sarete d’accordo con me nel riconoscere nella scrittura una forma forte e importante di denuncia sociale.

VERGOGNA 

è l'unica parola che riesco a dire da quando ho ricevuto una telefonata da una studentessa che mi chiedeva di condividere la sua esperienza di qualche ora fa. 


Non ho saputo, né potuto, né voluto dire di no.
Perché scrivere è un modo sottile di denunciare, come lo è anche condividere una foto, un video. Significa dare testimonianza di qualcosa, essere parte attiva della propria vita e della propria società.
Oggi un autobus su cui viaggiavano studenti universitari è andato in fiamme in autostrada. I ragazzi sono tutti salvi, nessun ferito.
Cosa sarebbe potuto accadere se…?
Lasciando da parte le ipotesi peggiori, quelle che per fortuna non si sono verificate, vi parlo di ciò che è accaduto che è ingiustificabile e, senza dubbio, un atto grave.
Imprudenza? Scarsa o nulla manutenzione?
Non so a cosa sia stato dovuto, né di chi sia la colpa e non tocca a me stabilirlo.

Ciò che intendo fare con questo articolo è dar voce alla testimonianza di una ragazza che ha avuto il coraggio e la possibilità di contattarci e di raccontare ciò che accadeva solo qualche ora fa.



Tratto di autostrada tra Pizzo e Sant'Onofrio, direzione sud. Pullman della ditta “Lirosi” con a bordo 74 persone va in fiamme. Io ero tra quelle. E’ stata una delle esperienze più brutte della mia vita e assolutamente ingiustificabili.
Dopo aver preso il pullman nei pressi dell’Università della Calabria, stavo ascoltando un po’ di musica durante il viaggio di rientro a casa per il fine settimana. Improvvisamente insieme ad altri passeggeri notiamo che all'interno del veicolo c'è del fumo che va sempre più aumentando.
Dietro questa nostra segnalazione, dopo alcuni minuti l'autista se ne accerta e ferma il veicolo a lato dell'autostrada (non nella corsia di emergenza) e grida ad alta voce di scappare subito fuori del veicolo, di fuggire velocemente verso la piazzola di sosta.
Fortunatamente pochi secondi dopo essere tutti scesi, a pochi passi dal veicolo esplode una parte dell’autobus, forse uno pneumatico, poi un'altra e un'altra ancora. Infine l’intero abitacolo è avvolto dalle fiamme!
La rabbia per aver perso tutto: valigia, computer, libri universitari. Paura di morire, timore, panico. E’ quello che ho provato in quegli istanti, ma sono troppo riduttive queste parole.
Dopo circa mezz'ora sono arrivati i soccorsi: due volanti della polizia, due vigili del fuoco, una ambulanza e il soccorso stradale che trasporta la carcassa del pullman che è l’unica cosa che rimane. Tutto completamente bruciato. Su indicazione della polizia stradale, abbiamo percorso un tratto in autostrada a piedi fino allo svincolo di Sant’Onofrio dove un altro autobus della stessa ditta sarebbe arrivato per riportarci a casa. Sono viva per miracolo, e questa è solo una vergogna!!!!” 
 -Testimonianza della studentessa Martina , 20 anni.  








Ed è vero: questa è solo una vergogna!
Basta fare un giro su internet per trovare innumerevoli notizie di incidenti sulla stessa strada, con la stessa azienda locale ed altre. Saranno scritti con meno veemenza, avranno più informazioni forse, ma non saranno in grado di trasmettervi l'impressione di chi si è trovato coinvolto. Questo, infatti, non è un articolo dal taglio giornalistico, non nasce con questa intenzione e con questa pretesa. L’intenzione è quella di far luce su un problema serio, che coinvolge tantissime persone, in maggior parte studenti che non hanno una vasta scelta di trasporto sul territorio regionale.


Non è il primo caso e non sarà l’ultimo se chi di competenza non prenderà seri provvedimenti.
È un diritto del passeggero quello di intraprendere un viaggio con la sicurezza che il mezzo sul quale si trova sia realmente idoneo a immettersi nella circolazione viaria e che non si trovi su un veicolo con mancata o scarsa manutenzione, incapace di garantire la sicurezza di  un viaggio di circa due ore su territorio regionale.

E’ giusto che uno studente debba rientrare per il week end a casa in queste condizioni?
Erano tutti studenti dell’Università della Calabria, ragazzi che rientrano abitualmente nelle proprie famiglie per trascorrere il fine settimana.

Cosa sarebbe accaduto se il pullman non si fosse fermato?
Se l’avesse fatto dopo solo qualche minuto? 
Non oso immaginarlo!


Perché al posto della studentessa che mi ha contattata avrebbe potuto esserci uno di voi, uno qualunque.
Perché non è giusto che uno studente, un passeggero, una persona, sia esposto ad un rischio così grande senza un reale motivo valido.
Perché su questi autobus di questa stessa linea ci viaggio da anni e so che non è il primo di questi brutti incidenti, fortunatamente oggi risolto senza feriti.

A voi che state leggendo questo articolo chiedo di condividere, di far conoscere quella che è la situazione nella quale vi siete trovati.
E’ un episodio grave, vergognoso e ignobile, da denunciare.
Dove si arriverà se non si agisce?
Cosa accadrà al prossimo triste episodio?
L' indignazione della ragazza che ha offerto la sua testimonianza è anche la mia.
Non avrei potuto non scrivere, non parlarne perchè questa situazione la conosco bene in quanto anche io sono da anni una studentessa che viaggia abitualmente sulla stessa linea di autobus. Ma da oggi non più. Dopo questo episodio non ho più intenzione di viaggiare in queste condizioni.

A tutte le persone coinvolte in questo spiacevole incidente auguro di trascorrere un sereno week end con la propria famiglia e i propri amici.




Articolo a cura di Ilaria Cutrì



giovedì 19 ottobre 2017

William Shakespeare


Dal punto di vista strettamente biografico, di Shakespeare si sa ben poco. Oltre a mancare dati certi sulla sua vita, innumerevoli fatti ed aneddoti circolano, com'era facile prevedere, intorno alla sua figura. 
William Shakespeare nacque e crebbe a Stratford-upon-Avon (che letteralmente significa "“la strada che attraversa il guado” e dista soltanto un centinaio di miglia da Londra). La data di nascita potrebbe essere contestata in quanto essa è basata più che altro su di un affidamento alla tradizione.


William era il terzo figlio di John e Mary Shakespeare. Cinque dei loro otto bambini sopravvissero, e due di loro diventarono attori.

Il padre, artigiano rispettato, scalò i livelli della notorietà fino a diventare sindaco della città, nel 1568. William probabilmente fu introdotto all'istruzione verso l’età di quattro anni, apprese a leggere nel libro di preghiere anglicano (Prayer Book) e soltanto verso sette anni che poté beneficiare della cultura umanista dei maestri di scuola usciti, per la maggior parte, da Oxford, centro d’irradiazione degli studi classici.


Come si è già accennato, si ignora quasi tutto di Shakespeare dall’anno della nascita a quello dove lo sappiamo a Londra.
Si pensa che il poeta inglese compì un viaggio in Francia ed in Italia e che sarebbe forse ripartito verso Londra con gli attori della compagnia della regina nel 1587.

Shakespeare si sarebbe inizialmente guadagnato da vivere custodendo i cavalli dei gentiluomini all’ingresso di questi teatri prima di avviarsi alla carriera da drammaturgo.

Della vita di Shakespeare sono sopravvissuti pochi documenti. È provato, tuttavia, che Shakespeare lavorò a Londra come attore e drammaturgo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del XVI secolo. 

Shakespeare fu attore, scrittore e comproprietario della compagnia teatrale dei Servi del Lord Ciambellano, che con l’ascesa al trono di Giacomo I divenne poi la compagnia degli Uomini del Re. 

La prima menzione della sua presenza a Londra figura nel pamphlet Greene’s Groats-worth of Wit pubblicato dopo la sua morte dal rivale Robert Greene.


La maggior parte delle sue opere sopravvissute furono scritte fra il 1589 e il 1613.

L'opera di Shakespeare è vasta, varia, profonda.

Si possono contrapporre le sei tragedie greco-romane - ispirate per la maggior parte alle  Vite di Plutarco (Giulio  Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano, Timone di Atene) - alle cinque tragedie che traggono la loro sostanza narrativa dai racconti italiani (Romeo e Giulietta, Otello) o di cronache storiche o leggendarie d’ambiente nordico (Amleto,   Re Lear, Macbeth).

Le sue tragedie greco-romane studiano la connessioni del  linguaggio col corpo, col potere, con la guerra. Le cinque grandi tragedie mettono in scena i loro eroi di fronte ad un destino che assume una forma sempre ambigua - fantasma (Amleto), parole menzognere (Otello, Macbeth), malinconia ingannevole (Romeo e  Giulietta), silenzio ambivalente ( Re Lear) .

Amore e morte si inseguono in tutta la sua opera, si mescolano a superstizioni e magia,  alla disperazione, alla guerra e al potere. All’alba della guerra dei  Trent’anni, queste opere fanno rivivere il Rinascimento  elisabettiano attraverso un linguaggio nuovo, indelebile nel tempo.

Conquistato un certo benessere, a partire dal 1608 Shakespeare diminuì dunque il suo impegno teatrale; sembra che trascorresse periodi sempre più lunghi a Stratford, dove acquistò un'imponente casa, New Place, e divenne un cittadino rispettato della comunità. Si pensa si fosse ritirato a Stratford intorno al 1613 all’età di quarantanove anni, dove morì tre anni dopo. 


Non esiste prova che Shakespeare sia rimasto gravemente ferito nell’incendio del Globe del 1613, ma l’ipotesi è stata avanzata da Graham Philips e Martin Keatman nel loro The Shakespeare Conspiracy (La cospirazione shakespeariana).




Per tutti coloro che hanno interesse nel conoscere e approfondire opere, tematiche correlate a William Shakespeare, è consigliata l'iscrizione al gruppo Lettura condivisa- "Othello" di Shakespeare



Articolo a cura di Ilaria Cutrì

domenica 15 ottobre 2017

Intervista a Jim Tatano


Tra le sezioni del nostro blog è attivo un piccolo spazio dedicato alle interviste.
Premettendo che non si tratta di interviste dal taglio giornalistico, ma solo di uno strumento per permettere agli autori di farsi conoscere meglio, oggi ospitiamo Jim Tatano, autore de “La ragnatela del potere” per Bonfirraro editore.

Lo avevamo conosciuto qualche settimana fa attraverso le belle impressioni della lettura del suo libro e così, oggi ne parleremo direttamente con lui per conoscere meglio sia l’autore che il lettore!


1. Ciao Jim, benvenuto su Emozioni tra le righe.
Il tuo libro, come ben sai, ha attirato la mia attenzione sin dal prologo, sono le prime righe che rivelano la personalità di un autore. Da scrittore, qual è l’importanza di un prologo ben scritto all’interno di un romanzo? E, da lettore, qual è il prologo cui sei più “affezionato”?

Gli incipit, i prologhi perfino le introduzioni (penso a Manzoni) fanno sì che il “rapporto” tra lettore e libro, e quindi tra autore e lettore, si possa consolidare. Le prime pagine, anzi le prime parole sono importantissime, e sono molto meditate. D'altronde non ci può essere una seconda occasione per una buona prima impressione, quindi quelle prime parole devono essere ben studiate e funzionali.
Da lettore penso a molti incipit e prologhi e avrei difficoltà a rispondere, ma voglio citare la Bibbia, ma a titolo letterario non certo religioso “In principio Dio creò il cielo e la terra”; oppure Marx, anche qui a titolo letterario e non per “fede” “Uno spettro si aggira per l'Europa”. Cosa sarebbe stato di questi libri senza questi azzeccati incipit?

2. C’è un autore siciliano cui sei particolarmente legato dal punto di vista letterario?

Leggo molti autori siciliani, Brancati, Bufalino, Quasimodo, Camilleri, Pirandello, Sciascia e molti altri, tra cui alcuni minori o ancora vivi. Ma penso d'avere molta affinità con Pirandello e Sciascia, per tematiche e stili.

3. Il tuo ultimo libro, “La ragnatela del potere”, affronta tematiche molto attuali, parla di corruzione, fa cadere le maschere di sentimenti che dovrebbero essere autentici. Cosa ti ha ispirato nello scrivere questa storia? 

Mi ha ispirato l'idea di mostrare alcune dinamiche, volti, fatti e misfatti che spesso restano nell’ombra. Non modesto cercare aprire gli occhi, un prendere coscienza di cui oggigiorno abbiamo, a mio avviso, molto bisogno.

4. C’è una curiosità legata al tuo libro della quale ti piacerebbe parlare?
 
Beh, ci sono molti aspetti non detto, ai lettori direi attenti ai simboli. Ma anche nulla di quello che scrivo è stato lasciato al caso, anche il più piccolo particolare ha la sua storia e il suo significato.
5. Il tuo libro è un perfetto mix tra noir, spy story, giallo, thriller. Sono questi i generi letterari che leggi abitualmente? Quali sono i tuoi riferimenti riguardo a questi generi?

Io leggo di tutto: saggi, poesia, trattati, storia, teatro, filosofia ecc. I miei libri spesso hanno generi differenti e si piegano a piccole sperimentazione quasi impercettibile. Quello che volevo scrivere ha trovato il suo campo fertile nel romanzo, nello specifico nel thriller, ma non mi ha impedito di dare tocchi saggistici, storici, spionistici e sentimentali.
Sicuramente molto mi hanno influenzato grandi figure come John le Carré, Umberto Eco e altri grandi che in passato ho letto appassionatamente. Anche alcune che sembrano avere poco a che fare con questi generi.


6. Qualche giorno fa, precisamente il 14 ottobre 2017 ad Agrigento hai ricevuto il premio “Scrittura Creativa” organizzato dal Lions Club Chiaramonte di Agrigento. Cosa significa per te questo riconoscimento in questo preciso momento della tua carriera? Qual è stata la tua emozione durante la premiazione?

È un riconoscimento di merito importante, sono l'unico della mia provincia, del mio territorio ad ottenere questo premio per la prima volta. Questo fa sì che io possa riflessione in modo maturo e senza illusioni su quello che faccio, perché altri – ai quali va il mio grazie – riconoscono di attribuire un valore così alto da concedere in totale libertà un premio. Questo mi fa onore, ne sono orgoglioso e mi insegna che quando si ottiene qualcosa è bello sapere che sia il frutto di molti reali sacrifici.

7. So che hai scritto altri libri. Parlaci di uno a tua scelta..

Il mio secondo romanzo si intitola “Il mito della Lanterna”, lo consiglio a chi ama le avventure misteriose, piene di simboli e che fanno vivere esperienze rare. 

8. Progetti per il futuro: un nuovo libro? 

  Al momento ho molte idee, piano piano spero che vengano fuori. L'avventura continua… 

Grazie per essere stato con noi! 
Congratulazioni per il premio ricevuto e un augurio sincero per la tua carriera!


Informazioni sull'autore:
Jim Tatano vive a Villalba in Sicilia è uno scrittore, saggista, conduttore radiofonico, blogger e giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Co-fondatore della rivista culturale Kairos, ha collaborato inoltre con diverse testate giornalistiche. Ha condotto per Radio Gemini il programma Ospite d'eccezione. Appassionato di storia locale, mitologia greco-romana, simbologia massonica, musica Rock e Blues, e molto altro.Tra le sue pubblicazioni Il Magico Giardino (2009), Il Mito della Lanterna (2012) e I dieci anni del Ciliegio (2013).


Volete conoscere meglio li libro? Un click QUI!

sabato 7 ottobre 2017

La settimana del lettore #4


Per l'iniziativa 
"La settimana del lettore 2-8 ottobre 2017" ,
 il nostro blog propone la recensione di una lettura che ancora non ha traduzioni in italiano!
 Purtroppo, faccio ancora in tempo eh, 
non ho letto la saga di H.P. 
ma c'è chi ha letto qualcosa che i fans di H.P. potrebbero conoscere! 


Autore: G. Norman Lippert
Titolo: James Potter and the Hall of Elders'Crossing
Genere: fantasy, fan-fiction.
Lingua: Inglese (non ci sono traduzioni)
Editore: autopubblicato (www.jamespotterseries.com/)

James Potter and the Hall of Elders'Crossing è il primo di una serie di romanzi basati sui personaggi creati da J. K. Rowling. In pratica, è una fan-fiction. Per quanto la maggior parte dei Potterhead si aspettasse e/o desiderasse una fan-fiction degna di nota sui Malandrini, questo libro delude da subito per essere dedicato alla nuova generazione: quella dei 19 anni dopo, per intenderci. Tuttavia, forti dell'amore per la saga, non ci facciamo abbattere dal primo ostacolo, e andiamo avanti con la lettura per scoprire una storia carina, certamente, ma insipida e con molti elementi narrativi che le fanno perdere valore: dalla scrittura tutt'altro che magica all'uso di nomi surreali e, peggio ancora, riferimenti al cinema di fantascienza anni 80. Un vero Potterhead legge questo libro con difficoltà. Tuttavia, quanto meno, non si sente obbligato a leggere l'intera saga, dato che il finale è soddisfacente in senso stretto, ma noioso nel senso più ampio del termine.
Voto: 2 stelle


[Recensione a cura di Carmen Distratto]